di Andrea Gentili.
La breve storia che riporterò di seguito mi è stata raccontata durante la viglia di Natale da mio nonno materno. Era usanza, in quella serata gioiosa e festosa, riunirsi attorno al camino dopo aver consumato la lauta cena e, a turno, procedere alla narrazione di qualche favola natalizia che potesse allietare i nostri spiriti. All’epoca avevo dodici anni e mi limitavo ad ascoltare in silenzio le novelle e quel momento della serata era uno dei miei preferiti. Le storie disparavano i più vari argomenti e potevano essere fantastiche o riferite a fatti realmente accaduti. Solitamente non venivano narrate delle avventure spaventose, ma mio nonno, come da vittoriana tradizione, quell’anno ci deliziò con una storia di fantasmi. Non avrei motivo di esporre questo racconto, se non per i fatti misteriosi che avvennero il giorno successivo, che abbiamo motivo di credere essere connessi al racconto di quella storia, per quanto non sia possibile in alcun modo dimostrarne la correlazione.
Il nonno non era solito narrare alcuna novella in quella serata, si limitava ad ascoltare in silenzio e a sorseggiare un bicchiere di un buon liquore, ma quella volta si mise a sedere sulla poltrona, che veniva accuratamente posta davanti al divampare del camino, e iniziò la sua storiella; noi tutti eravamo raccolti attorno a lui e il calduccio del fuoco scaldava le nostre membra e i nostri cuori in quella nottata magica che anticipava il Natale, mentre fuori imperversava il gelo invernale.
Mio nonno aveva uno sguardo stranamente inquieto, ma non vi badai molto; ad essere sinceri, nessuno ci fece molto caso, ma fu un particolare che rammentammo spesso in seguito. Il nonno posò il bicchiere sul piccolo tavolo di mogano posto alla sua sinistra e così cominciò a narrare le vicende che occorsero al vecchio Jerome.
Jerome era un anziano di un paesino irlandese che durante la sua vita si era distinto per essere un uomo estremamente votato al vizio. Fin da giovane era salito alla ribalta per essere stato uno dei pochi a voltare le spalle alla religione. In quei tempi, molto più severi di oggi, era considerato un vero e proprio scandalo, soprattutto in ragione della posizione sociale che aveva assunto. Dopo aver completato i suoi studi giuridici, infatti, era divenuto un acclamato avvocato e aveva accumulato molto denaro che lo resero rapidamente uno degli uomini più ricchi del paese.
Queste ricchezze venivano tuttavia sperperate in donne, alcolici e gioco d’azzardo, e dato che non si sposò mai non si dovette neanche preoccupare di preservarle per un futuro erede o per una bisognosa moglie.
Crocevia di questa storia fu l’episodio in cui Jerome si presentò davanti alla canonica locale e sfidò apertamente il parroco e la sua schiera di fedeli, che stavano rientrando nella casa del Signore dopo una processione.
- Lì dentro troverete soltanto morte, perché quella è la casa del diavolo! -, esortò Jerome con fermezza. Le sue parole blasfeme colpirono nel profondo i presenti che si fecero freneticamente il segno della croce, come a voler allontanare con quel gesto le conseguenze nefaste di quella frase terribile. Il prete inveì contro di lui e Jerome si congedò senza aggiungere nient’altro; dopo quella scenata, l’avvocato non venne più visto per molti anni. Alcune persone vicine a lui testimoniarono che si fosse trasferito in una cittadina lontana dove continuò ad esercitare la professione.
Il profondo astio che nutriva verso le istituzioni ecclesiastiche non venne mai del tutto chiarito e fu oggetto delle più svariate congetture. I suoi familiari, però, avrebbero potuto spiegare questo allontanamento dalla fede, con la conseguente scelta di intraprendere una vita di perdizione, menzionando una figura che sembrava opprimerlo: la Signora Rossa.
Jerome incontrò questa apparizione per la prima volta quando era ancora piccolo e frequentava da poco la chiesa su cui aveva lanciato il suo monito. La famiglia, fermamente cattolica, accompagnava sempre il giovane Jerome a seguire la funzione ecclesiastica e fu proprio durante l’offertorio che notò seduta, qualche fila più avanti, una donna con uno sgargiante vestito rosso.
Jerome, che si era dimostrato da sempre un bambino molto perspicace e attento, si chiese come avesse fatto a non notare prima quella signora; il suo vestiario era il medesimo che potrebbe descrivere comunemente una concubina araba e culminava con un velo che ne occultava l’acconciatura. Si trattava di un abbigliamento piuttosto singolare in quel contesto.
Il piccolo Jerome venne attratto da quella visione inaspettata e, guardandosi intorno, si rese conto di essere l’unico ad essersi accorto di quella presenza tanto insolita.
