mercoledì 8 luglio 2026

Intervista a Barbara Sabatini

 



Buonasera, come nasce il libro Il bacio sopito?

Il bacio nasce come romanzo che vuole esprimere un ideale di unione di prosa e poesia, nasce come ricerca della bellezza interiore per grazia dell'amore, il fiore costante in questo aldilà del linguaggio stesso, vuole ricondurre non semplicemente all'essere ma in particolare all'essenza, l'anima che è essa stessa uno specchio del sogno.


 
Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Le tematiche principali sono le tensioni amore, visionarietà e chiaroscuri visti come fase estetica dell'idealismo, c'è un idealismo intrinseco in ogni parola del libro che vorrebbe raggiungere la perfezione dello stato dell'essere che è l'amore e la solitudine, già il raccontare è una forma d'amore.


 
Cosa ti piace leggere?

Mi interessa Leggere e approfondire poeti simbolisti e decadentisti e crepuscolari, mi diletto nella meditazione di testi sacri.

 


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lunedì 6 luglio 2026

Intervista a Danilo Sirianni

 



Buongiorno, come nasce il libro Amore e distruzione?

 
Poco lontano dalle nostre abitazioni - qualsiasi sia la città in cui ci siamo cresciuti, non ha importanza - esistono sempre dei luoghi poco frequentati, sporchi, in stato di abbandono, che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi, ma che trattiamo come se non fossero quasi parte del territorio. Di fronte a questi luoghi passiamo dritti, a volte ci giriamo dall’altra parte, quasi a non volerci fare contaminare dal degrado che rappresentano. Il romanzo nasce dalle riflessioni che ho fatto intorno all’esistenza di questi luoghi, persuadendomi che questi siano la perfetta metafora dei luoghi sepolti della vita psichica di un individuo.


 

Quali sono le tematiche principali dell’opera?

 
Tutto ruota intorno al tema del male, ma senza scomodare alcuna teodicea o metafisica di sorta. La domanda principale è: “perché chi compie il male lo fa di nascosto? Perché il cattivo vuole sempre apparire buono?” Una possibile risposta è: perché prova vergogna. Ma allora in che relazione è questo sentimento con il male, perché provarlo innesca il nascondimento e, soprattutto, dove ci si nasconde? Da questo macrotema che fa da base teorica all’opera, durante la storia vengono trattate altre tematiche inevitabilmente collegate e molto delicate, quali: la violenza di genere, la prostituzione, la crisi climatica, la mafia, la corruzione, la malattia mentale.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?
 

Gli autori che amo di più leggere e che hanno plasmato la mia esistenza in un modo così forte da portarmi al punto di volermi cimentare nel mondo della narrativa, sono, in ordine: Edgar A. Poe, Philip K. Dick, William S. Burroughs, James G. Ballard. Loro sono quelli da cui ho preso più ispirazione in assoluto, che si sono avvicinati di più alla mia visione del mondo, e, ovviamente, dal mio parziale, soggettivo e quindi misero punto di vista: i più filosofici, profondi e stilisticamente ricercati. Il mio stile di scrittura è molto influenzato da loro. Ma, amo molto leggere anche i classici latini e greci e i classici in generale che, in un modo o nell’altro, influenzano la mia scrittura. Provo spesso – tranne alcune eccezioni - profonde idiosincrasie per la narrativa di consumo, quella in cui il lettore è tenuto solo a presagire il corso degli eventi o il finale della storia, a indovinare chi è l’assassino o, semplicemente, a non pensare a niente.

 

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giovedì 2 luglio 2026

Intervista a Daniela De Donno

 



Buongiorno, come nasce il libro Gilda?

Il libro è nato da un'e-mail che ho inviato a tutti i miei amici quando ho comprato la moto. Il primo capitolo fa da base al libro, dove Gilda si presenta. Da lì mi è venuta l'idea, dopo un po' di tempo, di raccogliere gli episodi più buffi e farne un diario scritto a due mani.



Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Sono le avventure e le disavventure che incontriamo nella nostra vita che si possono affrontare con ironia e buon umore, nonostante sul momento possano essere destabilizzanti.




Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Amo leggere tanti scrittori e tante scrittrici, ma non mi sono mai ispirata a nessuno di loro o almeno credo. Penso che il mio stile di scrittura sia innato e, dal momento che ogni mio scritto esce dall'anima, sia in qualche modo unico.



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lunedì 29 giugno 2026

Intervista a Elisa Venturi

 



Buongiorno, siamo arrivati al terzo volume di Gabriel: Shattered Diamonds. È stato complesso realizzarlo?

Buongiorno! Direi proprio di sì. Questo terzo volume rappresenta un percorso che è iniziato circa cinque anni fa e che, nel tempo, mi ha permesso di crescere moltissimo, sia come artista sia come autrice.
In questi anni ho sentito il bisogno di migliorarmi continuamente. Ho studiato ancora di più il disegno digitale, ho deciso di investire in un nuovo programma professionale e mi sono dedicata a impararne tutte le funzionalità. Anche se provenivo già da un software simile, ogni strumento ha le proprie caratteristiche e questo ha richiesto tempo, impegno e tanta pratica.
La sfida più grande, però, non è stata quella tecnica. È stata quella narrativa ed emotiva. Nel terzo volume la storia raggiunge un punto di svolta importante: i personaggi hanno vissuto eventi che li hanno cambiati profondamente e il mio obiettivo era riuscire a trasmettere tutte le loro emozioni attraverso espressioni, dialoghi e silenzi.
Gabriel e gli altri protagonisti si trovano davanti a decisioni sempre più difficili, dove il desiderio di proteggere le persone a cui tengono entra spesso in conflitto con il loro dovere. Dare credibilità a questi momenti è stato sicuramente l’aspetto più impegnativo, ma anche quello che mi ha dato più soddisfazione.


Le tematiche principali dell’opera sono quelle dei primi due volumi o se ne sono aggiunte altre?

Le tematiche principali rimangono le stesse: amicizia, sacrificio, fiducia, famiglia, amore e la continua ricerca della verità. Tuttavia, nel terzo volume questi elementi vengono approfonditi molto di più.
Se nei primi capitoli il lettore seguiva soprattutto gli eventi e l’azione, ora trova maggiore spazio la crescita interiore dei personaggi. I dialoghi diventano più intensi e permettono di conoscere aspetti che fino a questo momento erano rimasti sullo sfondo.
Anche i personaggi secondari assumono un ruolo sempre più importante, mostrando quanto siano profonde le relazioni che li legano ai protagonisti e quanto ogni scelta possa influenzare il gruppo.
Inoltre, iniziano a emergere nuovi dettagli sulle dinamiche familiari che collegano molti dei personaggi. Verità nascoste, legami inaspettati e rivelazioni cambieranno completamente il modo in cui il lettore interpreta alcuni eventi accaduti nei volumi precedenti, preparando il terreno per il finale della storia.


Ci sarà anche un quarto volume?

