martedì 26 agosto 2025

Intervista a Giulio Togni

 




Buongiorno Giulio, come nasce la tua nuova opera L’uomo galleggiante?

Buongiorno, desideravo tanto scrivere un libro sul nuoto che è il mio sport preferito e che pratico personalmente. Mi piaceva l’idea di scrivere una trama originale che parlasse di un grande nuotatore, seppur inventato. E mi interessava mischiare toni epici alla ironia che sempre è presente nei miei libri.
 
 
Quali sono le tematiche principali del libro?
 
Il libro affronta la tematica del campione che capisce di essere ad un passo dal suo declino ma che grazie a doti importanti come la forza di volontà, la determinazione e la grande motivazione a non mollare mai riesce a superare i propri limiti fisici e a vincere, nonostante altri atleti più prestanti e giovani. È un inno alla forza interiore.


Il nuoto ti piace molto come sport e come pratica?

Da molto anni ormai pratico il nuoto costantemente e sono riuscito ad ottenere piccole grandi soddisfazioni personali come per esempio le traversate dello Stretto di Messina e quella da Ponza al Circeo a squadre. Nuotare in mare aperto è per me sinonimo di grande libertà.



(Disponibile sul nostro sito. Ordinabile anche su Amazon, IBS, Unilibro, nelle librerie Feltrinelli e nelle librerie indipendenti.) 


sabato 23 agosto 2025

Mefisto

 di Massimo Giachino.





Era quasi l’una di notte quando mi misi in auto per tornare a casa e, seppure non si potesse dire che fossi ubriaco, una leggera nota di insicurezza nei passi mi rese dubbioso se mettermi alla guida oppure no.
Optai per il sì. Dopo aver salutato tutti, mi sistemai alla guida, ed al secondo tentativo riuscii ad infilare la chiave e partire. Per fortuna ero stato tra gli ultimi ad arrivare alla festa per cui la mia auto era parcheggiata lontano, e senza altre auto troppo vicine che avessero potuto rischiare la propria incolumità durante la mia manovra. Giurai di non bere più alla prossima festa, bastava poco per perdere le redini, e non era mia abitudine. Prima di partire mi sfilai il giubbotto, anche se eravamo ai primi di febbraio e l’aria era gelida. Avevo la fronte perlata ed ero accaldato. Dopo qualche attimo immobile e con gli occhi chiusi, mi ripresi ed accesi il motore. Ora mi sentivo più lucido. Ingranai la retromarcia e mi immisi nella strada principale. A quell’ora non è che vi fosse un grande traffico, ma mi sollevò realizzare che la partenza fu più facile del previsto. Dopo pochi metri iniziò a piovere, e la strada cominciò ad essere viscida e la visibilità non ottimale. Casa mia distava pochi chilometri dal luogo della festa e la strada era tranquilla, solo gli ultimi 300 metri mi preoccupavano. La carreggiata si restringeva in modo netto per raggiungere una piccola frazione, costeggiando campi e frutteti. Una volta svoltato a destra, mi infilai in quella strada tanto temuta, con la consapevolezza di essere ormai quasi arrivato, mancava poco.
Lo scrosciare della pioggia aumentò senza preavviso, in lontananza cominciava a fare capolino anche qualche fulmine. “Maledizione”! – pensai. “Mi toccherà bagnarmi, non ho preso l’ombrello”. Girai lo sguardo per controllare se fossi così fortunato da averne uno sul sedile posteriore, ma la dea bendata non era dalla mia parte. Decisamente no. Quando mi voltai nuovamente per guardare la strada davanti a me, vidi solo una sfuggente ombra scura attraversarmi la strada. Preso dallo spavento, inchiodai premendo con quanta forza avessi in corpo sul pedale del freno. L’effetto che ne derivò fu esattamente quello opposto alla mia volontà. L’auto perse aderenza con il terreno, acquistando addirittura velocità e travolgendo quella scura sagoma nella strada, qualunque cosa ella fosse. 
L’auto sobbalzò nel contraccolpo, ed io colpì con la parte superiore del capo il tettuccio interno dell’auto. Qualche decina di metri più avanti riuscii finalmente a fermarmi, con il cuore che batteva all’impazzata ed incapace di qualsiasi movimento. Rimasi immobile alcuni secondi, che sembrarono un’eternità, riuscendo solo a guardare il display dell’auto: segnava le 01:11. Inconsciamente mi concentrai su quei numeri, evitando così di dover guardare nello specchietto retrovisore. Il terrore mi avvolse, raggelando le mie vene. Non avevo il coraggio di guardare chi o cosa avessi incautamente travolto. E se fosse stata una persona? Vedevo già materializzate nella mia mente una moltitudine di auto della polizia, la mia foto segnaletica e la vergogna mediatica che mi avrebbe sotterrato.
Ma ancora più di questo, il dubbio di non sapere cosa fosse successo, mi assillava. Trovai il coraggio e, tremando come una foglia, alzai gli occhi per guardare. Le condizioni meteo non mi permettevano di avere una chiara visione, cercai di dribblare le gocce di pioggia scrosciante socchiudendo gli occhi. Nulla. Avrei dovuto scendere dall’auto per assicurarmi di cosa fosse successo. Mi infilai il giubbotto ed estrassi il cappuccio, unica difesa tra me e il maltempo. Aprii la portiera, e per un attimo pensai di richiuderla e partire, facendo finta che non fosse successo nulla. Finalmente mi decisi a scendere.

