mercoledì 29 luglio 2026

Intervista a a Elena Martin

 



Buongiorno, come nasce il libro Piccola foglia nel vento?

Qualche anno fa mi sono imbattuta in una community che raggruppava popoli indigeni e raccontava, attraverso cerimonie, incontri e feste, le tradizioni antiche, il rapporto uomo natura con uno sguardo ai nostri giorni, alle nuove generazioni e alle culture di tutto il mondo.
Ho provato a raccontare anche io una storia che condividesse questi valori dando voce ad un popolo che mi ha sempre affascinato, i nativi americani. Di tutto il loro mondo non restano altro che testimonianze e qualche orgoglioso abitante delle riserve che continua a reggere un peso enorme, un passato ricco di nostalgia, di magia e di tragedia. 
Ho deciso di raccontare questa storia con la semplicità e la tenerezza di due bambine perché credo che l’innocenza sia la base di ogni atteggiamento umano, dal più piccolo atto alle grandi decisioni, quelle che reggono le sorti dei popoli e del mondo.
 


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Parte fondamentale del racconto è il senso di appartenenza di un popolo e il legame con la terra e la natura. A dare forza poi alla storia c’è la famiglia che da sempre crea legami, protegge, dà forza e forma l’individuo. Le bambine crescono consapevoli, libere, circondate da una natura che è parte di loro, la sentono e la vivono, proprio come sentono viva la presenza della nonna.
A completare l’opera c’è anche un forte richiamo al rispetto per lo straniero, per chi ha il colore della pelle diverso, per chi ha abitudini diverse. Entrambi i popoli, nativi e coloni, trovano difficile accettare la diversità, è un passo enorme che comporta sacrifici, condivisioni, significa imparare qualcosa di nuovo che poi, in fin dei conti, ci porta tutti verso uno stesso identico obiettivo, vivere.


 
Quali autori e autrici ami leggere?

Ultimamente mi sono avvicinata alla narrativa nordica. Ho apprezzato molto Jon Kalman Stefansson e la sua scrittura poetica e d’impatto. Adoro la descrizione della sua Islanda come fosse una terra dimenticata dal mondo eppure così piena di umanità. Spesso riprendo la lettura di classici che un tempo avevo solo conosciuto in modo scolastico come Hemingway, Jane Austen, e ho letto con interesse Furore di Steinbeck, molto interessante la realtà americana vista attraverso gli occhi di una famiglia alla ricerca della felicità. Una stanza tutta per sé  di Virginia Woolf è uno dei saggi che preferisco. 

 

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venerdì 24 luglio 2026

Intervista a Roberto Falocci

 



Buongiorno, come nasce il libro Pane sciapo?

Questo libro nasce dalla straripante esigenza di esprimere in versi temi a me  molto cari, come: la semplicità e l’essenzialità; condizioni fondamentali per trovare la via verso la felicità interiore.
Simbolicamente una fetta di pane sciapo mi è sembrata perfetta per interpretare questi concetti.
Volevo realizzare una raccolta di poesie che non cercasse risposte definitive, ma accompagnasse il lettore dentro stanze interiori, fatte di odori antichi, mani consumate dalla fatica, silenzi domestici di vita quotidiana, alternati ad improvvise illuminazioni gioiose ,che anche una semplice fetta di pane sciapo può regalare.
In pane sciapo avrei voluto che la poesia diventasse un gesto essenziale, uno spezzare il quotidiano, per cercare dentro le piccole cose verità che non fanno rumore. 
 


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

La storia del pane sciapo e il significato di rivolta e sofferenza che ha per noi perugini, la gratitudine per ciò che la vita e la natura ci regalano, il vivere il nostro tempo non dovendo rincorrere a tutti i costi successo e tecnologia, ma cercando di cogliere le cose semplici che possiamo trovare sotto i nostri piedi.
Il libro rappresenta un incessante invito ad amare tutto, anche quando non è sempre così facile.
Una altra tematica presente nell’opera è la critica pungente verso il piattismo, la rassegnazione, la rassegnazione, l’omologazione che stanno sempre di più sovrastando la bellezza della natura e dell’uomo; vorrei vedere quest’ultimo più libero, disarcionato dall’ansia che opprime il nostro vivere quotidiano.
E infine vorrei sottolineare un po' di attenzione verso chi è emarginato e vive ai confini, in silenzio, nelle attese consumate senza clamore, sul bordo della tavola e della vita.

 

Progetti futuri?

Continuare a scrivere poesie se la salute e l’età me lo consentiranno, per lasciare qualcosa di veramente autentico, ai pochi che avranno il piacere di attingervi.
Tutte le domande, gli eterni dubbi saranno sempre lì, come la profonda ricerca del senso della vita!
Cambierà l’ordine delle parole da combinare insieme, ma il messaggio finale sarà sempre lo stesso.

 

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mercoledì 22 luglio 2026

Intervista a Giuseppe Gherardelli

 



Buongiorno, come nasce il libro Il fantastico mondo di Matilde?

Questo testo è  nato dall'idea di mettere per iscritto i racconti che ho avuto il piacere di narrare oralmente alla mia nipotina e, nel pubblicarli,   mi ha spinto  il desiderio di sollecitare la fantasia di tanti altri bambini e di indurli a piccole riflessioni.



Quali sono le tematiche principali dell'opera?

In questi miei racconti troviamo anche delle leggende, quali ricostruzioni fantastiche di un passato molto lontano, frutto dell'immaginazione popolare  che gioca con la realtà.
In tutti emergono vari temi legati alla crescita e alla psiche umana intrisi di fantasia e realtà, connubio che sorge per spiegare al bambino , in modo più comprensibile, sia fenomeni della natura, che varie esperienze quotidiane.
Come nella fiaba classica anche in questi racconti affiora la finalità morale  che aiuta a ben comprendere come comportarsi nelle diverse situazioni.
Troviamo l’ammonimento a non dire bugie con una ricostruzione fantastica delle conseguenze negative per il bugiardo, e il tema della disubbidienza, più o meno grave, sempre con fantasiose conseguenze negative per il trasgressore.
Affiorano i primi contrasti familiari con l'allontanamento da casa  e un viaggio inconsapevole e avventuroso attraverso la foresta, metafora di un percorso di crescita più responsabile. 
Inoltre si sottolinea l’importanza del rispetto verso gli animali rappresentati come personaggi di fantasia, ma con esigenze reali. È presente infine anche l’invito a non disprezzare ciò che, pur essendo di poca importanza, viene però ad assumere per l’uomo un valore affettivo.

 

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lunedì 20 luglio 2026

Il mistero dell'orafo Luigi

 di Chiara Cenci.

