lunedì 27 aprile 2026

Intervista ad Egidio Burnelli

 





Buonasera, come nasce il libro Diario di un ubriacone perverso?

Il libro nasce per cercare di fare qualcosa di nuovo. Volevo cimentarmi con un genere letterario che non avevo mai toccato. Dopo aver scritto poesie, saggi, raccolte di racconti e due romanzi Horror e Thriller; volevo esplorare un nuovo genere che mi permettesse comunque di trattare tematiche spinte ed eccessive. 
Da questo presupposto nasce “Diario di un ubriacone perverso” che è ha tutti gli effetti un romanzo erotico. Comunque sia, ho cercato ti trattare il genere erotico alla mia maniera; ossia in modo dissacrante, sfrenato ed esagerato.


Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

 
Le tematiche dell’opera sono, sostanzialmente, le esperienze sessuali del protagonista. Il testo è un diario, che può sembrare privato, ma che in realtà è spudoratamente fatto per essere letto da estranei. Nelle pagine il protagonista racconta le sue avventure sessuali, partendo dalla perdita della verginità, per poi andare a trattare le pratiche meno comuni ed infine arrivare a trattare le esperienze più estreme. 
Il libro non è diviso per date, ma per pratiche ed eventi. Non c’è un racconto cronologico, come un diario classico. Qui vengono raccontate posizioni e perversioni dividendole esclusivamente per tema.


 
Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato questo tuo nuovo libro?

Si può dire che sostanzialmente io non abbia mai letto un romanzo erotico. Come detto sopra, l’opera nasce per un mio mero vezzo. Volevo solamente aprirmi ad un genere nuovo, poco letto e poco trattato. Infatti, in qualche raccolta precedente ho inserito racconti espliciti, con forti richiami al sesso. 
Però, se devo dire un autore a cui ho pensato mentre stendevo il mio libro, non posso non citare Bukowski. Lo scrittore statunitense è uno dei miei preferiti e molti suoi racconti sono spinti ed espliciti; cosa che sicuramente sono le esperienze trattate in “Diario di un ubriacone perverso”.

 

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giovedì 23 aprile 2026

Intervista a Roberto Silvio De Pascale

 




Buongiorno, come nasce il libro La sentinella piazzata fuori dal mio cuore?

Il libro nasce su appunti ritrovati che avevo scritto quando avevo 18 anni. Mi sono serviti per realizzare il primo capitolo da cui poi è nata la storia che forse avevo dentro di me da sempre.


 

Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

È un'opera dove voglio che il lettore possa viaggiare insieme al protagonista scoprire con lui posti che forse non conosce, ristoranti, hotel. Ma la tematica principale è l’amore tema oggi molto dibattuto. Cerco di spiegare che l’amore non si cerca, non va desiderato, ma capita quanto meno te lo aspetti e devi essere bravo a tenertelo stretto. E l’amicizia che è un valore insieme all’amore oggi quasi scomparso. Cerco invece di costruire intorno ai protagonisti Bianca e Rudolph una famiglia di amici sempre presenti in ogni momento importante della loro vita
 
 

Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Leggo tantissimi scrittori giapponesi e coreani tra i tanti posso citare Murakami.
Il loro linguaggio e modo di raccontare sicuramente ha influenzato il mio modo di raccontare.
Per chiudere posso dire che sia un libro per tutti, non richiede particolari preferenze o attitudini, perché è una storia che tutti possono vivere.


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martedì 21 aprile 2026

L’uomo galleggiante

 di Giulio Togni.

 

 


 

 

 

 

