lunedì 6 luglio 2026

Intervista a Danilo Sirianni

 



Buongiorno, come nasce il libro Amore e distruzione?

 
Poco lontano dalle nostre abitazioni - qualsiasi sia la città in cui ci siamo cresciuti, non ha importanza - esistono sempre dei luoghi poco frequentati, sporchi, in stato di abbandono, che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi, ma che trattiamo come se non fossero quasi parte del territorio. Di fronte a questi luoghi passiamo dritti, a volte ci giriamo dall’altra parte, quasi a non volerci fare contaminare dal degrado che rappresentano. Il romanzo nasce dalle riflessioni che ho fatto intorno all’esistenza di questi luoghi, persuadendomi che questi siano la perfetta metafora dei luoghi sepolti della vita psichica di un individuo.


 

Quali sono le tematiche principali dell’opera?

 
Tutto ruota intorno al tema del male, ma senza scomodare alcuna teodicea o metafisica di sorta. La domanda principale è: “perché chi compie il male lo fa di nascosto? Perché il cattivo vuole sempre apparire buono?” Una possibile risposta è: perché prova vergogna. Ma allora in che relazione è questo sentimento con il male, perché provarlo innesca il nascondimento e, soprattutto, dove ci si nasconde? Da questo macrotema che fa da base teorica all’opera, durante la storia vengono trattate altre tematiche inevitabilmente collegate e molto delicate, quali: la violenza di genere, la prostituzione, la crisi climatica, la mafia, la corruzione, la malattia mentale.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?
 

Gli autori che amo di più leggere e che hanno plasmato la mia esistenza in un modo così forte da portarmi al punto di volermi cimentare nel mondo della narrativa, sono, in ordine: Edgar A. Poe, Philip K. Dick, William S. Burroughs, James G. Ballard. Loro sono quelli da cui ho preso più ispirazione in assoluto, che si sono avvicinati di più alla mia visione del mondo, e, ovviamente, dal mio parziale, soggettivo e quindi misero punto di vista: i più filosofici, profondi e stilisticamente ricercati. Il mio stile di scrittura è molto influenzato da loro. Ma, amo molto leggere anche i classici latini e greci e i classici in generale che, in un modo o nell’altro, influenzano la mia scrittura. Provo spesso – tranne alcune eccezioni - profonde idiosincrasie per la narrativa di consumo, quella in cui il lettore è tenuto solo a presagire il corso degli eventi o il finale della storia, a indovinare chi è l’assassino o, semplicemente, a non pensare a niente.

 

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giovedì 2 luglio 2026

Intervista a Daniela De Donno

 



Buongiorno, come nasce il libro Gilda?

Il libro è nato da un'e-mail che ho inviato a tutti i miei amici quando ho comprato la moto. Il primo capitolo fa da base al libro, dove Gilda si presenta. Da lì mi è venuta l'idea, dopo un po' di tempo, di raccogliere gli episodi più buffi e farne un diario scritto a due mani.



Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Sono le avventure e le disavventure che incontriamo nella nostra vita che si possono affrontare con ironia e buon umore, nonostante sul momento possano essere destabilizzanti.




Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Amo leggere tanti scrittori e tante scrittrici, ma non mi sono mai ispirata a nessuno di loro o almeno credo. Penso che il mio stile di scrittura sia innato e, dal momento che ogni mio scritto esce dall'anima, sia in qualche modo unico.



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lunedì 29 giugno 2026

Intervista a Elisa Venturi

 



Buongiorno, siamo arrivati al terzo volume di Gabriel: Shattered Diamonds. È stato complesso realizzarlo?

