lunedì 12 ottobre 2026

Avventure e disavventure del ragionier Nevio

 di Gianfranco Fungardi.

 

 


 

 

 

Furono mesi di gioia. Alla casa del popolo lo vedevano raramente, se non per cercare qualche amico da portare nelle sue scorribande e in qualche rara sera per riposarsi.
Nell’amico Franco aveva sempre una spalla su cui contare, spesso si vedeva una Simca verde sfrecciare lungo le strade con i finestrini aperti e due ragazzi con i capelli al vento che ridevano come matti.
Non era passato nemmeno un anno e Nevio aveva già percorso più di sessantamila chilometri. Quella macchina non dava più le soddisfazioni di un anno prima, troppo lenta, tendeva a scivolare di coda se prendevi le curve troppo veloci.
Una sera attese Franco all’uscita di casa, lo fece salire sulla macchina e partì senza parlare.
< O Nevio, che sei rimasto senza parole?
< Ascolta Franchino, ma questa macchina che ti piace?
< Mi sembra una vasca da bagno lo sai.
< Ho deciso di cambiarla, me la dai una mano a cercarne una più raffinata e più veloce.
< Come la vuoi? Berlina, familiare o sportiva.
< La voglio che sia bella, che vada veloce e regga la strada come una sportiva di lusso e che costi poco.
< Prova a mandare una letterina a Babbo Natale, ci sta che lui te la costruisca e a Natale te la porti.
< Accidenti a te, ma è possibile che non si faccia un discorso serio con te.
< O grullo, se tu chiedi l’impossibile io e un  t’aiuto; andiamo a vedere qualche concessionario e valutiamo un po' di modelli.
< Allora domani alle tre vengo a prenderti e si va a fare un giro. Se tu lavori datti malato perché non si può rimandare.
Il pomeriggio dopo, Nevio uscì dal lavoro, arrivò a casa dove la mamma aveva preparato pastasciutta al sugo e coniglio fritto, mangiò due fili di pasta e un cosciotto di coniglio, mentre sua mamma strillava che non avrebbe più cucinato, si lavò mani e viso e alle due e mezza era già in macchina.
Erano le due e quaranta quando Franco sentì un suono insistente di clacson e scese in strada senza guardare o chiedere chi era.
< Accidenti a te Nevio, ma che suoni, la tu mamma non ti dà niente da mangiare. Dove vuoi andare a quest’ora che sono tutti chiusi.
< Intanto si guardano le vetrine, se si vede una macchina bella si va a chieder quanto costa.
< O Nevio, così ci vuole un mese, non ti potresti schiarire il cervello.
< O Franchino, io lo so che voglio, bella, veloce e che costi poco.
Era inutile parlare con Nevio quando aveva in testa una cosa. Si accomodò sul sedile e lasciò che andasse dove voleva.
Tornarono a casa alle sette e mezza con quattro concessionari visitati.
< O Franchino che ti s’è seccata la gola e un tu dici più niente.
< Che ti devo dire, sono stanco.
< Che è colpa mia se non ho visto una macchina giusta.
< Ma che macchina vuoi? Abbiamo visto Alfa Romeo, bella ma cara, la Lancia, troppo da famiglia, la Fiat da operai e alla Opel tu gli hai mangiato mezza scatola di caramelle.
< Ma erano buone, come facevo a smettere con quella bella signora che continuava a dire, prenda, prenda.
Domani alla stessa ora ti passo a prendere, mi raccomando non mi fare il bidone.
Il giorno dopo alle due e quarantacinque, Nevio suonava il clacson sotto casa di Franco.
< Sveglia Franchino, la macchina nuova ci aspetta. Oggi si trova quella giusta. Stanotte ho scritto a Babbo Natale e mi ha detto che è pronta per me.
Partirono ridendo con i finestrini aperti e i capelli al vento.
Nevio era Nevio e con lui non si sarebbe salvato nemmeno Babbo Natale.
Entrarono alla Peugeot ma non trovarono niente che soddisfacesse le aspettative di Nevio. 
Mentre stavano andando verso un'altra concessionaria, Nevio frenò bruscamente, mise la retromarcia e si fermò davanti ad una vetrina messa in disparte alla fine del paese.
< Franchino, guarda che bella che è quella. Andiamo a sentire quanto costa, voglio quella.
In vetrina, c’era una Porche nera con i cerchioni argento che brillava da fare impressione.
< Te tu hai il cervello bacato, lo sai quanto costa quella, riparti prima che ci vedano con questa carretta.
< Ma sentiamo quanto costa e si va via.
< Nevio, se ti va bene sono ottanta milioni, te ce l’hai
ottanta milioni.
Senza dire più niente, mise in moto la macchina e partì per la fermata successiva.
Entrarono in un salone dove avevano più marche di auto e si misero a guardare accolti da un simpatico venditore.
< Buonasera ragazzi, posso fare qualcosa per voi?



Estratto dal libro di Gianfranco Fungardi, Avventure e disavventure del ragionier Nevio

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