mercoledì 6 maggio 2026

Intervista a Gianluca Ricci

 





Buongiorno, come nasce il tuo nuovo libro Dal Golem all’Intelligenza artificiale?

Da due esigenze. La prima, la più banale ed esistenziale, è quella di continuare a mantenere integre le proprie capacità cerebrali in un ambiente per nulla facile, dove ogni giorno devo fare i conti con una pesante forma di invalidità, mia e quella degli altri ospiti. Scrivere diventa, allora, una forma di igiene mentale. Da consigliare a tutti.
La seconda fa riferimento alla mia incapacità di rifiutare la modernità e le sue pratiche. Da liceale collaboravo alla realizzazione del menabò del giornale scolastico. Da laureato conseguivo il diploma di dattilografo commerciale. Da docente ero uno dei pochi ad avere una macchina elettrica o tentare di fare lezione con PowerPoint. E così via. Ancora oggi vengo accusato di essere troppo “moderno” per un un minimo di frequentazione dei motori di ricerca, per l’iscrizione a qualche social, per la lettura di testi informatizzati, mentre molti, troppi, si chiudono a palla difronte all’IA, temendone l’invasività, l’intrusione in tutti gli aspetti della vita quotidiana,  o addirittura il dominio.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

Con questa mia ultima opera, una raccolta di racconti, ho voluto dimostrare che l’IA non è un’entità metafisica totalizzante (ma potrebbe anche diventarlo), è una tecnica dalla potenza e possibilità sconvolgenti. Legge ed analizza milioni di pagine, seleziona risposte, propone itinerari, porge le sue risposte offrendo toni personalizzati. Volendo, scriverebbe per te il romanzo della tua vita o da Premio Nobel. Peccato che alla fine sia monocorde e molto riconoscibile ogni qual volta viene “spacciato” in pubblico. 
Perciò ho voluto confrontarmi con l’IA chiedendole dei racconti, rielaborandoli e giustapponendovene alcuni dei miei. In realtà le commistioni sono state parecchie più d’una. Quello che voleva essere un esercizio di stile, è diventato un’esperienza dialettica. Le tematiche sono quelle più tipiche dell’esperienza interpersonale, dell’etica sociale, del rapporto uomo – donna, della distopia, del viaggio nel tempo (un po’ meno della fantascienza, un po’ più visione sciamanica).



Quali sono i tuoi progetti futuri?

Mi piacerebbe poter aiutare gli altri ospiti della struttura in cui risiedo a scrivere una loro biografia. Sarebbe anche terapeutico. Non poche biografie sono scappate dai cassetti e hanno rivelato un valore anche letterario. Forse mi eserciterò anche io in tal senso. 
Da parte ho una piccola raccolta di versi, ma l’espressione lirica non mi gratifica più di tanto.
Un romanzo? Un amico, uno dei pochi rimastomi, vorrebbe che mi dedicassi alla narrazione storica. Demistificare uno di quei falsi miti di cui è cosparsa la nostra storia patria negli ultimi centocinquanta anni. Sarebbe un ritorno a quella storia del Risorgimento che mi ha permesso, molto più giovane, di acquisire disciplina intellettuale e metodo di studio. Ne ho fatto un accenno in questo libro a proposito di Garibaldi e di un giovane umbro.

 

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lunedì 4 maggio 2026

Intervista a Stefano Lazzari

 



Buongiorno, come nasce il tuo nuovo libro Uomini in transizione?

L’idea nasce da un ’amarcord’, che vuole ripercorrere le vie e le atmosfere di un quartiere di Roma, l’Appio Latino, e gli anni spensierati e goliardici del periodo liceale; gli otto protagonisti vogliono essere soltanto un riflesso ideale di  quegli anni, e soltanto uno di loro, la leader del gruppo femminile, trova un preciso riferimento in una figura reale, sia come apparenza fisica che come struttura psicologica…


 
Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

Come anticipato dal titolo, la storia narra un percorso di passaggio e di formazione, da un’età spensierata e tutto sommato con poche responsabilità, ad una sicuramente più ricca, bella ed imprevedibile: ma anche, forse, più pericolosa, e densa di scelte che prima o poi segneranno un bivio esistenziale, sia per le vite individuali, sia per le vite di coppia ed amicizia di gruppo….



Quali sono i tuoi progetti futuri?

I progetti futuri sono ancora in lento divenire, ma vorrei scrivere un’avventura che abbia come sfondo il mondo dell’arte: naturalmente in chiave mistery…

 

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mercoledì 29 aprile 2026

Intervista a Hey Sug Jang

 




Buonasera, come nasce il tuo nuovo libro Un altro palcoscenico?

