venerdì 9 ottobre 2026

Il vinile degli orrori

 di Andrea Gentili.

 

 



La breve storia che riporterò di seguito mi è stata raccontata durante la viglia di Natale da mio nonno materno. Era usanza, in quella serata gioiosa e festosa, riunirsi attorno al camino dopo aver consumato la lauta cena e, a turno, procedere alla narrazione di qualche favola natalizia che potesse allietare i nostri spiriti. All’epoca avevo dodici anni e mi limitavo ad ascoltare in silenzio le novelle e quel momento della serata era uno dei miei preferiti. Le storie disparavano i più vari argomenti e potevano essere fantastiche o riferite a fatti realmente accaduti. Solitamente non venivano narrate delle avventure spaventose, ma mio nonno, come da vittoriana tradizione, quell’anno ci deliziò con una storia di fantasmi. Non avrei motivo di esporre questo racconto, se non per i fatti misteriosi che avvennero il giorno successivo, che abbiamo motivo di credere essere connessi al racconto di quella storia, per quanto non sia possibile in alcun modo dimostrarne la correlazione.
Il nonno non era solito narrare alcuna novella in quella serata, si limitava ad ascoltare in silenzio e a sorseggiare un bicchiere di un buon liquore, ma quella volta si mise a sedere sulla poltrona, che veniva accuratamente posta davanti al divampare del camino, e iniziò la sua storiella; noi tutti eravamo raccolti attorno a lui e il calduccio del fuoco scaldava le nostre membra e i nostri cuori in quella nottata magica che anticipava il Natale, mentre fuori imperversava il gelo invernale.
Mio nonno aveva uno sguardo stranamente inquieto, ma non vi badai molto; ad essere sinceri, nessuno ci fece molto caso, ma fu un particolare che rammentammo spesso in seguito. Il nonno posò il bicchiere sul piccolo tavolo di mogano posto alla sua sinistra e così cominciò a narrare le vicende che occorsero al vecchio Jerome.
Jerome era un anziano di un paesino irlandese che durante la sua vita si era distinto per essere un uomo estremamente votato al vizio. Fin da giovane era salito alla ribalta per essere stato uno dei pochi a voltare le spalle alla religione. In quei tempi, molto più severi di oggi, era considerato un vero e proprio scandalo, soprattutto in ragione della posizione sociale che aveva assunto. Dopo aver completato i suoi studi giuridici, infatti, era divenuto un acclamato avvocato e aveva accumulato molto denaro che lo resero rapidamente uno degli uomini più ricchi del paese.
Queste ricchezze venivano tuttavia sperperate in donne, alcolici e gioco d’azzardo, e dato che non si sposò mai non si dovette neanche preoccupare di preservarle per un futuro erede o per una bisognosa moglie.
Crocevia di questa storia fu l’episodio in cui Jerome si presentò davanti alla canonica locale e sfidò apertamente il parroco e la sua schiera di fedeli, che stavano rientrando nella casa del Signore dopo una processione.
- Lì dentro troverete soltanto morte, perché quella è la casa del diavolo! -, esortò Jerome con fermezza. Le sue parole blasfeme colpirono nel profondo i presenti che si fecero freneticamente il segno della croce, come a voler allontanare con quel gesto le conseguenze nefaste di quella frase terribile. Il prete inveì contro di lui e Jerome si congedò senza aggiungere nient’altro; dopo quella scenata, l’avvocato non venne più visto per molti anni. Alcune persone vicine a lui testimoniarono che si fosse trasferito in una cittadina lontana dove continuò ad esercitare la professione.
Il profondo astio che nutriva verso le istituzioni ecclesiastiche non venne mai del tutto chiarito e fu oggetto delle più svariate congetture. I suoi familiari, però, avrebbero potuto spiegare questo allontanamento dalla fede, con la conseguente scelta di intraprendere una vita di perdizione, menzionando una figura che sembrava opprimerlo: la Signora Rossa.
Jerome incontrò questa apparizione per la prima volta quando era ancora piccolo e frequentava da poco la chiesa su cui aveva lanciato il suo monito. La famiglia, fermamente cattolica, accompagnava sempre il giovane Jerome a seguire la funzione ecclesiastica e fu proprio durante l’offertorio che notò seduta, qualche fila più avanti, una donna con uno sgargiante vestito rosso.
Jerome, che si era dimostrato da sempre un bambino molto perspicace e attento, si chiese come avesse fatto a non notare prima quella signora; il suo vestiario era il medesimo che potrebbe descrivere comunemente una concubina araba e culminava con un velo che ne occultava l’acconciatura. Si trattava di un abbigliamento piuttosto singolare in quel contesto.
Il piccolo Jerome venne attratto da quella visione inaspettata e, guardandosi intorno, si rese conto di essere l’unico ad essersi accorto di quella presenza tanto insolita.
