martedì 16 febbraio 2021

Intervista a Eleonora Nucciarelli

Intervista a Eleonora Nucciarelli, autrice del saggio “Lo squisito dolore”, edito nella Collana Saggistica della Midgard Editrice.






Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

Buongiorno Fabrizio, la mia opera nasce da un sogno nel cassetto che, anche grazie a te e alla Midgard Editrice, sono riuscita a tramutare in realtà. Il tema del dolore mi sta molto a cuore perché tutte le mie grandi rivoluzioni sono nate dal dolore che, fungendo da molla catalizzatrice, mi ha fatta evolvere e fortificare. 

Trovo, inoltre, che il dolore goda davvero di una cattiva reputazione, molto spesso infatti viene associato ad uno stereotipo di matrice negativa, un qualcosa di scomodo, disatteso e sconveniente da cui rifuggire. In realtà tutti noi entriamo in contatto con il dolore sin dalla nascita, dal momento in cui veniamo “gettati” nel mondo e attraverso la mia opera ho tentato di rendergli giustizia, riportando le esperienze di persone straordinarie e illustri che, affrontando e attraversando il loro dolore, hanno regalato al mondo esperienze e opere immortali. In fondo ciò che ci accomuna è il dolore ma ciò che ci distingue è la possibilità di scegliere cosa farne.


Quali sono le tematiche più importanti del tuo saggio?

Le tematiche principali del mio saggio ruotano attorno al dolore, intimamente legato al piacere. Si tratta di un dolore inteso come fonte d’ispirazione che, se canalizzato nella giusta direzione, può contribuire a far emergere lo straordinario e luccicante brillio che è in noi. 

Nel saggio ho analizzato molteplici visioni del dolore: il dolore come ispirazione nella filosofia, nella letteratura, nelle scienze umane, nell’arte, nella musica; il dolore come opportunità per connetterci con noi stessi; il dolore nell’ottica del superamento, della prospettiva, dell’opportunità, dell’occasione di crescita personale. 


Nel sottotitolo dell’opera parli di una prospettiva filantropica, in quale senso? 

La prospettiva filantropica alla quale mi riferisco nel sottotitolo è ispirata dal sentimento di benevolenza e amore verso le persone, soprattutto per le loro ferite interiori. Tale sentimento mi ha spinta a scrivere sull’argomento con l’intento di promuoverne il benessere. 

Con questo libro mi sono messa alla prova nel tentativo ambizioso di rivolgermi non soltanto ai cultori della materia ma ad ogni lettore di media cultura che desideri approfondire ma, soprattutto ai giovani studenti che ho incontrato e continuo ad incontrare nel mio ambito professionale perché se c’è un modo per rendere squisito il dolore è quello di condividerlo, esternarlo e affrontarlo insieme.

Tutti i riferimenti agli autori, alle opere, alle correnti e a tutto ciò che rimanda alla cultura, infatti, sono fortemente voluti e si augurano di essere ispirazione per ulteriori approfondimenti e ricerche.


Nel saggio tratti anche del legame fra dolore e arte, ce ne vuoi parlare?

Certamente.

Il legame fra dolore è arte è indissolubile, esso è di fatto tra i sentimenti più rappresentati nel panorama artistico internazionale. 

Nel saggio mi sono adoperata per produrre degli input attraverso la presentazione di alcune opere che maggiormente incarnano la sofferenza, con la speranza che possano provocare nel lettore l’inizio di un irreversibile processo immersivo nel paese delle meraviglie dell’arte. L’opera d’arte costituisce una costante apertura verso il bello soggettivo e verso il nuovo: che sia musica, pittura, scultura, poesia, fumetto, teatro, cinema, radio, danza, architettura o semplicemente espressione, invero, tutto è arte, cultura, esperienza, crescita, apprendimento e formazione.



martedì 9 febbraio 2021

Intervista a Fabrizio Bandini

Intervista a Fabrizio Bandini, autore di “L'archetipo della femme fatale e la crisi del patriarcato”, edito nella Collana Saggistica della Midgard Editrice.





Il tuo saggio sulla femme fatale è andato di nuovo esaurito. Come mai una seconda edizione piuttosto che una ristampa?

Innanzitutto sono davvero contento che “L’archetipo della femme fatale e la crisi del patriarcato” abbia così successo e sia finito di nuovo. 