 
Fin da piccola ho avuto l’abitudine di scrivere un diario. Con il tempo, questi appunti hanno superato il semplice ricordo, diventando un modo per comprendere la vita.
Questa raccolta non nasce da un singolo momento preciso, ma è il risultato naturale di pensieri ed emozioni accumulati nel tempo, che a un certo punto hanno trovato una forma unitaria.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

 
Questa raccolta comprende saggi di natura diversa, quindi non è facile riassumerla in poche parole. Se però penso al testo che dà il titolo al libro, direi questo: viviamo tutti in una realtà visibile, ma credo che esista anche un altro palcoscenico, più interiore, in cui prendono forma pensieri ed emozioni.
Il libro nasce proprio da lì. Più che gli eventi in sé, mi interessa il modo in cui li viviamo e li interpretiamo.


 
Quali sono i tuoi progetti futuri?

 
Più che progetti precisi, ho un desiderio: riuscire a scrivere anche solo un romanzo che possa arrivare, con semplicità, al cuore di persone di ogni età.

 

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lunedì 27 aprile 2026

Intervista ad Egidio Burnelli

 





Buonasera, come nasce il libro Diario di un ubriacone perverso?

Il libro nasce per cercare di fare qualcosa di nuovo. Volevo cimentarmi con un genere letterario che non avevo mai toccato. Dopo aver scritto poesie, saggi, raccolte di racconti e due romanzi Horror e Thriller; volevo esplorare un nuovo genere che mi permettesse comunque di trattare tematiche spinte ed eccessive. 
Da questo presupposto nasce “Diario di un ubriacone perverso” che è ha tutti gli effetti un romanzo erotico. Comunque sia, ho cercato ti trattare il genere erotico alla mia maniera; ossia in modo dissacrante, sfrenato ed esagerato.


Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

 
Le tematiche dell’opera sono, sostanzialmente, le esperienze sessuali del protagonista. Il testo è un diario, che può sembrare privato, ma che in realtà è spudoratamente fatto per essere letto da estranei. Nelle pagine il protagonista racconta le sue avventure sessuali, partendo dalla perdita della verginità, per poi andare a trattare le pratiche meno comuni ed infine arrivare a trattare le esperienze più estreme. 
Il libro non è diviso per date, ma per pratiche ed eventi. Non c’è un racconto cronologico, come un diario classico. Qui vengono raccontate posizioni e perversioni dividendole esclusivamente per tema.


 
Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato questo tuo nuovo libro?

Si può dire che sostanzialmente io non abbia mai letto un romanzo erotico. Come detto sopra, l’opera nasce per un mio mero vezzo. Volevo solamente aprirmi ad un genere nuovo, poco letto e poco trattato. Infatti, in qualche raccolta precedente ho inserito racconti espliciti, con forti richiami al sesso. 
Però, se devo dire un autore a cui ho pensato mentre stendevo il mio libro, non posso non citare Bukowski. Lo scrittore statunitense è uno dei miei preferiti e molti suoi racconti sono spinti ed espliciti; cosa che sicuramente sono le esperienze trattate in “Diario di un ubriacone perverso”.

 

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giovedì 23 aprile 2026

Intervista a Roberto Silvio De Pascale

 




Buongiorno, come nasce il libro La sentinella piazzata fuori dal mio cuore?

Il libro nasce su appunti ritrovati che avevo scritto quando avevo 18 anni. Mi sono serviti per realizzare il primo capitolo da cui poi è nata la storia che forse avevo dentro di me da sempre.


 

Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?

È un'opera dove voglio che il lettore possa viaggiare insieme al protagonista scoprire con lui posti che forse non conosce, ristoranti, hotel. Ma la tematica principale è l’amore tema oggi molto dibattuto. Cerco di spiegare che l’amore non si cerca, non va desiderato, ma capita quanto meno te lo aspetti e devi essere bravo a tenertelo stretto. E l’amicizia che è un valore insieme all’amore oggi quasi scomparso. Cerco invece di costruire intorno ai protagonisti Bianca e Rudolph una famiglia di amici sempre presenti in ogni momento importante della loro vita
 
 

Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Leggo tantissimi scrittori giapponesi e coreani tra i tanti posso citare Murakami.
Il loro linguaggio e modo di raccontare sicuramente ha influenzato il mio modo di raccontare.
Per chiudere posso dire che sia un libro per tutti, non richiede particolari preferenze o attitudini, perché è una storia che tutti possono vivere.


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martedì 21 aprile 2026

L’uomo galleggiante

 di Giulio Togni.