Quella che mi accingo a narrare è la vera ed incredibile storia di una delle grandi leggende del nuoto mondiale. Trattasi, infatti, di un uomo che dominò la scena natatoria planetaria per almeno due decenni, conquistando ori olimpici a palate nonché innumerevoli titoli iridati con numerosi record tutt’ora imbattuti.
Tutto ciò accadde sulle gare di media e lunga distanza, in piscina così come in acque libere ossia in mare, nei fiumi e nei laghi.
Per le sue immense doti natatorie costui fu definito dalla stampa sportiva “L’uomo galleggiante”…..
Raccontano che questo abilissimo nuotatore abbia, probabilmente, imparato prima a nuotare e dopo a camminare. Tale storia è naturalmente una leggenda ma, potrebbe non essere lontana dal vero.
Thulpe nacque a Roma nel secolo scorso, da padre aristocratico e celebre diplomatico australiano presso la Santa Sede: Sir Archibald Robert Thulpe.
Sua madre, invece, bellissima donna, fu una nuotatrice professionista italiana, vincitrice di molti titoli mondiali nello stile libero.
Il padre Sir Archibald aveva sempre amato molto il nuoto e le belle nuotatrici…. 
Da giovane dimostrò tutto il suo coraggio cimentandosi nella ardua traversata a nuoto del Canale della Manica che riuscì a portare a termine, sebbene dopo innumerevoli tentativi infruttuosi, dimostrando così una tempra ed una forza di volontà senza pari.
Ian crebbe, quindi, in un ambiente familiare totalmente dedicato al nuoto. Non appena venne alla luce si dice che suo padre lo gettò immediatamente in piscina urlandogli: “O galleggi o affoghi”…..
Il piccoletto, qual novello Ercole, a poche ore dalla nascita già galleggiava e, incredibilmente, pare che muovesse pure gambette e braccine per nuotare…..
Si capì subito che Ian sarebbe diventato un nuotatore formidabile ed impareggiabile!
Crescendo Ian osservava sempre la madre nuotare e vincere molte gare internazionali e naturalmente finì subito per ammirarla. Così il piccolo iniziò a frequentare la piscina ove macinava sempre più chilometri su chilometri, senza apparente sforzo. Pareva non provare mai la fatica.
Il crawl era il suo stile preferito e ben presto si dedicò solo ad esso, tralasciando tutti gli altri stili che trovava stupidi e noiosi. Si specializzò nella bracciata a stile libero.
Il crawl gli riusciva a meraviglia. La parola significa “scivolare, e difatti Ian scivolava sull’acqua con sempre maggiore maestria e potenza.
Arrivarono così le sue prime gare ufficiali da Juniores ove già non ebbe alcun rivale sulle lunghe distanze.
Dalle competizioni locali passò man mano a quelle internazionali ma il risultato era sempre lo stesso: Thulpe si fumava tutti gli avversari!
Quando entrava in vasca lui non ce n’era per nessuno. La sua supremazia in acqua dagli 800 metri ai 10 chilometri era assoluta e durò per ben venti anni di seguito. Non si contavano più neanche gli innumerevoli record del mondo che Ian ogni volta frantumava. 
Era davvero il Re indiscusso del Crawl……
Si avvicendarono diverse generazioni di nuovi nuotatori molto talentuosi e promettenti ma, clamorosamente, tutte facevano un baffo a Ian Thulpe poiché “l’uomo galleggiante” continuava imperterrito a vincere e a dominare il panorama natatorio planetario, nonostante iniziasse un poco ad invecchiare e ad accusare lievemente il tempo che passava inesorabile!



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mercoledì 15 aprile 2026

Intervista a Nic Salentin

 




Buonasera, come nasce il libro La panchina giusta?


La Panchina Giusta nasce da un'esigenza personale, profonda. C'è una storia che non volevo dimenticare, e scriverla è stato il modo più onesto per tenerla viva. L'ho scritta nel 2021, quasi di getto. Era troppo bella e troppo importante per ridurla a un ricordo privato. Condividerla è qualcosa di più: è un modo per raccontare cosa succede davvero là fuori, oltre le apparenze, oltre quello che spesso si finge di non vedere. Le panchine, i parchi, la provincia di Treviso sono luoghi reali, vissuti. Il resto lo troverà il lettore tra le righe.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?


L'Amore — anche quello impossibile, quello che non trova spazio nella vita reale ma esiste eccome. La solitudine, quella di chi ama profondamente nel momento sbagliato. E la verità: il coraggio di raccontarsi senza filtri, senza abbellire né condannare. Due persone reali, con le loro contraddizioni, che si incontrano e si riconoscono.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?


Non ho un modello letterario preciso. La mia influenza più grande è la vita stessa. Mi riconosco in chi scrive vicino alla realtà, in una scrittura diretta, senza filtri, capace di arrivare subito. Libri come L'Alchimista e Il Guerriero della Luce di Coelho mi hanno spinto alla ricerca di me stesso — un percorso che non è ancora finito. Ma, più degli scrittori, sono stati i cantautori italiani a formarmi — Fabi, Tiromancino, Radiofiera, Battiato. Per me una bella canzone e un bel racconto nascono dallo stesso posto.

 

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lunedì 13 aprile 2026

Intervista ad Anna Pegani

 



Buonasera, come nasce il libro C’era una volta Mrs Me?

