martedì 11 giugno 2024

Intervista ad Alain Borghini

 




Buongiorno Alain, come nasce questa tua nuova opera?

Dopo un quarto di secolo dedicato alla ricerca ed allo studio della medaglistica d’epoca rivoluzionaria e napoleonica, certi personaggi come Dominique Vivant Denon, sono diventati di casa prendendo un posto, diciamo virtuale, nel mio cuore e nella mia mente. Non poteva quindi, non sorgere spontanea la domanda su come quegli oggetti per me tanto affascinanti, fossero stati progettati e poi realizzati. Trovandomi nella condizione di potermi avvalere solo di una ridottissima serie di fonti indirette dedicate ad illustrare questo tipo di tematica, ho deciso di avviare una ricerca in profondità sfruttando le possibilità fornite dalle moderne tecnologie di digitalizzazione; ho così iniziato a studiare tutte le fonti dirette conservatisi fino ai giorni nostri, in primo luogo l’abbondante carteggio del direttore per ricavarne il materiale necessario per comprendere le effettive modalità di funzionamento della Zecca delle Medaglie di Parigi.


Ci vuoi parlare un po’ di Dominique Vivant Denon? 

A mio avviso è uno dei personaggi più affascinanti della sua epoca ed è davvero assurdo che, nella sua profonda modernità, oggigiorno sia pressoché sconosciuto anche in Francia. Eppure a lui è dedicata una delle due aree in cui è diviso il Louvre.
E’ davvero impossibile tracciarne una biografia sintetica perché è come se avesse vissuto una serie di vite una dietro l’altra.
Ed invece non sono state altro che fasi, la cui intensità e ricchezza è stata tale però da poter dire, senza tema di smentite, che ciascuna di esse sarebbe stata sufficiente per definirlo un uomo dalla vita incredibile.
E’ per questo che il mio prossimo progetto editoriale, sarà dedicato alla narrazione delle sue mille vite.


Sei uno studioso della medaglistica napoleonica e della storia di quel periodo da diversi anni. Da dove nasce questa tua passione?

La passione per la storia è il motore di tutto. per pura casualità, ho fissato la mia attenzione sul periodo storico che va dallo scoppio della rivoluzione francese alla restaurazione e sempre per pura casualità ho scoperto che la storia non è solo quella raccontata dalle pagine dei libri ma può trovare un affascinantissimo modo di esprimersi attraverso delle piccole opere d’arte come le medaglie commemorative.
E’ chiaro poi che l’approfondimento di questa epoca storica me l’ha resa ancora più gradita una volta che ho compreso quanto il nostro mondo moderno le sia debitore. 

 



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Alain Borghini, nato a Siena il 19 ottobre 1974, è laureato in Giurisprudenza ed imprenditore nell’azienda di famiglia.
È membro della delegazione Toscana dell’Associazione culturale internazionale Souvenir Napoléonien, dell’International Napoleonic Society, dell’Associazione internazionale Le Circle Napoléon, e dell’Accademia Italiana di Studi Numismatici.
È inoltre Fondatore e Presidente dell’Associazione Culturale Collezionisti Storici Aretini e Fondatore e Conservatore del Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica.
Relatore in diverse conferenze e convegni di Storia Napoleonica e di Numismatica, dal maggio 2018 è responsabile della rassegna mensile online “Le Storie del Medagliere” a cura del Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica.
Ha pubblicato “Le Medaglie Commemorative di Napoleone”, Midgard Editrice (2009) e il romanzo storico “L’ultima notte dell’Imperatore”, Arezzo (2020).




 


martedì 4 giugno 2024

Intervista a Giacomo Villa

 





Buongiorno Giacomo, come nasce questa tua nuova opera?