Buongiorno! Direi proprio di sì. Questo terzo volume rappresenta un percorso che è iniziato circa cinque anni fa e che, nel tempo, mi ha permesso di crescere moltissimo, sia come artista sia come autrice.
In questi anni ho sentito il bisogno di migliorarmi continuamente. Ho studiato ancora di più il disegno digitale, ho deciso di investire in un nuovo programma professionale e mi sono dedicata a impararne tutte le funzionalità. Anche se provenivo già da un software simile, ogni strumento ha le proprie caratteristiche e questo ha richiesto tempo, impegno e tanta pratica.
La sfida più grande, però, non è stata quella tecnica. È stata quella narrativa ed emotiva. Nel terzo volume la storia raggiunge un punto di svolta importante: i personaggi hanno vissuto eventi che li hanno cambiati profondamente e il mio obiettivo era riuscire a trasmettere tutte le loro emozioni attraverso espressioni, dialoghi e silenzi.
Gabriel e gli altri protagonisti si trovano davanti a decisioni sempre più difficili, dove il desiderio di proteggere le persone a cui tengono entra spesso in conflitto con il loro dovere. Dare credibilità a questi momenti è stato sicuramente l’aspetto più impegnativo, ma anche quello che mi ha dato più soddisfazione.


Le tematiche principali dell’opera sono quelle dei primi due volumi o se ne sono aggiunte altre?

Le tematiche principali rimangono le stesse: amicizia, sacrificio, fiducia, famiglia, amore e la continua ricerca della verità. Tuttavia, nel terzo volume questi elementi vengono approfonditi molto di più.
Se nei primi capitoli il lettore seguiva soprattutto gli eventi e l’azione, ora trova maggiore spazio la crescita interiore dei personaggi. I dialoghi diventano più intensi e permettono di conoscere aspetti che fino a questo momento erano rimasti sullo sfondo.
Anche i personaggi secondari assumono un ruolo sempre più importante, mostrando quanto siano profonde le relazioni che li legano ai protagonisti e quanto ogni scelta possa influenzare il gruppo.
Inoltre, iniziano a emergere nuovi dettagli sulle dinamiche familiari che collegano molti dei personaggi. Verità nascoste, legami inaspettati e rivelazioni cambieranno completamente il modo in cui il lettore interpreta alcuni eventi accaduti nei volumi precedenti, preparando il terreno per il finale della storia.


Ci sarà anche un quarto volume?

Assolutamente sì. Il quarto sarà anche l’ultimo volume della serie e concluderà definitivamente la quadrilogia.
Posso dire con grande emozione di aver già terminato la storia. È stato un viaggio lungo e intenso e credo che questo ultimo capitolo rappresenti il punto più alto dell’intera opera.
Dal punto di vista della narrazione, delle emozioni e dello sviluppo dei personaggi, è probabilmente il volume a cui sono più affezionata. Tutti i misteri trovano finalmente una risposta e ogni percorso personale arriva alla sua conclusione, cercando di dare ai lettori un finale capace di emozionare e lasciare qualcosa.
Non vedo davvero l’ora di completarne la pubblicazione e poter condividere con tutti la conclusione del viaggio di Gabriel, Catherine e degli altri protagonisti.

 

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mercoledì 24 giugno 2026

Intervista a Eva Margi

 




Buongiorno, come nasce il libro Otto sciarpe più una?

Buongiorno a te! 
L’idea è nata anni fa, in un periodo in cui avevo il privilegio di andare al lavoro attraversando un parco vicino a casa. 
Questo parco termina davanti a un istituto scolastico, ed è proprio così che è nata la protagonista, un'insegnante di nome Chiara. 
Abituata alla logica della matematica, quando la sua vita precipita nel caos deve trovare degli espedienti per arginare i pensieri molesti. E qui entrano in gioco le sciarpe, simbolo di legami per lei determinanti, ad eccezione di una, l’unica che rappresenta un nodo ancora irrisolto.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

La compassione verso sé stessi, tanto per cominciare. Poi la tenacia, la rielaborazione del dolore e le relazioni, i fili che intrecciano la storia. 


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Per anni ho cercato risposte nei libri di narrativa introspettiva e psicologia. Probabilmente ciò ha influenzato la mia scrittura. Oggi non ho più un genere preferito, leggo tutto ciò che desta il mio interesse in quel momento, senza pregiudizi di generi o di autori, sempre e comunque alla ricerca di qualcosa da approfondire o che mi risuoni. 

 

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lunedì 22 giugno 2026

Intervista a Roxana Elena Carst

 



Buongiorno, come nasce il libro Regalati un desiderio?