Dopo qualche istante, in cui Jerome fu ipnotizzato da quella misteriosa figura, la Signora Rossa, come se avesse avvertito che qualcuno dietro di sé la stesse fissando, si voltò lentamente nella sua direzione e Jerome rimase stupito quando realizzò che persino il suo volto era celato da quel velo rosso. I due si fissarono per un lasso di tempo che sembrò interminabile, periodo in cui aumentò il disagio che Jerome stava provando per quella stramba circostanza; poi la Signora Rossa sollevò inaspettatamente il velo e fu in quel momento che il bambino cacciò un urlo di terrore che richiamò tutta l’attenzione dei fedeli. I genitori non capirono che cosa avesse provocato un tale sgomento nel piccolo, che svenne poco dopo e fu portato urgentemente dal medico.
Il dottore che lo visitò attribuì quella crisi ad un trauma subito e spiegò ai familiari che il bambino, ancora in uno stato di semi-incoscienza, continuava a bisbigliare una frase molto ambigua che egli ritenne essere connessa all’evento sciagurato.
- La Signora Rossa… -, sussurrava il piccolo in preda al suo delirio. I genitori, tuttavia, non compresero proprio quelle parole e la vicenda rimase inevitabilmente avvolta dal mistero.
Solo dopo qualche tempo dall’episodio infelice e dopo essersi ripreso del tutto, Jerome rivelò con prudenza ai suoi cari il motivo di quel turbamento.
Jerome non descrisse mai il volto di quella donna perché, a sua detta, sarebbe potuto ripiombare in quello stato di shock che lo aveva tanto sconvolto. I genitori non badarono molto a quel racconto e lo attribuirono al prodotto di una fantasia sensibile ed eccitabile che spesso caratterizza i bambini di quella età. Rimase comunque la paura di Jerome di varcare la soglia di quella chiesa perché era terrorizzato dal pensiero di poter ripetere quel traumatizzante incontro ma, sotto la spinta dei suoi affetti più cari, si fece coraggio e vi fece ritorno; così, dopo i primi attimi di scetticismo, si riconciliò con la casa di Dio e non menzionò più la Signora Rossa, tanto che, ben presto, quella storia venne dimenticata. Trascorsero anni tranquilli fino a quando, una volta raggiunta la maggiore età, Jerome decise d’improvviso che non avrebbe mai più messo piede in quella canonica. 
Da quel momento la vita di Jerome cambiò drasticamente; abbandonò i dettami cristiani che lo avevano accompagnato fino a quel momento e abbracciò le più svariate dissolutezze, provocando una forte delusione alla sua famiglia. Se qualcuno dei suoi cari provava ad indagare sul perché di tale perentoria trasformazione, Jerome non osava rispondere e cambiava velocemente argomento. Il suo astio verso la chiesa divenne smisurato e culminò con l’episodio narrato in precedenza che anticipò la sua dipartita dal paese.
I familiari, che non avevano mai compreso quella scelta così scellerata, ricevettero, dopo qualche tempo dal suo volontario esilio, una lettera esplicativa delle motivazioni che avevano determinato la sua improvvisa metamorfosi. Egli attribuì la colpa alla Signora Rossa ed esortò tutti i suoi parenti a non mettere più piede in quella chiesa. I genitori credettero che Jerome avesse perso il lume della ragione e non vollero avere più alcun tipo di rapporto con lui. Morirono senza aver superato gli antichi rancori e Jerome presenziò ai funerali con un tale distacco che non si sarebbe detto che fosse il loro unigenito.
Gli anni passarono e, sul finire della sua vita, Jerome fece ritorno al paese natio per festeggiare il Natale. Ormai vi erano rimaste poche persone che rammentavano la sua storia e una di queste lo interrogò su quell’inaspettata ricomparsa. Jerome confessò che con l’avanzare dell’età si era reso conto di aver sbagliato ad intraprendere la strada del peccato e intendeva ricongiungersi con la sua chiesa, al fine di ottenere il perdono che andava cercando. La celebrazione del Natale sembrò il momento più adatto al vecchio per ricevere quella redenzione.
L’indomani mattina, Jerome ritornò nella parrocchia che tanto aveva disprezzato e partecipò con emozione alla funzione religiosa. Tuttavia, per essere sollevato da ogni peccato commesso doveva confessarsi, per poter infine partecipare all’eucaristia; così, durante la predica del parroco, si diresse verso il confessionale in legno, dove vi avrebbe trovato un altro prete intento ad assolvere i fedeli peccatori, e vi entrò. Qualche istante più tardi, la celebrazione del Natale venne bruscamente interrotta da un urlo terrificante proveniente dal confessionale. Il parroco e i fedeli si voltarono impauriti nella direzione da cui proveniva quel grido raggelante e poterono udire distintamente le ultime parole di Jerome, pronunciate in preda ad un’agitazione incontrollabile.
- La Signora Rossa! -



