martedì 23 giugno 2020

C'era una volta... la donna

di Markus Robert




C’era una volta un passerotto innamorato,
che come un canarino cantava a tutti la storia di un amore impossibile che il cielo stesso decise di accogliere come la sua nuova dimora.  
In realtà nessuno era in grado di  comprendere il suo canto fintanto che lui stesso non decise di far conoscere le note  di questa pura ed incredibile aurora di amore.  
Sulla Luna un giorno fu ritrovata la traduzione del suo canto, ispirato dai frenetici voli e dai garriti delle rondini su di un balcone della mezza vallata marchigiana.
Sono veramente felice e vorrei  gridarlo… è una vita meravigliosamente incredibile e sconvolgente… allora resto da solo in silenzio e lo dico solo a te, a te che sei l’anima gentile della mia vita.  
Oramai grande ti ho conosciuta e ho capito che potevi essere la vera bellezza che finisce ogni differente desiderio e mescola insieme un sorriso, un pensiero, uno sguardo, una carezza, che può darti la voglia di vivere per sempre.   
La linea del bello è irresistibile ed è solidamente attaccata al cielo.
Con te sono diventato giovane… sei irraggiungibile ed io inizio a morire… 
Nel buio  e senza luna, lento si trascina il tempo dell’attesa senza rancore e senza età…  in silenzio cerco di esistere senza turbare quella speranza fantastica  che mi culla lentamente e mi accompagna nella quiete… incontriamoci con la luna che ci sarà amica silenziosa e discreta…
Un presente di piccola umanità la mia, flebile  e non più sopportabile e fragile umanità che cerca un aiuto ingiustificabile… una presenza non dovuta… o anche una sola parola che possa cambiare la vita.
La tua voce calda ha pennellato il mio giorno di rosa e di azzurro… una nuova sicurezza e fiducia sono corse e scivolate sotto la pelle ad accarezzare anche lo spirito… sei tornata nella mia vita.      
Senza di te so che rinuncerei ad esistere, buona notte figlia della Luna e di una Stella… la più vicina e la più lontana.

Brilli di onestà e di purezza  che io proteggerò con orgoglio e mai lascerò confondere con la quotidiana banalità e tristezza.  
La mia vita ha bisogno del tuo sorriso e cresce nel conforto del tuo sguardo: per noi sarà il tempo della conoscenza e della bellezza.
La Luna ci ha ascoltato e lentamente ha sorriso e ci ha illuminato i cuori in questa bella e grande città che ci abbraccia.
Io ti conosco e ti rispetto… sei il mio dono di Dio per l’eternità… tu mi ascolti e ti preoccupi per tutto quello che non ho… ma io ho la tua presenza e la tua mano che mi accarezza nel saluto.  
Sei tutta la mia giornata quando ti diverti a ricomporre i piani che ti ho sconvolto nella mente. 
È dolce averti vicina e superare tutto il mondo per averti di nuovo accanto.
Quello che tu vuoi è al sicuro nella mia mente e in me troverai il tuo rifugio e se vuoi, la nascosta disponibilità a vivere separati ed insieme, uniti per sempre. 
Né dubbi, né esitazioni, né sconforto  né rimpianto… niente più esiste senza di te. 
Hai svalicato e ti sei perduta dietro alla Luna… non ti lascerò da sola nella notte… ti penserò e resterò con te per essere felici insieme… presto i nostri sogni si mescoleranno con i nostri pensieri ed allora saremo più forti… 
Ogni giorno troverò un modo diverso per dirti ti voglio bene e mai più ti sentirai sola.
Stava ancora cantando beato che un’aquila fulminea aveva già rapito la sua compagna di voli, fino a portarla altissima nel suo nido lontano.  
Il rapace mantenne viva la sua preda con gli artigli accurati, al fine di dare un pasto caldo ai suoi cuccioli, ma il passerotto non si perse d’animo e seguì la sua compagna per scamparla dal pericolo.  
Le aveva fatto con orgoglio tante promesse ed ora era giunto il momento  di mostrarle il suo valore e la verità dei suoi sentimenti.  