Tanti anni fa, mio figlio oggi quasi ventiseienne viaggiava ancora sul passeggino, una mia cugina mi invitò a visitare Treviso, luogo dove lei all’epoca lavorava. La città mi piacque molto e da quella visita trassi spunto per quello che possiamo a questo punto considerare qualcosa di più che l’embrione de “Il volo dell’airone”. Solo nei mesi precedenti l’uscita del libro, ho rimesso mano a quello scritto e ne è nato il romanzo che la Midgard ha voluto pubblicare, ampliato di alcuni capitoli e soprattutto nella parte descrittiva della location e dei personaggi. Il forte amore mio e di mia moglie per i viaggi ha fatto il resto colorando il racconto di particolari schizzi descrittivi che mi auguro riescano a raggiungere il cuore del lettore.



Quali sono le tematiche più importanti del volo dell’airone?

Mi è sempre piaciuto raccontare le storie dal di dentro, per così dire, dei personaggi, descrivendone emozioni e sentimenti e lasciando che il loro sentire guidasse lo stesso svolgersi della trama. In questo libro in particolare più che un amore mai ben definito fra i protagonisti della storia, il sentimento cui ho cercato di dare una colorazione particolarmente intensa è il senso della famiglia e degli affetti più immediatamente cari e radicati, senza presunzione gli stessi che la mia famiglia ha trasmesso a me e che io sto cercando di trasmettere a mio figlio.



Somiglianze e differenze con le tue opere precedenti?

Un filo diretto con gli altri miei scritti può essere individuato, come accennavo in riferimento alla domanda precedente, nella ricerca attenta e continua degli stati d’animo dei protagonisti. Amore, gioia e senso di appartenenza sono sentimenti altrettanto riscontrabili come dolore, delusione e frustrazione, quello che io ritengo essere un po’ lo snodo nella strada della vita pilotato dalle sbandate e dalle corse che il destino ci fa incontrare nei nostri personali percorsi. Se posso citare un esempio di similitudine con un altro mio libro, mi viene in mente lo straordinario paesaggio africano che accompagna parte di “All’ombra della Croce del Sud”, figlio anch’esso della mia smisurata passione per i viaggi.



Quali scrittori e artisti annoveri fra i tuoi ispiratori?

Ho da poco varcato la sessantina e di acqua sotto i ponti dei gusti di lettura ne è passata parecchia. Leggere mi è sempre piaciuto, posso aggiungere che fin da ragazzino mi cimentavo in colorati racconti soprattutto western, colpito nel mio immaginario di adolescente dalle rutilanti scene soprattutto hollywoodiane di cavalli al galoppo (il trekking equestre è stata un’altra passione che mi ha accompagnato recentemente) e di praterie e montagne dai policromi colori che si sovrapponevano nella mia fantasia. Gli autori della giovinezza sono stati i classici Alexandre Dumas padre e figlio, Emilio Salgari, Giulio Verne, sostituiti in età più adulta dai mitici Ken Follett, Stephen King, Wilbur Smith e tanti altri. In questi ultimi anni, ho scoperto il grande amore per la storia contemporanea e mi intrattengo ore e ore in compagnia dei saggi dei maggiori storici italiani e non.





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Giacomo Villa è lo pseudonimo di Andrea Cappanna. 
È nato a Umbertide (PG) il 31 Agosto 1963 ove risiede attualmente con la sua famiglia composta dalla moglie Maria Luisa, che si diletta a fargli da agente letterario, e dal figlio Giacomo. 
Sin da piccolo e poi nel suo tempo libero dagli impegni lavorativi, come si racconta lui stesso, si è dedicato alla lettura e alla scrittura. 
Cresciuto in una famiglia formata da genitori entrambi insegnanti, ha ricevuto stimoli e incoraggiamenti a coltivare la propria creatività immergendosi nel mondo della narrazione e, in tempi più recenti, anche della storia. 
Da molti anni si interessa inoltre di musica in maniera amatoriale ed è attualmente componente della banda cittadina dov’è impegnato in qualità di trombettista. 
Ha pubblicato Il Natale di Ermes (2006), Come una foglia al vento (2008), All’ombra della Croce del Sud (2009) e Il paese sulle nuvole (2019). 
Numerosi sono i premi e i riconoscimenti che ha ottenuto nel corso degli anni. 




giovedì 30 maggio 2024

Intervista a Carlo Pedini

 





Buongiorno Carlo, come nasce questa tua nuova opera?