Estratto dal libro di Andrea Gentili, Il vinile degli orrori, Midgard Editrice

https://midgard.it/product/andrea-gentili-il-vinile-degli-orrori/


(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche su Amazon, IBS, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)





martedì 6 ottobre 2026

Intervista a Egidio Burnelli

 



Buongiorno, come nasce il libro Un proiettile nel cervello?


“Un proiettile nel cervello” è la mia terza raccolta di poesie che raccoglie i miei spunti, le mie riflessioni e i miei pensieri che vanno dal 2024 al 2025. Sono sempre stato abituato a scrivere poesie, già da quando ero ragazzo. Di norma ne accumulo finché non sento che è giunto il momento di pubblicarle e condividerle con il pubblico.



Quali sono le tematiche principali dell’opera?

 
Le tematiche sono le solite, quelle che tratto da sempre; ossia: ideologie, famiglia, amori, alcol, lavoro, morte. Tutto è messo sul tavolo, senza gerarchie e senza pudore. Come fatto nelle mie due raccolte precedenti, con la scrittura non cerco uno stile preciso, le poesie non hanno rima e non seguo una struttura di versi precisa. Più che altro cerco la verità alternando tenerezza e rabbia, desiderio e disgusto, lucidità politica e sfinimento esistenziale. Sono solo un soggetto fragile, spesso si sente sbagliato, che si osserva mentre cade, ama, odia, ricorda. Per me la poesia è un gesto di resistenza minima; non servirà a cambiare il modo, ma mi permette di vivere dentro l’assurdo di questa umanità.


 
Progetti futuri?

 
Per il futuro sto mettendo a posto un romanzetto giallo e uno horror. Le poesia accompagna ancora la mia vita e sicuramente in futuro metterò insieme nuovi componimenti per dare vita ad una quarta e, forse chissà, pure una quinta raccolta. Anche se è un periodo difficile, in quanto molto impegnato in ambito politico e lavorativo, la scrittura resta uno dei capisaldi della mia vita; che sia un articolo per un giornale, una storia, un romanzo o una poesia. Scrivere è ciò che mi piace fare e continuo a farlo nonostante tutto. 

 

https://midgard.it/product/egidio-burnelli-unproiettile-nel-cervello/

(Disponibile sul nostro sito. Nei prossimi giorni sarà ordinabile anche su IBS, Amazon, Unilibro, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)




martedì 29 settembre 2026

Intervista a Patrizio Mezzetti

 



Buonasera Patrizio, come nasce il libro "I miei luoghi"?