Arrivò sull’irto nido che già mamma aquila era di nuovo partita per la caccia.
Per un attimo si fermò a guardare i cuccioli di aquila e cercò di capire la situazione.  
Anzitutto portò la sua compagna a nascondersi tra le rocce e poi tornò  sul nido  per tentare di proteggere il  ritorno alla sua casa, che prevedeva lungo e faticoso insieme alla compagna ferita. 
Giunto lassù trovò un aquilotto morto per gli stenti…  veloce e vigoroso, con il becco si staccò le piume delle sue ali e con quelle ci rivestì la vittima in modo da farla assomigliare alla preda accantonata.  
Quando mamma aquila tornò, l’inganno era già pronto e servito… quel giorno non ci furono altri morti sul nido.   
Il passerotto e la sua compagna tornarono malconci a casa, ma più forti  ed uniti nell’amore per la prova estrema non solo di coraggio, ma anche di acume e sangue freddo. 
È bello affidarsi al compagno per sopravvivere, è bello aiutare il compagno nelle avversità…    
Il maschio e la femmina uniti possono superare tutto nella vita e quando insieme si vince la morte, si può continuare a vivere per sempre.    
L’eternità nasce prima  nel cuore e nella mente.    
Su questa terra si sopravvive con i figli, ma poi la vita vera per tutti  può continuare per sempre.  


Estratto dal volume "C'era una volta la donna" di Markus Robert, Midgard Editrice 2020



mercoledì 17 giugno 2020

Intervista a Markus Robert

Intervista a Markus Robert, autore del volume “C'era una volta... la donna”, edito nella Collana Narrativa della Midgard Editrice.





Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

Ha inizio 30 anni fa... dal desiderio di trasformare in linguaggio la mia voglia di vita, di bellezza, di speranza. Mi disturbava il linguaggio corrente giovanile e non solo, spesso scurrile e brusco, senza spazio per la bellezza, la fantasia, la ricerca di un contatto con l'anima. Da qui ho avviato dei nuovi contatti umani fondati sulla serenità e sulla mitezza ..."Beati i miti"...  ..."Beati i puri di cuore"... e così ho conosciuto tanta gente che in fondo era anche buona ma, aveva paura di scoprirsi e di mostrare ciò che poteva apparire come una debolezza ... e per questo, piuttosto, rinunciava a vivere. Sono nati così i primi appunti di una dichiarazione d'amore unica, rivolta alla vita e alla bellezza, nella speranza di trovare magari anche un'anima gemella. 


Quali sono le tematiche più importanti dei tuoi racconti?

Tutte le tematiche sono importanti e fanno parte dei miei sogni che andranno tutti a realizzarsi, a perdersi, a riconfermarsi nel tempo da vivere ... sempre con pienezza, sincerità,  sentimento e mitezza. La vita non è solo un ricordo del passato ... e neppure un fermare l'attimo fuggente ... la vita ė l'eternità. I nostri sentimenti sono l'anima di questa vita e nell'esprimerli troviamo la misura della nostra forza. Per sempre vive il lupo che ti lacera i sentimenti ... per sempre vive l'orso per conquistare l'infinito ... per sempre vive la mia anima che cerca di amare...


Qual è il rapporto fra la scrittura e il resto della tua vita?

Tutti i racconti nascono dalla mia vita e dalla mia fantasia. La fantasia è anche un sogno, mentre i desideri più puri sono i fiori della vita. Come in una favola allora i sogni diventano realtà e la vita diventa un canto. Nei miei racconti le parole ed i versi diventano suoni e canti che trasmettono sentimenti di gioia, di felicità e mai di rassegnazione, neppure nei momenti più bui.Io vivo in tutti i personaggi dei miei racconti, l'uomo, la donna, l'essenza, l'angelo, il lupo, l'orso, il passerotto ...lo scoiattolo ... la rondinella ...e se mai qualcuno di questi è realmente esistito nella mia vita,  con le mie fiabe sono entrati realmente tutti dentro di me ed è con loro che io vivrò per sempre. Le mie dichiarazioni d'amore per tutti, fanno parte di un' unica originaria dichiarazione d'amore puro rivolta verso una donna vista come centro dell'universo e della vita. Nel mio più profondo vorrei tanto suggerire a qualche uomo un sussurro per la donna amata ... e far capire a qualche donna la vera forza da cercare sempre in ogni uomo. Non bisogna mai perdere la speranza ...