Assolutamente sì. Il quarto sarà anche l’ultimo volume della serie e concluderà definitivamente la quadrilogia.
Posso dire con grande emozione di aver già terminato la storia. È stato un viaggio lungo e intenso e credo che questo ultimo capitolo rappresenti il punto più alto dell’intera opera.
Dal punto di vista della narrazione, delle emozioni e dello sviluppo dei personaggi, è probabilmente il volume a cui sono più affezionata. Tutti i misteri trovano finalmente una risposta e ogni percorso personale arriva alla sua conclusione, cercando di dare ai lettori un finale capace di emozionare e lasciare qualcosa.
Non vedo davvero l’ora di completarne la pubblicazione e poter condividere con tutti la conclusione del viaggio di Gabriel, Catherine e degli altri protagonisti.

 

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mercoledì 24 giugno 2026

Intervista a Eva Margi

 




Buongiorno, come nasce il libro Otto sciarpe più una?

Buongiorno a te! 
L’idea è nata anni fa, in un periodo in cui avevo il privilegio di andare al lavoro attraversando un parco vicino a casa. 
Questo parco termina davanti a un istituto scolastico, ed è proprio così che è nata la protagonista, un'insegnante di nome Chiara. 
Abituata alla logica della matematica, quando la sua vita precipita nel caos deve trovare degli espedienti per arginare i pensieri molesti. E qui entrano in gioco le sciarpe, simbolo di legami per lei determinanti, ad eccezione di una, l’unica che rappresenta un nodo ancora irrisolto.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

La compassione verso sé stessi, tanto per cominciare. Poi la tenacia, la rielaborazione del dolore e le relazioni, i fili che intrecciano la storia. 


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Per anni ho cercato risposte nei libri di narrativa introspettiva e psicologia. Probabilmente ciò ha influenzato la mia scrittura. Oggi non ho più un genere preferito, leggo tutto ciò che desta il mio interesse in quel momento, senza pregiudizi di generi o di autori, sempre e comunque alla ricerca di qualcosa da approfondire o che mi risuoni. 

 

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lunedì 22 giugno 2026

Intervista a Roxana Elena Carst

 



Buongiorno, come nasce il libro Regalati un desiderio?

Buongiorno, Regalati un desiderio nasce dall’osservazione dei miei figli, delle loro avventure quotidiane, del loro modo di vedere il mondo e di affrontare le difficoltà con spontaneità e coraggio. Allo stesso tempo, nasce anche dai ricordi della mia infanzia e dalle emozioni che ho vissuto da bambina. Quando scrivo, parto quasi sempre da qualcosa di vero. Ogni mio libro contiene una parte di realtà, perché si ispira a esperienze, sentimenti e situazioni realmente vissute. Con Alan ho voluto raccontare la forza dell’amore familiare attraverso gli occhi di un bambino che, pur essendo piccolo, è disposto a fare tutto il possibile per vedere felici le persone che ama.


Quali sono le tematiche principale dell’opera?

Le tematiche principali sono l’amore per la famiglia, il coraggio, la crescita personale e il senso di responsabilità. Alan affronta il mondo con la sensibilità tipica dei bambini, ma anche con una grande determinazione. Nel suo percorso scopre che le buone intenzioni non sempre bastano e che ogni scelta comporta delle conseguenze. Ho voluto raccontare anche la capacità dei bambini di percepire le emozioni degli adulti e il loro desiderio di aiutare chi amano. È una storia che parla di legami familiari, di speranza e di quel coraggio che spesso troviamo proprio nei momenti più difficili.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa? 

Leggo principalmente libri fantasy, un genere che ho sempre amato perché lascia spazio all’immaginazione e all’avventura. Tuttavia, l’influenza più grande sulla mia scrittura non arriva tanto dagli autori che leggo, quanto dalla vita reale. Le mie storie
prendono forma dalle esperienze vissute, dai ricordi della mia infanzia e dalle avventure dei miei figli. Ogni libro che scrivo contiene una verità, un’emozione autentica o un episodio che ho vissuto direttamente o che ho osservato da vicino. Credo che sia proprio questa componente reale a rendere le mie storie sincere e vicine ai lettori.



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giovedì 11 giugno 2026

Intervista a Egidio Burnelli

 



Buongiorno, come nasce il saggio Le mani nel fango?

Il mio saggio nasce dall’intento di indagare il fenomeno delle alluvioni in Italia, con particolare attenzione non soltanto agli aspetti naturali e idrogeologici, ma anche alle risposte sociali e comunitarie che tali eventi hanno generato nel corso dei decenni.
L’idea originaria alla base del lavoro prevedeva la realizzazione non soltanto di un’elaborazione scritta, ma anche di un possibile documentario che potesse dare voce diretta ai protagonisti delle emergenze: volontari, cittadini e istituzioni che si sono attivati in occasione di tre eventi simbolici – l’alluvione di Firenze del 1966, quella di Genova del 2011 e le alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2023.
Tuttavia, a causa delle tempistiche ristrette e della complessità organizzativa necessaria per un prodotto audiovisivo di qualità, non è stato possibile realizzare questa parte del progetto. La dimensione documentaria rimane comunque presente all’interno del saggio attraverso l’utilizzo di fonti orali, interviste e materiali raccolti dai protagonisti stessi degli eventi, che confluiranno nella strutturazione di un archivio digitale open access, con l’obbiettivo di una sua possibile futura creazione. In tal modo, anche se in forma diversa rispetto a quanto inizialmente immaginato, il lavoro intende valorizzare la memoria collettiva e garantire la conservazione e la fruizione pubblica delle testimonianze.



Quali sono le tematiche principale dell’opera?
 

La tematica fondamentale del saggio è quella di far emergere le forme di volontariato e di come queste sono mutate nel corso dei tempi.
La ricerca si fonda su un approccio di storia orale, che riconosce la memoria come processo dinamico, selettivo e in continua trasformazione. Le testimonianze raccolte non sono considerate semplici racconti soggettivi, ma vere e proprie fonti storiche, capaci di restituire dignità e centralità a esperienze spesso escluse dalla storiografia tradizionale. Particolare attenzione è rivolta al ruolo delle emozioni, delle relazioni e della soggettività, nonché all’analisi critica degli scarti e delle imprecisioni della memoria attraverso l’incrocio delle fonti. Un ulteriore asse di riflessione riguarda l’uso dei social network come strumenti di ricerca e di contatto con i testimoni.  
L’esperienza ha mostrato i limiti delle reti digitali nel generare partecipazione attiva, evidenziando al contrario l’importanza delle relazioni dirette e delle reti personali, in linea con le riflessioni di Robert Putnam sul capitale sociale. Nel confronto tra i tre eventi emerge un filo rosso che attraversa epoche diverse: la solidarietà come risorsa fondamentale per la tenuta sociale delle comunità colpite.  
Il saggio mostra come, pur mutando forme e strumenti, la solidarietà resti un elemento strutturale della risposta ai disastri, confermando il ruolo della Public History nel dare voce alle persone comuni e nel trasformare l’emergenza in patrimonio condiviso di memoria e conoscenza.


 
A chi è rivolto il libro?
 

Il libro è rivolto prevalentemente a storici o ad appassionati di storia. Però credo possa essere una lettura agevole anche per chi non è del mestiere. Dopodiché spero che la mia ricerca possa interessare qualcuno e che si possano aprire nuovi sviluppi anche grazie all’intervento di qualcuno che dopo aver letto il mio saggio ne rimanga incuriosito e voglia aiutarmi a completare l’archivio open access che nel testo viene solo strutturato.

 

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lunedì 8 giugno 2026

Il disconoscimento

 di Giuseppe Gherardelli.

