lunedì 8 giugno 2026

Il disconoscimento

 di Giuseppe Gherardelli.

 
 
 



Alla fine dell'ultimo decennio del secolo scorso Chiavari, centro del Tigullio, era già conosciuta come una ridente ed elegante cittadina ligure bagnata dal mare, nota per aver dato i natali ai padri di Nino Bixio,  Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Quest’ultimo  nel 1860 ne aveva addirittura accettato la cittadinanza onoraria.
Era tipica la sua architettura austera e signorile, con continui richiami al medioevo. Tutto ciò era più manifesto lungo le vie del centro con i portici  detti “Carrugi” e le case in pietra. Corso Valparaíso,  cioè il lungomare con le secolari palme, protetto da barriere di scogli, adornato da tipiche fontane colorate, era luogo di passeggio anche nelle giornate invernali. Nei suoi due km di lunghezza era suggestivo scorgere tra le palme in lontananza altri gioielli liguri: Rapallo, Santa Margherita Ligure, Portofino. Nel tramonto spesso il cielo si colorava di rosa, con forti pennellate di arancione.
In un pomeriggio di metà settimana del mese di marzo un giovane alto ed elegante percorreva quel lungomare a passo svelto, zizzagando tra anziani che procedevano lentamente per gustarsi il sole, e tra giovani coppie  preda di dolci sentimenti ispirati da quel panorama. 
Era Simone Pradelli, neo sostituto procuratore presso la locale procura della repubblica, che dalla sua abitazione sul lungomare si stava recando in ufficio, presso il palazzo di giustizia in piazza Mazzini. Questo luogo suggestivo del centro storico, rallegrato la mattina dal vociare del mercato di frutta e verdura, contrastava  con la severità del 7.
Il giovane, che fin dalla più tenera età era vissuto nella  città di Perugia, la cui storia trasudava dall’antica architettura austera, ora nell’ambiente chiavarese ammirava una antichità  fusa  con lo  stupendo paesaggio marino, e faceva  crescere in lui  una forte voglia di vivere e un  piacevole senso di libertà. 
Ogni volta che arrivava nella piazza, Simone alzava gli occhi per ammirare la statua di Mazzini, la cui personalità  lo aveva sempre affascinato, e così fece anche quel pomeriggio,  ma distrattamente. Il suo pensiero   era altrove alle prese con il suo primo caso importante da risolvere, dopo un periodo di uditorato molto frammentario e poco produttivo, trascorso a Imperia. 
Il giovane era originario di La Spezia, dove aveva  vissuto però  per un brevissimo lasso di tempo, fin quando la sua famiglia si era trasferita a Perugia. 

 

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giovedì 4 giugno 2026

Intervista a Manuela Calì

 



Buongiorno, come nasce il libro Il fantastico mondo di Liam?

Il fantastico mondo di Liam nasce dalla vita vera.
Per anni ho annotato ricordi, emozioni, difficoltà, conquiste e piccoli grandi momenti vissuti accanto a mio figlio Liam. A un certo punto ho sentito il bisogno di trasformare tutto questo in un libro, non solo per raccontare la sua storia, ma anche per dare voce a tante famiglie che affrontano percorsi simili.
Attraverso questo libro ho voluto raccontare Liam per quello che è: un ragazzo con i suoi sogni, le sue fragilità, le sue passioni e una straordinaria capacità di rialzarsi ogni volta. Ho cercato di raccontare il suo mondo con sincerità, amore e autenticità, mostrando che dietro ogni diagnosi c'è prima di tutto una persona.
Più che un libro, è una testimonianza di vita, resilienza e speranza. Un invito a guardare oltre le etichette e a scoprire la ricchezza che si nasconde nelle differenze.


Quali sono le tematiche principale dell’opera?

Le tematiche principali del libro sono la diversità, la resilienza, la crescita personale e la forza dell'amore familiare.
Attraverso la storia di Liam vengono affrontati temi come i disturbi dell'apprendimento e del linguaggio, il percorso legato alle diagnosi, le difficoltà scolastiche, il bisogno di essere compresi e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
Il libro racconta anche la solitudine e le paure che spesso vivono i genitori quando si trovano ad affrontare un percorso che non avevano immaginato, tra dubbi, ricerca di risposte e la necessità di imparare a guardare il proprio figlio con occhi nuovi.
Accanto alle difficoltà trovano spazio anche lo sport, l'amicizia, i sogni, l'autonomia e tutte quelle persone che, nel momento giusto, hanno saputo fare la differenza. Perché questa non è solo una storia di fragilità, ma soprattutto una storia di crescita, determinazione e fiducia nelle proprie capacità.
È la storia di Liam, ma è anche una storia che parla di accoglienza, di speranza e della capacità di vedere la persona prima della diagnosi.