Data la mia formazione non letteraria, lo stimolo di produrre una biografia è nato in maniera inusuale. Durante la mia vita adulta, sempre impegnato  con il mondo professionale di architetto ed insegnante, ho continuato ad interessarmi saltuariamente  dell'azienda agraria di famiglia anche operativamente. Durante i lavori  di aratura e sarchiatura, spesso mi portavo dietro l'agenda personale su cui scrivevo brevi pensieri e poesie... il lago di Chiusi, i suoi colori nelle stagioni, i suoi tramonti , ma anche la realtà della popolazione contadina dei  territori limitrofi e di Vaiano,  oltre che di Perugia, mi ha sempre stimolato e prima che alcune sensazioni e riflessioni mi sfuggissero, ho scritto su questa agenda... alla fine mi sono trovato una decina di agende con molti di questi appunti e riordinarli cronologicamente ed ampliarli in ogni aspetto della mia vita mi è  stato spontaneo e direi molto stimolante per intraprendere questo lavoro, anche se  condotto in maniera discontinua...alla fine nel mio PC,  ho dovuto creare una cartella dove tenere questo lavoro che si protraeva nel tempo,  per cui mi è stato spontaneo chiamare la cartella  dove ho conservato il lavoro: "Il libro infinito" ... A parte questo, credo che molti anni di scrittura e correzione siano stati, oltre che impegnativi, molto opportuni per delineare ogni aspetto e contenuto della mia vita, che poi fisicamente è diventato un file in word di un mega e di 360 cartelle... per questo con l'Editore, Dott. Bandini, si è deciso di suddividerlo in due volumi.


Quali sono le tematiche principali dell'opera?

Posso dire con franchezza che le tematiche di questa autobiografia siano molteplici e, come accennato, partendo dai luoghi del paese natio, successivamente i temi si sono ampliati e approfonditi seguendo il mio percorso di studi e di vita.  Direi che possa esistere un filo conduttore nel quale il focus è  la vita delle campagne e della città: un altalenante confronto tra la durezza del lavoro agreste e altre realtà sociali,  tra etica e sofferenza, tra vestigia del passato e modernità, dove un equilibrio sembra diluirsi tra quello che eravamo e quello che vorremmo essere oggi... in questa prima parte mi sono soffermato molto nell'astrarre non solo la dura vita delle campagne, ma ho cercato di elevare questa in una posizione dove ogni materialità rurale trasla attraverso la poetica in un livello di purezza, direi con sincerità,  verso uno stato umano esemplare: il mondo rurale è ed è stato un luogo di incontro e scontro con la natura e gli uomini, ma la tragedia si annulla di fronte alla forza sommessa dove la sincerità, il rispetto e la solidarietà rimangono forza umana esemplare... in questo la poetica ne esalta il ruolo educativo attualizzandolo, non un mito, ma qualcosa da cui noi oggi potremmo recuperarvi non solo emozioni, ma valori...


Che scrittori ami leggere? Qualcuno di loro ti ha ispirato nella scrittura di questa opera?

Direi che il mio vissuto da lettore ha avuto, nel corso della mia vita, un iter che direi molto normale... ma sicuramente dalle letture giovanili di autori come Verne e Salgari, poi sono stato affascinato dalle letture di autori vari di narrativa più  recenti come Guillaume Apollinaire, ma anche dei nostri grandi  narratori e poeti dell'ottocento e primo novecento. Direi che sono stato influenzato anche dagli autori che ho dovuto studiare durante il mio corso di studi in Architettura, per Storia dell'Urbanistica, Storia dell'Architettura e storia dell'Arte . Ma direi che tutti gli autori del realismo italiano mi sono stati d'aiuto, forse anche a livello inconscio... ma dovrei senz'altro associarmi al modo di esprimersi di Fellini, non solo per le sue radici neorealistiche,  ma anche per il suo linguaggio di sintesi espressiva ... ho cercato di sintetizzare con  parole  quello che Fellini ha fatto con la sua cinematografia e fotografia... naturalmente il mio è  stato un modello a cui mi sono attenuto, con la speranza di esserci riuscito...

 

https://midgard.it/product/patrizio-mezzetti-imiei-luoghi/

(Disponibile sul nostro sito. Nei prossimi giorni sarà ordinabile anche su IBS, Amazon, Unilibro, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)




sabato 26 settembre 2026

Intervista a Tiziano Mario Pellicanò

 




Buongiorno, come nasce il libro Amori et dolori sacrum?