 
 
 



Alla fine dell'ultimo decennio del secolo scorso Chiavari, centro del Tigullio, era già conosciuta come una ridente ed elegante cittadina ligure bagnata dal mare, nota per aver dato i natali ai padri di Nino Bixio,  Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Quest’ultimo  nel 1860 ne aveva addirittura accettato la cittadinanza onoraria.
Era tipica la sua architettura austera e signorile, con continui richiami al medioevo. Tutto ciò era più manifesto lungo le vie del centro con i portici  detti “Carrugi” e le case in pietra. Corso Valparaíso,  cioè il lungomare con le secolari palme, protetto da barriere di scogli, adornato da tipiche fontane colorate, era luogo di passeggio anche nelle giornate invernali. Nei suoi due km di lunghezza era suggestivo scorgere tra le palme in lontananza altri gioielli liguri: Rapallo, Santa Margherita Ligure, Portofino. Nel tramonto spesso il cielo si colorava di rosa, con forti pennellate di arancione.
In un pomeriggio di metà settimana del mese di marzo un giovane alto ed elegante percorreva quel lungomare a passo svelto, zizzagando tra anziani che procedevano lentamente per gustarsi il sole, e tra giovani coppie  preda di dolci sentimenti ispirati da quel panorama. 
Era Simone Pradelli, neo sostituto procuratore presso la locale procura della repubblica, che dalla sua abitazione sul lungomare si stava recando in ufficio, presso il palazzo di giustizia in piazza Mazzini. Questo luogo suggestivo del centro storico, rallegrato la mattina dal vociare del mercato di frutta e verdura, contrastava  con la severità del 7.
Il giovane, che fin dalla più tenera età era vissuto nella  città di Perugia, la cui storia trasudava dall’antica architettura austera, ora nell’ambiente chiavarese ammirava una antichità  fusa  con lo  stupendo paesaggio marino, e faceva  crescere in lui  una forte voglia di vivere e un  piacevole senso di libertà. 
Ogni volta che arrivava nella piazza, Simone alzava gli occhi per ammirare la statua di Mazzini, la cui personalità  lo aveva sempre affascinato, e così fece anche quel pomeriggio,  ma distrattamente. Il suo pensiero   era altrove alle prese con il suo primo caso importante da risolvere, dopo un periodo di uditorato molto frammentario e poco produttivo, trascorso a Imperia. 
Il giovane era originario di La Spezia, dove aveva  vissuto però  per un brevissimo lasso di tempo, fin quando la sua famiglia si era trasferita a Perugia. 

 

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giovedì 4 giugno 2026

Intervista a Manuela Calì

 



Buongiorno, come nasce il libro Il fantastico mondo di Liam?

Il fantastico mondo di Liam nasce dalla vita vera.
Per anni ho annotato ricordi, emozioni, difficoltà, conquiste e piccoli grandi momenti vissuti accanto a mio figlio Liam. A un certo punto ho sentito il bisogno di trasformare tutto questo in un libro, non solo per raccontare la sua storia, ma anche per dare voce a tante famiglie che affrontano percorsi simili.
Attraverso questo libro ho voluto raccontare Liam per quello che è: un ragazzo con i suoi sogni, le sue fragilità, le sue passioni e una straordinaria capacità di rialzarsi ogni volta. Ho cercato di raccontare il suo mondo con sincerità, amore e autenticità, mostrando che dietro ogni diagnosi c'è prima di tutto una persona.
Più che un libro, è una testimonianza di vita, resilienza e speranza. Un invito a guardare oltre le etichette e a scoprire la ricchezza che si nasconde nelle differenze.


Quali sono le tematiche principale dell’opera?

Le tematiche principali del libro sono la diversità, la resilienza, la crescita personale e la forza dell'amore familiare.
Attraverso la storia di Liam vengono affrontati temi come i disturbi dell'apprendimento e del linguaggio, il percorso legato alle diagnosi, le difficoltà scolastiche, il bisogno di essere compresi e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
Il libro racconta anche la solitudine e le paure che spesso vivono i genitori quando si trovano ad affrontare un percorso che non avevano immaginato, tra dubbi, ricerca di risposte e la necessità di imparare a guardare il proprio figlio con occhi nuovi.
Accanto alle difficoltà trovano spazio anche lo sport, l'amicizia, i sogni, l'autonomia e tutte quelle persone che, nel momento giusto, hanno saputo fare la differenza. Perché questa non è solo una storia di fragilità, ma soprattutto una storia di crescita, determinazione e fiducia nelle proprie capacità.
È la storia di Liam, ma è anche una storia che parla di accoglienza, di speranza e della capacità di vedere la persona prima della diagnosi.

 
A chi è rivolto il libro?

Anche se nasce dall'esperienza di Liam e della nostra famiglia, questo libro è rivolto a un pubblico molto ampio.
Può parlare ai genitori che stanno affrontando un percorso simile, agli insegnanti, agli educatori e ai professionisti che lavorano con bambini e ragazzi con bisogni particolari. Ma può essere letto anche da chi semplicemente ama le storie vere e autentiche.
Credo che chiunque, almeno una volta nella vita, si sia sentito diverso, incompreso o fuori posto possa ritrovare qualcosa di sé tra queste pagine.
Più che un libro sulle diagnosi, è un libro sulle persone, sui sogni, sulle difficoltà e sulla forza che possiamo trovare dentro di noi e negli altri. Liam ci insegna che ognuno ha i propri tempi, il proprio modo di imparare e il proprio modo di brillare.
Per questo motivo spero possa arrivare al cuore di molti lettori, indipendentemente dalla loro età o dalla loro storia personale.

 

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mercoledì 3 giugno 2026

Intervista a Eleonora Magni

 



Buongiorno, come nasce il libro Rosa Intenso?

Buongiorno a voi e grazie. Si dice che sempre meno persone trovino il tempo e la voglia di leggere. Con Rosa Intenso ho voluto creare qualcosa che fosse accessibile a tutti, senza rinunciare allo spessore dei temi trattati. Le scene nascono in parte dal vissuto personale e in parte da quello collettivo, in particolare per quanto riguarda la vulnerabilità femminile. Prima di mettermi alla prova nella scrittura, ho sperimentato il teatro: un’esperienza memorabile per imparare a calarsi in un personaggio. Da lì ho capito che volevo mettere nero su bianco le mie idee. Spero che le provocazioni lanciate da Rosa Intenso permettano ai lettori e alle lettrici di immedesimarsi in Aurora, la protagonista, e di desiderare maggiore protezione e giustizia per tutte le nostre Aurore.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Rosa Intenso parla di senso di inadeguatezza, di stereotipi e di comportamenti tossici spesso ritenuti socialmente accettabili. Parla della generazione Millennial ma, soprattutto, di educazione alla non violenza. Rosa Intenso è una storia di rinascita che alterna sarcasmo e dolore per raccontare realtà che appartengono alla cronaca e alla vita quotidiana.
 


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Sicuramente Anton Čechov, per il suo sapore agrodolce e per la sua capacità di rendere ogni dettaglio funzionale alla narrazione. Poi sono un’amante degli antieroi e stimo in particolar modo Niccolò Ammaniti ed Elena Ferrante per la vividezza con cui ritraggono i conflitti dei loro personaggi. Infine, sono anche un’estimatrice della cultura pop e metto Zerocalcare tra le fonti di ispirazione per la sua capacità di esprimere significati profondi attraverso il linguaggio comune.