Ho deciso di procedere con una seconda edizione, invece che con una semplice ristampa, per una serie di motivi.

La prima edizione del saggio risale al 2014.

Da allora ho approfondito diverse tematiche di carattere metafisico, simbolico e storico, e sentivo che il saggio necessitava di una ricalibratura.

Negli ultimi mesi del 2020 sono intervenuto quindi sul testo, riscrivendolo in alcuni punti, intervenendo su altri, con alcune correzioni e precisazioni.

Per la nuova edizione ho deciso inoltre di usare una carta diversa, color avorio, piuttosto che la carta plastificata bianca della prima edizione, ho inserito due nuove illustrazioni a colori e ne ho sostituita un’altra.

Cambiamenti importanti, non da poco.



Ci puoi dire di più sui cambiamenti al testo apportati?

Certamente. 

Sono intervenuto principalmente sul primo capitolo del saggio, inquadrando la figura della femme fatale con più precisione nella sua essenza metafisica e nel suo sviluppo storico.

In particolare ho focalizzato lo sviluppo storico non solo sulla contrapposizione fra matriarcato e patriarcato, fra civiltà ginecocratiche e andocratiche, ma soprattutto sulla ciclicità della metafisica della storia, come l’antica tradizione della nostra civiltà indoeuropea insegna, dai Purana a Esiodo. 

Un ciclo che va dall’Età dell’oro a quella oscura, per poi finire e ricominciare.

Ho precisato meglio anche la valenza etica della figura, da una parte una donna di potere che opera entro i limiti dell’ordine, usando lecitamente il suo potere femminile, dall’altro una donna totalmente sovversiva e oscura, che infrange l’ordine e pecca di hybris.

Un’altra riscrittura importante è alla fine del saggio, nel capitolo quinto.

La prima edizione finiva in maniera volutamente provocatoria.

Questa seconda edizione ha un finale più ragionato invece.

Ho apportato inoltre alcune precisazioni anche nelle appendici, soprattutto su quella dedicata all’epica germanica e al mondo celtico.



Ti aspettavi che il saggio andasse di nuovo esaurito? E come spieghi questo interesse verso la figura della femme fatale?

Quando ho editato il testo anni fa immaginavo che potesse avere un buon successo vista la temperie culturale della nostra epoca, ma sinceramente è andato meglio delle mie previsioni e siamo quindi arrivati a questa seconda edizione.

La figura della donna fatale ossessiona gli europei oramai da due secoli buoni, come spiego bene nel saggio.

Cerco anche di illustrare le cause profonde di questa ossessione.

Le appendici inoltre servono ad approfondire l’argomento spostando l’analisi su altri periodi storici, cogliendo la figura della femme fatale nella sua essenza metafisica.



Progetti futuri?

Ho appena mandato in stampa la mia nuova opera, “Tre saggi sulla tradizione nordica”. 

È un’opera a cui tengo molto, raccoglie i saggi che ho scritto negli ultimi tre anni sull’argomento.

L’ultimo è completamente inedito e si sofferma sulla simbologia dei colori nella tradizione indoeuropea e in quella nordica, facendo vedere i vari nessi fra la tradizione più antica e quella più recente.

Da tempo volevo scrivere questo saggio e finalmente l’ho scritto.

Grazie a tutti per l’attenzione.

Buona giornata.










 


sabato 6 febbraio 2021

La soluzione estrema

 di Oscar Bigarini.





CAPITOLO I

Milano, 2 Maggio 2022, lunedì.


Ore 17. “Ciao Roberta, tutto ok? “ chiese Lorenzo entrando in casa.

“Sì Lorenzo, anche se sono un po’ stanca, è stata una giornata abbastanza faticosa, ho intervistato il famoso Professor Paoletti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che sta dirigendo i lavori di restauro delle opere pittoriche conservate nella chiesa di Sant’Eustorgio, tra cui un polittico del secolo XV. È una persona molto professionale, ho dovuto faticare molto per capire le delicatissime fasi di un restauro, dovrò inserire questa intervista nell’ articolo che mi ha commissionato la rivista National Geographic sulle chiese di Milano.”

“Ti capisco. Va bene, meriti proprio una bella cenetta, Andiamo al nostro solito ristorante di Via Ravizza?”