Dopo avere scritto il mio primo romanzo, “La Sesta Stagione” (Cavallo di Ferro – selezione Strega 2012), che mi aveva impegnato oltre otto anni di lavoro, non pensavo di affrontare una nuova fatica dello stesso tipo. Poi, dopo un paio d’anni, ho riflettuto sui molti temi che mi appassionano da sempre e che non avevo trattato nel primo romanzo. Così mi sono messo al lavoro stabilendo un impianto generale e poi, in modo analogo a come avevo fatto in precedenza, ho utilizzato la struttura formale del “Doctor Faustus” di Thomas Mann (così come avevo fatto in modo analogo per “La Sesta Stagione” replicando l’impianto formale de “I Buddenbrook”)  



Quali sono le tematiche più importanti del Segreto di Cardano?

Come dicevo ho affrontato argomenti e tematiche che da sempre mi occupano i pensieri. Da una parte l’astronomia e con essa il significato stesso della realtà e dell’esistenza (sia in generale, che della nostra di singoli individui). In definitiva le eterne domande su chi siamo, da dove veniamo e che destino ci aspetterà quando avremo terminato la nostra esperienza terrena.



Somiglianze e differenze con la tua prima opera, La Sesta Stagione?

La somiglianza sta essenzialmente nella strutturazione del lavoro basato su un’opera “storicizzata”. E quindi, per dare dei “segnali” evidenti al lettore, l’uso abbondante di citazioni letterali prese dai due romanzi di Mann utilizzati come riferimento formale. Un’altra analogia potrebbe essere la riflessione sul nostro destino, ma questo tema è trattato in modo molto diverso nei due lavori. In particolare ne “Il Segreto di Cardano” l’impostazione è essenzialmente “laica”, mentre il primo romanzo era dichiaratamente “confessionale”. Inoltre una cosa importante è sempre la copertina del libro che dovrebbe in qualche modo rimandare al contenuto del romanzo. Nel caso de “La Sesta Stagione” erano le rovine di una chiesa. Ne “Il Segreto di Cardano” è “Il mare di ghiaccio”. Non a caso entrambi dipinti di Caspar Friedrich.



Quali scrittori e artisti annoveri fra i tuoi ispiratori?

Ovviamente Thomas Mann, non solo i due romanzi citati, ma anche la “Tetralogia” di Giacobbe e i tre libri su Giuseppe e i suoi fratelli. Lì Mann ha fatto un lavoro in qualche modo simile a quello che io ho fatto con lui: ha preso integralmente le storie originali narrate nella Bibbia, ampliandone in modo smisurato ogni particolare, senza tradire mai l’originale ma rendendolo vivo e palpitante, oserei dire iper-realistico.
Un altro autore che amo particolarmente, ma che offre modelli difficilmente riproducibili è Luis Borges (per la parte che riguarda i racconti: non conoscendo lo spagnolo non sono mai stato in grado di apprezzarne l’opera poetica). Tuttavia il celebre racconto “Pierre Menard, autore del Chisciotte” (da “Finzioni”) ha ispirato entrambi i romanzi: lo scrittore che vuole riscrivere il don Chisciotte esattamente uguale all’originale, parola per parola, trecento anno dopo Cervantes, produce qualcosa di completamente diverso, assumendo significati nuovi e per ciò stesso originali. 
Infine, l’ispiratore più importante, Umberto Eco, e i suoi metaromanzi, costruiti quasi interamente da citazioni. Non solo “Il nome della rosa”, ma anche tutti i successivi (escluso l’ultimo, “Numero zero” che sembra un’opera spuria). Devo anche aggiungere che il suo quinto romanzo, “La misteriosa fiamma della regina Loana” mi ha suggerito l’idea del romanzo illustrato, per quanto riguarda  “Il Segreto di Cardano”.    




