giovedì 15 ottobre 2026

Intervista ad Anna Agostini

 



Buonasera Anna, con il racconto Il segreto della cartolina hai vinto il Premio Midgard Narrativa 2026, complimenti. Ce ne vuoi parlare? Come nasce?

Salve.
Partendo dalla premessa che il racconto doveva inserirsi su una tematica del fantasy-horror, così come prevedevano le condizioni del concorso Midgard Narrativa, ho optato per il fantasy puro privilegiandone le dinamiche e sposandone quelle che potevano meglio adattarsi alla mia personalità tenendo sempre conto di muovermi su un genere nel quale una vicenda vera o quanto meno verosimile si affianca a mondi immaginari e ne viene poi a poco a poco sormontata, fagocitata quasi.
La low fantasy, che, come noto, si differenzia dall’epic ed è per l’appunto il contesto nel quale si muove la mia storia, ne è uno dei principali sottogruppi: solitamente si esprime con il mostrare nel mondo concreto, potremmo dire “di tutti i giorni”, l’improvvisa irruzione di taluni eventi dall’apparenza, se non magica, almeno sovrannaturale dando luogo a una sorta di mix tra il vero ed il possibile, ad una sorta di slalom tra una sequenza specifica di fatti e un “dietro le quinte” che gioca tra le coincidenze ed il mistero.
I personaggi del mio racconto si inseriscono tutti all’interno di una ambientazione urbana contemporanea dove la Francia, paese a me molto caro, si presta a piacevole sponda mentre la letteratura ottocentesca anglo-americana ne colorisce i passaggi più significativi con la forza dei contenuti e della musicalità delle sue liriche che mi sono parse, al momento della scrittura, l’ossigeno e la forza trainante della trama fantastica che andavo pian piano sviluppando.
Ho deliberatamente sostituito il senso dell’orrido e dell’esageratamente esplosivo, pur se specifico di molta parte di questo filone di narrativa, con altro tipo di “magia”, se così vogliamo chiamarla: quella, più soft, dei poeti e scrittori romantici che, in modo diretto (penso ad Edgar Allan Poe, per esempio) o solamente in sottofondo, hanno avuto il merito di spruzzare un po’ di polverina magica al contenuto apparentemente normale del testo rendendolo capace, nei passaggi d’effetto, di sfilarsi dalla realtà e dalla quotidianità cui lo rimandavano gli anonimi personaggi, e “di volare” anch’esso sul fantasy.  Un fantasy, peraltro, che bussa anche alla porta della narrativa d’investigazione, su cui si basa per gran parte proprio la genesi della “cartolina”, ed affronta fra le righe la paradossale analogia tra la marginalità di un personaggio (nel caso del mio racconto, l’anonimo protagonista, collezionista di stampe e libri antichi) e la straordinarietà degli eventi che il Caso (o chi per esso) consegna nelle sue mani.



Quali sono gli scrittori che ti piacciono e ti ispirano particolarmente?