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giovedì 28 maggio 2026

Intervista a Federika Jul e Davide De Lise

 




Buonasera, come nasce il vostro nuovo libro Vicini troppo vicini?

Federika:

“Vicini troppo vicini” nasce dal mio desiderio di raccontare gli incontri imprevedibili della vita e le passioni che si fanno spazio tra i problemi di tutti i giorni. Mi affascina l’idea che un dettaglio banale, come un pianerottolo condiviso o un muro troppo sottile, possa cambiare il destino di due persone. 
È un romanzo sulla rinascita, volevamo ricordare che a 50 anni non si è affatto fuori gioco: a volte è proprio lì che si ricomincia davvero, anche dopo delusioni profonde o relazioni tossiche si può trovare ancora qualcosa di autentico.
Allo stesso tempo, volevo portare sulla carta qualcosa che andasse oltre le parole. Far sentire i profumi, i brividi sulla pelle, le pulsioni. Quello che una IA non potrà mai replicare: l'emozione viscerale e imperfetta dell'umano.”
Davide:
Da parte mia, nasce invece da una stanchezza. Non tanto dalla paura di amare, ma dalla fatica di credere ancora, quando hai visto troppe volte che le parole 'ti amo' non reggono alla prima difficoltà. Dopo che Federika mi ha convinto con questo nuovo progetto, mi sono chiesto:   Cosa succede quando sei esausto di aspettare qualcuna che resti o torni davvero? Nel romanzo il ‘muro’ non è solo quello tra due appartamenti, ma anche quello che costruiamo per paura di soffrire ancora.


Quali sono le tematiche principali del romanzo?

Federika:


L’attrazione che arriva quando meno la desideri, la paura di fidarsi di nuovo, i muri emotivi che costruiamo per proteggerci e che a volte crollano proprio quando pensavamo fossero indistruttibili.
Ma soprattutto il libro pone una domanda semplice e scomoda: stiamo davvero vivendo, oppure ci stiamo accontentando?


Davide:

Il tema centrale è il riconoscimento: quella rara sensazione in cui guardi una persona e capisci che non devi più rincorrere l’amore, ma semplicemente accoglierlo e viverlo. Qualcuno, leggendo le prime pagine, potrebbe comunque intravedere un’ossessione in questa ricerca ma in realtà si tratta di un risveglio emotivo, del bisogno di abbattere i propri muri.  
C’è infatti un’altra tematica fondamentale che mi stava a cuore, ed è il rapporto tra corpo e amore. Il protagonista arriva a un punto in cui è emotivamente bloccato, e lì entra in gioco il neo tantra come strumento di rinascita. Si voleva esplorare come il contatto profondo possa sciogliere ciò che le parole e la mente non riescono nemmeno a raggiungere.


Quali sono i vostri progetti futuri?

Federika:


Davide è una persona che non si ferma mai; ha sempre nuove idee in testa e il vizio di iniziarne anche cinque contemporaneamente. So che porterà a termine tutti i suoi progetti, ma il suo è un ritmo che non ti lascia fiato. Io cerco di fargli da contrappeso: cerco di insegnargli a rallentare, a respirare e a godersi quello che stiamo costruendo. In questo momento la nostra priorità è Vicini troppo vicini: vogliamo vivere ogni emozione che questo libro ci sta regalando, fare presentazioni, interviste, incontrare lettori.
Per il futuro, la direzione è chiara. Abbiamo molti progetti personali che seguiranno la loro strada, ma le idee che abbiamo in comune sono già imbastite e pronte a prendere forma. Torneremo sicuramente con qualcosa di nuovo.

Davide:

In effetti Federika ha descritto perfettamente il mio modo di essere. Ho tantissimi progetti iniziati, idee che aspettano il momento giusto e anche la voglia di sperimentare altri generi letterari.
Sul fronte artistico, c’è un’installazione che mi sta molto a cuore. Il Trono del Parco, una scultura interattiva con pietre di recupero e una corona in ferro, che sarà donata al Parco Le Serre a Grugliasco e invita chiunque passi a fermarsi e a sentirsi re o regina del proprio tempo. In passato avevo donato in Svizzera la Panchina della Pazienza, realizzata nello stesso stile di questo trono.
E in fondo, forse le ho realizzate anche per me stesso, perché sto imparando che fermarsi non è perdere tempo, e che la pazienza non è debolezza.
Se non voglio litigare con la mia coautrice, devo dare più spazio al presente e godermi davvero il percorso anche di Vicini troppo vicini. E forse, per una volta, ha ragione lei.



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lunedì 25 maggio 2026

Assenze

 di Bianca Nannini.

 

 


 

 

 

 

Ascoltavo la musica dei 45 giri che caricavo sul giradischi arancione, seduta su un grande tappeto morbido e colorato. 
Qua e là, libri di favole sparsi. 
Quando ero piccola non sapevo cosa mancava. 
Ma mancava. 
Era un’assenza che prendeva spazio, come un mobile troppo grande in una stanza stretta. 
Stava lì, senza nome, e ci giravamo attorno. 
Ognuno a modo suo. 
C’era chi alzava la voce, chi taceva, chi rideva troppo, chi si allontanava.
Nel letto, la sera, mi arrivavano immagini di cose grandi, giganti che mi sovrastavano e mi spaventavano. 
Poi passavano.
Sognavo stanze inondate d’acqua, ma continuavo a respirare. 
Sognavo scale che salivano in alto, senza fine.
Poi mi sono accorta che scrivere mette ordine.
Raccontare era un modo per dire: “Ecco, adesso so dove metterti”. 
Allora ho iniziato a dare nomi alle assenze.
Alcune erano fatte di paura. 
Alcune di prepotenza. 
Altre ancora di parole mai dette. 
Ma quando le scrivevo, diventavano piccole. 
E io, un po’ più grande.
E quella musica, quei libri, sono ancora sparsi qua e là.

 

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giovedì 21 maggio 2026

L’alfabeto dell’anima

 di Stefano Lazzari.

 

 


 

 

 


A     l’Amor sospiroso e spiritoso

Da  sempre  apre  sue  porte  a  dolcezza,
Agli  ineffabili  effluvi  di  Primavera
Che  nell’anima  irrompono,  in  sua  interezza;
Non  fa  distinzione  fra  giorno  e  sera,
Brio  e  colori  son  sua  eterna  brezza;
Non  c’è  luogo  per  dolenti  note,
Gelosia,  invidia  e  rancore,  a  sua  Bellezza
Non  sono  ammesse,  al  suo  volto  ignote:
Perché  esse  non  guastino  armonia
Al  sentimento  più  bello  che  ci  sia.




B     la  Bellezza

La  Bellezza… solo  gli  esteti  superficiali
La  dipingono  di  leggerezza:
Ma  è  densa  e  pesante,  la  Bellezza,
Senza  scampo  tiranneggia
I  tempi  e  gli  spazi  nostri,
Non  cedendo  mai  campo
Ad  altro,  altro  che  davvero  non  sia
Docilmente  riconducibile  a  sé.
È  così,  dolce  e  terribile…




C    il  Canto,  la  Musica

Nell’aria  leggera  si  libra
E  di  sé  intride  anima  e  salda  roccia
In  ogni  respiro  di  natura  vibra
Come  arcanica  magia  da  poche  note  sboccia
Il  Canto,  da  anonimo  grigio  rigo,
E  da  lì,  materia  inerte,  sorge  l’intrigo:
La  Musica  immortale,  che  ognuno  allieta
Nel  mondo  vola  senza  meta,
Eppure  tenendo  dietro  ad  un  progetto:
Recar  conforto  e  gioia  sotto  ogni  tetto.