 


 

 

 

Quella mattina Marta, prima di prepararsi, guardò pigramente fuori dalla finestra: il viale antistante la sua casa era tempestato di oro e di rosso, amava i colori vivaci dell’autunno. Dopo aver fatto colazione, indossò un maglione color ocra, in sintonia con le tonalità della sua stagione preferita, affondò le sue dita affusolate nella morbidezza del cashmere, amava quella sensazione, i pantaloni color prugna le calzavano a pennello, e gli stivaletti alla moda slanciavano la sua armoniosa figura. Il suo sguardo indugiò a lungo sull’ovale incorniciato dal caschetto rosso: sì, decisamente il coraggio l’aveva premiata, il nuovo taglio e colore di capelli facevano risaltare “la fitta boscaglia impenetrabile”, così il caro amico Giovanni aveva definito i suoi occhi e il suo sguardo, spesso cupo e triste, come in quella fredda mattina autunnale. Si lasciò inebriare dalle folate di vento fresco; a terra le foglie dalle mille sfumature sembravano disegnare l’ordito di un tappetto orientale simile a quello che campeggiava nel suo salotto. Ebbe la sensazione di camminare nei colori, come se un quadro di Monet prendesse vita improvvisamente e lei si trovasse proprio in mezzo alle pennellate. Marta arrivò trafelata e un po' contrariata allo studio; mentre apriva la porta, si soffermò ad ammirare la targa dorata con il suo nome, per lei era sempre motivo d’orgoglio vedere incise le lettere che indicavano la sua professione “PSICOLOGA”. Le ritornavano in mente le parole di una sua paziente, poche frasi, ma incisive, che davano spessore e significato alla sua scelta: “Fidandomi di te, ho ritrovato la mia anima, è stata sempre nello stesso posto, però io non la percepivo, lei aveva seguito strade diverse, quelle indicate dagli altri. Ma io non sono gli altri, io non volevo quella vita che per tutti era la migliore, io ne volevo una diversa, atipica. Tu mi hai fatto recuperare la mia anima, che si era ammalata, mi hai costretto a guardarmi dentro, è stato un percorso lungo e doloroso, costellato di decisioni scomode, ma alla fine la mia anima si è risvegliata da un lungo assopimento, tu l’hai scossa, io ho ripreso in mano il mio timone per veleggiare verso il mare aperto, mentre una nuova brezza mi sferzava, dandomi vigore”. Si sentiva uno strumento di liberazione delle anime, quante belle anime aveva salvato dalla prigionia! Sì, era quella la sua missione. Mentre era assorta nelle sue riflessioni, lo squillo del cellulare la riportò alla realtà. “Buongiorno dottoressa Vecchi, sono il commissario Belleri, devo comunicarle una notizia della massima urgenza”. Marta si accasciò sulla poltrona dello studio, “Dio mio, che cos’è successo?” Proferì quelle parole con un filo di voce, era attonita e sconvolta, nella sua mente si accavallarono tanti pensieri tutti nefasti e confusi, stava tremando. “Mi dica, è capitato qualcosa di grave a un mio familiare? Forse a un conoscente? Mamma mia!” “Dottoressa deve venire il più rapidamente possibile qui in Questura dove le daremo spiegazioni dettagliate.” Marta si precipitò fuori dallo studio, aprì lo sportello della macchina e si mise alla guida dell’autovettura con un’agitazione tale da temere di non essere in grado di percorrere quei pochi chilometri che la separavano dal Commissariato di Polizia. Arrivò trafelata, all’ingresso si presentò a un poliziotto che la condusse dal commissario. Il dottor Belleri, un uomo sui cinquant’anni, dalla corporatura massiccia, l’accolse rivolgendole alcune domande in modo asciutto e distaccato: “Dottoressa, purtroppo, è accaduto un fatto grave: è avvenuto un omicidio nel centro storico, presso un’oreficeria abbiamo rinvenuto il cadavere di un uomo assassinato probabilmente nella serata o nottata di ieri.” “Oh mio Dio!” Gli occhi di Marta si spalancarono mentre inghiottiva la saliva con difficoltà. “Lei conosceva un certo Luigi Mecci?” “Sì, è un mio paziente, sono la sua terapista, mio Dio! È stato ucciso lui, immagino.” “Sì, purtroppo, l’abbiamo contattata perché, controllando il suo cellulare, ci risulta che lei sia stata una delle ultime persone chiamate dall’uomo”. “Sì, è venuto nel mio studio ieri pomeriggio per una seduta di psicoterapia. Pover’uomo, mi sembra impossibile che abbiano assassinato una persona gentile e innocua come Luigi”. Marta rispose ad alcune domande rivoltele dall’inquirente sugli orari del colloquio, soffermandosi su alcuni particolari che avrebbero aiutato l’ispettore a comprendere il vissuto e la personalità di Luigi. L’uomo era spesso timido e imbarazzato e manifestava frequentemente difficoltà a parlare di sé. Era una persona semplice: il suo abbigliamento non aveva nulla dell’estro degli artisti, sembrava quasi trascurato, indossava sempre un cappotto grigio un po’ consumato che avvolgeva il suo corpo esile. Le aveva confidato più volte di non riuscire a vivere serenamente poiché il rapporto con alcune persone era fonte di ansia. Era un uomo insicuro, la morte prematura del padre lo aveva portato ad isolarsi, si era sentito sempre a disagio anche per il contesto socio-economico miserrimo nel quale era vissuto: la madre aveva dovuto crescere tre figli da sola e ben presto Luigi, essendo il maggiore, era stato costretto ad interrompere gli studi per trovare un lavoro che gli avrebbe permesso di contribuire al sostentamento della famiglia”. “Ha svolto sempre la medesima attività, che lei sappia?” Chiese il commissario assorto totalmente nell’ascolto del racconto. “Sì, anche perché era geniale, un giorno mi confessò che il suo primo maestro orafo aveva intuito velocemente il grande talento che lo contraddistingueva. Aveva notato che i suoi monili erano incantevoli, particolari, questa sua creatività, già evidente in età adolescenziale, irritava il maestro che non perdeva occasione per denigrarlo, per lui era inaccettabile che un ragazzino introverso e insicuro potesse superare la sua maestria”.


Estratto dal libro di Chiara Cenci, Il mistero dell'orafo Luigi, Midgard Editrice

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venerdì 17 luglio 2026

La via dell'anima

 di Rachele Sabbadin.