 
A chi è rivolto il libro?

Anche se nasce dall'esperienza di Liam e della nostra famiglia, questo libro è rivolto a un pubblico molto ampio.
Può parlare ai genitori che stanno affrontando un percorso simile, agli insegnanti, agli educatori e ai professionisti che lavorano con bambini e ragazzi con bisogni particolari. Ma può essere letto anche da chi semplicemente ama le storie vere e autentiche.
Credo che chiunque, almeno una volta nella vita, si sia sentito diverso, incompreso o fuori posto possa ritrovare qualcosa di sé tra queste pagine.
Più che un libro sulle diagnosi, è un libro sulle persone, sui sogni, sulle difficoltà e sulla forza che possiamo trovare dentro di noi e negli altri. Liam ci insegna che ognuno ha i propri tempi, il proprio modo di imparare e il proprio modo di brillare.
Per questo motivo spero possa arrivare al cuore di molti lettori, indipendentemente dalla loro età o dalla loro storia personale.

 

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mercoledì 3 giugno 2026

Intervista a Eleonora Magni

 



Buongiorno, come nasce il libro Rosa Intenso?

Buongiorno a voi e grazie. Si dice che sempre meno persone trovino il tempo e la voglia di leggere. Con Rosa Intenso ho voluto creare qualcosa che fosse accessibile a tutti, senza rinunciare allo spessore dei temi trattati. Le scene nascono in parte dal vissuto personale e in parte da quello collettivo, in particolare per quanto riguarda la vulnerabilità femminile. Prima di mettermi alla prova nella scrittura, ho sperimentato il teatro: un’esperienza memorabile per imparare a calarsi in un personaggio. Da lì ho capito che volevo mettere nero su bianco le mie idee. Spero che le provocazioni lanciate da Rosa Intenso permettano ai lettori e alle lettrici di immedesimarsi in Aurora, la protagonista, e di desiderare maggiore protezione e giustizia per tutte le nostre Aurore.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Rosa Intenso parla di senso di inadeguatezza, di stereotipi e di comportamenti tossici spesso ritenuti socialmente accettabili. Parla della generazione Millennial ma, soprattutto, di educazione alla non violenza. Rosa Intenso è una storia di rinascita che alterna sarcasmo e dolore per raccontare realtà che appartengono alla cronaca e alla vita quotidiana.
 


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Sicuramente Anton Čechov, per il suo sapore agrodolce e per la sua capacità di rendere ogni dettaglio funzionale alla narrazione. Poi sono un’amante degli antieroi e stimo in particolar modo Niccolò Ammaniti ed Elena Ferrante per la vividezza con cui ritraggono i conflitti dei loro personaggi. Infine, sono anche un’estimatrice della cultura pop e metto Zerocalcare tra le fonti di ispirazione per la sua capacità di esprimere significati profondi attraverso il linguaggio comune.


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giovedì 28 maggio 2026

Intervista a Federika Jul e Davide De Lise

 




Buonasera, come nasce il vostro nuovo libro Vicini troppo vicini?

Federika:

“Vicini troppo vicini” nasce dal mio desiderio di raccontare gli incontri imprevedibili della vita e le passioni che si fanno spazio tra i problemi di tutti i giorni. Mi affascina l’idea che un dettaglio banale, come un pianerottolo condiviso o un muro troppo sottile, possa cambiare il destino di due persone. 
È un romanzo sulla rinascita, volevamo ricordare che a 50 anni non si è affatto fuori gioco: a volte è proprio lì che si ricomincia davvero, anche dopo delusioni profonde o relazioni tossiche si può trovare ancora qualcosa di autentico.
Allo stesso tempo, volevo portare sulla carta qualcosa che andasse oltre le parole. Far sentire i profumi, i brividi sulla pelle, le pulsioni. Quello che una IA non potrà mai replicare: l'emozione viscerale e imperfetta dell'umano.”
Davide:
Da parte mia, nasce invece da una stanchezza. Non tanto dalla paura di amare, ma dalla fatica di credere ancora, quando hai visto troppe volte che le parole 'ti amo' non reggono alla prima difficoltà. Dopo che Federika mi ha convinto con questo nuovo progetto, mi sono chiesto:   Cosa succede quando sei esausto di aspettare qualcuna che resti o torni davvero? Nel romanzo il ‘muro’ non è solo quello tra due appartamenti, ma anche quello che costruiamo per paura di soffrire ancora.


Quali sono le tematiche principali del romanzo?