“Magari. Sì, andiamo ti prego.”

“Tolgo la divisa e sono da te in un attimo.”

Lorenzo Salvi e Roberta Berti, erano sposati da circa sei anni e non avevano figli, vivevano a Milano in piccolo, ma, grazioso appartamento di Viale Gorizia, non lontano dall’arco di porta Ticinese.

Lorenzo accese il motore della Alfa Romeo Giulietta e prese la strada in direzione di Via Ravizza.

Alle 18,30 erano seduti al solito tavolo del ristorante “Da Melchiorre”. “Buona Sera, carissimi Lorenzo e Roberta, come va? Cosa posso offrirvi questa sera?”, esordì Alfredo, proprietario del rinomato locale, specializzato in pesce, del quale i due coniugi erano abituali frequentatori.

“Se vi interessa, questa mattina mi sono arrivati dalle Marche delle freschissime spigole, orate, e una ricca varietà di crostacei, poi come sapete ho disponibili tutti i vini italiani che preferite.”

Alfredo Cocchi, un uomo sulla settantina, umbro del Lago Trasimeno, si era trasferito a Milano negli anni Settanta per lavoro.

Nel capoluogo lombardo aveva iniziato come cameriere, poi, piano, piano, aveva aperto con successo un proprio locale, diventato benestante era riuscito a diventare proprietario dell’antico e rinomato ristorante “Da Melchiorre.”

“Alfredo, le devo comunicare un’importante notizia.”

“Mi dica Signora Roberta, sono curioso.”

“Lo sa che dal 2 al 19 giugno prossimo ci rechiamo nella sua regione per due settimane?”

“Bella notizia. Andate per lavoro?”

“No andiamo per turismo. Io non sono mai stata e sono curiosa di scoprire la bellissima Umbria. Da un anno siamo diventati amici di una coppia di perugini che si sono trasferiti a Milano per lavoro. Ci hanno così tanto parlato della loro regione che alla fine abbiamo deciso di trascorrerci le vacanze. Questi amici si sono offerti di accompagnarci nelle visite dei loro luoghi.”

“Sono felicissimo di questa vostra decisione. Ma nemmeno lei, Capitano, c’è mai stato?”

“Solo una volta, ad Orvieto, per una settimana, in occasione di gare sportive militari.” rispose Lorenzo.

“Alfredo, prima di partire, ci darà qualche consiglio di cosa vedere e mangiare?” chiese Roberta.

“Ma senz’altro. Anche se non sono proprio aggiornato, dato che vado in Umbria solo una volta all’anno.” rispose il ristoratore.

“Ma basta di farle domande, non voglio disturbarla oltre, ho una certa fame, Gradirei, se possibile, una spigola al forno con patate e ancora un contorno di verdure grigliate.”

“Benissimo, e per lei Lorenzo?”

“Lo stesso anche per me, ma prima se possibile anche degli spaghetti allo scoglio. Li divideresti con me Roberta?”

“Va bene. Ma una sola porzione da dividere in due.”

“Da bere, va bene il solito verdicchio dei colli di Jesi ed acqua San Pellegrino?”

“Senz’ altro, Alfredo”, confermò Lorenzo.

Presto, quanto ordinato, fu loro portato a tavola, i due coniugi iniziarono a gustare quei deliziosi cibi e ad apprezzare, come se fosse stata la prima volta, quei sapori particolari.

“Lorenzo, posso confermare all’Hotel il nostro soggiorno a Perugia dal 2 al 19 Giugno? Hai chiesto la licenza?”

“Sì, tutto fatto. Procedi pure.”

“Bene. Anche Paolo e Marta sono d’accordo. La nostra amica si fermerà in ferie con noi, mentre il marito dopo due giorni tornerà a Milano, non può assentarsi dal lavoro fino ad Agosto.

Partiremo in macchina il 2 Giugno mattina con le nostre rispettive auto, così Paolo potrà usare la propria per tornare a Milano.

A Perugia alloggeremo presso l’Hotel Brufani. È un Hotel molto prestigioso, al centro della città. Pensa che in esso ha dormito anche la Regina Madre, vale a dire la madre della Regina Elisabetta. Ha tutti i confort.

Il prossimo Giugno fanno degli sconti speciali, per commemorare il fondatore, Giacomo Brufani, un italiano amante dell’Inghilterra.