 

 


 

 

Nell’argentea luce dell’alba di metà gennaio, il mondo si risvegliava con la promessa di un nuovo inizio.
Mentre i primi chiarori del giorno tingevano il cielo, gli scandali marcavano il ritmo del tempo, rivelando l’abisso dell’animo umano: alcuni si mascheravano da benefattori, utilizzando la carità come pretesto per arricchirsi, mentre altri, avvolti nel luccichio delle apparenze sui social network, nascondevano la propria miseria interiore dietro un velo di falsa prosperità.
In quell’ alba carica di promesse e inganni, la verità si stagliava come un faro nel buio, pronta a illuminare le ombre nascoste della vita quotidiana e a rivelare la fragile bellezza della condizione umana. Nel grigiore ordinario di una mattinata qualsiasi il ticchettio del tempo dettava i ritmi di ogni essere umano, tutti si riversavano nelle loro postazioni di lavoro: chi nelle sterili stanze d’ufficio, chi nelle fabbriche, chi nei cantieri o nei laboratori. I più giovani
nelle scuole per apprendere e crescere nella società.
La quotidianità iniziava sempre con la solita sveglia stridente, seguita dal caotico intrecciarsi delle automobili nelle strade ancora addormentate, mentre il giorno si dipingeva di colori spenti. Il flusso incessante di lavoratori sembrava trasformare le vie dei piccoli paesi in arterie congestionate, dove ogni spazio era conteso e ogni movimento rallentato.
In questo scenario caotico si stagliava Alma, una giovane donna dallo sguardo profondo e dai capelli biondi come flebili fili di sole. Alta e slanciata, la sua presenza risplendeva nel grigiore della città, mentre la sua mente fervida di idee si muoveva agilmente tra le pieghe del mondo del business. Appassionata di comunicazione, lettura, disegno e grafica, la giovane portava con sé il bagaglio di un’anima creativa e visionaria, pronta a lasciare il segno nel caos dell’esistenza quotidiana.
Alma è un’ anima indomita, una ragazza che cammina con passo sicuro nella vita, ma che cela segretamente paure profonde dietro lo sguardo vivace. I suoi occhi, bagnati dalla luce del sole, sono come finestre sull’anima, sfumano dal grigio all’azzurro con una delicata traccia ambrata ed il bordo con un’ombra di blu cobalto.
Ama perdersi nei suoi sogni, lì dove il mondo reale si dissolve e lascia spazio alla fantasia. È un’anima straordinaria, con una tempra forte e un modo di essere unico. Solare ed empatica, sa cogliere tutti i colori delle emozioni altrui, ma non teme di esprimere la sua verità, anche quando questa è tagliente e scomoda. Intuitiva e diretta, lascia un’impronta indelebile in chiunque incontri, trasformando ogni momento in un’opportunità di crescita e scoperta.
Quel giorno era seduta come di consueto nella sua scrivania, l’ufficio cieco dava su un corridoio dove si vedeva il grigio avvolgere il cielo oltre la consueta vetrata. Alberi con mille piccoli rami secchi lo frantumavano, sottraendo piattezza alla tonalità.
Improvvisamente ci fu un rombo assordante, diverso dal solito scoppio di pneumatici sulla vicina autostrada. Un suono sordo, stonato e scomodo, simile alle verità dette in faccia. Era quello l’esatto momento in cui la vita di Alma avrebbe preso una svolta irrevocabile, anche il ticchettio del tempo si era fermato, rompendo i ritmi che fino ad un attimo prima l'umanità aveva conosciuto. Una frazione di silenzio, quell’attimo in cui nulla sarebbe stato mai più come prima, poi tutti gli allarmi per le calamità naturali squillarono in ogni telefono, ma oltre la finestra persisteva il grigio immutato e i rami immobili. Non pioveva, non nevicava, né soffiava il vento. Tutto uguale, ma tutto diverso, poi, a distanza di breve, le persone vennero adunate sulle varie piazze dei paesi.
La situazione era semplice nella sua complessità: da quel cielo grigio erano scese delle altre forme di vita, non terrestri, proprio come nei film di fantascienza. Aspetto umano, divisa militare color oro e fare autoritario. Sapevano la lingua di ogni paese, di ogni stato. Cosa volessero? Non lo sapeva nessuno.
In una breve conferenza stampa auto-trasmessa in ogni
dispositivo digitale annunciavano il loro arrivo nel pianeta
Terra, ma poche persone prestavano attenzione a quello che veniva detto, la fobia di registrare, farsi foto, fare story e postare tutto nei social aveva reso un momento di grande pericolo e delicatezza una rincorsa a chi divulgava prima le informazioni. Al termine della premessa trasmessa digitalmente venne da loro dichiarato lo stato di assedio, dove si facevano autorità supreme del pianeta e nulla poteva avere voce in capitolo più di loro. 

 

Estratto dal libro di Rachele Sabbadin, La via dell'anima, Midgard Editrice.

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martedì 14 luglio 2026

Intervista a Domenico Luigi Pistilli

 



Buonasera, come nasce il libro Il segreto di Paimpol?

Tutto è nato in modo molto originale.
Avevo semplicemente  voglia di scrivere cosa si dicono due estranei che per forza maggiore sono indotti a fare un viaggio in auto.
Cosa penserà l'uno dell'altro, ecc, ecc...
E così ho iniziato senza volere a raccontare una storia della quale non avevo la minima idea, né sapevo dove mi avrebbe portato. Ogni scelta è nata al momento, in modo estremamente estemporaneo e da una opzione ne è seguita poi un'altra e poi un'altra ancora sino alla fine. 
Ho iniziato a scrivere senza sapere dove sarei arrivato. Non avevo una trama prestabilita, né un finale da raggiungere. 
A un certo punto ho avuto la sensazione che non fossi più io a condurre i personaggi, ma fossero loro a indicarmi la strada. Io mi sono limitato a seguirli, con la curiosità di un lettore che desidera scoprire, pagina dopo pagina, cosa accadrà. Forse è proprio questa la magia della scrittura: partire da una domanda semplice e ritrovarsi, senza accorgersene, in un luogo che non si era mai immaginato.
Quest'ultimo passaggio, secondo me, è importante perché restituisce l'idea che Il segreto di Paimpol sia nato da una scoperta, non dall'esecuzione di un progetto.



Quali sono le tematiche principali dell'opera?

Il romanzo è costruito intorno ad alcune grandi tematiche esistenziali: 
- la riconciliazione con il passato è il vero cuore del romanzo suggerendo  che solo accettandola si può abitare pienamente il presente.
- Il viaggio è inteso come  trasformazione.
Ogni tappa modifica i protagonisti.
La Bretagna e Paimpol non sono semplicemente ambientazioni ma luoghi che diventano parte del processo di cambiamento.
- L'amore è  inteso come crescita, nasce soprattutto dall'ascolto  e dal riconoscimento reciproco.
- La memoria non è nostalgia. È identità che diventa continuità tra chi siamo stati e chi possiamo ancora diventare.
- La continuità dell'esistenza  vive nella memoria, negli insegnamenti  e  nell'amore trasmesso.
- Il tema più  originale per me è l'identità come costruzione continua.
Nessuno dei protagonisti rimane uguale.
Nessuno è prigioniero della propria storia.
E poi c'è Paimpol:  non rappresenta soltanto un paese bretone ma è quasi un luogo dell'anima. È il punto in cui convergono:
passato, memoria, verità, perdono, l'amore e la rinascita.
In questo senso il titolo Il segreto di Paimpol  rimanda a una scoperta più profonda: il "segreto" è che alcune verità importanti non cambiano solo ciò che sappiamo ma trasformano il modo in cui guardiamo la nostra stessa vita.
In fondo in fondo, il messaggio che il racconto  lascia è questo:
la felicità non consiste nel cancellare ciò che siamo stati ma nel riconciliarsi con la propria storia, accettare le proprie ferite e continuare a camminare con uno sguardo nuovo.