Che scrittori ti piacciono e ti ispirano?

Tra i classici che mi ispirano E. Brontë, J.Austen e D. H. Lawrence,
poi J. Harris e R. Pilcher mi fanno sognare...







giovedì 4 giugno 2020

Il mondo s arvuldca / Il mondo si ribalta

di Giampaolo Bianchini





L mondo è trubblo…

Il mondo è trubblo e n se rischiera,
troppa merda è sparsa ormei ntl eria,
la terra è dventeta na patumiera,
d plastca mari e oceani ènno pieni e ce fonno la barriera.

La natura tutta a poco a poco more
e l omo, si nun se ravvede,
mamanco se stesso ariuscirà a salvère.

Ce riempino tutti la bocca d paroloni
tutti cnosceno l rischio de l prossmo domeni
ma seno presi daji nteressi de ogge a piene meni.

Dicno i esperti che vicinissmo ormei è l punto d non ritorno,
si nun sé d sorbo te n avristi da rende conto,
ma nissuno s sogna de pijè provvdimenti a tutto tondo
l egoismo ce assale e tutti ce ne freghèno d salvè l mondo.



La presunzione

Tutti ogge penseno d esse neti impareti,
d conosce tutto già da quanno che sen neti,
….n sareno n po’ troppo presuntuosi?

Tutti parlno, parlno sembra che ciònno la scienza nfusa,
ma n sarà che la nostra mente sè n po’ fusa?

Tutti son tutto, da la politca al pallone,
da l mondo finanzierio n gran bollore
a l Europa “unita” tutta n calderone.

Su onni argomento gnuno sprime l upinione
ncla saccenza d avè sempre la giusta soluzione,
ma chi ce la dà tutta sta presunzione?

Ogge d certo cè tanta nformazione
ma sti social fonno anche tanta confusione
che fa pensè ta tutti d avè sempre ragione.

Cnosceno tutto ma n sapeno niente
tanta tuttologia ariempe la tu mente
ma pu n ti tempi del verbo “essre” ce se perde
e “Garibaldi”?....pensi che è n tu parente.

D certo n s aprofondisce la quistione
 manca n po’ la riflessione
l sapè ascoltè, l umiltà, la ducazione
e cussì tutti peccheno n po’ d presunzione.



L onnipotenza

L esaltazione t fa sentì superiore,
l onnipotenza pija l sopravento
e sol tu t credi capece de nsegnère
ta tutti come se sta ntol mondo.

T senti forte, potente, llumineto
sopre ta n piedistallo dritto come n fuso
da l alto n basso giudchi ncol tu metro
quilli che, tu dichi, l fondo onno toccheto.

Tu sè tu e i altri nn ènno n cazzo,
dichi d predichè sol tu la “verità”, d sapè tutto
e pensi sol tu d èsse ntol giusto.

Ma scende da sto piedistallo
e che l umiltà fusse l tu sostegno
per vive n semplicità e aiutè ta chi ha bisogno.

Solo cussì t potrè sentì davero onipotente
quanno sarè semplicemente uno nfra la gente.


