sabato 16 maggio 2026

Intervista a Roveno Valorosi

 




Buonasera, come nasce il saggio L’Umbria e il duello?

Nasce da due grandi passioni: la storia e la scherma rinascimentale, disciplina che studio e pratico. Il saggio nasce dall’incontro di questi due interessi e cerca di rendere più accessibili temi complessi con un intento divulgativo, evitando gli stereotipi legati al duello cavalleresco. L’idea è stata anche quella di presentare l’Umbria sotto una luce differente e di scoprire un itinerario tra luoghi e personaggi che sono legati alla storia locale ma che si riflettono nella dimensione più ampia della cultura dell’onore. 
Ho lasciato parlare quasi sempre le fonti: cronache, resoconti, missive, manuali rinascimentali di scherma e testi giuridici in modo da cercare di presentare un’analisi generale dei costumi dei gentiluomini dell’epoca.


 

Quali sono i duelli celebri che hai analizzato nel libro?

Ce ne sono diversi: alcuni appena accennati, altri descritti più nel dettaglio, altri ancora che non si sono svolti… ma sicuramente il primo fra tutti - ma che nel saggio arriva oltre la metà - è quello che vediamo anche in copertina con protagonista Ascanio della Corgna. 
Però non si parla solo di duelli, ma anche di giostre, tornei, risse e persino di agguati fatti da personaggi insospettabili. 

 


A chi si rivolge il libro?

Io l’ho scritto perché sia fruibile a tutti. Chiaramente gli appassionati di scherma e storia locale saranno i più interessati, ma il saggio è pensato per poter essere letto anche dai curiosi. I capitoli sono brevi e parlano della difesa dell’onore attraverso le parole dei protagonisti: uomini d’arme, giuristi, maestri di scherma. 
Il saggio attraversa tre secoli e cita numerose situazioni e personaggi. Per questo, attraverso le note, ho cercato di orientare il lettore meno esperto nei contesti storico-culturali a cui si fa riferimento.  L’obiettivo principale è quello di gettare uno sguardo sulla mentalità di chi si trovava costretto dalle convenzioni sociali a dover difendere pubblicamente il proprio onore. Per noi contemporanei questo è un aspetto estraneo, a tratti persino incomprensibile. Il rischio è che, nell’immaginario collettivo, il duello si esaurisca nella spettacolarità di una scena cinematografica o nella banalizzazione di una descrizione sanguinolenta. Invece, il fine del saggio è quello di contestualizzare un aspetto culturale della nobiltà di spada. 

 

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