Nel 1861, Giacomo sposò l’inglese Elizabeth Platt, che gli fu di grande aiuto nel ricreare nell’albergo un’atmosfera britannica. Ma questa è sicuramente solo una scusa, la vera ragione è che vogliono rilanciare il turismo, dopo l’emergenza sanitaria COVID del 2019, 2020 e 2021. Pensa che il prezzo della camera è il cinquanta percento di quello abituale.”

“Accipicchia, bene. Non vedo l’ora di partire. Ma Paolo e Marta dove alloggeranno?”

“Possiedono un bellissimo appartamento, ereditato dai genitori di Lei, in un elegante palazzo storico di Piazza Italia a Perugia, proprio davanti al nostro albergo. Questo è il motivo per cui ho scelto l’Hotel Brufani.”

“Roberta io ho accettato volentieri di venire in Umbria, però mi hai promesso che durante questa vacanza non scriverai articoli per i giornali. Ti devi rilassare completamente. Ritengo confermata la promessa?”

“Sì. Cercherò di estraniarmi dal lavoro. Sarà dura ma ci metterò tutta me stessa. Ho necessità di riposarmi.”

Alle 20, terminata la cena, fatti i soliti complimenti ad Alfredo per il cibo, i coniugi si diressero verso la propria abitazione.


Estratto dal romanzo "La soluzione estrema" di Oscar Bigarini, Midgard 2020

Illustrazioni del volume di Luca Petrucci


http://midgard.it/la_soluzione_estrema.htm


giovedì 28 gennaio 2021

Anbar

 di Gianluca Ricci.






IL GRANDE METAFISICO


Misconosciuti segni

quanti la mia età

(o il destino)

contiene

quest’oggi ritornano

come un’arte per vivere.

A loro fanno cornice

le specchiate virtù

del sogno.


19.8.1979



NON LA SOLITUDINE DI QUESTI MARI


Non la solitudine di questi mari

piuttosto l’incessante inquietudine

delle acque quando si muovono a tempesta

mi agita invece una stanchezza perenne

un moto infinito di cose irrisolte

sorrisi non ricambiati sguardi imbarazzati

la consapevolezza di un ciclo che chiude

e risponde con le stanche ritualità

del rinnovamento, i bilanci del dare

e dell’avere, la fatica dell’amore

o dell’avere amato...


2.4.1989



QUASI ALLA MANIERA DI OMAR KHAYYÅM


Ci infastidisce

- abituati a camminare al buio -

il tremore di una lampada,

ma tu porgi un canto nuovo,

una diversa nota s’accompagni

al vino che versi nel bicchiere.


17.7.1989



ORATORIO SU COSE SACRE E PROFANE


Se la bellezza è un fiore

che un giorno si disvela e muore

è pur vero che vecchiaia e malattia

di più non durano ed anzi

e con esse alla fine tutto tace

e s’invera nell’incanto estremo.


20.1.1998



ALLA FINESTRA SI PRESENTA


Alla finestra si presenta

un orto abbandonato,

rugiada sulle foglie

e sui vecchi attrezzi consumati:

poi tutti li carezza la luce del tramonto

e me pugnala la spina

di una rosa appassionata.


27.2.1998



IL SORRISO DI EPICURO


Che pena, che danno arreca al Demiurgo

un filo verde che in mare d’erba annega

o un grano di silice nella mota perso?

Nessuno o almeno quanto il sorriso

di un uomo nella notte spento.


5.6.1998



POICHÉ IL NERO ELLEBORO


Poiché il nero elleboro

possa dirsi vivo,

conviene che l’inverno

non sia concluso,

ma che la luna lo faccia

compagno al bucaneve

quando fiorisce

sotto il pungente vento.

Come te ama l’ombra

e le linee di confine

che il bosco traccia

tra sé ed i prati

allorché l’acqua

scende oltre il cerchio,

mai perfetto,

delle alte felci.

Allora, anche un campo

aperto è il regno

della viola e dell’oscuro

non-ti-scordar-di-me.