Amori et dolori sacrum è un romanzo che ha preso forma lentamente, attraverso l’osservazione dei luoghi e la consultazione di documenti storici, nel tentativo di ascoltare ciò che quei luoghi ancora oggi sembrano raccontare. Questa edizione rappresenta una versione ampliata e profondamente rivista del testo originario, Villa Lysis, pubblicato nel 2022. Ho sentito la necessità di tornare sulla storia, di approfondirla e di aggiungere episodi, elementi storici e riflessioni psicologiche che permettessero di restituire maggiore complessità ai personaggi e alle vicende narrate. Il punto di partenza è la storia di Ciro, un uomo condannato per omicidio, ma il romanzo non vuole essere soltanto il racconto di un delitto o di una vicenda giudiziaria. Attraverso il suo destino e attraverso lo sguardo dello psichiatra che lo osserva e cerca di comprenderlo, ho cercato di entrare nelle zone più ambigue dell’animo umano. Napoli, con il quartiere della Sanità, e Capri, con Villa Lysis, diventano così molto più che semplici ambientazioni: sono luoghi dell’anima, capaci di conservare la memoria, i traumi, le passioni e i fantasmi di un’epoca.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Al centro del romanzo c’è sicuramente il tema della follia e del confine, spesso difficile da definire, tra follia e ragione. Ciro è un personaggio imprevedibile e istintivo, ma la sua storia non può essere compresa senza guardare alle esperienze che lo hanno formato. L’ambiente della Sanità, la miseria, la superstizione, le violenze familiari e un passato che continua a condizionare il presente. Un altro tema fondamentale è quello della colpa e dell’innocenza. Mi interessava interrogarmi su quanto sia possibile giudicare un individuo senza conoscere ciò che si nasconde dietro le sue azioni. Da qui nasce anche la figura dello psichiatra, che non si limita a osservare il suo paziente, ma cerca di ricostruirne la storia e di comprenderne le motivazioni più profonde. Ci sono poi la memoria, il dolore, la solitudine e le passioni proibite, insieme al rapporto tra individuo e società. Il romanzo attraversa una Napoli segnata da profonde contraddizioni e una Capri che, nella sua bellezza, nasconde altrettante inquietudini. La presenza di figure storiche come il Barone Fersen e di luoghi come Villa Lysis permette inoltre di intrecciare la vicenda narrativa con la storia e con la cultura dell’inizio del Novecento. Rispetto alla precedente edizione, questo romanzo presenta una seconda parte in cui si seguono le vicende di Lucia, la fidanzata del medico, una figura che era rimasta in penombra e con problematiche irrisolte. Ne nasce un racconto nel quale documentazione e invenzione letteraria dialogano continuamente. In definitiva, Amori et dolori sacrum è un’indagine sull’essere umano, sulle sue fragilità, sulle sue ossessioni e sulla difficoltà di separare nettamente vittima e colpevole, ragione e follia, amore e dolore.


Progetti futuri?

È difficile dirlo con certezza. Non ho, al momento, un progetto narrativo definito nei termini di un nuovo romanzo. La mia formazione e il mio percorso sono soprattutto quelli del saggista, e anche quando mi avvicino alla narrativa tendo a farlo partendo dalla ricerca, dai documenti, dalla storia e dall’osservazione della realtà.
Ci sono naturalmente temi, luoghi e figure che continuano a suscitare il mio interesse e che potrebbero, prima o poi, trovare una nuova forma sulla pagina. Ma preferisco non forzare questo processo e lasciare che siano le idee a maturare con i loro tempi.
Dopo un lavoro così impegnativo come Amori et dolori sacrum, sento soprattutto il bisogno di tornare alla ricerca e alla riflessione. Se da queste esperienze nascerà un altro racconto, un saggio o magari qualcosa che sfugga a una definizione precisa, sarà il tempo a dirlo.
Per ora, dunque, non farei anticipazioni. Credo che anche nell’attività di scrittura ci sia un valore nel lasciare alcune possibilità aperte.

 

https://midgard.it/product/tiziano-mario-pellicano-amori-etdolori-sacrum/

(Disponibile sul nostro sito. Nei prossimi giorni sarà ordinabile anche su IBS, Amazon, Unilibro, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)


martedì 22 settembre 2026

Intervista a Rossella Bruzzone

 




Buongiorno, come nasce il libro I Cavalieri del Sol Levante?