Buongiorno, Regalati un desiderio nasce dall’osservazione dei miei figli, delle loro avventure quotidiane, del loro modo di vedere il mondo e di affrontare le difficoltà con spontaneità e coraggio. Allo stesso tempo, nasce anche dai ricordi della mia infanzia e dalle emozioni che ho vissuto da bambina. Quando scrivo, parto quasi sempre da qualcosa di vero. Ogni mio libro contiene una parte di realtà, perché si ispira a esperienze, sentimenti e situazioni realmente vissute. Con Alan ho voluto raccontare la forza dell’amore familiare attraverso gli occhi di un bambino che, pur essendo piccolo, è disposto a fare tutto il possibile per vedere felici le persone che ama.


Quali sono le tematiche principale dell’opera?

Le tematiche principali sono l’amore per la famiglia, il coraggio, la crescita personale e il senso di responsabilità. Alan affronta il mondo con la sensibilità tipica dei bambini, ma anche con una grande determinazione. Nel suo percorso scopre che le buone intenzioni non sempre bastano e che ogni scelta comporta delle conseguenze. Ho voluto raccontare anche la capacità dei bambini di percepire le emozioni degli adulti e il loro desiderio di aiutare chi amano. È una storia che parla di legami familiari, di speranza e di quel coraggio che spesso troviamo proprio nei momenti più difficili.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa? 

Leggo principalmente libri fantasy, un genere che ho sempre amato perché lascia spazio all’immaginazione e all’avventura. Tuttavia, l’influenza più grande sulla mia scrittura non arriva tanto dagli autori che leggo, quanto dalla vita reale. Le mie storie
prendono forma dalle esperienze vissute, dai ricordi della mia infanzia e dalle avventure dei miei figli. Ogni libro che scrivo contiene una verità, un’emozione autentica o un episodio che ho vissuto direttamente o che ho osservato da vicino. Credo che sia proprio questa componente reale a rendere le mie storie sincere e vicine ai lettori.



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giovedì 11 giugno 2026

Intervista a Egidio Burnelli

 



Buongiorno, come nasce il saggio Le mani nel fango?

Il mio saggio nasce dall’intento di indagare il fenomeno delle alluvioni in Italia, con particolare attenzione non soltanto agli aspetti naturali e idrogeologici, ma anche alle risposte sociali e comunitarie che tali eventi hanno generato nel corso dei decenni.
L’idea originaria alla base del lavoro prevedeva la realizzazione non soltanto di un’elaborazione scritta, ma anche di un possibile documentario che potesse dare voce diretta ai protagonisti delle emergenze: volontari, cittadini e istituzioni che si sono attivati in occasione di tre eventi simbolici – l’alluvione di Firenze del 1966, quella di Genova del 2011 e le alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2023.
Tuttavia, a causa delle tempistiche ristrette e della complessità organizzativa necessaria per un prodotto audiovisivo di qualità, non è stato possibile realizzare questa parte del progetto. La dimensione documentaria rimane comunque presente all’interno del saggio attraverso l’utilizzo di fonti orali, interviste e materiali raccolti dai protagonisti stessi degli eventi, che confluiranno nella strutturazione di un archivio digitale open access, con l’obbiettivo di una sua possibile futura creazione. In tal modo, anche se in forma diversa rispetto a quanto inizialmente immaginato, il lavoro intende valorizzare la memoria collettiva e garantire la conservazione e la fruizione pubblica delle testimonianze.



Quali sono le tematiche principale dell’opera?
 

