venerdì 7 febbraio 2025

Intervista a Matteo Pierassa

 




Buonasera, come nasce questo tuo romanzo, Prima Luna, Viktor?

L’idea di questo mio romanzo è nata sostanzialmente come un gioco o se si preferisce un esperimento. 
Ero al computer in una sera piovosa e ho iniziato a chiedermi come sarebbe stato creare un personaggio “simile” a me in chiave fantasy/horror, un personaggio che avesse la possibilità di essere il protagonista di una mia storia personale. 
Una storia in cui tutti i miei sogni o incubi che dir si voglia, potessero prendere vita.


Quali sono le tematiche principali del libro?

Le tematiche principali che affronta il mio romanzo sono di fatto tre.
Il rimorso (tema principale della prima parte). 
La redenzione (che il protagonista cercherà di trovare nella seconda parte, affiancato da altri tre personaggi). 
L’amore (che il protagonista potrà sperimentare appieno, nella parte conclusiva).
In chiave metaforica possono esser trovate anche altre tematiche come: la paura di sé stessi, la paura della felicità o ancora il prezzo da pagare se si facesse affidamento solo sulla nostra impulsività, senza aprirsi agli altri.


Che scrittori ami leggere?

Personalmente sono attratto principalmente da scrittori di romanzi fantasy/horror come Stephen King, L.J. Smith e Bram Stoker. 
Ma comincio ad approcciarmi anche ad autori di romanzi erotici come: E.L. James o Blanka Lipińska.
Grazie ad alcuni dei loro romanzi ho potuto allargare i miei orizzonti e apprendere nuove tecniche di scrittura.



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sabato 11 gennaio 2025

Intervista a Silvia Capponi e Michela Gardelli

 





Buonasera, come nasce questa vostra opera, Conigli nel cappello?

Conigli nel Cappello nasce dall'incontro tra due insegnanti di italiano per stranieri che, scoprendo di avere lo stesso modo di intendere la didattica, hanno deciso di unire le forze mettendo insieme materiali e idee: sono saltati fuori tanti conigli dal cappello, ovvero letture di vari livelli pensate per aiutare gli studenti e le studentesse di italiano L2 a imparare divertendosi.
Il nostro obiettivo è stato quello di creare risorse e selezionare testi vari, che non invecchiano nel tempo e trattano argomenti attuali e non scontati, incuriosendo e mantenendo vivo l’interesse della classe. Dal cappello escono giochi, roleplay, pro e contro, attività originali e sempre diverse di avvicinamento e comprensione del testo e tanto altro.
Volevamo, inoltre, integrare storie per immagini che facilitassero la produzione scritta e orale. Ci siamo cimentate così nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la creazione di immagini… con qualche risultato inaspettato. I personaggi a volte cambiavano pettinatura o colore degli occhi da un’immagine all’altra, ma questo piccolo “imprevisto” è diventato un’opportunità per stimolare la creatività degli studenti e delle studentesse che hanno dato vita a storie originali e divertenti.  
Le attività proposte facilitano l’aggregazione, il confronto, lo scambio interculturale e la collaborazione in classe.


A chi è rivolta principalmente?

Il libro è pensato come strumento di supporto per insegnanti di italiano per stranieri. Le attività sono strutturate in modo progressivo secondo i livelli del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER), dall’A1 al C1 e destinate a adulti e ragazzi.
Noi lo abbiamo testato con successo sia in scuole secondarie di secondo grado che in contesti universitari. 


Per la vostra esperienza lavorativa pensate che siano importanti pubblicazioni come queste?

Ne siamo certe! Testi versatili come Conigli nel Cappello, pensati appositamente per gli insegnanti, sono una risorsa fondamentale e difficile da trovare. Questo libro offre supporto e ispirazione a chi, come noi, cerca sempre nuovi modi per rendere le lezioni efficaci e coinvolgenti.



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mercoledì 8 gennaio 2025

Intervista a Giuseppe Liccardo

 




Buonasera Giuseppe, come nasce questo tuo romanzo, Il segreto di Miravet?