Federika:


L’attrazione che arriva quando meno la desideri, la paura di fidarsi di nuovo, i muri emotivi che costruiamo per proteggerci e che a volte crollano proprio quando pensavamo fossero indistruttibili.
Ma soprattutto il libro pone una domanda semplice e scomoda: stiamo davvero vivendo, oppure ci stiamo accontentando?


Davide:

Il tema centrale è il riconoscimento: quella rara sensazione in cui guardi una persona e capisci che non devi più rincorrere l’amore, ma semplicemente accoglierlo e viverlo. Qualcuno, leggendo le prime pagine, potrebbe comunque intravedere un’ossessione in questa ricerca ma in realtà si tratta di un risveglio emotivo, del bisogno di abbattere i propri muri.  
C’è infatti un’altra tematica fondamentale che mi stava a cuore, ed è il rapporto tra corpo e amore. Il protagonista arriva a un punto in cui è emotivamente bloccato, e lì entra in gioco il neo tantra come strumento di rinascita. Si voleva esplorare come il contatto profondo possa sciogliere ciò che le parole e la mente non riescono nemmeno a raggiungere.


Quali sono i vostri progetti futuri?

Federika:


Davide è una persona che non si ferma mai; ha sempre nuove idee in testa e il vizio di iniziarne anche cinque contemporaneamente. So che porterà a termine tutti i suoi progetti, ma il suo è un ritmo che non ti lascia fiato. Io cerco di fargli da contrappeso: cerco di insegnargli a rallentare, a respirare e a godersi quello che stiamo costruendo. In questo momento la nostra priorità è Vicini troppo vicini: vogliamo vivere ogni emozione che questo libro ci sta regalando, fare presentazioni, interviste, incontrare lettori.
Per il futuro, la direzione è chiara. Abbiamo molti progetti personali che seguiranno la loro strada, ma le idee che abbiamo in comune sono già imbastite e pronte a prendere forma. Torneremo sicuramente con qualcosa di nuovo.

Davide:

In effetti Federika ha descritto perfettamente il mio modo di essere. Ho tantissimi progetti iniziati, idee che aspettano il momento giusto e anche la voglia di sperimentare altri generi letterari.
Sul fronte artistico, c’è un’installazione che mi sta molto a cuore. Il Trono del Parco, una scultura interattiva con pietre di recupero e una corona in ferro, che sarà donata al Parco Le Serre a Grugliasco e invita chiunque passi a fermarsi e a sentirsi re o regina del proprio tempo. In passato avevo donato in Svizzera la Panchina della Pazienza, realizzata nello stesso stile di questo trono.
E in fondo, forse le ho realizzate anche per me stesso, perché sto imparando che fermarsi non è perdere tempo, e che la pazienza non è debolezza.
Se non voglio litigare con la mia coautrice, devo dare più spazio al presente e godermi davvero il percorso anche di Vicini troppo vicini. E forse, per una volta, ha ragione lei.



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lunedì 25 maggio 2026

Assenze

 di Bianca Nannini.

 

 


 

 

 

 

Ascoltavo la musica dei 45 giri che caricavo sul giradischi arancione, seduta su un grande tappeto morbido e colorato. 
Qua e là, libri di favole sparsi. 
Quando ero piccola non sapevo cosa mancava. 
Ma mancava. 
Era un’assenza che prendeva spazio, come un mobile troppo grande in una stanza stretta. 
Stava lì, senza nome, e ci giravamo attorno. 
Ognuno a modo suo. 
C’era chi alzava la voce, chi taceva, chi rideva troppo, chi si allontanava.
Nel letto, la sera, mi arrivavano immagini di cose grandi, giganti che mi sovrastavano e mi spaventavano. 
Poi passavano.
Sognavo stanze inondate d’acqua, ma continuavo a respirare. 
Sognavo scale che salivano in alto, senza fine.
Poi mi sono accorta che scrivere mette ordine.
Raccontare era un modo per dire: “Ecco, adesso so dove metterti”. 
Allora ho iniziato a dare nomi alle assenze.
Alcune erano fatte di paura. 
Alcune di prepotenza. 
Altre ancora di parole mai dette. 
Ma quando le scrivevo, diventavano piccole. 
E io, un po’ più grande.
E quella musica, quei libri, sono ancora sparsi qua e là.

 

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giovedì 21 maggio 2026

L’alfabeto dell’anima

 di Stefano Lazzari.

 

 


 

 

 


A     l’Amor sospiroso e spiritoso

Da  sempre  apre  sue  porte  a  dolcezza,
Agli  ineffabili  effluvi  di  Primavera
Che  nell’anima  irrompono,  in  sua  interezza;
Non  fa  distinzione  fra  giorno  e  sera,
Brio  e  colori  son  sua  eterna  brezza;
Non  c’è  luogo  per  dolenti  note,
Gelosia,  invidia  e  rancore,  a  sua  Bellezza
Non  sono  ammesse,  al  suo  volto  ignote:
Perché  esse  non  guastino  armonia
Al  sentimento  più  bello  che  ci  sia.




