giovedì 28 maggio 2026

Intervista a Federika Jul e Davide De Lise

 




Buonasera, come nasce il vostro nuovo libro Vicini troppo vicini?

Federika:

“Vicini troppo vicini” nasce dal mio desiderio di raccontare gli incontri imprevedibili della vita e le passioni che si fanno spazio tra i problemi di tutti i giorni. Mi affascina l’idea che un dettaglio banale, come un pianerottolo condiviso o un muro troppo sottile, possa cambiare il destino di due persone. 
È un romanzo sulla rinascita, volevamo ricordare che a 50 anni non si è affatto fuori gioco: a volte è proprio lì che si ricomincia davvero, anche dopo delusioni profonde o relazioni tossiche si può trovare ancora qualcosa di autentico.
Allo stesso tempo, volevo portare sulla carta qualcosa che andasse oltre le parole. Far sentire i profumi, i brividi sulla pelle, le pulsioni. Quello che una IA non potrà mai replicare: l'emozione viscerale e imperfetta dell'umano.”
Davide:
Da parte mia, nasce invece da una stanchezza. Non tanto dalla paura di amare, ma dalla fatica di credere ancora, quando hai visto troppe volte che le parole 'ti amo' non reggono alla prima difficoltà. Dopo che Federika mi ha convinto con questo nuovo progetto, mi sono chiesto:   Cosa succede quando sei esausto di aspettare qualcuna che resti o torni davvero? Nel romanzo il ‘muro’ non è solo quello tra due appartamenti, ma anche quello che costruiamo per paura di soffrire ancora.


Quali sono le tematiche principali del romanzo?

Federika:


L’attrazione che arriva quando meno la desideri, la paura di fidarsi di nuovo, i muri emotivi che costruiamo per proteggerci e che a volte crollano proprio quando pensavamo fossero indistruttibili.
Ma soprattutto il libro pone una domanda semplice e scomoda: stiamo davvero vivendo, oppure ci stiamo accontentando?


Davide:

Il tema centrale è il riconoscimento: quella rara sensazione in cui guardi una persona e capisci che non devi più rincorrere l’amore, ma semplicemente accoglierlo e viverlo. Qualcuno, leggendo le prime pagine, potrebbe comunque intravedere un’ossessione in questa ricerca ma in realtà si tratta di un risveglio emotivo, del bisogno di abbattere i propri muri.  
C’è infatti un’altra tematica fondamentale che mi stava a cuore, ed è il rapporto tra corpo e amore. Il protagonista arriva a un punto in cui è emotivamente bloccato, e lì entra in gioco il neo tantra come strumento di rinascita. Si voleva esplorare come il contatto profondo possa sciogliere ciò che le parole e la mente non riescono nemmeno a raggiungere.


Quali sono i vostri progetti futuri?

Federika:


Davide è una persona che non si ferma mai; ha sempre nuove idee in testa e il vizio di iniziarne anche cinque contemporaneamente. So che porterà a termine tutti i suoi progetti, ma il suo è un ritmo che non ti lascia fiato. Io cerco di fargli da contrappeso: cerco di insegnargli a rallentare, a respirare e a godersi quello che stiamo costruendo. In questo momento la nostra priorità è Vicini troppo vicini: vogliamo vivere ogni emozione che questo libro ci sta regalando, fare presentazioni, interviste, incontrare lettori.
Per il futuro, la direzione è chiara. Abbiamo molti progetti personali che seguiranno la loro strada, ma le idee che abbiamo in comune sono già imbastite e pronte a prendere forma. Torneremo sicuramente con qualcosa di nuovo.

Davide:

In effetti Federika ha descritto perfettamente il mio modo di essere. Ho tantissimi progetti iniziati, idee che aspettano il momento giusto e anche la voglia di sperimentare altri generi letterari.
Sul fronte artistico, c’è un’installazione che mi sta molto a cuore. Il Trono del Parco, una scultura interattiva con pietre di recupero e una corona in ferro, che sarà donata al Parco Le Serre a Grugliasco e invita chiunque passi a fermarsi e a sentirsi re o regina del proprio tempo. In passato avevo donato in Svizzera la Panchina della Pazienza, realizzata nello stesso stile di questo trono.
E in fondo, forse le ho realizzate anche per me stesso, perché sto imparando che fermarsi non è perdere tempo, e che la pazienza non è debolezza.
Se non voglio litigare con la mia coautrice, devo dare più spazio al presente e godermi davvero il percorso anche di Vicini troppo vicini. E forse, per una volta, ha ragione lei.



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