 


Racconto vincitore del Premio Midgard Narrativa 2025

          Estratto dall'antologia Hyperborea 9, Midgard Editrice.

         https://midgard.it/product/hyperborea-9/

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mercoledì 20 agosto 2025

Intervista a Tersilio Filippi Coccetta

 





Buonasera Tersilio, come nasce la tua nuova opera Chi sbaglia un rigore non è un calciatore?

Questo è un libro all’apparenza semplice, ma che in realtà vuole mettere in luce una verità sacrosanta che nella vita non siamo tutti uguali e soprattutto la vita non è uguale per tutti. 
Ci sono persone che possono sbagliare le proprie occasioni come niente fosse e persone che invece non possono sbagliare il gesto quotidiano più semplice. 
Inoltre alcune situazioni logiche e chiare da vedere vengono offuscate e nascoste solo per il consueto modo di pensare che poi ha un nome codificato e impossibile da rimuovere: ipocrisia.
Certe volte sapendo che il pensiero comune non è quello giusto viene voglia di confutarlo e in nome della libertà di espressione, esprimere la propria versione e in piena onestà motivarla e renderla nota. 
È un gesto di saggezza, forse di coraggio ma soprattutto di raggiunta libertà individuale.



Quali sono le tematiche principali del libro?

Come dicevo le tematiche principali  vertono sulle occasioni della vita, soprattutto sull’occasione unica che va presa al volo che non si può sbagliare.
È il famoso treno che passa una volta sola, che solo in pochi casi rari si può rincorrere e prendere una seconda volta. 
Il libro lascia comunque la libertà di pensare e giudicare ad ognuno
quali siano le occasioni più importanti e farne una propria graduatoria.
 
 

Cosa ti piace leggere? Quali sono le tue fonti ispirative?

Di solito leggo dei saggi o dei libri di poesie che amo ugualmente scrivere, ma come fonti ispirative c’è sempre l’osservazione della realtà  che ci circonda e soprattutto della natura. 
Osservazioni semplici di vita quotidiana.




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venerdì 1 agosto 2025

Intervista a Massimo Giachino

 




Buonasera Massimo, con il racconto Mefisto hai vinto il Premio Midgard Narrativa 2025, complimenti. Ce ne vuoi parlare? Come nasce?

Intanto grazie per aver apprezzato e premiato il mio racconto, per me motivo di vanto ed orgoglio!
Il genere in cui più mi trovo a mio agio è il Weird/Horror, e “Mefisto” rientra in questa categoria. Il protagonista è un gatto nero, animale misterioso per eccellenza, che non è nuovo a questo tipo di racconti. Essendo un animale che mi ha sempre affascinato, ho pensato che fosse il protagonista perfetto per una storia dai contorni sovrannaturali. Ma questo non significa che debba per forza essere un’entità malevola!


Quali sono gli scrittori che ti piacciono e ti ispirano particolarmente?

Prediligendo il genere che ho indicato nella risposta precedente, prediligo sia i classici del genere (Lovecraft in primis) sia gli scrittori contemporanei, come il maestro King. Oltre a questi cerco spesso opere minori magari di scrittori esordienti come il sottoscritto, che spesso hanno molto da dire e raccontare, pur non avendo magari possibilità di raggiungere la grande distribuzione.


Quali sono i tuoi progetti futuri?

Nel 2023 ho pubblicato il mio primo romanzo, e ho parecchie idee per scriverne un secondo (ovviamente Weird!), che al momento sono però solo una bozza. Quando sarò pienamente soddisfatto del risultato io per primo, valuterò come procedere per condividerlo con chi avrà voglia e curiosità di leggerlo!
Grazie ancora per l’opportunità che mi è stata data da Fabrizio e dalla Midgard, sicuramente parteciperò ancora ai prossimi concorsi letterari, buone letture a tutti!