Progetti futuri?

Ho in cantiere altri 2 romanzi pressoché ultimati:
-La farfalla fuggita 
-Quando tornai da me
E poi è in fase di ultimazione la terza parte della mia raccolta poetica È già ieri.
Questi impegni li avevo presi con me stesso tempo fa.
Sono felice di questo mio momento di intensa creatività. 

 

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mercoledì 8 luglio 2026

Intervista a Barbara Sabatini

 



Buonasera, come nasce il libro Il bacio sopito?

Il bacio nasce come romanzo che vuole esprimere un ideale di unione di prosa e poesia, nasce come ricerca della bellezza interiore per grazia dell'amore, il fiore costante in questo aldilà del linguaggio stesso, vuole ricondurre non semplicemente all'essere ma in particolare all'essenza, l'anima che è essa stessa uno specchio del sogno.


 
Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Le tematiche principali sono le tensioni amore, visionarietà e chiaroscuri visti come fase estetica dell'idealismo, c'è un idealismo intrinseco in ogni parola del libro che vorrebbe raggiungere la perfezione dello stato dell'essere che è l'amore e la solitudine, già il raccontare è una forma d'amore.


 
Cosa ti piace leggere?

Mi interessa Leggere e approfondire poeti simbolisti e decadentisti e crepuscolari, mi diletto nella meditazione di testi sacri.

 


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lunedì 6 luglio 2026

Intervista a Danilo Sirianni

 



Buongiorno, come nasce il libro Amore e distruzione?

 
Poco lontano dalle nostre abitazioni - qualsiasi sia la città in cui ci siamo cresciuti, non ha importanza - esistono sempre dei luoghi poco frequentati, sporchi, in stato di abbandono, che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi, ma che trattiamo come se non fossero quasi parte del territorio. Di fronte a questi luoghi passiamo dritti, a volte ci giriamo dall’altra parte, quasi a non volerci fare contaminare dal degrado che rappresentano. Il romanzo nasce dalle riflessioni che ho fatto intorno all’esistenza di questi luoghi, persuadendomi che questi siano la perfetta metafora dei luoghi sepolti della vita psichica di un individuo.


 

Quali sono le tematiche principali dell’opera?

 
Tutto ruota intorno al tema del male, ma senza scomodare alcuna teodicea o metafisica di sorta. La domanda principale è: “perché chi compie il male lo fa di nascosto? Perché il cattivo vuole sempre apparire buono?” Una possibile risposta è: perché prova vergogna. Ma allora in che relazione è questo sentimento con il male, perché provarlo innesca il nascondimento e, soprattutto, dove ci si nasconde? Da questo macrotema che fa da base teorica all’opera, durante la storia vengono trattate altre tematiche inevitabilmente collegate e molto delicate, quali: la violenza di genere, la prostituzione, la crisi climatica, la mafia, la corruzione, la malattia mentale.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?
 

Gli autori che amo di più leggere e che hanno plasmato la mia esistenza in un modo così forte da portarmi al punto di volermi cimentare nel mondo della narrativa, sono, in ordine: Edgar A. Poe, Philip K. Dick, William S. Burroughs, James G. Ballard. Loro sono quelli da cui ho preso più ispirazione in assoluto, che si sono avvicinati di più alla mia visione del mondo, e, ovviamente, dal mio parziale, soggettivo e quindi misero punto di vista: i più filosofici, profondi e stilisticamente ricercati. Il mio stile di scrittura è molto influenzato da loro. Ma, amo molto leggere anche i classici latini e greci e i classici in generale che, in un modo o nell’altro, influenzano la mia scrittura. Provo spesso – tranne alcune eccezioni - profonde idiosincrasie per la narrativa di consumo, quella in cui il lettore è tenuto solo a presagire il corso degli eventi o il finale della storia, a indovinare chi è l’assassino o, semplicemente, a non pensare a niente.

 

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giovedì 2 luglio 2026

Intervista a Daniela De Donno

 



Buongiorno, come nasce il libro Gilda?

Il libro è nato da un'e-mail che ho inviato a tutti i miei amici quando ho comprato la moto. Il primo capitolo fa da base al libro, dove Gilda si presenta. Da lì mi è venuta l'idea, dopo un po' di tempo, di raccogliere gli episodi più buffi e farne un diario scritto a due mani.



Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Sono le avventure e le disavventure che incontriamo nella nostra vita che si possono affrontare con ironia e buon umore, nonostante sul momento possano essere destabilizzanti.




Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Amo leggere tanti scrittori e tante scrittrici, ma non mi sono mai ispirata a nessuno di loro o almeno credo. Penso che il mio stile di scrittura sia innato e, dal momento che ogni mio scritto esce dall'anima, sia in qualche modo unico.



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lunedì 29 giugno 2026

Intervista a Elisa Venturi

 



Buongiorno, siamo arrivati al terzo volume di Gabriel: Shattered Diamonds. È stato complesso realizzarlo?

Buongiorno! Direi proprio di sì. Questo terzo volume rappresenta un percorso che è iniziato circa cinque anni fa e che, nel tempo, mi ha permesso di crescere moltissimo, sia come artista sia come autrice.
In questi anni ho sentito il bisogno di migliorarmi continuamente. Ho studiato ancora di più il disegno digitale, ho deciso di investire in un nuovo programma professionale e mi sono dedicata a impararne tutte le funzionalità. Anche se provenivo già da un software simile, ogni strumento ha le proprie caratteristiche e questo ha richiesto tempo, impegno e tanta pratica.
La sfida più grande, però, non è stata quella tecnica. È stata quella narrativa ed emotiva. Nel terzo volume la storia raggiunge un punto di svolta importante: i personaggi hanno vissuto eventi che li hanno cambiati profondamente e il mio obiettivo era riuscire a trasmettere tutte le loro emozioni attraverso espressioni, dialoghi e silenzi.
Gabriel e gli altri protagonisti si trovano davanti a decisioni sempre più difficili, dove il desiderio di proteggere le persone a cui tengono entra spesso in conflitto con il loro dovere. Dare credibilità a questi momenti è stato sicuramente l’aspetto più impegnativo, ma anche quello che mi ha dato più soddisfazione.


Le tematiche principali dell’opera sono quelle dei primi due volumi o se ne sono aggiunte altre?