Dopo qualche istante, in cui Jerome fu ipnotizzato da quella misteriosa figura, la Signora Rossa, come se avesse avvertito che qualcuno dietro di sé la stesse fissando, si voltò lentamente nella sua direzione e Jerome rimase stupito quando realizzò che persino il suo volto era celato da quel velo rosso. I due si fissarono per un lasso di tempo che sembrò interminabile, periodo in cui aumentò il disagio che Jerome stava provando per quella stramba circostanza; poi la Signora Rossa sollevò inaspettatamente il velo e fu in quel momento che il bambino cacciò un urlo di terrore che richiamò tutta l’attenzione dei fedeli. I genitori non capirono che cosa avesse provocato un tale sgomento nel piccolo, che svenne poco dopo e fu portato urgentemente dal medico.
Il dottore che lo visitò attribuì quella crisi ad un trauma subito e spiegò ai familiari che il bambino, ancora in uno stato di semi-incoscienza, continuava a bisbigliare una frase molto ambigua che egli ritenne essere connessa all’evento sciagurato.
- La Signora Rossa… -, sussurrava il piccolo in preda al suo delirio. I genitori, tuttavia, non compresero proprio quelle parole e la vicenda rimase inevitabilmente avvolta dal mistero.
Solo dopo qualche tempo dall’episodio infelice e dopo essersi ripreso del tutto, Jerome rivelò con prudenza ai suoi cari il motivo di quel turbamento.
Jerome non descrisse mai il volto di quella donna perché, a sua detta, sarebbe potuto ripiombare in quello stato di shock che lo aveva tanto sconvolto. I genitori non badarono molto a quel racconto e lo attribuirono al prodotto di una fantasia sensibile ed eccitabile che spesso caratterizza i bambini di quella età. Rimase comunque la paura di Jerome di varcare la soglia di quella chiesa perché era terrorizzato dal pensiero di poter ripetere quel traumatizzante incontro ma, sotto la spinta dei suoi affetti più cari, si fece coraggio e vi fece ritorno; così, dopo i primi attimi di scetticismo, si riconciliò con la casa di Dio e non menzionò più la Signora Rossa, tanto che, ben presto, quella storia venne dimenticata. Trascorsero anni tranquilli fino a quando, una volta raggiunta la maggiore età, Jerome decise d’improvviso che non avrebbe mai più messo piede in quella canonica.
Da quel momento la vita di Jerome cambiò drasticamente; abbandonò i dettami cristiani che lo avevano accompagnato fino a quel momento e abbracciò le più svariate dissolutezze, provocando una forte delusione alla sua famiglia. Se qualcuno dei suoi cari provava ad indagare sul perché di tale perentoria trasformazione, Jerome non osava rispondere e cambiava velocemente argomento. Il suo astio verso la chiesa divenne smisurato e culminò con l’episodio narrato in precedenza che anticipò la sua dipartita dal paese.
I familiari, che non avevano mai compreso quella scelta così scellerata, ricevettero, dopo qualche tempo dal suo volontario esilio, una lettera esplicativa delle motivazioni che avevano determinato la sua improvvisa metamorfosi. Egli attribuì la colpa alla Signora Rossa ed esortò tutti i suoi parenti a non mettere più piede in quella chiesa. I genitori credettero che Jerome avesse perso il lume della ragione e non vollero avere più alcun tipo di rapporto con lui. Morirono senza aver superato gli antichi rancori e Jerome presenziò ai funerali con un tale distacco che non si sarebbe detto che fosse il loro unigenito.
Gli anni passarono e, sul finire della sua vita, Jerome fece ritorno al paese natio per festeggiare il Natale. Ormai vi erano rimaste poche persone che rammentavano la sua storia e una di queste lo interrogò su quell’inaspettata ricomparsa. Jerome confessò che con l’avanzare dell’età si era reso conto di aver sbagliato ad intraprendere la strada del peccato e intendeva ricongiungersi con la sua chiesa, al fine di ottenere il perdono che andava cercando. La celebrazione del Natale sembrò il momento più adatto al vecchio per ricevere quella redenzione.
L’indomani mattina, Jerome ritornò nella parrocchia che tanto aveva disprezzato e partecipò con emozione alla funzione religiosa. Tuttavia, per essere sollevato da ogni peccato commesso doveva confessarsi, per poter infine partecipare all’eucaristia; così, durante la predica del parroco, si diresse verso il confessionale in legno, dove vi avrebbe trovato un altro prete intento ad assolvere i fedeli peccatori, e vi entrò. Qualche istante più tardi, la celebrazione del Natale venne bruscamente interrotta da un urlo terrificante proveniente dal confessionale. Il parroco e i fedeli si voltarono impauriti nella direzione da cui proveniva quel grido raggelante e poterono udire distintamente le ultime parole di Jerome, pronunciate in preda ad un’agitazione incontrollabile.
- La Signora Rossa! -
Estratto dal libro di Andrea Gentili, Il vinile degli orrori, Midgard Editrice
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