 

 


 

 

 

 

Quella che mi accingo a narrare è la vera ed incredibile storia di una delle grandi leggende del nuoto mondiale. Trattasi, infatti, di un uomo che dominò la scena natatoria planetaria per almeno due decenni, conquistando ori olimpici a palate nonché innumerevoli titoli iridati con numerosi record tutt’ora imbattuti.
Tutto ciò accadde sulle gare di media e lunga distanza, in piscina così come in acque libere ossia in mare, nei fiumi e nei laghi.
Per le sue immense doti natatorie costui fu definito dalla stampa sportiva “L’uomo galleggiante”…..
Raccontano che questo abilissimo nuotatore abbia, probabilmente, imparato prima a nuotare e dopo a camminare. Tale storia è naturalmente una leggenda ma, potrebbe non essere lontana dal vero.
Thulpe nacque a Roma nel secolo scorso, da padre aristocratico e celebre diplomatico australiano presso la Santa Sede: Sir Archibald Robert Thulpe.
Sua madre, invece, bellissima donna, fu una nuotatrice professionista italiana, vincitrice di molti titoli mondiali nello stile libero.
Il padre Sir Archibald aveva sempre amato molto il nuoto e le belle nuotatrici…. 
Da giovane dimostrò tutto il suo coraggio cimentandosi nella ardua traversata a nuoto del Canale della Manica che riuscì a portare a termine, sebbene dopo innumerevoli tentativi infruttuosi, dimostrando così una tempra ed una forza di volontà senza pari.
Ian crebbe, quindi, in un ambiente familiare totalmente dedicato al nuoto. Non appena venne alla luce si dice che suo padre lo gettò immediatamente in piscina urlandogli: “O galleggi o affoghi”…..
Il piccoletto, qual novello Ercole, a poche ore dalla nascita già galleggiava e, incredibilmente, pare che muovesse pure gambette e braccine per nuotare…..
Si capì subito che Ian sarebbe diventato un nuotatore formidabile ed impareggiabile!
Crescendo Ian osservava sempre la madre nuotare e vincere molte gare internazionali e naturalmente finì subito per ammirarla. Così il piccolo iniziò a frequentare la piscina ove macinava sempre più chilometri su chilometri, senza apparente sforzo. Pareva non provare mai la fatica.
Il crawl era il suo stile preferito e ben presto si dedicò solo ad esso, tralasciando tutti gli altri stili che trovava stupidi e noiosi. Si specializzò nella bracciata a stile libero.
Il crawl gli riusciva a meraviglia. La parola significa “scivolare, e difatti Ian scivolava sull’acqua con sempre maggiore maestria e potenza.
Arrivarono così le sue prime gare ufficiali da Juniores ove già non ebbe alcun rivale sulle lunghe distanze.
Dalle competizioni locali passò man mano a quelle internazionali ma il risultato era sempre lo stesso: Thulpe si fumava tutti gli avversari!
Quando entrava in vasca lui non ce n’era per nessuno. La sua supremazia in acqua dagli 800 metri ai 10 chilometri era assoluta e durò per ben venti anni di seguito. Non si contavano più neanche gli innumerevoli record del mondo che Ian ogni volta frantumava. 
Era davvero il Re indiscusso del Crawl……
Si avvicendarono diverse generazioni di nuovi nuotatori molto talentuosi e promettenti ma, clamorosamente, tutte facevano un baffo a Ian Thulpe poiché “l’uomo galleggiante” continuava imperterrito a vincere e a dominare il panorama natatorio planetario, nonostante iniziasse un poco ad invecchiare e ad accusare lievemente il tempo che passava inesorabile!



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mercoledì 15 aprile 2026

Intervista a Nic Salentin

 




Buonasera, come nasce il libro La panchina giusta?


La Panchina Giusta nasce da un'esigenza personale, profonda. C'è una storia che non volevo dimenticare, e scriverla è stato il modo più onesto per tenerla viva. L'ho scritta nel 2021, quasi di getto. Era troppo bella e troppo importante per ridurla a un ricordo privato. Condividerla è qualcosa di più: è un modo per raccontare cosa succede davvero là fuori, oltre le apparenze, oltre quello che spesso si finge di non vedere. Le panchine, i parchi, la provincia di Treviso sono luoghi reali, vissuti. Il resto lo troverà il lettore tra le righe.



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?


L'Amore — anche quello impossibile, quello che non trova spazio nella vita reale ma esiste eccome. La solitudine, quella di chi ama profondamente nel momento sbagliato. E la verità: il coraggio di raccontarsi senza filtri, senza abbellire né condannare. Due persone reali, con le loro contraddizioni, che si incontrano e si riconoscono.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?


Non ho un modello letterario preciso. La mia influenza più grande è la vita stessa. Mi riconosco in chi scrive vicino alla realtà, in una scrittura diretta, senza filtri, capace di arrivare subito. Libri come L'Alchimista e Il Guerriero della Luce di Coelho mi hanno spinto alla ricerca di me stesso — un percorso che non è ancora finito. Ma, più degli scrittori, sono stati i cantautori italiani a formarmi — Fabi, Tiromancino, Radiofiera, Battiato. Per me una bella canzone e un bel racconto nascono dallo stesso posto.

 

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