Le tematiche principali rimangono le stesse: amicizia, sacrificio, fiducia, famiglia, amore e la continua ricerca della verità. Tuttavia, nel terzo volume questi elementi vengono approfonditi molto di più.
Se nei primi capitoli il lettore seguiva soprattutto gli eventi e l’azione, ora trova maggiore spazio la crescita interiore dei personaggi. I dialoghi diventano più intensi e permettono di conoscere aspetti che fino a questo momento erano rimasti sullo sfondo.
Anche i personaggi secondari assumono un ruolo sempre più importante, mostrando quanto siano profonde le relazioni che li legano ai protagonisti e quanto ogni scelta possa influenzare il gruppo.
Inoltre, iniziano a emergere nuovi dettagli sulle dinamiche familiari che collegano molti dei personaggi. Verità nascoste, legami inaspettati e rivelazioni cambieranno completamente il modo in cui il lettore interpreta alcuni eventi accaduti nei volumi precedenti, preparando il terreno per il finale della storia.


Ci sarà anche un quarto volume?

Assolutamente sì. Il quarto sarà anche l’ultimo volume della serie e concluderà definitivamente la quadrilogia.
Posso dire con grande emozione di aver già terminato la storia. È stato un viaggio lungo e intenso e credo che questo ultimo capitolo rappresenti il punto più alto dell’intera opera.
Dal punto di vista della narrazione, delle emozioni e dello sviluppo dei personaggi, è probabilmente il volume a cui sono più affezionata. Tutti i misteri trovano finalmente una risposta e ogni percorso personale arriva alla sua conclusione, cercando di dare ai lettori un finale capace di emozionare e lasciare qualcosa.
Non vedo davvero l’ora di completarne la pubblicazione e poter condividere con tutti la conclusione del viaggio di Gabriel, Catherine e degli altri protagonisti.

 

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mercoledì 24 giugno 2026

Intervista a Eva Margi

 




Buongiorno, come nasce il libro Otto sciarpe più una?

Buongiorno a te! 
L’idea è nata anni fa, in un periodo in cui avevo il privilegio di andare al lavoro attraversando un parco vicino a casa. 
Questo parco termina davanti a un istituto scolastico, ed è proprio così che è nata la protagonista, un'insegnante di nome Chiara. 
Abituata alla logica della matematica, quando la sua vita precipita nel caos deve trovare degli espedienti per arginare i pensieri molesti. E qui entrano in gioco le sciarpe, simbolo di legami per lei determinanti, ad eccezione di una, l’unica che rappresenta un nodo ancora irrisolto.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

La compassione verso sé stessi, tanto per cominciare. Poi la tenacia, la rielaborazione del dolore e le relazioni, i fili che intrecciano la storia. 


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Per anni ho cercato risposte nei libri di narrativa introspettiva e psicologia. Probabilmente ciò ha influenzato la mia scrittura. Oggi non ho più un genere preferito, leggo tutto ciò che desta il mio interesse in quel momento, senza pregiudizi di generi o di autori, sempre e comunque alla ricerca di qualcosa da approfondire o che mi risuoni. 

 

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lunedì 22 giugno 2026

Intervista a Roxana Elena Carst

 



Buongiorno, come nasce il libro Regalati un desiderio?

Buongiorno, Regalati un desiderio nasce dall’osservazione dei miei figli, delle loro avventure quotidiane, del loro modo di vedere il mondo e di affrontare le difficoltà con spontaneità e coraggio. Allo stesso tempo, nasce anche dai ricordi della mia infanzia e dalle emozioni che ho vissuto da bambina. Quando scrivo, parto quasi sempre da qualcosa di vero. Ogni mio libro contiene una parte di realtà, perché si ispira a esperienze, sentimenti e situazioni realmente vissute. Con Alan ho voluto raccontare la forza dell’amore familiare attraverso gli occhi di un bambino che, pur essendo piccolo, è disposto a fare tutto il possibile per vedere felici le persone che ama.


Quali sono le tematiche principale dell’opera?

Le tematiche principali sono l’amore per la famiglia, il coraggio, la crescita personale e il senso di responsabilità. Alan affronta il mondo con la sensibilità tipica dei bambini, ma anche con una grande determinazione. Nel suo percorso scopre che le buone intenzioni non sempre bastano e che ogni scelta comporta delle conseguenze. Ho voluto raccontare anche la capacità dei bambini di percepire le emozioni degli adulti e il loro desiderio di aiutare chi amano. È una storia che parla di legami familiari, di speranza e di quel coraggio che spesso troviamo proprio nei momenti più difficili.



Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa? 

Leggo principalmente libri fantasy, un genere che ho sempre amato perché lascia spazio all’immaginazione e all’avventura. Tuttavia, l’influenza più grande sulla mia scrittura non arriva tanto dagli autori che leggo, quanto dalla vita reale. Le mie storie
prendono forma dalle esperienze vissute, dai ricordi della mia infanzia e dalle avventure dei miei figli. Ogni libro che scrivo contiene una verità, un’emozione autentica o un episodio che ho vissuto direttamente o che ho osservato da vicino. Credo che sia proprio questa componente reale a rendere le mie storie sincere e vicine ai lettori.



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giovedì 11 giugno 2026

Intervista a Egidio Burnelli

 



Buongiorno, come nasce il saggio Le mani nel fango?

Il mio saggio nasce dall’intento di indagare il fenomeno delle alluvioni in Italia, con particolare attenzione non soltanto agli aspetti naturali e idrogeologici, ma anche alle risposte sociali e comunitarie che tali eventi hanno generato nel corso dei decenni.
L’idea originaria alla base del lavoro prevedeva la realizzazione non soltanto di un’elaborazione scritta, ma anche di un possibile documentario che potesse dare voce diretta ai protagonisti delle emergenze: volontari, cittadini e istituzioni che si sono attivati in occasione di tre eventi simbolici – l’alluvione di Firenze del 1966, quella di Genova del 2011 e le alluvioni che hanno colpito l’Emilia-Romagna nel 2023.
Tuttavia, a causa delle tempistiche ristrette e della complessità organizzativa necessaria per un prodotto audiovisivo di qualità, non è stato possibile realizzare questa parte del progetto. La dimensione documentaria rimane comunque presente all’interno del saggio attraverso l’utilizzo di fonti orali, interviste e materiali raccolti dai protagonisti stessi degli eventi, che confluiranno nella strutturazione di un archivio digitale open access, con l’obbiettivo di una sua possibile futura creazione. In tal modo, anche se in forma diversa rispetto a quanto inizialmente immaginato, il lavoro intende valorizzare la memoria collettiva e garantire la conservazione e la fruizione pubblica delle testimonianze.



Quali sono le tematiche principale dell’opera?
 