 
I Cavalieri del Sol Levante rappresenta il seguito ideale di Un giorno di pioggia, Licia e le altre protagoniste degli anime anni 80. Devo ringraziare i miei amici che, dopo aver letto il primo saggio, mi hanno affettuosamente rimproverato di non essermi preoccupata dei protagonisti maschili. Mi hanno offerto uno spunto curioso e intelligente, che mi ha portato a rivedere quelle serie animate, puntata dopo puntata, entrando nelle storie, nei caratteri e nelle contraddizioni dei protagonisti,  maschili così diversi tra loro. È stato un viaggio divertente, introspettivo e soprattutto commovente. I protagonisti di questi anime hanno entusiasmato generazioni di bambini e adolescenti, rappresentando un modello di comportamento e un simbolo di identità per molti ragazzi ed esplorando temi come la virilità, la forza, dal giustizia, la lealtà e il sacrificio.



Quali sono le tematiche principali dell’opera?

 
L'eroe maschile negli anime degli anni Ottanta si colloca in una zona di confine tra epica e crisi. Da un lato, molte serie recuperano archetipi classici come il guerriero il pilota o il difensore dell'umanità, inserendoli in narrazioni di ampio respiro, spesso legate al genere fantascientifico. Dall’altro questi personaggi manifestano un crescente carico di ambiguità psicologica: dubbi esistenziali, conflitti interiori, traumi legati alla guerra, alla tecnologia o alla perdita di punti di riferimento tradizionali. Il soggetto maschile non è più esclusivamente definito da forza, razionalità e controllo, ma presenta anche numerose fragilità e incertezze e in esso si condensano le tensioni tra individuo e società, desiderio di affermazione e timore del fallimento.


 
Progetti futuri?

 
Scaramanticamente non anticipo nulla…. Però “qualcosa bolle in pentola”.
Vorrei ringraziare Fabrizio e tutta la Midgard. Grazie di cuore per la fiducia, la pazienza e la cura dedicata al mio lavoro.

 

https://midgard.it/product/rossella-bruzzone-icavalieri-delsollevante/

(Disponibile sul nostro sito, nei prossimi giorni ordinabile anche su Amazon, IBS, librerie indipendenti e Feltrinelli)




giovedì 17 settembre 2026

Prima che sia giorno

 di Domenico Luigi Pistilli.

 



 


 

QUESTO AFFANNO CHE CHIAMO AMORE

L'amore richiede  
compromessi
capitolazioni
marce indietro
dire  "ho sbagliato"
Non serve dire 
"ti vorrò sempre bene"
Di per se è insufficiente
Non serve volersi bene
Occorre finanche  rischiare per amore
L'amore infatti lo richiede 
altrimenti 
non è amore
E senza cosa saremmo?
Un buco nero infinito 
come l'affanno 
L'amore è un'ancora di salvezza
senza maschere e filtri
E se è così 
l'amore lascia sempre una  porta aperta



RICORDO
                             
Ricordo
quei giorni
quel primo incontro
la nostra intimità 
e le carezze del poi
Il prendere il tuo viso
tra le mani
prezioso
delicato
Ricordo
le mie mani sul tuo seno
"È piccolo" mi dicevi
Sorridevo
come non sapessi
la sacralità che esprimeva
Si muovevano lente
le mie mani
giocavano sulla tua pelle
e il tuo sorriso era bello
in un modo che mi stordiva
Mi sentivo amato 
e la misura di esso
l'ho avvertita
il giorno in cui ho compreso
il dono della tua presenza
Mi sembrava che tutto
fosse possibile a quel tempo
Ora
non appartieni più a questo cielo
Non sei più un atomo 
di questa terra
Appartieni al firmamento 
non più a me



QUEL PROFUMO

Quel profumo
lo percepisco ancora nelle narici
L'ho annotato nella mente
Non l'ho più riavvertito
Credetemi
resto ancora curioso 
di sapere quale fosse
Oggi 
questo desiderio
è legato alla voglia struggente 
di tornare a rivisitare 
quei momenti indelebili
della mia  storia personale
E se 
nel fluire dei giorni 
quel profumo persiste nella mente  
vuol dire che era 
tremendamente magico
L'incancellabile 
è sempre struggente
Ne siamo attratti 
per quel senso fuggevole 
che è insito in esso
perché siamo  tutti in amore  dei perdenti 
o almeno una volta lo siamo stati



