di Giuseppe Riotto.
Il professore di filosofia Giovanni Bottega si alza dal letto con fatica, odia la sveglia, qualche mattina la schiaccia sotto i piedi, o peggio ancora la butta dalla finestra, con il rischio di colpire in testa qualche passante, meglio evitare, pensa. Con gli occhi socchiusi attraversa il corridoio, entra in cucina e prepara la moka, nell’attesa che sale il caffè, si siede. Cazzo, la sera devo andare a letto prima, al massimo entro la mezzanotte. La notte divora romanzi su romanzi, ama leggere di notte, ama i classici. “La montagna incantata” l’ha riletto dopo vent’anni. Il capolavoro di Mann, l’ha divorato in tre notti. Beve lentamente il suo caffè, gode quando lo sorseggia, il retrogusto è importante. Apre la finestra, dà fuoco al sigaro, e guarda fuori, nebbia, pioggia, due, tre tiri, richiude la finestra. La pianura padana mi deprime, ha pensato.
Entra in bagno, lava i denti, si guarda allo specchio. Il professore di filosofia è ancora affascinante: capelli corti brizzolati, occhi marroni scuri molto espressivi, barba corta con pochi peli bianchi. Vanitoso quanto basta, si piace ancora il professore, essere bello e affascinante a sessantacinque anni, mica male si sussurra guardandosi allo specchio, infine un po’ di cera nei capelli, infine guarda l’orologio.
Ultimo anno scolastico, anzi, solo sei mesi, e poi si va in pensione, pensa, mentre indossa una giacca di velluto blu notte. Chiude a chiave la porta di casa, scende le scale, tira su la saracinesca del garage, gira la chiave di accensione della sua Pallas Citroen verde scuro, e via con lo “squalo” verso il liceo classico più importante della Città: il “Romagnosi”
Alcuni colleghi lo temono, i suoi alunni lo amano. Il professore di filosofia Giovanni Bottega attraversa il corridoio della scuola, con alcuni colleghi intrattiene rapporti puramente formali, con altri che ritiene molto intelligenti ed acculturati intrattiene rapporti intellettuali. Con i primi chiacchiera; con i secondi parla e si confronta.
Gli alunni lo definiscono il Socrate degli anni moderni. Il professore non vuole insegnare agli alunni, ma fa tutto il possibile per aiutarli a partorire la loro verità. Il bambino viene portato alla luce dalla levatrice, Socrate portava alla luce piccole verità dal discepolo. La maieutica non è l’arte di insegnare ma l’arte di aiutare. La verità è un sapere dell’anima. La verità non può essere insegnata.
Il professore di filosofia Giovanni Bottega non inculca le proprie idee agli alunni, ma fa di tutto per far partorire ad ognuno la propria verità.
Ama il dubbio il professore, il dubbio è tutto. Il dubbio è intelligenza. I mediocri non hanno dubbi, ecco perché sono presuntuosi, dice.
Dubium sapientiae initium. Il dubbio è l’inizio della conoscenza, diceva bene Cartesio.
Quando fa meno freddo, e c’è il sole, gli alunni, il professore li porta al fiume. Odia le aule, loculi senza luce, l’uomo deve stare a contatto con la natura, mica deve vivere di cemento, di traffico, di smog, di telefonini, di gente che corre per le strade, sui marciapiedi, sulla tangenziale. Gente che corre per andare al lavoro, gente che ritorna correndo, mangia qualcosa al volo correndo, vomita ignoranza correndo.
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