Chiedere a chi scrive, ma anche a chi legge assiduamente, una classifica o una lista degli Autori che ama o che apprezza più degli altri mi sembra davvero impossibile. Ciò non solo per la vastità delle opere letterarie di tutti i tempi e, in particolar modo, del tempo presente che offre al lettore una scelta incredibile di firme, di generi e di testi in vari modi appetibili e riconducibili alla propria identità ed esperienze, ma anche perché il soggetto che sceglie non è un qualcosa di fisso, stereotipato, pronto come un manichino a raccogliere il contenuto di una lettura e successivamente a non spostarsi di un centimetro dalle sue posizioni originarie. 
Siamo tutti consapevoli come ogni esperienza, anche la più piccola, muova sempre l’individuo e lo faccia camminare lungo un tracciato, proprio come se girasse in un film una scena alla volta. Dunque: poiché cambiano i gusti, le situazioni, le inclinazioni di ciascuno di noi, conseguentemente l’ipotetica lista degli scrittori più o meno graditi è destinata ad oscillare e variare giorno dopo giorno.
Cosa voglio affermare con questo? Non certo di voler eludere la domanda ma, considerata l’abbondanza di scelte che oggi abbiamo sotto gli occhi, sottolineare quanto sia inutile e difficile puntare alla bontà dei singoli nomi senza farli precedere da un riferimento di massima, da un sottotitolo di classificazione che in qualche modo li definisca e li delimiti. Che so? Il genere letterario: narrativa pura, saggistica, lirica, biografia, cult, eccetera eccetera……; la nazionalità: europea, americana, sudamericana…; il periodo storico di riferimento: antico, classico, moderno, post-moderno… e così via. 
Non si può oggettivamente porre sullo stesso piano, e quindi “preferire”, un autore dell’ottocento con un altro del nostro tempo, ad esempio. O entusiasmarsi “allo stesso modo” per uno dei cosiddetti “romanzi di formazione” con quello vincente dell’ultimo Premio Strega. 
D’altra parte è anche del tutto evidente che non possono nemmeno mancare nella lista di gradimento i primi della classe, quei nomi con la N maiuscola che nemmeno provo a trascrivere qui perché sarebbe banale e superfluo (preciso solo, a questo proposito, che personalmente tengo in borsa una edizione blu, tascabile, dei sonetti di Shakespeare, acquistata un giorno lontano direttamente a Stratford). 
Detto questo, gli autori che ammiro sono veramente tanti e qualche nome lo posso e lo voglio fare. Mi viene subito in mente Virginia Woolf e il suo romanzo autobiografico “Gita al faro”. 
La amo per essere stata una raffinata esponente del movimento chiamato “flusso di coscienza” laddove ella, in linea con le dinamiche lanciate dal movimento stesso, elimina la forma comune di dialogo diretto e porta l’attenzione della trama delle sue storie al monologo interiore dei protagonisti. 
Altra scrittrice che ho riletto più volte: Marguerite Yourcenar e le sue indimenticabili “Memorie di Adriano”: testo talmente vivido e reale da sembrare una biografia vera e propria più che un romanzo storico.
Vado adesso un po’ a raffica zigzagando qua e là con la memoria: Jack Kerouac, per gustare fino in fondo il mito della beat generation; Antonio Scurati, punto di riferimento del saggio storico-politico dell’Italia di ieri vista con lo sguardo e la consapevolezza di oggi; Maurizio De Giovanni e le serie dei suoi celebri gialli che sanno però nello stesso tempo di tenerezza e di poesia; Stephen King, campione indiscusso del brivido e dell’horror. Senza contare la suggestione dei maestri svedesi del noir come Stieg Laarson o Camilla Lackberg. Senza contare gli insegnamenti di due grandi filosofi del nostro tempo: Umberto Galimberti e Massimo Recalcati.
Come si vede, a proposito di autori che mi hanno procurato in modo diverso sensazioni forti ed emozioni vivide, nel rispondere alla domanda ho mescolato tempi, stili e generi diversi omettendo peraltro tanto altro: tanti altri Autori che ho nella mente e nel cuore ma che mi sarebbe impossibile trascrivere ora senza incappare in vuoti di memoria e soprattutto in una interminabile e monotona sequenza.
Un’ultima considerazione in proposito: mi ha certamente ispirato, nella stesura del racconto, l’opera Neverwhere dell’inglese Neil Gaiman poiché in essa, da un lato, si affrontano importanti questioni psicologiche e sociali come l’alienazione, il potere e il gap esistente tra l’ordine civile e il caos primordiale; dall’altro lato, si esprime il concetto della coesistenza di due mondi paralleli nello stesso spazio geografico, tesi molto aderente al genere urban al quale, come detto, ho voluto qui rapportarmi.  


   
Quali sono i tuoi progetti futuri?
     
Attualmente sto scrivendo una serie di racconti ambientati nel mondo affascinante delle auto d’epoca e degli showroom museali che le accolgono e le sponsorizzano. Motivo: la pressione di un amico appassionato di quel mondo ed in contatto con la stampa delle principali pubblicazioni del settore.
In cantiere c’è pure un monologo teatrale a spessore psicologico dove realizzo un dialogo surreale vissuto dallo stesso protagonista nelle sue due diverse nature: materiale e introspettiva, in cui si incrociano i contrastanti desiderata dell’una e dell’altra dimensione. 
E poi… e poi c’è il sogno nel cassetto: una sorta di diario autentico indirizzato ad un soggetto ben definito, corredato di ricordi e di particolari minuziosi segnati nel tempo e destinati a rimanere scolpiti nella mente di chi scrive e del suo destinatario. Naturalmente quest’ultimo progetto non diventerà mai un’opera pubblicabile per evidenti motivi di privacy ma non solo: per la consapevolezza delle parole racchiuse nel segreto le quali generano forza e sono fonte di energia per altre opere future.


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