Era da molto tempo che mi frullava nella mente una storia da raccontare.  Circa tre anni fa, incominciai a scrivere di un immaginario Cavaliere Templare e contemporaneamente, di personaggi realmente esistiti a Perugia fantasticando dialoghi e scene di vita. Nello stesso periodo, avevo preparato delle diapositive e una favola sulla storia delle vie di Perugia per bambini di una scuola elementare. Ho poi continuato a dar sfogo alla mia creatività iniziando a scrivere un racconto sulla vita quotidiana di un ragazzo di nome Andrea, che viveva a Perugia intorno alla metà del ‘400.  Appassionandomi sempre più, ho iniziato ad indagare sui possibili personaggi che avrebbe potuto incontrare per le strade, i mestieri, l’abbigliamento, i giochi e le malattie di quel tempo. Per far questo cominciai a fare foto per Perugia alla ricerca di immagini suggestive della città, per creare nella mia mente tutta una serie di sensazioni, volti, ambientazioni che potevano far rivivere sulla carta la vita di quel ragazzo.  In particolare, mi colpirono alcuni luoghi e vie di corso Garibaldi e la storia di San Michele Arcangelo. Ecco allora che nacque l’idea di intrecciare la storia di Andrea, diventato poi Alessandro e di tutto ciò che avevo già scritto su Perugia, con quella del nobile Francisco. Inizia così questa meravigliosa avventura.  


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Amicizia, amore, ricerca della verità, mistero.
 

Hai dovuto documentarti molto sul periodo storico, il Quattrocento, per poterlo scrivere?

Fin da bambino ero affascinato dalle storie dei cavalieri della Tavola Rotonda, Re Artù, Merlino, la fata Morgana e Lancillotto. Poi vennero le letture sui Templari, il mistero del Santo Graal, le battaglie in terra Santa, la loro persecuzione. Ma soprattutto mi ha sempre affascinato l’aura di mistero che ancora circonda questi ordini.  Scrivere un romanzo storico è un’impresa ambiziosa e per niente semplice nonché piena di insidie, che mi è costato tempo e fatica.  Documentarmi è stata la base per iniziare.  Siccome il medioevo come convenzionalmente lo si intende, abbraccia un arco temporale molto lungo e complesso (parliamo di circa mille anni), ho scelto di concentrami sul periodo che va dal 1400 al 1500. Ho iniziato a scrivere così, per gioco, mentre scrivevo e man mano che procedevo, leggevo, prendevo appunti, facevo foto per Perugia ecc. Avevo scritto di Francisco de la Cruz in Spagna e come già detto, prima ancora avevo immaginato la vita di quell’epoca attraverso gli occhi di un ragazzo che viveva a Perugia. Ad un certo punto mi sono ritrovato con l’aver scritto un fiume di parole. La maggior fatica è stata intrecciare la storia dei personaggi con quella delle figure storiche del tempo e gli accadimenti che hanno segnato l’Italia e in particolare, Perugia dal 1478 al 1494. Ho cercato di fare del mio meglio con i mezzi a mia disposizione: passione, curiosità, umiltà, ricerca e tenacia hanno fatto il resto.  Con tutti i limiti che può avere una “persona della porta accanto”, ho cercato di realizzare un sogno. Credo che alla fine ne sia valsa la pena, ma saranno i lettori a giudicare. 




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venerdì 3 gennaio 2025

Le bambole di Jenny

 di Michela Cinque.







Ricordo ancora, come se fosse oggi, quella sera di tanti anni fa.
La pioggia cadeva fittissima, le strade erano allagate, e le auto passando facevano schizzare l’acqua fino ai marciapiedi, bagnando anche i passanti più prudenti muniti di ombrelli, impermeabili e calosce. 
Mi sentivo stranamente agitata, eppure avevo eseguito correttamente le espressioni alla lavagna, risposto alle domande della maestra d’inglese, e la lezione di danza, dopo la scuola, era stata rinviata. 
L’idea di fermarmi da un’amica a parlare di moda o di ragazzi non mi faceva impazzire, preferivo piuttosto leggere un buon libro, motivo per cui decisi di andare in biblioteca dove, senza accorgermene, ci rimasi per alcune ore. 
Il tempo non accennava a migliorare, era tardi e dovevo rientrare. 
Scelsi un tragitto alternativo per ripararmi sotto i balconi, e percorsi le strette viuzze del centro storico a passo svelto. 
Una decina di minuti dopo fui sotto casa. L’ombrellino pieghevole, che portavo sempre nello zaino, aveva fatto il suo dovere, le scarpe invece erano bagnate fradice.
Salii le scale e con il cuore in gola varcai la soglia del mio appartamento, il divano era vuoto e la televisione spenta.
«Sono tornata, fuori diluvia! C’è qualcuno?»
«Vai a cambiarti, siamo in cucina.» 
Passando notai la tavola apparecchiata con la tovaglia della domenica, e riconobbi l’odore di pollo al forno con le patate.
Corsi in camera, indossai i vestiti asciutti e le ciabatte, lavai le mani e raggiunsi il resto della famiglia che mi attendeva con impazienza.
«Forza, l’arrosto si raffredda» mi esortò la mamma. 
«Cosa festeggiamo?» le chiesi incuriosita. 
«Nulla, perché?»
«Hai preparato una cena speciale ed è un giorno feriale!»
Poi mi rivolsi a papà: «Avete chiuso l’ufficio prima per il cattivo tempo?»
«Alessandra sei tu in ritardo» mi fece notare lui, «… comunque ci sarebbe una novità.»
«Ti hanno dato una promozione?»
«Magari.»
«Riguarda la mamma? Forse riprende a lavorare al supermercato?»
«Non ci penso minimamente» intervenne lei.
«Forse state per dirmi che …avrò un fratellino?»
«Alessandraaaa!»
«Partiamo per le vacanze natalizie?»
«Siediti e stai un attimo in silenzio. Oggi il postino ci ha recapitato una raccomandata, è indirizzata a te.»
«Dev’essere qualcosa d’importante data l’intestazione ed il timbro sulla busta…mi avranno forse accettata in collegio? Vi prego non mandatemi dalle suore!» 
«Calmati ed ascolta attentamente.»
«Va bene papà, non interromperò più.»
«Questa lettera è stata scritta da un notaio che ci invita, anzi ti invita, fra sette giorni esatti, a presentarti nel suo studio.» 
«Per quale motivo dovrei andare da quel tizio?»
«La tua presenza è necessaria perché sei stata nominata erede.»
«Cosa vuol dire?»
«Te lo spiego subito: una persona che non c’è più ha pensato di lasciarti parte dei suoi averi.»
«Ho capito bene? Qualcuno, mi fa un regalo senza che ci sia un motivo o una ricorrenza?» chiesi meravigliata.
«Proprio così.»