Inno alle Muse

Rivoli di rime per le Muse                  
Che certo ad esse saran aduse;         
Si librano, volo alfabetico                  
Che della prima appaia epico:           
Calliope, di Iliade e Odissea,             
Mitica emozione sempre crea;            
Clio, lo sguardo su eterna storia,       
Le gesta, le fortune e lor gloria;         
Erato, lampi d’amor su ogni vita      
Come potrebbe, non esser gradita?    
Euterpe, lirica suprema vetta,
A lei infiniti sospiri ognuno detta;

Melpomene, tragica sorte dipinge,
Ma non da morte suo verso attinge;
Polimnia, inni sacri lei canta,
Divina ispirazione, rimanda;
Talia, giocosa tenzone ispira,
All’umano diletto essa mira;
Tersicore, passo di danza mima
E note di lira, fan con essa rima;
Urania, ogni stella è sua meta
Luce celeste, ogni cuor allieta.

(inedito) 

 


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sabato 16 maggio 2026

Intervista a Roveno Valorosi

 




Buonasera, come nasce il saggio L’Umbria e il duello?

Nasce da due grandi passioni: la storia e la scherma rinascimentale, disciplina che studio e pratico. Il saggio nasce dall’incontro di questi due interessi e cerca di rendere più accessibili temi complessi con un intento divulgativo, evitando gli stereotipi legati al duello cavalleresco. L’idea è stata anche quella di presentare l’Umbria sotto una luce differente e di scoprire un itinerario tra luoghi e personaggi che sono legati alla storia locale ma che si riflettono nella dimensione più ampia della cultura dell’onore. 
Ho lasciato parlare quasi sempre le fonti: cronache, resoconti, missive, manuali rinascimentali di scherma e testi giuridici in modo da cercare di presentare un’analisi generale dei costumi dei gentiluomini dell’epoca.


 

Quali sono i duelli celebri che hai analizzato nel libro?

Ce ne sono diversi: alcuni appena accennati, altri descritti più nel dettaglio, altri ancora che non si sono svolti… ma sicuramente il primo fra tutti - ma che nel saggio arriva oltre la metà - è quello che vediamo anche in copertina con protagonista Ascanio della Corgna. 
Però non si parla solo di duelli, ma anche di giostre, tornei, risse e persino di agguati fatti da personaggi insospettabili. 

 


A chi si rivolge il libro?

Io l’ho scritto perché sia fruibile a tutti. Chiaramente gli appassionati di scherma e storia locale saranno i più interessati, ma il saggio è pensato per poter essere letto anche dai curiosi. I capitoli sono brevi e parlano della difesa dell’onore attraverso le parole dei protagonisti: uomini d’arme, giuristi, maestri di scherma. 
Il saggio attraversa tre secoli e cita numerose situazioni e personaggi. Per questo, attraverso le note, ho cercato di orientare il lettore meno esperto nei contesti storico-culturali a cui si fa riferimento.  L’obiettivo principale è quello di gettare uno sguardo sulla mentalità di chi si trovava costretto dalle convenzioni sociali a dover difendere pubblicamente il proprio onore. Per noi contemporanei questo è un aspetto estraneo, a tratti persino incomprensibile. Il rischio è che, nell’immaginario collettivo, il duello si esaurisca nella spettacolarità di una scena cinematografica o nella banalizzazione di una descrizione sanguinolenta. Invece, il fine del saggio è quello di contestualizzare un aspetto culturale della nobiltà di spada. 

 

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lunedì 11 maggio 2026

Intervista a Giuseppe Riotto

 



Come nasce Alghesiras?

 
Alghesiras nasce in maniera spontanea. Quando ho iniziato a scrivere questo romanzo, non avevo in mente una trama ben definita, e menomale. Dico questo in quanto per la mia esperienza relativa al mio modo di scrivere, avendo una trama ben definita nella mente mi porta ad aver un blocco. Il famoso blocco dello scrittore, un’incapacità temporanea di scrivere o produrre un testo “Paura della pagina bianca”. Perché mi succede questo? Probabilmente perché la mia scrittura potrebbe essere definita a “Getto”. Amo scrivere seguendo i flussi di coscienza, che come si sa, provengono dall’inconscio, e non da un “Io” condizionato, come ci insegnano grandi filosofi come Arthur Schopenhauer, o Friedrich Nietzsche. La trama ben definita, mi porta a scrivere con razionalità. Ma la razionalità è l’antitesi dell’arte. L’arte vera risiede nell’inconscio, l’arte è irrazionale, ed io cerco nei momenti d’ispirazione, di trarre qualcosa dal profondo, e poi in maniera semplice, trasportarlo su un foglio di carta bianca. Per me, l’elemento fondamentale della scrittura, è la trasmissione simbolica o psicologica, che riguarda emozioni, traumi o identità. In La coscienza di Zeno, per esempio, la narrazione stessa è un modo per trasmettere e rielaborare l’esperienza interiore del protagonista. La trasmissione simbolica o psicologica nei romanzi serve a mostrare che l’identità dei personaggi non nasce dal nulla, ma è il risultato di ciò che ricevono — consapevolmente o no — dagli altri e dal loro passato. Nei romanzi, il termine trasmissione indica l’azione di trasferire, inviare o diffondere qualcosa da un soggetto a un altro; tuttavia, questo “qualcosa” non è quasi mai solo materiale, ma soprattutto immateriale: valori, memoria, identità, conoscenze, emozioni o traumi. Ma soprattutto amo che, nei miei romanzi vi sia una certa trasmissione di immagini vivide, “trasferire” al lettore immagini mentali forti, concrete e dettagliate, come se le vedesse direttamente. Non si tratta solo di descrivere, ma di far percepire scene, ambienti o emozioni in modo immediato e sensoriale. La trasmissione di immagini vivide serve a: rendere la narrazione più coinvolgente, facilitare l’immedesimazione, trasformare le parole in esperienza quasi visiva.
La trasmissione porta il lettore a viaggiare con la mente. Alghesiras è un romanzo che è nato senza una trama, o perlomeno con una trama non ben strutturata, e poi in un certo senso è andato avanti da sé, cercando di trasmettere al lettore qualcosa di interessante.


Quali sono le tematiche principali di questa opera?