12.3.2000




PRIMA CHE MAGGIO


Prima che maggio riservi spazio

soltanto alla sua perfida regina,

che ogni colore assume

ed ogni forma vince,

la rosa, dico, una,

nell’infinita forma

del suo bocciolo,

ancora una parola ci accomuni

e salvi dall’oblio come quei fiori

che in gruppo vivono

o in siepe addirittura:

lo svenevole gelsomino,

l’azalea cespugliosa,

la torbida camelia

e la fragile gardenia

ed altri ancora,

ma non si dica che dall’uno

nasce sempre il tutto o che questo

in quello si riduce:

fiori si nasce, ma in petali

il vento ci sospinge.


26.3.2002



Estratto da "Anbar" di Gianluca Ricci, seconda edizione, ebook, Midgard Editrice 2020


http://midgard.it/anbar_ebook.htm


lunedì 18 gennaio 2021

Le divertenti storie della stella Luce

 di Margherita Merone.




Tra le numerose isole dell’Oceano Pacifico ce n’era una che non era presente in nessuna cartina geografica. 
Qualcuno però la conosceva benissimo perché ci abitava da anni. 
Diana, una bambina di undici anni, viveva su quell’isola da quando era piccola, insieme a suo padre. 
Come fossero finiti su quell’isola lo ricordavano vagamente, l’unica immagine che non avevano dimenticato era il pomeriggio in cui si risvegliarono e si ritrovarono stanchi e feriti sulla spiaggia. 
La madre non era con loro, probabilmente era annegata o forse si era salvata in qualche modo, non potevano saperlo. 
Non c’era nessun altro sull’isola tranne loro e gli animali con cui avevano stretto amicizia, un lucertolone, una foca, un pappagallo e un fenicottero. 
L’isola non era grandissima, c’era anche un vulcano, ma fortunatamente non aveva mai dato problemi. 
In alcuni momenti dell’anno i monsoni mettevano paura, spesso erano costretti a ricostruire la casa con cura e pazienza, la pioggia incessante ed il vento fortissimo erano capaci di distruggere tutto in pochi minuti. Ormai si erano abituati, ma non era comunque una cosa piacevole.
Descrivere la loro casa è facile, basta pensare ad una di quelle che si vedono nei film d’avventura, solida e posta in alto, sugli alberi, per prevenire danni peggiori. Avevano costruito con alcuni tronchi letti per dormire, una specie di armadio dove poter mettere qualsiasi cosa, un tavolo dove poter lavorare. 
Il padre le aveva insegnato a non perdersi d’animo e a non arrendersi mai. 
Quando la vita diventava difficile era il momento in cui si doveva lottare, la vita è un dono le ripeteva sempre. 
Non mancavano di nulla, si erano ben organizzati. 
Erano riusciti a fare alcuni strumenti per poter pescare, in questo modo c’era sempre da mangiare.
Da quando erano finiti sull’isola Diana era tutta la sua vita. 
Attendevano ormai da anni il passaggio di qualche nave, con il fuoco avrebbero fatto notare la loro presenza, ma fino a quel momento non era mai accaduto. 
Diana sapeva attendere, era paziente, crescendo aveva imparato dal padre a non perdere la speranza. 
Il padre aveva costruito un’imbarcazione a vela, forte e resistente, per andare a pescare al largo, stando sempre attento agli squali che ogni tanto giravano nei dintorni. Era facile riconoscerli dalle pinne. 
Al padre di Diana piaceva scoprire le meraviglie dell’oceano, aveva letto tante cose, ma solo in quell’angolo di paradiso aveva avuto quella magnifica e reale opportunità di viverle. 
C’erano pomeriggi in cui si dedicava alla ricerca di alghe ed altri alla scoperta di animali marini sconosciuti.
Diana invece preferiva dedicarsi ai suoi animali, in particolare alle tartarughe. 
Quando nascevano bisognava stare attenti e non perderle di vista, c’era il pericolo che venissero divorate dai granchi, per questo motivo sorvegliava la riva e come nascevano se ne prendeva subito cura. Era un compito impegnativo, ma le piaceva tanto, sentiva la responsabilità e questo era un bene per lei. 
Il padre la lasciava fare, sapeva quanto la figlia fosse in gamba e avesse imparato a cavarsela in qualsiasi situazione. 
Le giornate trascorrevano spensierate e nell’allegria. 
Il padre era sempre intento a progettare qualcosa per migliorare la barca, Diana gli stava accanto, si metteva su uno scoglio e ammirava i pesci, ce n’erano tanti strani, alcuni erano piuttosto buffi. 
Aveva imparato a distinguere gli uccelli dandogli il loro giusto nome, qualche problema lo aveva ancora con gli alberi, difficile stabilire se fossero da frutto o meno. 
Tutta la natura che aveva intorno le parlava rivelandole dei segreti.