Estratto dal volume "Le bambole di Jenny" di Michela Cinque, Midgard Editrice.




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venerdì 20 dicembre 2024

Intervista a Gino Celoria

 





Buonasera Gino, come nasce questo libro di racconti e di aforismi?

Citando e parafrasando Camus, caro Fabrizio, "bisogna essere Werther o niente", verrebbe da dire, mutatis mutandis, "bisogna essere Carver o niente". Bisognerebbe,
ed è ovvio che parlo solo per me stesso. Ergo, io sarei niente e ne sono cosciente, ma
non essendo purtroppo buddista, non riesco a distaccarmi dal frutto dell'atto.
Non si riesce mai a fare della vanità un falò. Quindi, tornando a bomba, Carver è riduttivo. Bisogna inserire anche Cechov, Capote, Bukowski, Anderson (leggete "I racconti dell'Ohio", se li trovate), Joyce, Thomas Mann nei racconti lunghi o romanzi brevi, come volete.
Dirò di Parise e di Cioran nella terza tua domanda, Fabrizio, poiché repetita non iuvant. Per rispondere restando più in tema ti dirò che questi "raccontini", volutamente ampollosi, iperaggettivati ma sempre realistici e con i piedi ben fermi nel quotidiano, sono più recenti di almeno 10 anni rispetto alle poesie del "Collected Poems", libro da te pubblicato nella tua collana Poesia. Gli aforismi sono ancor più recenti, risalgono a 20 anni fa, quando ancora "facevo il medico" perché il medico qui da noi non è una professione, ma "si fa!". Erano un modo, come ho scritto in quarta di copertina, per ammazzare il tempo, o almeno ingannarlo. Ovviamente i maestri vivevano ormai morti nell'Empireo, io mi divertivo da vivo soffrendo (contraddizione cioraniana).
Per quanto riguarda i racconti ti regalo un aneddoto che se qualcuno lo raccontasse a me, mi farebbe…continua tu.
Certamente conoscerai quel gran cattolico di G.K. Chesterton, colui per intenderci che ha inventato il personaggio di Padre Brown, che da decenni ci sbomballa in TV, dai tempi di Rascel in poi. Ebbene costui, che stupido non era, per la serie "anche i cattolici sono pieni di testosterone", scrisse nel 1912 un bellissimo libro dal titolo "Manalive. Le avventure di un uomo vivo" e il suo personaggio, Innocent Smith, viene trascinato in tribunale per omicidi, poligamia, nefandezze varie, per poi uscirne assolto.
E' un libro autobiografico, con trama profana pervasa da un forte senso di sacro. Per farla breve, Chesterton-Smith spezzetta il suo io, e soprattutto riguardo alla poligamia di cui era accusato, sorprende tutti: per non tradire sua moglie e preservare la sua integerrima morale cattolica, la trasformava, la obbligava a vestirsi in modi sempre diversi, la inviava in varie parti del mondo e poi la raggiungeva e…tradiva sua moglie sempre con sua moglie!
Geniale! Trovate il libro e leggetelo.
Cosa c'entra questo con la genesi dei racconti? Poco o niente, se non che nei "raccontini ampollosi" sono sempre io, ho spezzettato il mio io, anche quando mi faccio donna in "Gibaud". Avevo letto tempo prima Chesterton e tutto ai tempi si sedimentava. Le varie sfaccettature di me stesso, nelle varie circostanze.
L'ultimo racconto è un'imitazione maldestra dello stream of consciousness di Molly Bloom nell'Ulisse di Joyce. Questo per dimostrare a me stesso che ero un discreto manierista e che potevo e sapevo scrivere anche in stile diverso da quello dei "raccontini". Unicuique suum!