La tematica fondamentale del saggio è quella di far emergere le forme di volontariato e di come queste sono mutate nel corso dei tempi.
La ricerca si fonda su un approccio di storia orale, che riconosce la memoria come processo dinamico, selettivo e in continua trasformazione. Le testimonianze raccolte non sono considerate semplici racconti soggettivi, ma vere e proprie fonti storiche, capaci di restituire dignità e centralità a esperienze spesso escluse dalla storiografia tradizionale. Particolare attenzione è rivolta al ruolo delle emozioni, delle relazioni e della soggettività, nonché all’analisi critica degli scarti e delle imprecisioni della memoria attraverso l’incrocio delle fonti. Un ulteriore asse di riflessione riguarda l’uso dei social network come strumenti di ricerca e di contatto con i testimoni.  
L’esperienza ha mostrato i limiti delle reti digitali nel generare partecipazione attiva, evidenziando al contrario l’importanza delle relazioni dirette e delle reti personali, in linea con le riflessioni di Robert Putnam sul capitale sociale. Nel confronto tra i tre eventi emerge un filo rosso che attraversa epoche diverse: la solidarietà come risorsa fondamentale per la tenuta sociale delle comunità colpite.  
Il saggio mostra come, pur mutando forme e strumenti, la solidarietà resti un elemento strutturale della risposta ai disastri, confermando il ruolo della Public History nel dare voce alle persone comuni e nel trasformare l’emergenza in patrimonio condiviso di memoria e conoscenza.


 
A chi è rivolto il libro?
 

Il libro è rivolto prevalentemente a storici o ad appassionati di storia. Però credo possa essere una lettura agevole anche per chi non è del mestiere. Dopodiché spero che la mia ricerca possa interessare qualcuno e che si possano aprire nuovi sviluppi anche grazie all’intervento di qualcuno che dopo aver letto il mio saggio ne rimanga incuriosito e voglia aiutarmi a completare l’archivio open access che nel testo viene solo strutturato.

 

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lunedì 8 giugno 2026

Il disconoscimento

 di Giuseppe Gherardelli.

 
 
 



Alla fine dell'ultimo decennio del secolo scorso Chiavari, centro del Tigullio, era già conosciuta come una ridente ed elegante cittadina ligure bagnata dal mare, nota per aver dato i natali ai padri di Nino Bixio,  Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Quest’ultimo  nel 1860 ne aveva addirittura accettato la cittadinanza onoraria.
Era tipica la sua architettura austera e signorile, con continui richiami al medioevo. Tutto ciò era più manifesto lungo le vie del centro con i portici  detti “Carrugi” e le case in pietra. Corso Valparaíso,  cioè il lungomare con le secolari palme, protetto da barriere di scogli, adornato da tipiche fontane colorate, era luogo di passeggio anche nelle giornate invernali. Nei suoi due km di lunghezza era suggestivo scorgere tra le palme in lontananza altri gioielli liguri: Rapallo, Santa Margherita Ligure, Portofino. Nel tramonto spesso il cielo si colorava di rosa, con forti pennellate di arancione.
In un pomeriggio di metà settimana del mese di marzo un giovane alto ed elegante percorreva quel lungomare a passo svelto, zizzagando tra anziani che procedevano lentamente per gustarsi il sole, e tra giovani coppie  preda di dolci sentimenti ispirati da quel panorama. 
Era Simone Pradelli, neo sostituto procuratore presso la locale procura della repubblica, che dalla sua abitazione sul lungomare si stava recando in ufficio, presso il palazzo di giustizia in piazza Mazzini. Questo luogo suggestivo del centro storico, rallegrato la mattina dal vociare del mercato di frutta e verdura, contrastava  con la severità del 7.
Il giovane, che fin dalla più tenera età era vissuto nella  città di Perugia, la cui storia trasudava dall’antica architettura austera, ora nell’ambiente chiavarese ammirava una antichità  fusa  con lo  stupendo paesaggio marino, e faceva  crescere in lui  una forte voglia di vivere e un  piacevole senso di libertà. 
Ogni volta che arrivava nella piazza, Simone alzava gli occhi per ammirare la statua di Mazzini, la cui personalità  lo aveva sempre affascinato, e così fece anche quel pomeriggio,  ma distrattamente. Il suo pensiero   era altrove alle prese con il suo primo caso importante da risolvere, dopo un periodo di uditorato molto frammentario e poco produttivo, trascorso a Imperia. 
Il giovane era originario di La Spezia, dove aveva  vissuto però  per un brevissimo lasso di tempo, fin quando la sua famiglia si era trasferita a Perugia. 

 

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giovedì 4 giugno 2026

Intervista a Manuela Calì

 



Buongiorno, come nasce il libro Il fantastico mondo di Liam?

Il fantastico mondo di Liam nasce dalla vita vera.
Per anni ho annotato ricordi, emozioni, difficoltà, conquiste e piccoli grandi momenti vissuti accanto a mio figlio Liam. A un certo punto ho sentito il bisogno di trasformare tutto questo in un libro, non solo per raccontare la sua storia, ma anche per dare voce a tante famiglie che affrontano percorsi simili.
Attraverso questo libro ho voluto raccontare Liam per quello che è: un ragazzo con i suoi sogni, le sue fragilità, le sue passioni e una straordinaria capacità di rialzarsi ogni volta. Ho cercato di raccontare il suo mondo con sincerità, amore e autenticità, mostrando che dietro ogni diagnosi c'è prima di tutto una persona.
Più che un libro, è una testimonianza di vita, resilienza e speranza. Un invito a guardare oltre le etichette e a scoprire la ricchezza che si nasconde nelle differenze.


Quali sono le tematiche principale dell’opera?

Le tematiche principali del libro sono la diversità, la resilienza, la crescita personale e la forza dell'amore familiare.
Attraverso la storia di Liam vengono affrontati temi come i disturbi dell'apprendimento e del linguaggio, il percorso legato alle diagnosi, le difficoltà scolastiche, il bisogno di essere compresi e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo.
Il libro racconta anche la solitudine e le paure che spesso vivono i genitori quando si trovano ad affrontare un percorso che non avevano immaginato, tra dubbi, ricerca di risposte e la necessità di imparare a guardare il proprio figlio con occhi nuovi.
Accanto alle difficoltà trovano spazio anche lo sport, l'amicizia, i sogni, l'autonomia e tutte quelle persone che, nel momento giusto, hanno saputo fare la differenza. Perché questa non è solo una storia di fragilità, ma soprattutto una storia di crescita, determinazione e fiducia nelle proprie capacità.
È la storia di Liam, ma è anche una storia che parla di accoglienza, di speranza e della capacità di vedere la persona prima della diagnosi.

 
A chi è rivolto il libro?

