mercoledì 15 aprile 2026

Intervista a Nic Salentin

 




Buonasera, come nasce il libro La panchina giusta?


La Panchina Giusta nasce da un'esigenza personale, profonda. C'è una storia che non volevo dimenticare, e scriverla è stato il modo più onesto per tenerla viva. L'ho scritta nel 2021, quasi di getto. Era troppo bella e troppo importante per ridurla a un ricordo privato. Condividerla è qualcosa di più: è un modo per raccontare cosa succede davvero là fuori, oltre le apparenze, oltre quello che spesso si finge di non vedere. Le panchine, i parchi, la provincia di Treviso sono luoghi reali, vissuti. Il resto lo troverà il lettore tra le righe.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?


L'Amore — anche quello impossibile, quello che non trova spazio nella vita reale ma esiste eccome. La solitudine, quella di chi ama profondamente nel momento sbagliato. E la verità: il coraggio di raccontarsi senza filtri, senza abbellire né condannare. Due persone reali, con le loro contraddizioni, che si incontrano e si riconoscono.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?


Non ho un modello letterario preciso. La mia influenza più grande è la vita stessa. Mi riconosco in chi scrive vicino alla realtà, in una scrittura diretta, senza filtri, capace di arrivare subito. Libri come L'Alchimista e Il Guerriero della Luce di Coelho mi hanno spinto alla ricerca di me stesso — un percorso che non è ancora finito. Ma, più degli scrittori, sono stati i cantautori italiani a formarmi — Fabi, Tiromancino, Radiofiera, Battiato. Per me una bella canzone e un bel racconto nascono dallo stesso posto.

 

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