Era diventata ormai consuetudine “la festa di fine anno accademico da Katy”, una signora sulla cinquantina, due figli, felicemente sposata - quanto meno sulla carta - di quelle donne che, nonostante abbiano una vita sessuale assente con il marito, continuano a coltivare la propria sensualità e ad esibirla con trucco sgargiante e outfit provocanti: décolleté Loboutin, jeans attillati o pantaloni neri in latti- ce, camicia di seta striminzita, seno che straborda, cordino del reggiseno visibilissimo.
La festa andava in scena nella sua mega-villa a Roma, una vera e propria reggia di 580 metri quadrati con giardino da mille e una notte, a pochi passi dal Ponte Milvio e dal cuore del quartiere Parioli. Il tutto, proprietà del marito, un pezzo grosso di Trenitalia sempre in giro per affari.
All'università era noto il particolare interesse di Katy per i giovani uomini ipertrofici, in particolare quelli biondi. C’era anche stato un caso che fece scalpore di una sua probabilissima nonché evidente relazione con uno studente, Marko, di origini finlandesi, poi divenuto dottorando, poi docente a contratto e ora associato alla sua cattedra, ovviamente. Tutto nella norma per una società democratica occidentale: Professor Marko Outinen di Organizzazione aziendale, 1 metro e 90, spalle larghe, passa il suo tempo in palestra o a prendere polverine proteiche, un troglodita a livelli inauditi.
Quella sera Katy era particolarmente su di giri. Indossava un abito a fiori molto corto, altezza prima coscia o pronto soccorso per gli uomini attempati, di un colore estremamente vivace misto fra i gialli, gli arancioni e il rosa, oltre al solito décolleté aggressivo. Marko c’era, molto probabilmente avrebbe preferito starsene in palestra a fotografarsi il petto ripieno di anabolizzanti, ma Katy lo obbligava a presenziare.
“La festa di fine anno accademico da Katy”, Katia era il suo vero nome, era davvero un’esperienza complessa da un punto di vista umano. Intrigante e per altri versi noiosa e monotona, alla festa era invitato tutto il corpo docenti di tutti i dipartimenti dell’Università - meglio non specificare per quale università, col tempo ho scoperto che il corpo docente universitario si trova al primo posto per suscettibilità.
La festa di fine anno accademico da Katy era davvero non solo uno status symbol, ma anche il momento più delicato dal punto di vista lavorativo. Si decideva tutto: corsi, workshop, fondi da stanziare, carriere da promuovere, carriere da stroncare.
Nonostante la sua posizione di semplice professoressa ordinaria di Organizzazione aziendale, Katy non solo era la vera padrona del dipartimento di Economia, ma addirittura di tutta l’università. Il suo peso politico e la sua scaltrezza nei meccanismi sociali le permetteva di manovrare nell'ombra, manipolando decisioni e carriere più di chiunque altro.
Alla festa si trovavano fin dai primissimi bicchieri di un prosecco modesto del supermercato, non troppo fresco, degli argomenti sui quali dibattere. Solitamente si discuteva di lavoro: esami, studenti, riunioni, rapporti con la presidenza e la segreteria di dipartimento.
La tensione, nascosta e mai evidente, era palese. Alcuni davano il meglio di sé nelle relazioni interpersonali, altri davvero faticavano e arrancavano.
Io, docente a contratto di storia dell’arte contemporanea, con le conclamate pezze al culo, non potevo di certo far sfoggio della mia visibilità accademica con il mio contratto a termine e lo stipendio da fame. Ma con un po' di ironia e qualche battuta, ero riuscito a farmi apprezzare da Katy. Era l’unico modo per avere il rinnovo dei corsi ogni anno.
La stessa ironia mi aveva permesso anni prima di entrare fra le grinfie dell’ordinario di storia dell’arte contemporanea, Catullo Tissotti. Gli mancavano pochi anni alla pensione ed è merito suo se son riuscito a strappare qualche corso in università. Più o meno è lo stesso
meccanismo che utilizzano moltissime badanti con gli anziani, che legittimano la loro eredità solo perché gli hanno tenuto una discreta compagnia negli ultimi anni della loro vita.
Si, più o meno, ho fatto lo stesso con Catullo, il prof. Tissotti. Alcuni pensavano addirittura ci fosse una relazione omoerotica fra me e Catullo, una voce che ben presto svanì nel dimenticatoio quando lo ritrovarono morto dopo poche settimane dalla pensione, in una suite a Lugano con una giovanissima escort cecoslovacca di altissimo profilo.
Chi lo conosceva davvero, sapeva che era un vero amante delle forme femminili. Chi lo conosceva davvero, sapeva che, in realtà, aveva una predilezione per le donne giovani, come diceva lui era un fervido praticante del famoso sonetto n. 86 di Cecco Angiolieri, conosciuto come S'i' fosse foco quando dice: “torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.”
Estratto dal libro di Nicola Bigliardi, Whisky & Soba, Midgard Editrice
(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche su IBS, Amazon, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.)