Estratto dal racconto "L'isola di Diana", in "Le divertenti storie della stella Luce", Margherita Merone, Midgard Editrice 2020


Illustrazioni di Valeria Bucefari



martedì 12 gennaio 2021

Brunella e i piatti di riso

 



Si era seduta su quella sedia dove di solito si sedeva lui quando convivevano e, ai tempi, tutto sembrava funzionare a meraviglia. La loro unione era durata due anni e avevano vissuto tutto il periodo in sintonia. Concordavano in ogni cosa compresi anche i discorsi sociali e politici; bastava un cenno che da solo parlava di loro due e di come all’unisono dicevano sì o no. Il sorriso in ogni occasione e la sintonia anche sessuale li soddisfaceva in un crescendo che liberava frenesie e inabissava tabù. Seduta su quella sedia ripercorreva il periodo in cui l’amore di lui l’aveva fatta sentire donna e femmina allo stesso tempo; un periodo breve ma intenso che era finito in un addio assurdo. Un addio che non era stato altro che uno dei tanti momenti no del suo vivere, da sempre. Quella era la sedia ove lei spesso si sedeva sulle ginocchia di lui a mo’ di bambina in cerca di calore e lui le donava l’affetto e l’amore che mai aveva ricevuti prima, se non in una unica e breve precedente convivenza.
Ora invece, seduta su quella sedia aveva poggiato i gomiti sul tavolo e, posto il viso tra le sue mani sempre curatissime, cercava di tornare ai tempi passati con il ricordo di quando tutto era iniziato nel suo negozio di creazioni floreali e lui era entrato per la prima volta nella sua vita.
“Buongiorno” aveva detto lui mentre si girava per accompagnare la maniglia della porta che si richiudeva, rivolgendo quindi le spalle allo sguardo di lei che passava dall’ennesima composizione da mettere in vendita per la festa di San Valentino a quella figura di uomo, molto alto ed elegantissimo.
“Buongiorno a lei, come posso servirla…” e non finì la frase perché lui si era girato verso di lei e avvicinandosi le apparve come un adone con i suoi occhi scuri, gli zigomi pronunciati e i baffi curatissimi.
“Vorrei una composizione di fiori per la mia amata. Ma deve suggerirmi lei con quali fiori realizzarla.”
Brunella intanto aveva fissato il suo sguardo in quegli occhi scuri e dopo aver ingoiato saliva a stento rispose: “Guardi dipende da cosa vuole raccontare alla sua amata” la sua voce da tremula pian piano aveva ripreso il tono di chi deve vendere un prodotto. “Ho già realizzate tutte quelle confezioni che vede su quello scaffale. Può sceglierne una oppure posso realizzarne una come lei desidera.”
“Sa. È da poco che ho perso la testa per lei” rispose lui, “e non so proprio cosa fare; mi suggerisca lei. Non importa il prezzo la devo veramente sorprendere.”
Come avrebbe voluto essere lei quella donna. Pochi attimi e, come a volte succede alle donne, quell’uomo in un istante aveva cancellato tutti i suoi sentimenti della sua vita vissuti fino a quel momento.
“Ora, signore, le suggerisco io cosa donare alla sua donna. Se permette io partirei come base da questa composizione” disse prelevando una composizione da un piano vetrina, “e aggiungerei delle orchidee rarissime come queste che mi sono appena arrivate. Lei che ne pensa?”
“Può anche darmi del tu, ora io abito qui vicino e sicuramente potrò diventare un suo cliente.”
“Ok signore, allora procedo come ti ho suggerito.”
Un minuto di silenzio, per lei bellissimo, mentre ornava la composizione e quel bel cliente osservava distrattamente i fiori messi in bella mostra. Stranamente le sue mani avvertirono un leggero tremolio, forse per l’emozione di quel primo incontro e con difficoltà teneva in piedi le orchidee prima di completare l’opera.
Lui se ne accorse e disse con un fil di voce: “Posso aiutarti?”
“Grazie” rispose lei e così poté terminare il lavoro. Ma mentre
legava il tutto con un vistoso nastro la sua mano sfiorò quella posta intorno al cellophane da lui ed avvertì un calore tenerissimo che la pervase tutta. Cercò di superare il momento e pose in bella vista l’omaggio floreale.
“È bello?” chiese.
“È bellissimo” rispose lui. “È magnifico signora… Quale è il tuo nome… se posso?”
“Brunella… mi chiamo Bruna ma fin da piccola tutti mi hanno sempre chiamato Brunella. Ed il tuo… ti va di dirmelo?”
“Certo io sono Omar, Omar e basta, vengo da molto lontano ma ora abito qui per inseguire il mio amore.
Sai Brunella è un nome bellissimo e poi complimenti per la tua maestria, questa composizione è un’opera d’arte…
Quanto devo pagare… Brunella?”
“Sono 42 Euro, Omar.”
“Posso pagare con il bancomat?”
“Certamente signore.”
Mentre Omar digitava il codice del pin sulla tastiera lei osservò le sue mani da maschio che le ricordavano quelle di suo padre quando da bambina, anche se molto raramente, la prendeva per mano e la portava nel parco.
“Bene Brunella, ti ringrazio e spero proprio di fare bella figura.”
“Stai tranquillo Omar, da donna posso garantirti che è bellissimo. Almeno secondo i miei gusti.”
“Arrivederci, alla prossima.”
“Arrivederci Omar” rispose lei con un sorriso accattivante, ma non riuscì a capire se lui lo avesse afferrato.