Quali sono le tematiche principali dell’opera?

La noia e le sue tante declinazioni, la quotidianità vissuta a-cristianamente, invidiando Kant (che comunque anche lui ne aveva le scatole piene di passeggiare sempre un'ora al giorno per cercare il fenomeno!)
Anche gli dei greci si annoiavano nella quotidianità dell'Olimpo, altrimenti
non sarebbero scesi così frequentemente dal monte a farsi le ninfe, fossero esse di sorgente o meno. Per sopravvivere gli dei avevano bisogno dei Prometeo, dei Sisifo,
di venirci sempre a rompere i santissimi, in caso contrario si sarebbero scannati ancor di più tra di loro.
Quindi la vieta quotidianità, coi suoi amori finiti, che ovviamente in precedenza erano iniziati, coi suoi lutti, le sue solitudini, l'eterno ritorno non filosofico dell'uguale, le sue cene di circostanza insieme ai visages de circumstances, il non poter mai dire ad alcuno ciò che di lui si pensa veramente altrimenti la razza umana sarebbe già da tempo estinta, la morte nascosta, la sofferenza, lo spleen, lo scazzo,
il perché ci siamo affrancati dagli istinti barattando la libertà con la coscienza…
Insomma, un po' di repertorio esistenzialistico antisartriano: se decidi di vivere devi dare un senso alla tua esistenza, scrisse lo stalinista! Col piffero, io vivo senza dare un senso a niente, sono un Sisifo felice!


 
Puoi citarci qualche scrittore o filosofo che ha contribuito alla tua ispirazione?

Alcuni sono già stati citati nella prima risposta.
Approfondiamo anche se non sono un critico letterario e ho una cultura d'accatto. Più che altro chi legge questa mia breve "intervista" se, per curiosità intellettuale, volesse seguire alcuni miei suggerimenti, mi farebbe piacere (sempre che non abbia già letto ciò che scriverò), anche solo per dirmi che non capisco una mazza.
L'unico italiano, un po' di nicchia, non ditemi che non è misconosciuto, rispetto
ai mostri del mainstream, Goffredo Parise, veneto (1929-1986).
Vabbè molti conoscono "Il prete bello", suo romanzo più noto, soprattutto per il film che ne fece Mazzacurati con Adriana Asti (Parise però era morto da tre anni).
Sonno tuttavia "I sillabari nn. 1 e 2" (col 2 vince lo Strega) che mi hanno indotto a scrivere così i miei "raccontini", in correità con Chesterton.
Passiamo agli stranieri.
Ora, lasciate stare l'Ulisse immortale di James Joyce e prendete i suoi "Dubliners. Gente di Dublino". Quindici racconti, quindici perle. Siete tristi? Leggete il racconto "I morti" e non vergognatevi di piangere!
Palati forti? Non siete bacchettoni ma realistici, più che verghiani?
Il grande Hank, Charles Bukowski, "Storie di ordinaria follia. Raccolta di racconti".
Medico come me, ma lui sidereo, ottocentesco illuminato, con due piedi nel Novecento, Anton Cechov e i suoi Racconti. Per il teatro potreste andare anche a teatro. Se lo leggete tuttavia è tutt'altra cosa. Risparmierete sull'outfit.
Trovate "I racconti dell'Ohio" dello statunitense Sherwood Anderson, imparerete a indignarvi per le aragoste bollite vive e a diventare più umani.
I racconti lunghi di Thomas Mann, "Tonio Kröger" e il meraviglioso "La morte a Venezia".
Truman Capote e i suoi racconti, raffinati, ruffiani, lenitivi, da età del jazz, vicini e lontani da quelli di Scott Fitzgerald, altro grande.
Lascio per ultimo per me il più grande raccontista del Novecento, di breve vita, 50 anni di cui molti vissuti da ubriaco, dialoghista eccezionale, Raymond Carver, sua maestà! Inutile citare i titoli, non è mai riuscito a scrivere un romanzo, quindi ciò che troverete sono solo racconti. Volete un nome a caso? "Di che cosa parliamo quando parliamo d'amore".
Per quanto riguarda gli aforismi ovvio Schopenhauer, Nietzsche, Camus per buttare lì tre nomi.
Ma anche qui il più grande pessimista del secolo passato, il mio alter ego, mio compagno per anni, il rumeno con status di apolide francese, Emil Cioran, per lui l'inchino e la sua vita tra due parentesi tonde: (1911-1995), arriva per ultimo.
Pessimismo esistenziale, voici ton prophète!