COSA RESTERÀ

Cosa resterà di noi?
Cosa resterà nel tempo?
Cosa resterà di quelle mattine troppo presto volate via?
Cosa ricorderai di me?
Quella luce che sapeva di libertà?
O i baci sul tuo seno che ti facevano chiudere gli occhi?
Cosa ricorderò di te?
Le tue ali quando mi sfioravi per volare via?
O quei caffè troppo zuccherati?
Resteranno sempre nella memoria 
i desideri di un tempo 
quando le parole 
facevano esplodere la carne 
e la fantasia


Estratto dal libro di Domenico Luigi Pistilli, Prima che sia giorno, Midgard Editrice

https://midgard.it/product/domenico-luigi-pistilli-prima-che-sia-giorno/

(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche su Amazon, IBS, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)














 

venerdì 11 settembre 2026

Il bacio sopito

 di Barbara Sabatini.

 

 


 

 

 

Era una notte dolce piena di sospiri quando osservavo il cielo dalla finestra dove c’era il mio io più profondo e dal gelo degli alberi il gelo del mio amore e le stelle silenziose tra le mie poesie e le mie ossessioni, si recitava così: abiti lunghi e neri striscianti per ogni tuo bacio calamaio di parole. Persefone era come un gabbiano che partorisce parole e sangue nella notte disabitata e feroce come un peccato nell’ombra ben distinta dove si ci vedo ma con una lente spessa come oro nei tuoi sentimenti inscritti nella mia voce solubile e labile come il tuo caffè e mi dici parole d’amore dalla mattina alla sera e non ti stanchi mai sei tenace come un fiore come una violetta come una peonia un fiore come io mi chiamo con un nome di un fiore Ortensia tu lo sai bene e l’amore per i fiori come trascendenza dal passato un rigore senza fondo come un castello con le carte nel mare delle idee. È un racconto che passa nell’oscurità e se passasse come un fugace uccellino un pettirosso e il mare e la stella il mio Dio di dannazione nei solenni difficili rituali come proposta sensuale si intraprende dentro alle parole dentro all’ingresso nella porta instabile, il racconto sono tanti riflessi raccolti per i sogni incastonati nel lento sibilare del serpente, ognuno ha il suo serpente tra le pieghe della notte come un calice sospettoso di attimi di piacere che si frequentano come ombre cinesi nel teatro e le ombre siamo noi, Aldo, tu che sei come una concezione a cui devo arrivare ogni singolo giorno della mia vita e ricomincio sempre dall’inizio come l’inizio della creazione nella maternità vissuta nel cervello come un oracolo di contrazioni e noi si siamo soli solo nella maternità. Il nostro amore sono le nostre parole le parole consumate come ombrelli stiamo sotto la pioggia che ci stringe nella perfezione del nostro sapere proprio tutto nelle sere che sanno di sapone e legna e ignoti incantesimi quando ci diciamo il nostro amore. Tutto è lì come un giorno lontano una difficoltà nel recondito pensiero quasi spicciolo quando conto il resto nella spesa nelle necessità di tutti i giorni nello svegliarsi tremando di sapere quello che non so quando lo so ed è apostrofare l’anima che si rivolge a qualcuno che non conosce e ci parla come una solitudine mai sopita e il colloquio finisce proprio dov’è iniziato non c’è progresso siamo sempre lì e non vediamo mai la fine siamo sempre forse nel passato come un ondata di gelo improvvisa e vedo la penna nelle mani quella poesia che mi accende un sogno dentro un grande dono che posso prendere e vivere e posso vivere con poesia. Tu mi chiedi come ti amo e io te lo dico: ti amo come un girasole, come un sogno nelle mie mani e ti amo come l’essenza. 


Estratto dal libro di Barbara Sabatini, Il bacio sopito, Midgard Editrice.

https://midgard.it/product/barbara-sabatini-il-bacio-sopito/

(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche su Amazon, IBS, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)