Fin da bambina sono stata accompagnata da mia madre ad immergermi nel fantastico mondo delle fiabe, un incontro per me davvero molto speciale con l’infinito spazio dell’immaginario e il mio intimo interiore. Ad ogni lettura un’inarrestabile curiosità mi ha invitato ad immedesimarmi con i misteriosi personaggi che pullulavano gli scenari incantati e che man mano prendevano vita nell’ineguagliabile estro fiabesco. Da allora il richiamo ad esplorarne gli aspetti più reconditi non ha mai smesso di evocare in me un’accogliente convivialità familiare. Mio padre, cantastorie d’eccezione, mi ha trasmesso la passione per i racconti e le storie di quando era bambino, per la  musica lirica e le favolose trame operistiche. E per questi doni a tutt’oggi, riconoscendo il prezioso valore che mi è stato tramandato, mi sento onorata di essere partecipe ad un’armoniosa architettura creativa. 
La mia opera, tenuta finora nascosta nel cofanetto dei miei sogni, nasce da un invito a me stessa ad alzare il sipario sul palcoscenico della mia natura nell’abbraccio caloroso della scrittura creativa quale voce dell’anima che con le parole dello spirito si sposa. Una voce compagna, fedele e confidente, foriera di una morbida spinta che mi ha permesso di attraversare le barriere del giudizio, della paura, dei dubbi e delle mie resistenze. Quella voce che nel corso del tempo, unita all’amore che ho sempre provato per Madre Natura, mi ha guidato a seguirne le tracce sui sentieri dell’ispirazione e delle esperienze vissute alla scoperta di incantevoli territori e nuovi orizzonti. Esperienze caratterizzate da incontri indimenticabili e da viaggi che mi hanno portato ad inoltrarmi nelle terre della Nuova Zelanda, della Spagna, della  Francia e della Slovenia dove attualmente vivo. Viaggi in un viaggio introspettivo profondamente significativo tessuto da ricordi, emozioni, intuizioni e sottili percezioni che passo dopo passo ho sentito di ricamare con i fili fantasiosi dell’immaginativa fiabesca.


Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

Il mio proposito è quello di offrire una visione di angoli ricreativi con l’intento di far riscoprire il campo dell’immaginario, strumento che ben si presta ad accordarsi al ritmo spontaneo di un cuore fanciullesco spesso celato tra le note assopite di una voce inespressa. Le fiabe non sono rivolte solo ai bambini. Come un pettine passato fra i capelli arruffati dai pensieri condizionanti degli adulti, le fiabe preservano la magica peculiarità di riuscire a districare i nodi di una dimenticata spontaneità e restituire ad ognuno la libertà di espandersi con più naturalezza. Racchiudono storie passate, presenti e future. Raccontarsi attraverso una fiaba può allora trasformarsi  nell’atto  vivifico  di  un  piccolo  seme  venuto  a  sperimentare  il  viaggio  della  vita. Sbucherà impreparato ed inconsapevole incontrando difficoltà tra le intemperie del tempo ma con il tempo ricorderà la sua vera natura. E dopo tanto peregrinare, con infinito stupore, si risveglierà nell’amorevolezza di un fiore e del suo particolare profumo. Distillato della sua unicità intenta a manifestarsi nel frutto di risorse e talenti addormentati.
Secondo la mia visione, e nell’insieme percepito dal mio intimo interiore, la scrittura creativa può rivelarsi ad ognuno di noi come uno strumento evolutivo con il quale permettere ad un non so come dirlo o ad un non so come farlo di manifestarsi senza sforzo e con disinvoltura. Unita al campo dell’immaginazione attiva, la scrittura creativa appare come un’inaspettata porta d’ingresso che si apre alla visione di scenari e personaggi fiabeschi giunti, da un apparente non so da dove, ad adoperarsi per sorprenderci e riscoprire un dialogo interiore forse mai udito prima. Un dialogo che la mia anima mi ha invitato a renderlo visibile attraverso lo scorrere degli eventi e che mi ha inesorabilmente accompagnato durante questa mia avventura.


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Ho sempre amato leggere le fiabe di tutto il mondo in particolare quelle dei fratelli Grimm. Le significative esplorazioni esperienziali di tali narrazioni, proposte secondo il metodo Debailleul-Giacconi dalla Voce delle Fiabe Scuola Italiana Cantastorie, mi hanno fatto da guida nel procedere a rinnovare momenti di ispirazione e rivelazione e nello scoprire l’accesso al regno del Tutto-Possibile.
Clarissa Pinkola Estés è una delle mie autrici preferite. Donne che corrono coi lupi resta a tutt’oggi una delle opere iniziatiche che, come citato nel libro dall’autrice, offre un sapere e una comprensione che aguzzano la vista in modo tale da permetterci di distinguere e di riprendere il sentiero tracciato dalla natura selvaggia. 
Anche le letture di Marie-Lousie von Franz e Carl Gustav Jung hanno saputo offrirmi degli spazi meditativi in cui non ho mai smesso di imparare qualcosa dalla saggezza che continua ad esprimersi nelle fiabe.

 

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sabato 11 aprile 2026

Alghesiras (Algeciras)

 di Giuseppe Riotto.