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lunedì 13 maggio 2024

Intervista a Luca Benedetti

 





Buongiorno Luca, come nasce questa tua opera?

Buongiorno a tutti i lettori della Midgard editrice, e a te Fabrizio. Questa mia opera nasce dalla mia necessità di esprimere i miei pensieri su carta, trasformando i grovigli dei pensieri in parole. All’epoca avevo quindici anni, era appena uscito nelle sale il primo film tratto da “Il Signore degli Anelli” e,  come molti, ne sono rimasto affascinato a tal punto da voler creare un mio mondo personale, unico nel suo genere. Il fantasy mi ha da sempre affascinato: giocavo ai giochi di ruolo con i miei amici e anche quella realtà era per me di ispirazione. Non mi piaceva tanto il gioco in sé, quanto le trame che ne uscivano fuori: veri e propri racconti delle gesta di gruppi composti da improbabili razze, classi e generi; narrazioni di luoghi mai visti prima e con nomi alle volte dalla pronuncia impossibile, e tesori da recuperare attraverso indecifrabili mappe. Tutto è partito proprio da qui. Realizzai la prima mappa di un mondo in cui far giocare i miei amici, una serie di scarabocchi su di una pagina di quaderno; vi posi dei nomi inventati, delle zone montuose, dei fiumi circondati dai boschi e dalle foreste. Non mancava altro che dare un nome a quel nuovo mondo, venne quasi subito da sé: Arrlonn (Isole Vaste) poiché quel mondo è composto da terre abbastanza grandi, separate dal mare. Cominciai a scrivere a mano tutta la storia ma poi, per fortuna, arrivò il primo pc in casa, altrimenti a quest’ora sarei senza più i tendini nelle mani a furia di scrivere con la penna. Da lì in poi, con alti e bassi, abbandoni e recuperi a più riprese, sono arrivato a pubblicare la mia opera prima.


Quali sono le tematiche più importanti del libro?

Le tematiche de “I Racconti di Arrlonn: Vendette” sono molteplici. Si parte da una sete di vendetta, che porterà solamente distruzione, non solo fisica, ma anche mentale. Da quello che ho imparato nella mia vita, infatti, il rancore porta solamente all’annientamento di sé stessi. La voglia negativa di rivalsa comporta una solitudine inutile e demoralizzante, così come anche l’invidia verso gli altri. Un altro messaggio che ho portato nelle pagine del mio libro, invece, è quello della creazione tutta: l’uomo, a parer mio, dovrebbe allentare il proprio ego e dedicarsi a contemplare tutto ciò che la natura ha da offrire. Ho visto il nostro mondo dalle cime dei monti, e vi posso assicurare che la fatica ne è valsa la pena. 
Come diceva Robin Williams ne “L’Attimo Fuggente”: Perché sono salito quassù? Chi indovina? -Per sentirsi alto. -No [...]. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti?
Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.
A me, in buona sostanza, piace osservare le cose. Ammiro tutto ciò che il creato e l’umanità mi offre. E di questo bisogna sempre essere grati.


Ci sono autori e autrici che ispirano la tua scrittura?

E chi non ne ha? Dopotutto siamo scrittori proprio per questo, perché un giorno abbiamo letto quello specifico libro di quel meraviglioso autore, o autrice, che ci ha fatto aprire gli occhi. Il mio principalmente è stato Tolkien, anche se non da solo: Ursula le Guin, col suo ciclo di Earthsea, è stata molto impattante. Ma l’imaginarium di Tolkien è stato davvero il più importante: è riuscito a creare un mondo nel quale ogni creatura che lo abita ha il suo scopo, e questo ha ispirato nel mio romanzo il fatto che qualsiasi creatura appaia ha un suo scopo finale, nel bene e nel male.