B     la  Bellezza

La  Bellezza… solo  gli  esteti  superficiali
La  dipingono  di  leggerezza:
Ma  è  densa  e  pesante,  la  Bellezza,
Senza  scampo  tiranneggia
I  tempi  e  gli  spazi  nostri,
Non  cedendo  mai  campo
Ad  altro,  altro  che  davvero  non  sia
Docilmente  riconducibile  a  sé.
È  così,  dolce  e  terribile…




C    il  Canto,  la  Musica

Nell’aria  leggera  si  libra
E  di  sé  intride  anima  e  salda  roccia
In  ogni  respiro  di  natura  vibra
Come  arcanica  magia  da  poche  note  sboccia
Il  Canto,  da  anonimo  grigio  rigo,
E  da  lì,  materia  inerte,  sorge  l’intrigo:
La  Musica  immortale,  che  ognuno  allieta
Nel  mondo  vola  senza  meta,
Eppure  tenendo  dietro  ad  un  progetto:
Recar  conforto  e  gioia  sotto  ogni  tetto.




Inno alle Muse

Rivoli di rime per le Muse                  
Che certo ad esse saran aduse;         
Si librano, volo alfabetico                  
Che della prima appaia epico:           
Calliope, di Iliade e Odissea,             
Mitica emozione sempre crea;            
Clio, lo sguardo su eterna storia,       
Le gesta, le fortune e lor gloria;         
Erato, lampi d’amor su ogni vita      
Come potrebbe, non esser gradita?    
Euterpe, lirica suprema vetta,
A lei infiniti sospiri ognuno detta;

Melpomene, tragica sorte dipinge,
Ma non da morte suo verso attinge;
Polimnia, inni sacri lei canta,
Divina ispirazione, rimanda;
Talia, giocosa tenzone ispira,
All’umano diletto essa mira;
Tersicore, passo di danza mima
E note di lira, fan con essa rima;
Urania, ogni stella è sua meta
Luce celeste, ogni cuor allieta.

(inedito) 

 


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sabato 16 maggio 2026

Intervista a Roveno Valorosi

 




Buonasera, come nasce il saggio L’Umbria e il duello?

Nasce da due grandi passioni: la storia e la scherma rinascimentale, disciplina che studio e pratico. Il saggio nasce dall’incontro di questi due interessi e cerca di rendere più accessibili temi complessi con un intento divulgativo, evitando gli stereotipi legati al duello cavalleresco. L’idea è stata anche quella di presentare l’Umbria sotto una luce differente e di scoprire un itinerario tra luoghi e personaggi che sono legati alla storia locale ma che si riflettono nella dimensione più ampia della cultura dell’onore. 
Ho lasciato parlare quasi sempre le fonti: cronache, resoconti, missive, manuali rinascimentali di scherma e testi giuridici in modo da cercare di presentare un’analisi generale dei costumi dei gentiluomini dell’epoca.


 

Quali sono i duelli celebri che hai analizzato nel libro?

Ce ne sono diversi: alcuni appena accennati, altri descritti più nel dettaglio, altri ancora che non si sono svolti… ma sicuramente il primo fra tutti - ma che nel saggio arriva oltre la metà - è quello che vediamo anche in copertina con protagonista Ascanio della Corgna. 
Però non si parla solo di duelli, ma anche di giostre, tornei, risse e persino di agguati fatti da personaggi insospettabili. 

 


A chi si rivolge il libro?

Io l’ho scritto perché sia fruibile a tutti. Chiaramente gli appassionati di scherma e storia locale saranno i più interessati, ma il saggio è pensato per poter essere letto anche dai curiosi. I capitoli sono brevi e parlano della difesa dell’onore attraverso le parole dei protagonisti: uomini d’arme, giuristi, maestri di scherma. 
Il saggio attraversa tre secoli e cita numerose situazioni e personaggi. Per questo, attraverso le note, ho cercato di orientare il lettore meno esperto nei contesti storico-culturali a cui si fa riferimento.  L’obiettivo principale è quello di gettare uno sguardo sulla mentalità di chi si trovava costretto dalle convenzioni sociali a dover difendere pubblicamente il proprio onore. Per noi contemporanei questo è un aspetto estraneo, a tratti persino incomprensibile. Il rischio è che, nell’immaginario collettivo, il duello si esaurisca nella spettacolarità di una scena cinematografica o nella banalizzazione di una descrizione sanguinolenta. Invece, il fine del saggio è quello di contestualizzare un aspetto culturale della nobiltà di spada. 

 

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