Buongiorno, come nasce il libro Il Morgante di Pulci?
Buongiorno. Dunque, il saggio nasce come ampliamento della mia tesi per la laurea Magistrale in Filologia Moderna. A sua volta, l’idea per la tesi è derivata da una profonda fascinazione per un’opera unica, spesso ingiustamente sottovalutata, del Quattrocento italiano: il Morgante di Luigi Pulci. L’idea di fondo è quella di andare oltre la semplice lettura goliardica o del divertissement di corte a cui l’opera sembra tendere. Occorre piuttosto restituire giustizia a un autore straordinario, vissuto ai margini di quell’ambiente laurenziano che, dopo averlo celebrato come animatore e maestro di poesia, finì per emarginarlo e bollarlo come eretico.
Il libro prende le mosse da un’analisi storico-letteraria che inquadra il fermento culturale della Firenze medicea. Nel XV secolo la Toscana vantava un primato assoluto nella produzione e nella diffusione di cantari e romanzi cavallereschi, alimentato anche dalla propaganda politica dei Medici e dalla moda locale di millantare legami dinastici con la stirpe carolingia.
Fu Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo il Magnifico, a commissionare a Pulci un poema che celebrasse le gesta di Carlo Magno. Tuttavia, la penna di Luigi prese una direzione del tutto inaspettata: anziché un encomio rigido e convenzionale, ne scaturì un capolavoro irriverente, vitale e sovversivo, scritto in ottava rima.
Il saggio si propone quindi di ripercorrere la genesi e lo sviluppo di questo monumentale poema – geniale riscrittura del ciclo carolingio conclusosi sulla tragica rotta di Roncisvalle – esplorando le due grandi direttrici che lo animano: da un lato la parodia dissacrante dell'epica, dall'altro una sperimentazione linguistica per nulla convenzionale, testimoniata anche dallo studio del Vocabulista (primo prototipo di vocabolario italiano in lingua volgare) redatto dallo stesso Pulci. È un viaggio dentro le contraddizioni di un autore all’avanguardia, capace di fondere il sublime con il triviale, l’epico con il parodico.
Nel sottotitolo dell’opera parli di Innovazione e sovversione dell’epica cavalleresca. Che ci puoi dire a riguardo?
Questi due termini rappresentano il cuore pulsante del mio saggio, nonché l’essenza stessa dell’operazione letteraria compiuta da Luigi Pulci. Parlare di innovazione e sovversione significa riconoscere al Morgante il merito di aver scardinato gli schemi rigidi e formali della tradizione precedente, rappresentata dalle chansons de geste e dai cantari tradizionali.
Prima di Pulci, l'epica carolingia e la materia cavalleresca godevano di un’aura di solennità inscalfibile, funzionale alla propaganda religiosa delle crociate e alla glorificazione dei codici feudali. Orlando era il martire cristiano per antonomasia, il santo guerriero la cui morte a Roncisvalle assurge a estremo sacrificio dalle palesi valenze teologali. Pulci prende questo impianto mitopoietico e lo ridefinisce utilizzando il cesello della parodia e del grottesco.
Tale ridefinizione si concretizza innanzitutto nella creazione di un vero e proprio teatro dell’antieroismo. I protagonisti non sono più i paladini immacolati e devoti, ma figure sfaccettate dai risvolti picareschi, paradossali e carnali: si pensi al gigante Morgante, convertito rocambolescamente e legato a una fisicità e a un carattere debordanti; al mezzo gigante Margutte, esilarante e cinico apostolo di una "religione" fondata sulla divina Trinità del fegatello (il padre), del tortello (il figlio) e della torta (la madre); o ancora al demone Astarotte, un raffinato e spregiudicato osservatore della storia umana, capace di disquisire di teologia e filosofia con una lucidità disarmante.
A ciò si aggiunge un’innovazione stilistica e linguistica senza precedenti. Pulci non si limita a riutilizzare i topoi della tradizione, ma fonde il registro alto e quello basso, il sublime e il triviale, attingendo a mani basse dai gerghi popolari, dal furbesco e dai linguaggi settoriali. Il risultato è un’opera ibrida e vitalistica, nella quale la distruzione dei modelli tradizionali non è nichilismo, ma l'atto di nascita di una modernità letteraria spregiudicata e geniale.
Nell’appendice descrivi Pulci come un antesignano dell’heroic fantasy. In quale senso precisamente?
L'appendice del saggio (Il crepuscolo degli incanti. Pulci, antesignano dell’Heroic Fantasy) rappresenta forse la provocazione critica più stimolante dell'intero lavoro. Sostengo che il Morgante possa essere considerato a tutti gli effetti il nobile e lontanissimo antesignano di quel genere che oggi chiamiamo heroic fantasy (afferente al cosiddetto low fantasy), anticipando di secoli dinamiche narrative che oggi spopolano nelle librerie, quali ad esempio il dark fantasy o il grimdark (qualche autore rappresentativo: George R.R. Martin, Joe Abercrombie, Andrzej Sapkowski).
Nel saggio spiego come l'heroic fantasy celebri cavalieri, mostri e divinità costretti a coabitare in mondi ostili, dove l'accento cade sul trascendente terrifico, sulla violenza, sulla passionalità carnale e sulla rottura dei codici di un decoro ormai anacronistico. I protagonisti non sono paladini imbalsamati, ma "anticavalieri" o antieroi tormentati, spesso ai margini, che lottano per sopravvivere in un contesto spietato dove non esistono confini netti tra il bene e il male.
Pulci fa esattamente questo già nel Quattrocento: demolisce l'astrattismo eroico della vecchia cavalleria e proietta i suoi personaggi su un palcoscenico sgangherato, rivitalizzandoli grazie a un copione che passa in rassegna il canagliesco, la trattazione poco ortodossa del canone religioso, un codice morale affatto edificante.
Nel Morgante troviamo già tutti gli stilemi del genere: la quest (il viaggio avventuroso), i combattimenti brutali contro creature mostruose (giganti, demoni, basilischi), l'uso di armi e oggetti dotati di una forte carica simbolica o magica (come il battaglio o le spade leggendarie), un umorismo nero che innerva la tensione epica.
Accostare Pulci ai moderni maestri della fantasia eroica significa restituire al suo capolavoro una prospettiva di straordinaria attualità. Chi ama le atmosfere epiche, cupe e avventurose del fantasy contemporaneo troverà nel Morgante l’inaspettata matrice mediterranea da cui tutto ha avuto inizio.
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