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venerdì 10 maggio 2024

Dalla parte degli uomini

 di Riccardo Tennenini.






Platone ci parla del “Tempo di Crono” e “Tempo di Zeus”.  
Il primo è la dimensione astorica dove i due sessi erano Unità al di là del divenire. 
Il secondo è la dimensione storica dove i due sessi, smarrita la loro Unità archetipica originale si trovano divisi e in lotta l'uno con l’altro. 
Partiamo dicendo che Platone Con il mito dell’androgino descritto nel Sympósion ci fornisce un adeguata spiegazione dell’origine dei sessi. 
L’androgino platonico ce da specificare non rappresenta come banalmente si pensa un “terzo sesso” fisico in carne ed ossa che non sarebbe né maschio né femmina perché li rappresenta entrambi. 
La posizione adottata da Platone dona all’androgino primordiale un’esistenza che non è materiale o sociale ma spirituale e metafisica. 
Quindi in quel particolare stato “non-duale” dove non esistono categorie di nome e forma per definirlo. 
Concependo l’Uomo e la donna come Unità metafisica nella figura simbolica dell’androgino primordiale. 
Questa immagine la ritroviamo in molte Tradizioni, tutte atte a dimostrare questa Unità intrinseca dei sessi. 
In questo modo Platone è un fedele continuatore della Tradizione. 
Solo dopo che l’Unità è stata spezzata e i vincoli sono venuti meno che i due sessi si separano e scindono in una dualità. 
Appaiono così visibili le categorie sessuali di maschio e femmina. 
Solo attraverso l’amore platonico le due metà che, unendosi ritrovano insieme la loro completezza e Unità perduta. 
La via di Amor tracciata da Platone è iniziatica non finalizzata al godimento sessuale. 
Infatti, quando si parla di amore platonico s’intende un'unione di anime non di corpi. 
Ma come abbiamo detto alla mentalità moderna fa più comodo ridurre tutto alla voluttà concupiscibile e utilizzare i canoni moderni per comprendere le filosofie antiche. 
L’androgino platonico come abbiamo spiegato costituisce quell’autentico orizzonte dell’Essere in cui si trovavano i due sessi prima della loro separazione.
La separazione è binomio ed esso implica una discesa nella temporalità in divenire, dimensione che porta l’apparizione dei due sessi in quella lotta perpetua. 
Per la loro differenza i due sessi non riescono a riconoscersi l'uno nell’altro come Unità, ma come Uomo-maschio e donna-femmina. 
In cui gli organi sessuali rappresentano la linea di demarcazione tra i due. 
In India questa demarcazione è definita come Liṅga per rappresentare la potenza maschile e Yoni quella femminile. 
A questo bisogna aggiungere che, anche se l’Unità è stata spezzata secondo Weininger nella sua celebre opera Geschlecht und Charakter all’interno del maschio sussiste una parte femminile così come nella donna c'è una parte maschile. 
Le polarità sessuali segnano uno scontro tra opposti. 


Estratto da "Dalla parte degli uomini" di Riccardo Tennenini, Midgard Editrice.


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venerdì 26 aprile 2024

Il segreto della saliera di Benvenuto Cellini

 di Stefano Lazzari.