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sabato 14 dicembre 2024

Intervista a Giulio Volpi

 







Buongiorno Giulio, come nasce questa tua nuova opera, Maria e Maria?

L’idea iniziale era quella di costruire un giallo basato sull’enigma di un suicidio-omicidio, giocando con i miei soliti personaggi e con l’aggiunta di una ragazza di nome Maria. Mi sono però ricordato di un’altra storia completamente diversa, iniziata tempo fa e poi interrotta, nella quale era presente un’altra figura femminile e ho pensato che le due storie potevano stare bene insieme intrecciandosi con l’attività investigativa del Commissario Cantoni.   


Ci vuoi parlare del titolo e delle due figure femminili che la ispirano?

Il titolo deriva dall’aver dato a questo secondo personaggio femminile lo stesso nome del primo. Le due Marie hanno però storie diverse. La prima è una ragazza slava molto bella, studentessa in Italia, che viene suo malgrado coinvolta nell’indagine per la morte del suo ragazzo. L’altra, anch’essa straniera, è reduce da una drammatica storia di prostituzione e degrado e protagonista di una insperata e faticosa rinascita. Entrambe coinvolgeranno professionalmente ed emotivamente il Commissario Cantoni in quest‘ultima indagine.    

 
Il Commissario Cantoni è arrivato alla sua quarta indagine. Prevedi anche una quinta?

Non ho al momento un’idea precisa per una nuova storia: appena la intravvederò ricomincerò a scrivere. 




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giovedì 12 dicembre 2024

Intervista a Federika Jul e a Davide De Lise

 





Buongiorno, come nasce Hr Hot Manager, questo vostro romanzo scritto a quattro mani?

Davide: La creazione di Hr Hot Manager è stata un vero e proprio lavoro di squadra. Abbiamo notato che entrambi abbiamo  stili e prospettive diverse, abbiamo deciso di unire le nostre forze per creare qualcosa di unico e coinvolgente. Il nostro primo contatto è avvenuto su un blog letterario, dove Federika mi ha espresso il suo apprezzamento per un mio romanzo d’amore e io incuriosito dal fatto che lei scrivesse di eros, le ho chiesto di farmi  leggere un suo racconto. Da lì i è nata l’idea e ho chiesto a Federika di collaborare con me su un nuovo progetto, anche senza conoscerci di persona.  Hr Hot Manager è il risultato di questo entusiasmante percorso insieme.


Quali sono le tematiche principali dell’opera?

Davide e Federika: Le tematiche principali del romanzo sono: la relazione sentimentale tra la responsabile del personale e sottoposto, sottolineando la complessità e le tensioni che ne derivano. La passione e desiderio che sono presentati come una forza incontrollabile che li trascina. Il conflitto tra desiderio e responsabilità, conciliando la passione con le loro rispettive responsabilità lavorative e familiari. La comunicazione e l'affetto, tramite lettere scambiate dai protagonisti nonostante le distanze e le difficoltà, preferendo una comunicazione tradizionale ai messaggi istantanei. Le lettere hanno bisogno di tempo per essere scritte e questo da modo di riflettere su quel che si scrive. La persistenza dell’amore nel tempo, in quanto nonostante gli ostacoli, Sakura e Davide coltivano un amore profondo ed intenso, dimostrando la forza del loro legame.


Ci sono scrittori e scrittrici che vi ispirano particolarmente?

Davide: In realtà, non c’è uno scrittore specifico a cui ci ispiriamo. Crediamo che l’ispirazione più autentica venga dalla vita stessa. Le esperienze personali, le emozioni e le osservazioni quotidiane sono la fonte più ricca delle nostre storie. 

Federika: Per quanto riguarda la parte erotica, per il mio primo libro ho preferito non leggere altri romanzi erotici, per non essere, diciamo così, “contaminata” in nessun modo e per scrivere nel modo più spontaneo possibile. 




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