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lunedì 28 luglio 2025

Intervista a Domenico Luigi Pistilli

 




Come nasce il volume Prima che sia notte?

Come spesso accade la casualità mette in moto aspetti, sinergie, ispirazioni che non si pensa di possedere.  
È così che tra marzo ed aprile di questo 2025 sono sgorgate le diverse poesie contemplate nel libro. 
Dopo le prime, scritte timidamente, ho preso confidenza e fiducia andando avanti con il piacere di ritrovarmi nelle emozioni che mettevo in versi.


Quali sono le tematiche dell'opera?

In sintonia con i temi  trattati nei miei romanzi non poteva che essere l'amore nelle sue diverse sfaccettature il soggetto delle composizioni. 
Gli aspetti sentimentali nelle varie forme danno origine a riflessioni inerenti l'umana e variegata esistenza. 
In tal senso la nostalgia, il proibito, la natura, la contemporaneità, il mondo animale, i ricordi infantili celebrano la vita e l'affascinante  enigma del vivere quotidiano.
Vorrei essere riuscito nell'impresa. 
Ho investito tutto il mio cuore in questa raccolta. 
Spero possa emozionare, servire ed  allietare il lettore che ringrazio per il tempo dedicatomi.


Quali poeti e scrittori ti ispirano?

Mi sono avvicinato anni fa  alla poesia leggendo alcuni fraseggi di Prevert. 
Mi è piaciuto il suo stile infarcito di una certa dolce malinconia e di amori quotidiani che intrecciano inesorabilmente la vita. 
Mi sono ritrovato spontaneamente in sintonia con l'io del poeta quando racconta spicchi di piccole verità. 
Successivamente, per caso, ho scoperto Juan Ramon Jimenez del quale ho apprezzato la spiritualità e la purezza del sentire. 
Le sue poesie piene di slancio, volte alla ricerca dell'Essenza e del nostro io più profondo,  mi hanno aiutato a comprendere il senso vero della consapevolezza, intesa come fiducia in noi stessi e nei nostri valori fondanti.


https://midgard.it/product/domenico-luigi-pistilli-prima-che-sia-notte/

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giovedì 24 luglio 2025

Intervista a Lara Tamburini

 




Buonasera Lara, come nasce il romanzo Il giardino?

“Il Giardino” nasce dalla mia passione per il genere Thriller/Horror, basti pensare che ho iniziato a guardare i film del grande maestro Dario Argento all’età di nove anni. Volevo però aggiungere un pizzico di erotismo al libro in modo da coinvolgere un maggior numero di lettori.
Grazie ad amici e conoscenti che frequentano o hanno frequentato “certi ambienti” mi è venuta l’idea di unire questi due mondi e farne un libro a mio avviso interessante.



Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Innanzi tutto spero di essere riuscita a far comprendere al lettore che dietro certe scelte personali, a volte discutibili, nessuno ha il diritto di togliere la vita ad un altro essere umano e che ci sono delle famiglie che soffrono e alle quali non importa se la figlia, madre, sorella, amica, è una santa o una “poco di buono”. L’unica cosa che comprendono è il dolore lancinante per la perdita di una persona a loro cara. Con questo libro apro le porte ad un mondo che rimane nell’ombra, nell’oscurità, ma c’è ed è più frequentato di quanto si possa immaginare.



Cosa ti piace leggere? Quali sono le tue fonti ispirative?

Le mie letture spaziano dai thriller, ai quali mi sono ispirata, ai romanzi d’amore, a quelli di avventura.
Leggo molto e mi piace cambiare genere.



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sabato 12 luglio 2025

Il segreto di Miravet

 di Giuseppe Liccardo.







