Buongiorno, come nasce il tuo nuovo libro Dal Golem all’Intelligenza artificiale?
Da due esigenze. La prima, la più banale ed esistenziale, è quella di continuare a mantenere integre le proprie capacità cerebrali in un ambiente per nulla facile, dove ogni giorno devo fare i conti con una pesante forma di invalidità, mia e quella degli altri ospiti. Scrivere diventa, allora, una forma di igiene mentale. Da consigliare a tutti.
La seconda fa riferimento alla mia incapacità di rifiutare la modernità e le sue pratiche. Da liceale collaboravo alla realizzazione del menabò del giornale scolastico. Da laureato conseguivo il diploma di dattilografo commerciale. Da docente ero uno dei pochi ad avere una macchina elettrica o tentare di fare lezione con PowerPoint. E così via. Ancora oggi vengo accusato di essere troppo “moderno” per un un minimo di frequentazione dei motori di ricerca, per l’iscrizione a qualche social, per la lettura di testi informatizzati, mentre molti, troppi, si chiudono a palla difronte all’IA, temendone l’invasività, l’intrusione in tutti gli aspetti della vita quotidiana, o addirittura il dominio.
Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?
Con questa mia ultima opera, una raccolta di racconti, ho voluto dimostrare che l’IA non è un’entità metafisica totalizzante (ma potrebbe anche diventarlo), è una tecnica dalla potenza e possibilità sconvolgenti. Legge ed analizza milioni di pagine, seleziona risposte, propone itinerari, porge le sue risposte offrendo toni personalizzati. Volendo, scriverebbe per te il romanzo della tua vita o da Premio Nobel. Peccato che alla fine sia monocorde e molto riconoscibile ogni qual volta viene “spacciato” in pubblico.
Perciò ho voluto confrontarmi con l’IA chiedendole dei racconti, rielaborandoli e giustapponendovene alcuni dei miei. In realtà le commistioni sono state parecchie più d’una. Quello che voleva essere un esercizio di stile, è diventato un’esperienza dialettica. Le tematiche sono quelle più tipiche dell’esperienza interpersonale, dell’etica sociale, del rapporto uomo – donna, della distopia, del viaggio nel tempo (un po’ meno della fantascienza, un po’ più visione sciamanica).
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Mi piacerebbe poter aiutare gli altri ospiti della struttura in cui risiedo a scrivere una loro biografia. Sarebbe anche terapeutico. Non poche biografie sono scappate dai cassetti e hanno rivelato un valore anche letterario. Forse mi eserciterò anche io in tal senso.
Da parte ho una piccola raccolta di versi, ma l’espressione lirica non mi gratifica più di tanto.
Un romanzo? Un amico, uno dei pochi rimastomi, vorrebbe che mi dedicassi alla narrazione storica. Demistificare uno di quei falsi miti di cui è cosparsa la nostra storia patria negli ultimi centocinquanta anni. Sarebbe un ritorno a quella storia del Risorgimento che mi ha permesso, molto più giovane, di acquisire disciplina intellettuale e metodo di studio. Ne ho fatto un accenno in questo libro a proposito di Garibaldi e di un giovane umbro.
https://midgard.it/product/gianluca-ricci-dalgolem-allintelligenza-artificiale/
(Disponibile sul nostro sito. Nei prossimi giorni sarà ordinabile anche su IBS, Amazon, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)
.jpg)


.jpg)
.jpg)
.jpg)