 
Il tema principale di questa opera è l’amore, e non solo l’amore tra una donna e un uomo, ma l’amore per la cultura, la curiosità, l’amore per il viaggio che cavalca l’esistenza attraverso il tempo, lo spazio, l’immaginazione, focalizzandosi sulla bellezza fragile della vita.
Il tema predominante è l’amore tra Giovanni e Elizabeth. Giovanni che lascia la Calabria con il cuore pieno di sogni e nostalgia, diretto a Parma per costruirsi un futuro attraverso lo studio. È lì tra le aule universitarie che incontra Elizabeth, studentessa di Storia Contemporanea, originaria di Alghasires, un paese della Spagna in Andalusia. Spirito libero, ironica e intensa, Elizabeth rompe il suo equilibrio e lo spinge guardare oltre i confini che ha sempre conosciuto.
Tra libri, caffè affollati, studio, nasce un amore che li cambia profondamente. Insieme decidono di intraprendere un viaggio verso le origini di lei, ad Alghasires, per ritrovare frammenti del passato e dar senso al presente. Quel viaggio diventa la pietra miliare di una nuova vita: si sposano, diventano genitori di una bambina, si costruiscono un mondo fatto di piccoli gesti e grandi sogni.
Ma la vita, con la sua imprevedibile fragilità li mette davanti alla perdita più dolorosa. Elizabeth muore, lasciando un vuoto che Giovanni dovrà imparare a colmare con la memoria, l’amore che resta, e la forza di ricominciare per sé e per la loro figlia. Un romanzo delicato e profondo sullo sradicamento, le radici, l’amore che attraversa frontiere, l’amore sulla bellezza fragile della vita, capace di risorgere nel viaggio.


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Se dovessi indicare alcuni autori che spesso emergono come influenze nello stile che produco, direi:
Virginia Woolf – per la sensibilità nel seguire il flusso dei pensieri e delle percezioni.
 Thomas Mann: la sua prosa è ampia, controllata, quasi architettonica. Frasi lunghe ma lucidissime, un tono spesso ironico sotto la superficie seria, e una capacità straordinaria di intrecciare psicologia individuale e grandi temi (decadenza, arte, borghesia, malattia). Leggerlo significa entrare in un pensiero che si sviluppa con calma, ma senza mai perdere precisione e profondità.
 Thomas Bernhard: qui invece cambia tutto. Frasi torrenziali, ripetizioni ossessive, ritmo martellante. Una voce che sembra parlare senza prendere fiato, piena di invettiva, sarcasmo e disperazione lucida. Dove Mann costruisce, Bernhard scava—fino quasi a consumare il pensiero stesso.
James Joyce aggiunge un’altra dimensione ancora—ed è forse il più radicale dei tre.
Con Joyce la prosa smette quasi di essere solo “prosa” e diventa esperienza mentale diretta. Pensa a flusso di coscienza, ma anche a qualcosa di più: linguaggio che si piega, si deforma, gioca, si reinventa continuamente. In opere come Ulysses o Finnegans Wake, la frase non serve solo a raccontare—serve a far accadere il pensiero.

 

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mercoledì 6 maggio 2026

Intervista a Gianluca Ricci

 





Buongiorno, come nasce il tuo nuovo libro Dal Golem all’Intelligenza artificiale?

Da due esigenze. La prima, la più banale ed esistenziale, è quella di continuare a mantenere integre le proprie capacità cerebrali in un ambiente per nulla facile, dove ogni giorno devo fare i conti con una pesante forma di invalidità, mia e quella degli altri ospiti. Scrivere diventa, allora, una forma di igiene mentale. Da consigliare a tutti.
La seconda fa riferimento alla mia incapacità di rifiutare la modernità e le sue pratiche. Da liceale collaboravo alla realizzazione del menabò del giornale scolastico. Da laureato conseguivo il diploma di dattilografo commerciale. Da docente ero uno dei pochi ad avere una macchina elettrica o tentare di fare lezione con PowerPoint. E così via. Ancora oggi vengo accusato di essere troppo “moderno” per un un minimo di frequentazione dei motori di ricerca, per l’iscrizione a qualche social, per la lettura di testi informatizzati, mentre molti, troppi, si chiudono a palla difronte all’IA, temendone l’invasività, l’intrusione in tutti gli aspetti della vita quotidiana,  o addirittura il dominio.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

Con questa mia ultima opera, una raccolta di racconti, ho voluto dimostrare che l’IA non è un’entità metafisica totalizzante (ma potrebbe anche diventarlo), è una tecnica dalla potenza e possibilità sconvolgenti. Legge ed analizza milioni di pagine, seleziona risposte, propone itinerari, porge le sue risposte offrendo toni personalizzati. Volendo, scriverebbe per te il romanzo della tua vita o da Premio Nobel. Peccato che alla fine sia monocorde e molto riconoscibile ogni qual volta viene “spacciato” in pubblico. 
Perciò ho voluto confrontarmi con l’IA chiedendole dei racconti, rielaborandoli e giustapponendovene alcuni dei miei. In realtà le commistioni sono state parecchie più d’una. Quello che voleva essere un esercizio di stile, è diventato un’esperienza dialettica. Le tematiche sono quelle più tipiche dell’esperienza interpersonale, dell’etica sociale, del rapporto uomo – donna, della distopia, del viaggio nel tempo (un po’ meno della fantascienza, un po’ più visione sciamanica).



Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe poter aiutare gli altri ospiti della struttura in cui risiedo a scrivere una loro biografia. Sarebbe anche terapeutico. Non poche biografie sono scappate dai cassetti e hanno rivelato un valore anche letterario. Forse mi eserciterò anche io in tal senso. 
Da parte ho una piccola raccolta di versi, ma l’espressione lirica non mi gratifica più di tanto.
Un romanzo? Un amico, uno dei pochi rimastomi, vorrebbe che mi dedicassi alla narrazione storica. Demistificare uno di quei falsi miti di cui è cosparsa la nostra storia patria negli ultimi centocinquanta anni. Sarebbe un ritorno a quella storia del Risorgimento che mi ha permesso, molto più giovane, di acquisire disciplina intellettuale e metodo di studio. Ne ho fatto un accenno in questo libro a proposito di Garibaldi e di un giovane umbro.

 

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lunedì 4 maggio 2026

Intervista a Stefano Lazzari

 



Buongiorno, come nasce il tuo nuovo libro Uomini in transizione?

L’idea nasce da un ’amarcord’, che vuole ripercorrere le vie e le atmosfere di un quartiere di Roma, l’Appio Latino, e gli anni spensierati e goliardici del periodo liceale; gli otto protagonisti vogliono essere soltanto un riflesso ideale di  quegli anni, e soltanto uno di loro, la leader del gruppo femminile, trova un preciso riferimento in una figura reale, sia come apparenza fisica che come struttura psicologica…


 
Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

Come anticipato dal titolo, la storia narra un percorso di passaggio e di formazione, da un’età spensierata e tutto sommato con poche responsabilità, ad una sicuramente più ricca, bella ed imprevedibile: ma anche, forse, più pericolosa, e densa di scelte che prima o poi segneranno un bivio esistenziale, sia per le vite individuali, sia per le vite di coppia ed amicizia di gruppo….



Quali sono i tuoi progetti futuri?

I progetti futuri sono ancora in lento divenire, ma vorrei scrivere un’avventura che abbia come sfondo il mondo dell’arte: naturalmente in chiave mistery…

 

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mercoledì 29 aprile 2026

Intervista a Hey Sug Jang

 




Buonasera, come nasce il tuo nuovo libro Un altro palcoscenico?