La tematica fondamentale del saggio è quella di far emergere le forme di volontariato e di come queste sono mutate nel corso dei tempi.
La ricerca si fonda su un approccio di storia orale, che riconosce la memoria come processo dinamico, selettivo e in continua trasformazione. Le testimonianze raccolte non sono considerate semplici racconti soggettivi, ma vere e proprie fonti storiche, capaci di restituire dignità e centralità a esperienze spesso escluse dalla storiografia tradizionale. Particolare attenzione è rivolta al ruolo delle emozioni, delle relazioni e della soggettività, nonché all’analisi critica degli scarti e delle imprecisioni della memoria attraverso l’incrocio delle fonti. Un ulteriore asse di riflessione riguarda l’uso dei social network come strumenti di ricerca e di contatto con i testimoni.  
L’esperienza ha mostrato i limiti delle reti digitali nel generare partecipazione attiva, evidenziando al contrario l’importanza delle relazioni dirette e delle reti personali, in linea con le riflessioni di Robert Putnam sul capitale sociale. Nel confronto tra i tre eventi emerge un filo rosso che attraversa epoche diverse: la solidarietà come risorsa fondamentale per la tenuta sociale delle comunità colpite.  
Il saggio mostra come, pur mutando forme e strumenti, la solidarietà resti un elemento strutturale della risposta ai disastri, confermando il ruolo della Public History nel dare voce alle persone comuni e nel trasformare l’emergenza in patrimonio condiviso di memoria e conoscenza.


 
A chi è rivolto il libro?
 

Il libro è rivolto prevalentemente a storici o ad appassionati di storia. Però credo possa essere una lettura agevole anche per chi non è del mestiere. Dopodiché spero che la mia ricerca possa interessare qualcuno e che si possano aprire nuovi sviluppi anche grazie all’intervento di qualcuno che dopo aver letto il mio saggio ne rimanga incuriosito e voglia aiutarmi a completare l’archivio open access che nel testo viene solo strutturato.

 

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lunedì 8 giugno 2026

Il disconoscimento

 di Giuseppe Gherardelli.

 
 
 



Alla fine dell'ultimo decennio del secolo scorso Chiavari, centro del Tigullio, era già conosciuta come una ridente ed elegante cittadina ligure bagnata dal mare, nota per aver dato i natali ai padri di Nino Bixio,  Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Quest’ultimo  nel 1860 ne aveva addirittura accettato la cittadinanza onoraria.
Era tipica la sua architettura austera e signorile, con continui richiami al medioevo. Tutto ciò era più manifesto lungo le vie del centro con i portici  detti “Carrugi” e le case in pietra. Corso Valparaíso,  cioè il lungomare con le secolari palme, protetto da barriere di scogli, adornato da tipiche fontane colorate, era luogo di passeggio anche nelle giornate invernali. Nei suoi due km di lunghezza era suggestivo scorgere tra le palme in lontananza altri gioielli liguri: Rapallo, Santa Margherita Ligure, Portofino. Nel tramonto spesso il cielo si colorava di rosa, con forti pennellate di arancione.
In un pomeriggio di metà settimana del mese di marzo un giovane alto ed elegante percorreva quel lungomare a passo svelto, zizzagando tra anziani che procedevano lentamente per gustarsi il sole, e tra giovani coppie  preda di dolci sentimenti ispirati da quel panorama. 
Era Simone Pradelli, neo sostituto procuratore presso la locale procura della repubblica, che dalla sua abitazione sul lungomare si stava recando in ufficio, presso il palazzo di giustizia in piazza Mazzini. Questo luogo suggestivo del centro storico, rallegrato la mattina dal vociare del mercato di frutta e verdura, contrastava  con la severità del 7.
Il giovane, che fin dalla più tenera età era vissuto nella  città di Perugia, la cui storia trasudava dall’antica architettura austera, ora nell’ambiente chiavarese ammirava una antichità  fusa  con lo  stupendo paesaggio marino, e faceva  crescere in lui  una forte voglia di vivere e un  piacevole senso di libertà. 
Ogni volta che arrivava nella piazza, Simone alzava gli occhi per ammirare la statua di Mazzini, la cui personalità  lo aveva sempre affascinato, e così fece anche quel pomeriggio,  ma distrattamente. Il suo pensiero   era altrove alle prese con il suo primo caso importante da risolvere, dopo un periodo di uditorato molto frammentario e poco produttivo, trascorso a Imperia. 
Il giovane era originario di La Spezia, dove aveva  vissuto però  per un brevissimo lasso di tempo, fin quando la sua famiglia si era trasferita a Perugia. 

 

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