Anche se nasce dall'esperienza di Liam e della nostra famiglia, questo libro è rivolto a un pubblico molto ampio.
Può parlare ai genitori che stanno affrontando un percorso simile, agli insegnanti, agli educatori e ai professionisti che lavorano con bambini e ragazzi con bisogni particolari. Ma può essere letto anche da chi semplicemente ama le storie vere e autentiche.
Credo che chiunque, almeno una volta nella vita, si sia sentito diverso, incompreso o fuori posto possa ritrovare qualcosa di sé tra queste pagine.
Più che un libro sulle diagnosi, è un libro sulle persone, sui sogni, sulle difficoltà e sulla forza che possiamo trovare dentro di noi e negli altri. Liam ci insegna che ognuno ha i propri tempi, il proprio modo di imparare e il proprio modo di brillare.
Per questo motivo spero possa arrivare al cuore di molti lettori, indipendentemente dalla loro età o dalla loro storia personale.

 

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mercoledì 3 giugno 2026

Intervista a Eleonora Magni

 



Buongiorno, come nasce il libro Rosa Intenso?

Buongiorno a voi e grazie. Si dice che sempre meno persone trovino il tempo e la voglia di leggere. Con Rosa Intenso ho voluto creare qualcosa che fosse accessibile a tutti, senza rinunciare allo spessore dei temi trattati. Le scene nascono in parte dal vissuto personale e in parte da quello collettivo, in particolare per quanto riguarda la vulnerabilità femminile. Prima di mettermi alla prova nella scrittura, ho sperimentato il teatro: un’esperienza memorabile per imparare a calarsi in un personaggio. Da lì ho capito che volevo mettere nero su bianco le mie idee. Spero che le provocazioni lanciate da Rosa Intenso permettano ai lettori e alle lettrici di immedesimarsi in Aurora, la protagonista, e di desiderare maggiore protezione e giustizia per tutte le nostre Aurore.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Rosa Intenso parla di senso di inadeguatezza, di stereotipi e di comportamenti tossici spesso ritenuti socialmente accettabili. Parla della generazione Millennial ma, soprattutto, di educazione alla non violenza. Rosa Intenso è una storia di rinascita che alterna sarcasmo e dolore per raccontare realtà che appartengono alla cronaca e alla vita quotidiana.
 


Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua prosa?

Sicuramente Anton Čechov, per il suo sapore agrodolce e per la sua capacità di rendere ogni dettaglio funzionale alla narrazione. Poi sono un’amante degli antieroi e stimo in particolar modo Niccolò Ammaniti ed Elena Ferrante per la vividezza con cui ritraggono i conflitti dei loro personaggi. Infine, sono anche un’estimatrice della cultura pop e metto Zerocalcare tra le fonti di ispirazione per la sua capacità di esprimere significati profondi attraverso il linguaggio comune.


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giovedì 28 maggio 2026

Intervista a Federika Jul e Davide De Lise

 




Buonasera, come nasce il vostro nuovo libro Vicini troppo vicini?

Federika:

“Vicini troppo vicini” nasce dal mio desiderio di raccontare gli incontri imprevedibili della vita e le passioni che si fanno spazio tra i problemi di tutti i giorni. Mi affascina l’idea che un dettaglio banale, come un pianerottolo condiviso o un muro troppo sottile, possa cambiare il destino di due persone. 
È un romanzo sulla rinascita, volevamo ricordare che a 50 anni non si è affatto fuori gioco: a volte è proprio lì che si ricomincia davvero, anche dopo delusioni profonde o relazioni tossiche si può trovare ancora qualcosa di autentico.
Allo stesso tempo, volevo portare sulla carta qualcosa che andasse oltre le parole. Far sentire i profumi, i brividi sulla pelle, le pulsioni. Quello che una IA non potrà mai replicare: l'emozione viscerale e imperfetta dell'umano.”
Davide:
Da parte mia, nasce invece da una stanchezza. Non tanto dalla paura di amare, ma dalla fatica di credere ancora, quando hai visto troppe volte che le parole 'ti amo' non reggono alla prima difficoltà. Dopo che Federika mi ha convinto con questo nuovo progetto, mi sono chiesto:   Cosa succede quando sei esausto di aspettare qualcuna che resti o torni davvero? Nel romanzo il ‘muro’ non è solo quello tra due appartamenti, ma anche quello che costruiamo per paura di soffrire ancora.


Quali sono le tematiche principali del romanzo?

Federika:


L’attrazione che arriva quando meno la desideri, la paura di fidarsi di nuovo, i muri emotivi che costruiamo per proteggerci e che a volte crollano proprio quando pensavamo fossero indistruttibili.
Ma soprattutto il libro pone una domanda semplice e scomoda: stiamo davvero vivendo, oppure ci stiamo accontentando?


Davide:

Il tema centrale è il riconoscimento: quella rara sensazione in cui guardi una persona e capisci che non devi più rincorrere l’amore, ma semplicemente accoglierlo e viverlo. Qualcuno, leggendo le prime pagine, potrebbe comunque intravedere un’ossessione in questa ricerca ma in realtà si tratta di un risveglio emotivo, del bisogno di abbattere i propri muri.  
C’è infatti un’altra tematica fondamentale che mi stava a cuore, ed è il rapporto tra corpo e amore. Il protagonista arriva a un punto in cui è emotivamente bloccato, e lì entra in gioco il neo tantra come strumento di rinascita. Si voleva esplorare come il contatto profondo possa sciogliere ciò che le parole e la mente non riescono nemmeno a raggiungere.


Quali sono i vostri progetti futuri?

Federika:


Davide è una persona che non si ferma mai; ha sempre nuove idee in testa e il vizio di iniziarne anche cinque contemporaneamente. So che porterà a termine tutti i suoi progetti, ma il suo è un ritmo che non ti lascia fiato. Io cerco di fargli da contrappeso: cerco di insegnargli a rallentare, a respirare e a godersi quello che stiamo costruendo. In questo momento la nostra priorità è Vicini troppo vicini: vogliamo vivere ogni emozione che questo libro ci sta regalando, fare presentazioni, interviste, incontrare lettori.
Per il futuro, la direzione è chiara. Abbiamo molti progetti personali che seguiranno la loro strada, ma le idee che abbiamo in comune sono già imbastite e pronte a prendere forma. Torneremo sicuramente con qualcosa di nuovo.

Davide:

In effetti Federika ha descritto perfettamente il mio modo di essere. Ho tantissimi progetti iniziati, idee che aspettano il momento giusto e anche la voglia di sperimentare altri generi letterari.
Sul fronte artistico, c’è un’installazione che mi sta molto a cuore. Il Trono del Parco, una scultura interattiva con pietre di recupero e una corona in ferro, che sarà donata al Parco Le Serre a Grugliasco e invita chiunque passi a fermarsi e a sentirsi re o regina del proprio tempo. In passato avevo donato in Svizzera la Panchina della Pazienza, realizzata nello stesso stile di questo trono.
E in fondo, forse le ho realizzate anche per me stesso, perché sto imparando che fermarsi non è perdere tempo, e che la pazienza non è debolezza.
Se non voglio litigare con la mia coautrice, devo dare più spazio al presente e godermi davvero il percorso anche di Vicini troppo vicini. E forse, per una volta, ha ragione lei.