 
Fin da piccola ho avuto l’abitudine di scrivere un diario. Con il tempo, questi appunti hanno superato il semplice ricordo, diventando un modo per comprendere la vita.
Questa raccolta non nasce da un singolo momento preciso, ma è il risultato naturale di pensieri ed emozioni accumulati nel tempo, che a un certo punto hanno trovato una forma unitaria.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

 
Questa raccolta comprende saggi di natura diversa, quindi non è facile riassumerla in poche parole. Se però penso al testo che dà il titolo al libro, direi questo: viviamo tutti in una realtà visibile, ma credo che esista anche un altro palcoscenico, più interiore, in cui prendono forma pensieri ed emozioni.
Il libro nasce proprio da lì. Più che gli eventi in sé, mi interessa il modo in cui li viviamo e li interpretiamo.


 
Quali sono i tuoi progetti futuri?

 
Più che progetti precisi, ho un desiderio: riuscire a scrivere anche solo un romanzo che possa arrivare, con semplicità, al cuore di persone di ogni età.

 

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lunedì 27 aprile 2026

Intervista ad Egidio Burnelli

 





Buonasera, come nasce il libro Diario di un ubriacone perverso?

Il libro nasce per cercare di fare qualcosa di nuovo. Volevo cimentarmi con un genere letterario che non avevo mai toccato. Dopo aver scritto poesie, saggi, raccolte di racconti e due romanzi Horror e Thriller; volevo esplorare un nuovo genere che mi permettesse comunque di trattare tematiche spinte ed eccessive. 
Da questo presupposto nasce “Diario di un ubriacone perverso” che è ha tutti gli effetti un romanzo erotico. Comunque sia, ho cercato ti trattare il genere erotico alla mia maniera; ossia in modo dissacrante, sfrenato ed esagerato.


Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

 
Le tematiche dell’opera sono, sostanzialmente, le esperienze sessuali del protagonista. Il testo è un diario, che può sembrare privato, ma che in realtà è spudoratamente fatto per essere letto da estranei. Nelle pagine il protagonista racconta le sue avventure sessuali, partendo dalla perdita della verginità, per poi andare a trattare le pratiche meno comuni ed infine arrivare a trattare le esperienze più estreme. 
Il libro non è diviso per date, ma per pratiche ed eventi. Non c’è un racconto cronologico, come un diario classico. Qui vengono raccontate posizioni e perversioni dividendole esclusivamente per tema.


 
Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato questo tuo nuovo libro?

Si può dire che sostanzialmente io non abbia mai letto un romanzo erotico. Come detto sopra, l’opera nasce per un mio mero vezzo. Volevo solamente aprirmi ad un genere nuovo, poco letto e poco trattato. Infatti, in qualche raccolta precedente ho inserito racconti espliciti, con forti richiami al sesso. 
Però, se devo dire un autore a cui ho pensato mentre stendevo il mio libro, non posso non citare Bukowski. Lo scrittore statunitense è uno dei miei preferiti e molti suoi racconti sono spinti ed espliciti; cosa che sicuramente sono le esperienze trattate in “Diario di un ubriacone perverso”.

 

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giovedì 23 aprile 2026

Intervista a Roberto Silvio De Pascale

 




Buongiorno, come nasce il libro La sentinella piazzata fuori dal mio cuore?

Il libro nasce su appunti ritrovati che avevo scritto quando avevo 18 anni. Mi sono serviti per realizzare il primo capitolo da cui poi è nata la storia che forse avevo dentro di me da sempre.


 

Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

È un'opera dove voglio che il lettore possa viaggiare insieme al protagonista scoprire con lui posti che forse non conosce, ristoranti, hotel. Ma la tematica principale è l’amore tema oggi molto dibattuto. Cerco di spiegare che l’amore non si cerca, non va desiderato, ma capita quanto meno te lo aspetti e devi essere bravo a tenertelo stretto. E l’amicizia che è un valore insieme all’amore oggi quasi scomparso. Cerco invece di costruire intorno ai protagonisti Bianca e Rudolph una famiglia di amici sempre presenti in ogni momento importante della loro vita
 
 

Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Leggo tantissimi scrittori giapponesi e coreani tra i tanti posso citare Murakami.
Il loro linguaggio e modo di raccontare sicuramente ha influenzato il mio modo di raccontare.
Per chiudere posso dire che sia un libro per tutti, non richiede particolari preferenze o attitudini, perché è una storia che tutti possono vivere.


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martedì 21 aprile 2026

L’uomo galleggiante

 di Giulio Togni.

 

 


 

 

 

 

Quella che mi accingo a narrare è la vera ed incredibile storia di una delle grandi leggende del nuoto mondiale. Trattasi, infatti, di un uomo che dominò la scena natatoria planetaria per almeno due decenni, conquistando ori olimpici a palate nonché innumerevoli titoli iridati con numerosi record tutt’ora imbattuti.
Tutto ciò accadde sulle gare di media e lunga distanza, in piscina così come in acque libere ossia in mare, nei fiumi e nei laghi.
Per le sue immense doti natatorie costui fu definito dalla stampa sportiva “L’uomo galleggiante”…..
Raccontano che questo abilissimo nuotatore abbia, probabilmente, imparato prima a nuotare e dopo a camminare. Tale storia è naturalmente una leggenda ma, potrebbe non essere lontana dal vero.
Thulpe nacque a Roma nel secolo scorso, da padre aristocratico e celebre diplomatico australiano presso la Santa Sede: Sir Archibald Robert Thulpe.
Sua madre, invece, bellissima donna, fu una nuotatrice professionista italiana, vincitrice di molti titoli mondiali nello stile libero.
Il padre Sir Archibald aveva sempre amato molto il nuoto e le belle nuotatrici…. 
Da giovane dimostrò tutto il suo coraggio cimentandosi nella ardua traversata a nuoto del Canale della Manica che riuscì a portare a termine, sebbene dopo innumerevoli tentativi infruttuosi, dimostrando così una tempra ed una forza di volontà senza pari.
Ian crebbe, quindi, in un ambiente familiare totalmente dedicato al nuoto. Non appena venne alla luce si dice che suo padre lo gettò immediatamente in piscina urlandogli: “O galleggi o affoghi”…..
Il piccoletto, qual novello Ercole, a poche ore dalla nascita già galleggiava e, incredibilmente, pare che muovesse pure gambette e braccine per nuotare…..
Si capì subito che Ian sarebbe diventato un nuotatore formidabile ed impareggiabile!
Crescendo Ian osservava sempre la madre nuotare e vincere molte gare internazionali e naturalmente finì subito per ammirarla. Così il piccolo iniziò a frequentare la piscina ove macinava sempre più chilometri su chilometri, senza apparente sforzo. Pareva non provare mai la fatica.
Il crawl era il suo stile preferito e ben presto si dedicò solo ad esso, tralasciando tutti gli altri stili che trovava stupidi e noiosi. Si specializzò nella bracciata a stile libero.
Il crawl gli riusciva a meraviglia. La parola significa “scivolare, e difatti Ian scivolava sull’acqua con sempre maggiore maestria e potenza.
Arrivarono così le sue prime gare ufficiali da Juniores ove già non ebbe alcun rivale sulle lunghe distanze.
Dalle competizioni locali passò man mano a quelle internazionali ma il risultato era sempre lo stesso: Thulpe si fumava tutti gli avversari!
Quando entrava in vasca lui non ce n’era per nessuno. La sua supremazia in acqua dagli 800 metri ai 10 chilometri era assoluta e durò per ben venti anni di seguito. Non si contavano più neanche gli innumerevoli record del mondo che Ian ogni volta frantumava. 
Era davvero il Re indiscusso del Crawl……
Si avvicendarono diverse generazioni di nuovi nuotatori molto talentuosi e promettenti ma, clamorosamente, tutte facevano un baffo a Ian Thulpe poiché “l’uomo galleggiante” continuava imperterrito a vincere e a dominare il panorama natatorio planetario, nonostante iniziasse un poco ad invecchiare e ad accusare lievemente il tempo che passava inesorabile!