Appena uscito  dal  portone,  sul  camminamento  verso  il  cancello  esterno,  Moreno  Sansovini  respirò  profondamente  il  delicato  zefiro  di  primavera  e  subito  esplose  in  una  serie  irrefrenabili  di  starnuti.
“Se questo  è  il  buongiorno  della  primavera,  chissà  che  succederà  a  maggio”  esclamò  una  voce  divertita  alle  sue  spalle.
“Faresti meno  lo  spiritoso,  al  posto  mio”  borbottò  Moreno,  mollando  una  robusta  pacca  sulle  spalle  del  cugino  Daniele.  “Ogni anno,  la  stessa  storia:  tutta  colpa  dei  troppi  fiori  del  Parco”.  Con il  pollice  indicò  il  verde  profilo  dei  pendii  alle  sue  spalle,  ancora parzialmente  in  penombra  a  quell’ora  di  mattina.
“Dai, facciamo  colazione  dal  tuo  solito  avvelenatore,  così  ti  passano  le  paturnie”.  Daniele strattonò  il  cugino  verso  il  cancello  esterno.
“Già, magari  con  una  ‘bomba’… di  sabato  ci  vuole  proprio”  dichiarò  Moreno,  soffiandosi  il  naso.
“Eccoli in  coppia:  Sherlock  col  suo  fido  Watson”.  Così Nando,  il  titolare  del  bar  in  piazzetta,  apostrofò  i  due  cugini.  Moreno, investigatore  privato,  si  avvaleva  spesso  della  collaborazione  di  Daniele,  architetto,  ma  anche  lui  appassionato  di  investigazione.
“Ah  bello, Watson  lo  dici  a  qualcun  altro”.  Daniele gettò  uno  sguardo  più  che  critico  al  vassoio  strapieno  di  paste,  ma  senza  nemmeno  l’ombra  delle  ‘bombe’. 
Senza replicare,  Nando  fece  comparire  da  sotto  il  bancone  un  piattino  con  due  superbe  bombe  alla  
crema.  “E poi  dite  che  non  vi  tratto  bene”  puntualizzò,  tutto  sostenuto.  “Anche perché  ho  come  il  sospetto  che  sarà  una  giornata  impegnativa,  per  voi due”. Il barista  ammiccò ispirato,  intanto  che  smanettava  rapidamente  sulla  macchina  dell’espresso.
Moreno, che  stava  per  addentare  avidamente  la  sua  bomba,  rimase  col  morso  a  mezz’aria.  “Siccome non  sei  credibile  nei  panni  dell’indovino,  sputa  il  rospo  senza  tanti  giri  di  parole”.  Con tutta  calma,  affondò  i  denti  nella  ‘bomba’,  subito  imitato  da  Daniele.
Nando piazzò  le  tazzine  dell’espresso  davanti  ai  due  cugini,  poi  si  chinò  in  avanti  con  aria  da  cospiratore.  “E   si tratta  proprio  di  un  bel  rospo… tutte  le  fortune,  certa  gente”  sospirò,  atteggiandosi  da  invidioso.  “Giusto dieci  minuti  prima  che  arrivaste  voi  due,  entra  una  tipa  sinuosa  come  una  ballerina,  cappellino  sulle  ventitré,  vestitino  così  stretto  che  con  un  respiro  più  lungo  si  sarebbe  scucito  in  un  amen… insomma,  dopo  aver  ordinato  mi  chiede,  con  una  vocetta  tutta  flautata,  se  per  caso  conosco  ‘il  famoso  detective  Sansovini’,  proprio  
così ha  detto…”.  Nando si  interruppe  un  attimo  per  passare  un  canovaccio  sul  bancone.  “Insomma, per  farla  breve,  le  ho  risposto  che  sì,  certo  che  lo  conosco,  ma  che  forse  è  ancora  troppo  presto  per  una  visita,  al  che  lei  ha  replicato,   con  una  risatina  tutta  aggraziata  da  nobildonna, ‘oh  non  importa,  ho  tutto  il  tempo  che  mi  occorre’… eh  certo,  la  signora  mica  si  deve  alzare  alle  cinque  e  mezzo  la  mattina,  per  guadagnarsi  la  sua  brava    giornata…”.  Nando sbuffò,  intanto  che  sorseggiava  un  caffè  anche  lui.  “Comunque  occhio  More’, questa  è  una  coi  soldi,  stai  sicuro”.  Ammiccò con  l’aria  dell’uomo  vissuto,  che  ormai  le  ha  viste  tutte.