 



 

 

Il professore di filosofia Giovanni Bottega si alza dal letto con fatica, odia la sveglia, qualche mattina la schiaccia sotto i piedi, o peggio ancora la butta dalla finestra, con il rischio di colpire in testa qualche passante, meglio evitare, pensa. Con gli occhi socchiusi attraversa il corridoio, entra in cucina e prepara la moka, nell’attesa che sale il caffè, si siede. Cazzo, la sera devo andare a letto prima, al massimo entro la mezzanotte. La notte divora romanzi su romanzi, ama leggere di notte, ama i classici. “La montagna incantata” l’ha riletto dopo vent’anni. Il capolavoro di Mann, l’ha divorato in tre notti. Beve lentamente il suo caffè, gode quando lo sorseggia, il retrogusto è importante. Apre la finestra, dà fuoco al sigaro, e guarda fuori, nebbia, pioggia, due, tre tiri, richiude la finestra. La pianura padana mi deprime, ha pensato.
Entra in bagno, lava i denti, si guarda allo specchio. Il professore di filosofia è ancora affascinante: capelli corti brizzolati, occhi marroni scuri molto espressivi, barba corta con pochi peli bianchi. Vanitoso quanto basta, si piace ancora il professore, essere bello e affascinante a sessantacinque anni, mica male si sussurra guardandosi allo specchio, infine un po’ di cera nei capelli, infine guarda l’orologio.
Ultimo anno scolastico, anzi, solo sei mesi, e poi si va in pensione, pensa, mentre indossa una giacca di velluto blu notte. Chiude a chiave la porta di casa, scende le scale, tira su la saracinesca del garage, gira la chiave di accensione della sua Pallas Citroen verde scuro, e via con lo “squalo” verso il liceo classico più importante della Città: il “Romagnosi”
Alcuni colleghi lo temono, i suoi alunni lo amano. Il professore di filosofia Giovanni Bottega attraversa il corridoio della scuola, con alcuni colleghi intrattiene rapporti puramente formali, con altri che ritiene molto intelligenti ed acculturati intrattiene rapporti intellettuali. Con i primi chiacchiera; con i secondi parla e si confronta.
Gli alunni lo definiscono il Socrate degli anni moderni. Il professore non vuole insegnare agli alunni, ma fa tutto il possibile per aiutarli a partorire la loro verità. Il bambino viene portato alla luce dalla levatrice, Socrate portava alla luce piccole verità dal discepolo. La maieutica non è l’arte di insegnare ma l’arte di aiutare. La verità è un sapere dell’anima. La verità non può essere insegnata.
Il professore di filosofia Giovanni Bottega non inculca le proprie idee agli alunni, ma fa di tutto per far partorire ad ognuno la propria verità.
Ama il dubbio il professore, il dubbio è tutto. Il dubbio è intelligenza. I mediocri non hanno dubbi, ecco perché sono presuntuosi, dice.
Dubium sapientiae initium. Il dubbio è l’inizio della conoscenza, diceva bene Cartesio.
Quando fa meno freddo, e c’è il sole, gli alunni, il professore li porta al fiume. Odia le aule, loculi senza luce, l’uomo deve stare a contatto con la natura, mica deve vivere di cemento, di traffico, di smog, di telefonini, di gente che corre per le strade, sui marciapiedi, sulla tangenziale. Gente che corre per andare al lavoro, gente che ritorna correndo, mangia qualcosa al volo correndo, vomita ignoranza correndo.



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martedì 7 aprile 2026

Intervista a Fabrizio Lelli

 



Buonasera, come nasce il libro Miserie e Miraggi?


Buonasera. La gran parte delle composizioni di questa raccolta furono scritte negli anni 80, quando ero poco più che ventenne. Il titolo della raccolta, postumo alle poesie, è la condensazione estrema di un tempo dell'anima che fu fortemente inquieto, caratterizzato da tensioni spirituali catartiche alternate da smarrimenti della volontà verso forme sensuali torbide e di estrema raffinatezza. Questo, se vogliamo, è stato il leitmotiv della mia navigazione giovanile. 



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?


Nelle poesie di quel tempo ritrovo un costante invocare, sicuramente ingenuo però anche fortemente sincero, alcuni degli antichi Dèi mediterranei, che di volta in volta  sublimano tutte le ascesi e tutte le cadute, le follie dell’ebrezza e le nostalgie dell’infinito atemporale. Il divino quindi gioca con le nostre vite, versando a suo piacere i semi dell’estasi o della disperazione. 


 
Ci sono scrittori che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua poesia?


All’epoca della gran parte di questi scritti, prediligevo la poetica tardo romantica e decadente con particolare passione verso Baudelaire, Poe, Gautier, Mallarmè e D’annunzio, citando soltanto i più noti. L’influenza di questi grandi autori ha avuto sicuramente un forte riverbero nei miei modesti scritti. Trascorso quel periodo però ho sentito fortemente il bisogno di tornare ai classici dell’epica e della filosofia greca e romana e allo studio della religione indoeuropea in tutte le sue declinazioni. Sono fortemente legato difatti anche alle saghe nordiche, agli Dèi e agli eroi di quei popoli.


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