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mercoledì 15 aprile 2026

Intervista a Nic Salentin

 




Buonasera, come nasce il libro La panchina giusta?


La Panchina Giusta nasce da un'esigenza personale, profonda. C'è una storia che non volevo dimenticare, e scriverla è stato il modo più onesto per tenerla viva. L'ho scritta nel 2021, quasi di getto. Era troppo bella e troppo importante per ridurla a un ricordo privato. Condividerla è qualcosa di più: è un modo per raccontare cosa succede davvero là fuori, oltre le apparenze, oltre quello che spesso si finge di non vedere. Le panchine, i parchi, la provincia di Treviso sono luoghi reali, vissuti. Il resto lo troverà il lettore tra le righe.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?


L'Amore — anche quello impossibile, quello che non trova spazio nella vita reale ma esiste eccome. La solitudine, quella di chi ama profondamente nel momento sbagliato. E la verità: il coraggio di raccontarsi senza filtri, senza abbellire né condannare. Due persone reali, con le loro contraddizioni, che si incontrano e si riconoscono.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?


Non ho un modello letterario preciso. La mia influenza più grande è la vita stessa. Mi riconosco in chi scrive vicino alla realtà, in una scrittura diretta, senza filtri, capace di arrivare subito. Libri come L'Alchimista e Il Guerriero della Luce di Coelho mi hanno spinto alla ricerca di me stesso — un percorso che non è ancora finito. Ma, più degli scrittori, sono stati i cantautori italiani a formarmi — Fabi, Tiromancino, Radiofiera, Battiato. Per me una bella canzone e un bel racconto nascono dallo stesso posto.

 

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lunedì 13 aprile 2026

Intervista ad Anna Pegani

 



Buonasera, come nasce il libro C’era una volta Mrs Me?

Fin da bambina sono stata accompagnata da mia madre ad immergermi nel fantastico mondo delle fiabe, un incontro per me davvero molto speciale con l’infinito spazio dell’immaginario e il mio intimo interiore. Ad ogni lettura un’inarrestabile curiosità mi ha invitato ad immedesimarmi con i misteriosi personaggi che pullulavano gli scenari incantati e che man mano prendevano vita nell’ineguagliabile estro fiabesco. Da allora il richiamo ad esplorarne gli aspetti più reconditi non ha mai smesso di evocare in me un’accogliente convivialità familiare. Mio padre, cantastorie d’eccezione, mi ha trasmesso la passione per i racconti e le storie di quando era bambino, per la  musica lirica e le favolose trame operistiche. E per questi doni a tutt’oggi, riconoscendo il prezioso valore che mi è stato tramandato, mi sento onorata di essere partecipe ad un’armoniosa architettura creativa. 
La mia opera, tenuta finora nascosta nel cofanetto dei miei sogni, nasce da un invito a me stessa ad alzare il sipario sul palcoscenico della mia natura nell’abbraccio caloroso della scrittura creativa quale voce dell’anima che con le parole dello spirito si sposa. Una voce compagna, fedele e confidente, foriera di una morbida spinta che mi ha permesso di attraversare le barriere del giudizio, della paura, dei dubbi e delle mie resistenze. Quella voce che nel corso del tempo, unita all’amore che ho sempre provato per Madre Natura, mi ha guidato a seguirne le tracce sui sentieri dell’ispirazione e delle esperienze vissute alla scoperta di incantevoli territori e nuovi orizzonti. Esperienze caratterizzate da incontri indimenticabili e da viaggi che mi hanno portato ad inoltrarmi nelle terre della Nuova Zelanda, della Spagna, della  Francia e della Slovenia dove attualmente vivo. Viaggi in un viaggio introspettivo profondamente significativo tessuto da ricordi, emozioni, intuizioni e sottili percezioni che passo dopo passo ho sentito di ricamare con i fili fantasiosi dell’immaginativa fiabesca.


Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

Il mio proposito è quello di offrire una visione di angoli ricreativi con l’intento di far riscoprire il campo dell’immaginario, strumento che ben si presta ad accordarsi al ritmo spontaneo di un cuore fanciullesco spesso celato tra le note assopite di una voce inespressa. Le fiabe non sono rivolte solo ai bambini. Come un pettine passato fra i capelli arruffati dai pensieri condizionanti degli adulti, le fiabe preservano la magica peculiarità di riuscire a districare i nodi di una dimenticata spontaneità e restituire ad ognuno la libertà di espandersi con più naturalezza. Racchiudono storie passate, presenti e future. Raccontarsi attraverso una fiaba può allora trasformarsi  nell’atto  vivifico  di  un  piccolo  seme  venuto  a  sperimentare  il  viaggio  della  vita. Sbucherà impreparato ed inconsapevole incontrando difficoltà tra le intemperie del tempo ma con il tempo ricorderà la sua vera natura. E dopo tanto peregrinare, con infinito stupore, si risveglierà nell’amorevolezza di un fiore e del suo particolare profumo. Distillato della sua unicità intenta a manifestarsi nel frutto di risorse e talenti addormentati.
Secondo la mia visione, e nell’insieme percepito dal mio intimo interiore, la scrittura creativa può rivelarsi ad ognuno di noi come uno strumento evolutivo con il quale permettere ad un non so come dirlo o ad un non so come farlo di manifestarsi senza sforzo e con disinvoltura. Unita al campo dell’immaginazione attiva, la scrittura creativa appare come un’inaspettata porta d’ingresso che si apre alla visione di scenari e personaggi fiabeschi giunti, da un apparente non so da dove, ad adoperarsi per sorprenderci e riscoprire un dialogo interiore forse mai udito prima. Un dialogo che la mia anima mi ha invitato a renderlo visibile attraverso lo scorrere degli eventi e che mi ha inesorabilmente accompagnato durante questa mia avventura.


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Ho sempre amato leggere le fiabe di tutto il mondo in particolare quelle dei fratelli Grimm. Le significative esplorazioni esperienziali di tali narrazioni, proposte secondo il metodo Debailleul-Giacconi dalla Voce delle Fiabe Scuola Italiana Cantastorie, mi hanno fatto da guida nel procedere a rinnovare momenti di ispirazione e rivelazione e nello scoprire l’accesso al regno del Tutto-Possibile.
Clarissa Pinkola Estés è una delle mie autrici preferite. Donne che corrono coi lupi resta a tutt’oggi una delle opere iniziatiche che, come citato nel libro dall’autrice, offre un sapere e una comprensione che aguzzano la vista in modo tale da permetterci di distinguere e di riprendere il sentiero tracciato dalla natura selvaggia. 
Anche le letture di Marie-Lousie von Franz e Carl Gustav Jung hanno saputo offrirmi degli spazi meditativi in cui non ho mai smesso di imparare qualcosa dalla saggezza che continua ad esprimersi nelle fiabe.

 

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