Estratto da "Brunella e i piatti di riso" di Nardino Cesaretti, Midgard 2020




venerdì 8 gennaio 2021

Intervista a Monica Pica

Intervista a Monica Pica, autrice del romanzo “Jane Eyre ed Io”, edito nella Collana Narrativa della Midgard Editrice.






Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

Buongiorno Fabrizio, come sempre i miei racconti nascono in modo molto istintivo. Una scintilla, un’idea si insinua nella mia mente e da lì inizio un viaggio che non so mai dove mi porterà. Ho conosciuto anch’io la protagonista, Maria Sole, pagina dopo pagina, riga dopo riga. È stata lei che mi ha guidato alla scoperta della sua vita, iniziata in un piccolo paese del sud negli anni ’70 e proseguita fino al suo arrivo a Roma, la città che l'ha adottata, che l'ha accompagnata nel percorso di scoperta della vita, dei suoi sogni, senza risparmiarle gli aspetti più brutali. Ci tengo a dire che non considero Maria Sole un'eroina. È semplicemente una donna che vive la sua vita, con le sue debolezze e lati oscuri, una donna che ama e odia, che cade e si rialza, che fa fatica a perdonare, un po' come ognuno di noi.


Quali sono le tematiche più importanti del tuo romanzo?

Innanzitutto l'autodeterminazione, attraverso cui ogni essere umano deve seguire la sua strada, sulla base delle proprie inclinazioni personali, delle proprie aspirazioni.

Questo, credo, sia stato il timone che ha guidato questa storia. Ho affidato ad una donna il compito di raccontare l'evoluzione personale ed intima di ogni individuo alla ricerca di se stesso, ma il tema è universale. Certo, una donna deve fare i conti anche col pregiudizio di genere molto spesso e quindi trasportare un carico ancor più pesante, ma non impossibile. 

Lascio poi al lettore o alla lettrice la libertà di trovare, tra le sue pagine, qualcosa di sé. 


Domanda obbligatoria, qual è il tuo rapporto con Jane Eyre di Charlotte Brontë ?

“Jane Eyre" è stato uno di quei libri che mi ha segnato, non solo per la storia, ma anche per lo stile letterario, la durezza di certe immagini, la capacità di raccontare in un unico libro gli innumerevoli aspetti dell'esistenza,  la ricchezza, la povertà, l'amore, l'odio, la pazzia, la felicità, la disperazione, l’indifferenza, la cattiveria, la generosità, tutto spalmato sul gelido terreno della brughiera. È questo che ho cercato di fare anch’io, senza la pretesa di essere la nuova Charlotte Bronte, raccontare la vita.


http://midgard.it/janeeyre_edio.htm