“E visto  che  stamattina  ti  senti  tanto  ‘collaboratore  investigativo’,  quale  altra  raccomandazione  ti  senti  di  darci?”.  Stavolta fu  Daniele  a  replicare,  dopo  aver  ingurgitato  l’ultimo  pezzo  di  ‘bomba’.
Nando lo  guardò  torvo.  “Hai poco  da  fare   lo  spiritoso,  architetto… dopo  vent’anni  e  oltre  passati  dietro  questo  bancone,  ormai  faccio  diagnosi  ad  occhio:  e  la  nobildonna  che  vi  vedrete  arrivare  si  
porta appresso  soldi,  guai  a  carrettate,  e  pure  qualche  panzana… ha  proprio  l’aria  della  ballista  spergiura,  mi  ci  giocherei  il  bar”  dichiarò  spavaldo,  riponendo  le  tazzine  nel  lavabo.
Moreno finì  di  assaporare  con  tutta  calma  la  sua  ‘bomba’,  poi  fece  scivolare  una  moneta  da  cinquanta  centesimi  nel  barattolo  delle  mance.  “Per le  tue  preziose informazioni… se  si  riveleranno  azzeccate,  molto  presto  ti  riempiremo  il  dindarolo,  qua”.  Il Sansovini  moro  ammiccò  verso  il  cugino.
“Attento… ti  ammali  di  generosità  perniciosa”  ridacchiò  Nando,  scuotendo  il  barattolo.  “Comunque  tienimi  informato… sono  curioso  come  una  coppia  di  gazze”.
“Seeeh,  dilettanti  al  tuo  confronto”  eccepì  Moreno.  “Mo’  però  facci  andare,  non  è  da  gentiluomini  fare  attendere  troppo  le  signore…”.
Appena  imboccata  la  stradina  in  salita,  subito  di  fronte  al  bar,  la  videro  subito.  Proprio  accanto  al  
cancello  di  casa  loro,  che  sbirciava  alternativamente  il  camminamento  verso  il  portone  e  i  due  lati  della  strada.  E  Nando  non  aveva  esagerato  affatto,  nel  descriverla.  Capirai,  le  avrà  fatto  una  TAC  col  contrasto,  malignò  Daniele  scambiando  una  breve  e  significativa  occhiata  con  il  cugino.
Moreno  allungò  il  passo  e  arrivò  alle  spalle  della  donna  col  cappellino.  “Sta  aspettando  qualcuno?”  chiese,  senza  tanti  complimenti.
Lei  sussultò  per  un  attimo  nel  voltarsi  di  scatto,  poi  però  emise  un  sorrisino  salottiero.  “Sì,  il  detective  Sansovini… è  lei?”.  Pose  la  domanda  col  tono  di  chi  è  sicuro  della  risposta. 
“Precisamente”.  Moreno  presentò  Daniele,  e  fece  per  aprire  il  cancello.  “Lei  è  fortunata,  se  fosse  arrivata  una  mezzora  più  tardi  non  ci  avrebbe  trovato,  abbiamo  in  programma  uno  shopping  al  mercatino  di  S. Giovanni...  signora?”.
“Corinna  Bartoli”  rispose  lei,  semplicemente.  Tese  una  manina  affusolata  e  perfettamente  curata.  Da   vera  nobildonna… o  magari  escort,  malignò  Moreno  fra  sé,  per  scoprire  tuttavia  che  la  stretta  di  mano  non  aveva  nulla  di  suadente/seduttivo:  al  contrario,  era  decisamente  virile,  in  clamoroso  contrasto  con  la  voluttuosità  della  figura  che  il  detective  Sansovini  non  poté  esimersi  di  ammirare,  sia  pure  di  sguincio,  intanto  che  si  avviavano  lungo  il  camminamento.
Tipa  da  prendere  con  le  molle,  questa  qui:  mi  sa  che  Nando  ci  ha  azzeccato  in  pieno,  argomentò  Daniele,  pensando  per  un  attimo  al  dindarolo  del  bar  che  avevano  promesso  di  riempire…


