di Rossella Bruzzone.
Heidi titolo originale Heidi, la ragazza delle Alpi, è una serie animata prodotta nel 1974 dallo studio di animazione giapponese Zuiyo Eizo, tratto dall'omonimo romanzo per ragazzi scritto nel 1880 dall' autrice elvetica Johanna Spyri. In Italia l'anime, composto da 52 episodi, fu trasmesso per la prima volta su Rete 1 dal 7 febbraio al 6 giugno 1978 e grazie al grande successo riscosso venne replicato frequentemente fino al 25 dicembre 2003 sulle reti Rai e successivamente sulle emittenti Mediaset. La trama è nota: Heidi, un' orfanella di cinque anni, viene affidata dalla zia, che non può più prendersene cura, al nonno, chiamato da tutti il “Vecchio dell' alpe", uomo burbero e scontroso. La piccola riuscirà da subito a farsi amare dall' uomo che si rivelerà un nonno premuroso, accogliente, capace di educare e di farsi obbedire e la bimba, dal canto suo, si innamora immediatamente della vita in montagna e si integra nella piccola comunità stringendo amicizia con il pastorello Peter, la madre e l’anziana e cieca nonna di lui. Trascorrono tre anni nei quali Heidi scopre e apprende tutto ciò che un bravo montanaro deve sapere, vive però nel suo microcosmo, non frequenta la scuola perché il nonno teme che l' incontro con la civiltà possa contaminare la sua gioiosa innocenza. L'improvviso ritorno della zia darà’ vita ad un colpo di scena: porterà via con sé la bambina per condurla a Francoforte dove dovrebbe essere la giovane dama di compagnia di Clara Sesemann, una ragazzina costretta su una sedia a rotelle. Mentre tra le due sorge spontanea una sincera amicizia per la piccola, l' impatto con la vita in città è a dir poco traumatico anche a causa della rigida educazione che la signorina Rottenmeier intende impartirle. Le brevi visite del padre e della nonna di Clara non bastano ad alleviare la malinconia della bimba che inizierà a deperire e a soffrire di sonnambulismo. Il signor Sesemann si vedrà costretto a fare tornare Heidi dal suo amato nonno e alle sue care montagne, promettendo però alla figlia di farle raggiungere la sua amica durante l'estate.
Durante il suo soggiorno sulle Alpi, dapprima in compagnia dell' istitutrice poi della nonna, Clara riprenderà a camminare e anche l'arcigna signorina Rottenmeier svelerà un inaspettato lato tenero del suo carattere.
Il consenso in Italia fu davvero enorme, la sigla, scritta da Franco Migliacci e interpretata da Elisabetta Viviani, ebbe un inatteso successo e fu creata una bambola con le sembianze di Heidi tuttora reperibile su Internet.
Heidi fu l'antesignano degli anime che spopolavano negli anni ‘80 e ‘90. Sebbene apparentemente sembri un cartone rivolto ad un pubblico di giovanissimi, nasconde dei risvolti psicologici e pedagogici molto interessanti e per nulla banali. I personaggi non sono stereotipati ma presentano molte sfumature caratteriali. Il nonno, uomo concreto, sensibile, intelligente ed affettuoso con la nipotina, nasconde un lato egoistico perché si rifiuta di permettere alla bambina di frequentare la scuola, quasi temesse gli venisse portata via, cosa che realmente accadrà. La stessa signorina Rottenmeier, da noi nati negli anni 70 e 80 tanto odiata, forse tutti i torti non ce li ha…. Ricopre l' infausto ruolo di istitutrice della disabile Clara, orfana di madre e con il padre sempre in viaggio per lavoro, le viene affidata la responsabilità di una bimba simpatica e solare ma non proprio un esempio di educazione svizzera e si trova in seria difficoltà. Le sue crisi di nervi con relativi svenimenti quando Heidi portava a casa ceste piene di gattini, sottraeva panini bianchi per la nonna di Peter oppure teneva in grembo topolini ci hanno fatto sorridere così come il suo indimenticabile ”Misericordia o Signorine, disciplina!“, però non posso fare a meno di commuovermi di fronte alle sue lacrime quando è costretta a lasciare la “sua” Clara in montagna e quando, con i suoi modi militareschi, supporta la ragazza nei suoi esercizi, motivandola con l'imminente vacanza in montagna. Tutti i personaggi di questo anime combattono contro i propri limiti, le “gabbie” da cui anelano fuggire ma ne sono impediti, talvolta da cause di forza maggiore, talaltra da blocchi psicologici o da abitudini e convinzioni ormai radicate. Nel caso di Heidi la gabbia è evidente, si tratta della costrizione a vivere in città, alle regole a cui è sottoposta, alla nostalgia straziante per i suoi affetti, per le sue montagne e per le prepotenze della signorina Rottenmeier. Per Clara la gabbia era l' odiata-amata sedia a rotelle, oggi si direbbe la sua comfort zone , sogna di correre, camminare, giocare come tutti gli altri ragazzi della sua età, ma contemporaneamente ha timore di perdere i benefici che la sua condizione le riserva. Sarà proprio il Vecchio dell' alpe a comprenderla e ad aiutarla a vincere le sue paure. Anche il nonno combatte con il suo demone, la solitudine, da lui fortemente cercata e voluta, interrotta dapprima dall'arrivo della nipotina poi dalla visita di Clara, della signora Sesemann e dell' istitutrice, di cui non condivide i metodi educativi, ma riconosce il profondo affetto verso Clara e, successivamente, anche verso Heidi. La già citata signorina Rottenmeier è forse il personaggio più complesso dell' anime, che paragonerei all' uccellino che fa compagnia a Clara. Heidi lo libera ma lui torna nella sua gabbia perché è il suo rifugio, l' unico luogo che conosce, dove si sente al sicuro. Lo stesso discorso vale per la donna che conosce solo la realtà di Francoforte, la sua famiglia sono i Sesemann, ama Clara come una figlia e il suo unico modo di dimostrarlo sono il rigore e la disciplina perché lei stessa senza le sue regole si sentirebbe persa.
Estratto dal libro di Rossella Bruzzone, Un giorno di pioggia. Licia e le altre protagoniste degli anime anni 80, Midgard Editrice
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