Perugia, Dicembre 1308 

Era ormai sera, la luce già pallida del sole lentamente cedeva il posto all’oscurità della notte. 
All’orizzonte una residua luminosità disegnava il contorno dei monti che sembravano profili umani. 
Dalla sommità di una radura Ramon de Saguardia, girando lo sguardo, riusciva ancora a scorgere dietro a sé, raggiunte dagli ultimi raggi del sole, le cime innevate del monte Vettore alla sua destra, il profilo del monte Acuto e davanti a sé l’inconfondibile dorso del Monte Subasio. 
In lontananza si stagliavano le sagome dei Monti Sibillini, in basso tutto intorno un manto grigio a tratti bianco si stendeva tra le valli come un lago limaccioso e da queste isole nere si ergevano.  
Un vento ululante e gelido alzava cumuli di foglie scure e marce.
Aghi di ghiaccio sferzavano il viso e la barba unta e incolta, insinuandosi sotto le umide vesti ormai ridotte a cenci. 
“Forza Lampo! Ormai manca poco”. 
Disse al fedele cane aggrappandosi al suo bordone di castagno.
Accipe hunc baculum sustentacionem itineris ac laboris ad viam peregrinationis tuae ut devincere valeas omnes catervas inimici. 
“Prendilo! questo bastone Ti sia di sostegno durante il tuo pellegrinare e per difenderti dai nemici!” 
Gli disse con un filo di voce il frate poco prima di esalare l’ultimo respiro. 
Lo teneva stretto tra quelle mani sporche e rugose che lui dolcemente aprì. 
Mani che baciò, prima di piegarsi sul suo corpo immobile prorompendosi in un pianto disperato. 
Scacciò questi pensieri con un movimento della mano come per fermare qualcuno davanti a sé.
“Brrr…Maledetto freddo!” 
L’uomo con un po’ di alito cercò di scaldare la punta delle dita delle mani avvolte in sudice bende, brividi e tremori lo tormentavano. 
Camminava ormai da molti giorni.
Aveva attraversato boschi e valli perdendo e poi ritrovando i sentieri che a volte smarriva e a volte doveva lasciare per la paura di fare brutti incontri. 
Certi giorni non riusciva più a capire dove poteva essere, aveva dormito in grotte, anfratti persino su un albero come quella volta che si trovò faccia a faccia con un branco di lupi. 
La sua spada aveva fatto strame delle fiere ma non riuscì a salvare il cavallo. 
Rovi e sterpaglie avevano strappato quelle povere vesti e quel mantello ultimo segno di una qualche forma di civiltà che orma gli sembrava persa da molto troppo tempo. 
Non riusciva neppure ad immaginare come era il suo aspetto. 
Ora però Perugia era davanti a sé, discese dal colle fino a raggiungere le immense mura etrusche che si ergevano minacciose sopra la sua testa. 
Le guardie di ronda cominciavano ad accendere grossi bracieri in vista della notte. 
Affiancò la strada che cingeva le alte mura dirigendosi verso nord. 
Doveva affrettarsi prima che il manto nero della notte coprisse ogni cosa. 
Si girò un’ultima volta, alzando gli occhi intravide il monte del sole come gli era stato descritto, aprì un pezzo di carta pecora ormai logora con un abbozzo di cartina disegnata con inchiostro di calamaro: Mons Solis ۞ђ il monte del sole e sotto di sé verso nord il Mons lux †۩: devi andare verso il monte della luce seguire la luce. 
Tenendosi alle spalle il Mons Solis continuò verso nord attraverso campi di olivi. 
Da un cielo plumbeo cominciavano a cadere grossi fiocchi di neve. 
Un vento gelido li faceva vorticare e come aghi di ghiaccio impazziti tormentavano il volto dell’Uomo. 
Doveva affrettarsi, la tormenta di neve poteva, da un momento all’altro, coprire ogni cosa e perdere l’orientamento sarebbe stato fatale. 
Giunse infine ai lati della grande chiesa. 
Il portale era ormai chiuso. 
Ramon si guardò intorno. 
Il buio era totale solo una fioca luce fuoriusciva da una feritoia di un muro di cinta, si diresse verso di essa cercando di non inciampare. 
Come pensava al di sotto della feritoia c’era una porta in legno massiccio rinforzata da grosse fasce di ferro. 
Utilizzando il bordone bussò. 
Aspettò paziente. 
Poi si accorse che a lato della porta da un foro penzolava una 
corda che tirò verso il basso più volte generando in lontananza 
il suono di una campana. 
L’uomo sentiva che le forze stavano per venirgli meno quando finalmente si aprì una finestrella a sua volta chiusa da una croce di ferro battuto. 
Ramon de Saguardia dovette portare una mano a coprire gli occhi dall’improvvisa luce che lo accecava. 
Non una parola giungeva dall’altra parte. 
Abbassò il cappuccio che ne copriva le fattezze e con un braccio alzò il logoro mantello di lana appesantito dalla neve. 
Dal collo di una veste, bianca e sporca fuoriusciva il copricapo di una cotta di maglia in ferro. 
I fianchi erano cinti da un grosso cinturone di cuoio borchiato dal quale pendeva una spada e all’altezza della spalla sinistra era ricamata una croce patente. 
“Ho con me ciò che cercate!” 
Le porte di San Bevignate si aprirono allo straniero.


Estratto dal libro Il segreto di Miravet di Giuseppe Liccardo, Midgard Editrice.


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