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lunedì 25 maggio 2026

Assenze

 di Bianca Nannini.

 

 


 

 

 

 

Ascoltavo la musica dei 45 giri che caricavo sul giradischi arancione, seduta su un grande tappeto morbido e colorato. 
Qua e là, libri di favole sparsi. 
Quando ero piccola non sapevo cosa mancava. 
Ma mancava. 
Era un’assenza che prendeva spazio, come un mobile troppo grande in una stanza stretta. 
Stava lì, senza nome, e ci giravamo attorno. 
Ognuno a modo suo. 
C’era chi alzava la voce, chi taceva, chi rideva troppo, chi si allontanava.
Nel letto, la sera, mi arrivavano immagini di cose grandi, giganti che mi sovrastavano e mi spaventavano. 
Poi passavano.
Sognavo stanze inondate d’acqua, ma continuavo a respirare. 
Sognavo scale che salivano in alto, senza fine.
Poi mi sono accorta che scrivere mette ordine.
Raccontare era un modo per dire: “Ecco, adesso so dove metterti”. 
Allora ho iniziato a dare nomi alle assenze.
Alcune erano fatte di paura. 
Alcune di prepotenza. 
Altre ancora di parole mai dette. 
Ma quando le scrivevo, diventavano piccole. 
E io, un po’ più grande.
E quella musica, quei libri, sono ancora sparsi qua e là.

 

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giovedì 21 maggio 2026

L’alfabeto dell’anima

 di Stefano Lazzari.

 

 


 

 

 


A     l’Amor sospiroso e spiritoso

Da  sempre  apre  sue  porte  a  dolcezza,
Agli  ineffabili  effluvi  di  Primavera
Che  nell’anima  irrompono,  in  sua  interezza;
Non  fa  distinzione  fra  giorno  e  sera,
Brio  e  colori  son  sua  eterna  brezza;
Non  c’è  luogo  per  dolenti  note,
Gelosia,  invidia  e  rancore,  a  sua  Bellezza
Non  sono  ammesse,  al  suo  volto  ignote:
Perché  esse  non  guastino  armonia
Al  sentimento  più  bello  che  ci  sia.




B     la  Bellezza

La  Bellezza… solo  gli  esteti  superficiali
La  dipingono  di  leggerezza:
Ma  è  densa  e  pesante,  la  Bellezza,
Senza  scampo  tiranneggia
I  tempi  e  gli  spazi  nostri,
Non  cedendo  mai  campo
Ad  altro,  altro  che  davvero  non  sia
Docilmente  riconducibile  a  sé.
È  così,  dolce  e  terribile…




C    il  Canto,  la  Musica

Nell’aria  leggera  si  libra
E  di  sé  intride  anima  e  salda  roccia
In  ogni  respiro  di  natura  vibra
Come  arcanica  magia  da  poche  note  sboccia
Il  Canto,  da  anonimo  grigio  rigo,
E  da  lì,  materia  inerte,  sorge  l’intrigo:
La  Musica  immortale,  che  ognuno  allieta
Nel  mondo  vola  senza  meta,
Eppure  tenendo  dietro  ad  un  progetto:
Recar  conforto  e  gioia  sotto  ogni  tetto.




Inno alle Muse

Rivoli di rime per le Muse                  
Che certo ad esse saran aduse;         
Si librano, volo alfabetico                  
Che della prima appaia epico:           
Calliope, di Iliade e Odissea,             
Mitica emozione sempre crea;            
Clio, lo sguardo su eterna storia,       
Le gesta, le fortune e lor gloria;         
Erato, lampi d’amor su ogni vita      
Come potrebbe, non esser gradita?    
Euterpe, lirica suprema vetta,
A lei infiniti sospiri ognuno detta;

Melpomene, tragica sorte dipinge,
Ma non da morte suo verso attinge;
Polimnia, inni sacri lei canta,
Divina ispirazione, rimanda;
Talia, giocosa tenzone ispira,
All’umano diletto essa mira;
Tersicore, passo di danza mima
E note di lira, fan con essa rima;
Urania, ogni stella è sua meta
Luce celeste, ogni cuor allieta.

(inedito) 

 


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sabato 16 maggio 2026

Intervista a Roveno Valorosi

 




Buonasera, come nasce il saggio L’Umbria e il duello?

Nasce da due grandi passioni: la storia e la scherma rinascimentale, disciplina che studio e pratico. Il saggio nasce dall’incontro di questi due interessi e cerca di rendere più accessibili temi complessi con un intento divulgativo, evitando gli stereotipi legati al duello cavalleresco. L’idea è stata anche quella di presentare l’Umbria sotto una luce differente e di scoprire un itinerario tra luoghi e personaggi che sono legati alla storia locale ma che si riflettono nella dimensione più ampia della cultura dell’onore. 
Ho lasciato parlare quasi sempre le fonti: cronache, resoconti, missive, manuali rinascimentali di scherma e testi giuridici in modo da cercare di presentare un’analisi generale dei costumi dei gentiluomini dell’epoca.


 

Quali sono i duelli celebri che hai analizzato nel libro?

Ce ne sono diversi: alcuni appena accennati, altri descritti più nel dettaglio, altri ancora che non si sono svolti… ma sicuramente il primo fra tutti - ma che nel saggio arriva oltre la metà - è quello che vediamo anche in copertina con protagonista Ascanio della Corgna. 
Però non si parla solo di duelli, ma anche di giostre, tornei, risse e persino di agguati fatti da personaggi insospettabili. 

 


A chi si rivolge il libro?

Io l’ho scritto perché sia fruibile a tutti. Chiaramente gli appassionati di scherma e storia locale saranno i più interessati, ma il saggio è pensato per poter essere letto anche dai curiosi. I capitoli sono brevi e parlano della difesa dell’onore attraverso le parole dei protagonisti: uomini d’arme, giuristi, maestri di scherma. 
Il saggio attraversa tre secoli e cita numerose situazioni e personaggi. Per questo, attraverso le note, ho cercato di orientare il lettore meno esperto nei contesti storico-culturali a cui si fa riferimento.  L’obiettivo principale è quello di gettare uno sguardo sulla mentalità di chi si trovava costretto dalle convenzioni sociali a dover difendere pubblicamente il proprio onore. Per noi contemporanei questo è un aspetto estraneo, a tratti persino incomprensibile. Il rischio è che, nell’immaginario collettivo, il duello si esaurisca nella spettacolarità di una scena cinematografica o nella banalizzazione di una descrizione sanguinolenta. Invece, il fine del saggio è quello di contestualizzare un aspetto culturale della nobiltà di spada. 

 

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