martedì 7 aprile 2026

Intervista a Fabrizio Lelli

 



Buonasera, come nasce il libro Miserie e Miraggi?


Buonasera. La gran parte delle composizioni di questa raccolta furono scritte negli anni 80, quando ero poco più che ventenne. Il titolo della raccolta, postumo alle poesie, è la condensazione estrema di un tempo dell'anima che fu fortemente inquieto, caratterizzato da tensioni spirituali catartiche alternate da smarrimenti della volontà verso forme sensuali torbide e di estrema raffinatezza. Questo, se vogliamo, è stato il leitmotiv della mia navigazione giovanile. 



Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?


Nelle poesie di quel tempo ritrovo un costante invocare, sicuramente ingenuo però anche fortemente sincero, alcuni degli antichi Dèi mediterranei, che di volta in volta  sublimano tutte le ascesi e tutte le cadute, le follie dell’ebrezza e le nostalgie dell’infinito atemporale. Il divino quindi gioca con le nostre vite, versando a suo piacere i semi dell’estasi o della disperazione. 


 
Ci sono scrittori che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua poesia?


All’epoca della gran parte di questi scritti, prediligevo la poetica tardo romantica e decadente con particolare passione verso Baudelaire, Poe, Gautier, Mallarmè e D’annunzio, citando soltanto i più noti. L’influenza di questi grandi autori ha avuto sicuramente un forte riverbero nei miei modesti scritti. Trascorso quel periodo però ho sentito fortemente il bisogno di tornare ai classici dell’epica e della filosofia greca e romana e allo studio della religione indoeuropea in tutte le sue declinazioni. Sono fortemente legato difatti anche alle saghe nordiche, agli Dèi e agli eroi di quei popoli.


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