Estratto del romanzo "Il segreto della saliera di Benvenuto Cellini" di Stefano Lazzari, Midgard Editrice




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martedì 16 aprile 2024

Lustro

 di Matteo Salvatti.






Michela: Ma Francy, ma perché sei ancora qui? Se si sveglia Andrea adesso è un casino. Li avevamo detti i patti: vieni qui stanotte, ma alle sei massimo sei e mezza te ne vai. Già Andrea ti sopporta a malapena nelle feste ufficiali, e lo sai, non veniamo a nasconderci, mi sembra te lo abbia fatto capire abbastanza chiaramente, ci manca che gli dico che mia sorella perché ha litigato l’ennesima volta con suo marito mi ha chiesto di dormire sul divano del suo studio. Feticista come è, poi. No no, silenzio di sopravvivenza, silence survivor. 

Francy: Appunto, quello che dovresti fare tu, silenzio. No, ma dico: vuoi svegliarlo apposta? Abbassa ‘sto cavolo di voce, è da quando andavi all’asilo che ti si riconosceva come scimmia urlatrice! Adesso mi vesto, mi cambio e me ne vado. Oh, parliamoci chiaro poi, sono arrivata qui a mezzanotte, non è che potevo dormire tre ore, e poi questi nuovi sonniferi che sto prendendo sono straforti, vuoi provarli? No, davvero, sono una bomba, praticamente degli anestetici. Oh, non lo diresti mai, sai chi me li ha prescritti? Tu hai presente Piera, la sorella di Angelo, ecco, pensa che…

Michela: Non me ne frega niente, piantala, guarda che io dormirei benissimo se non avessi una sorella che mi chiama a un quarto a mezzanotte chiedendomi un letto. Ma poi, scusa, mi spieghi perché non potevi venire prima?

Francy: Forse perché abbiamo finito a quell’ora di litigare? O meglio, perché io ho deciso di finire di litigare, perché se no, fosse stato per lui, saremmo andati avanti tutta la notte. Ma col cavolo che gli do questa soddisfazione, no no. Così poi si sfoga e si sente bene e poi i postumi della sbronza li porto io. Sai che dopo aver litigato lui è come se fosse uscito da un massaggio, io mi sento rintontita, sì, non fare battute sul fatto che lo sono sempre, a prescindere, davvero, mi sento ubriaca, ci vuole del tempo per tornare in mente. Senti, cambiando argomento, piuttosto ce l’hai ancora quel profumo che ti ha regalato Andrea? 

Michela: Ma era per il compleanno di tre anni fa! Certo che è finito, anche perché un po’ l’ho buttato, non era niente di che, in fatto di gusti, vabbè, lasciam perdere, e poi sbrigati che si sveglia e oltre tutto stai facendo fare tardi anche a me, mi raccomando, cambiati veloce e non passare dalla cucina, esci e non chiudere la porta che si accorge, al limite mi prendo la colpa di non averla chiusa bene io. Oddio si sta svegliando, corri, corri nel suo studio, io cercherò di distrarlo e di fare in modo che non ci vada prima di aver fatto colazione, appena senti che sbatto la porta della cucina vuol dire che siamo dentro a fare colazione, in un nanosecondo esci e te ne vai, ok? Adesso va’, va’, sbrigati, sempre nei casini mi devi mettere, ma deve finire ‘sta storia, però, lo sai che non puoi andare avanti così, vero? No perché non so tu, ma io non ne posso più, ma veramente, basta!


Estratto dal libro "Lustro" di Matteo Salvatti, Midgard Editrice




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