Il mondo è torbido…

Il mondo è torbido e non si rischiara,
troppa merda è sparsa ormai nell’aria,
la terra è diventata una pattumiera,
di platica mari e oceani son pieni e ci fanno la barriera.
La natura tutta a poco a poco muore
e l’uomo, se non si ravvede,
nemmeno se stesso riuscirà a salvare.
Ci riempiamo la bocca di paroloni
conosciamo tutti il rischio del prossimo domani
ma siamo presi dagli interessi di oggi a piene mani.
Dicono gli esperti che vicinissimo ormai è il punto di non ritorno,
se non sei ottuso te ne dovresti render conto,
ma nessuno si sogna di prendere provvedimenti a tutto tondo
l’egoismo ci assale e tutti ce ne freghiamo di salvare il mondo.


La presunzione

Tutti oggi pensiamo di essere nati imparati,
di conoscere tutto fin da quando siamo nati,
….non saremo un po’ troppo presuntuosi?
Tutti parlano, parlano sembra che hanno la scienza infusa,
ma non sarà che la nostra mente si è un po’ fusa?
Tutti san tutto, dalla politica al pallone,
dal mondo finanziario in gran bollore
all’Europa “unita” tutta un calderone.
Su qualsiasi argomento ognuno esprime l’opinione
con la saccenza di avere sempre la giusta soluzione.
Ma chi ce la dà tutta questa presunzione?
Oggi di certo c’è tanta informazione
ma questi social fanno anche tanta confusione
che fa pensare a tutti di aver sempre ragione.
Conosciamo tutto ma non sappiamo niente
tanta tuttologia riempie la tua mente
ma nei tempi del verbo “essere” ci si perde
e “Garibaldi”?....pensi che sia un tuo parente.
Di certo non si approfondisce la questione
 manca un po’ la riflessione
il sapere ascoltare, l’umiltà, l’educazione
e così tutti pecchiamo un po’ di presunzione. 


L’onnipotenza

L’esaltazione ti fa sentire superiore,
l’onnipotenza prende il sopravvento
solo tu ti credi capace di insegnare
a tutti come si sta al mondo.
Ti senti forte, potente, illuminato
sopra un piedistallo dritto come un fuso
dall’alto in basso giudichi con il tuo metro
quelli che, tu ritieni, il fondo hanno toccato.
Tu sei tu e gli altri non sono un cazzo
ritieni di predicare solo tu la “verità”, di saper tutto
 e pensi solo tu di essere nel giusto.
Ma scendi da questo piedistallo
e che l’umiltà sia il tuo sostegno
per vivere in semplicità e aiutare chi ha bisogno.
Solo così ti potrai sentire veramente onnipotente
quando sarai semplicemente uno fra la gente.


Estratto dal volume poetico "Il mondo s arvuldca / Il mondo si ribalta", Giampaolo Bianchini, Midgard Editrice 2020



martedì 26 maggio 2020

L'enigma di Bernard Morris

di Oscar Bigarini





Andrea e Flavia trascorsero la giornata ad Hyde Park con tanto di gita in barca sul lago (Serpentine lake), e pic nic all’ombra di un bel faggio, lanciando molliche di pane ad uccelli e scoiattoli.
L’indomani, 5 maggio 2019, sarebbe stata una giornata particolare, il compleanno di Flavia!
La ragazza avrebbe compiuto venti anni.
I due fidanzati avevano in programma di celebrare l’avvenimento con una bella gita nella vicina località marina di Brighton, un bel pranzetto a base di pesce e saluti via Skype a mamma, papà, nonna e al fratello Lorenzo.
I genitori avevano chiesto a Flavia di festeggiare il compleanno a Perugia ma lei aveva risposto che non le era possibile abbandonare Londra perché doveva sostenere a breve un esame molto importante. La verità era che non voleva lasciare Andrea proprio nel giorno di compimento dei suoi venti anni.
Uno dei motivi, ma non il solo, come vedremo in seguito, per i quali Flavia aveva deciso di effettuare un periodo di studio a Londra, si doveva al nonno inglese Bernard Morris.
La nonna materna Eleonora Arcelli, donna raffinata di buona famiglia, perugina del rione di Porta Santa Susanna, dopo aver frequentato l’Istituto di arte Bernardino di Betto, aveva lavorato presso l’azienda “Luisa Spagnoli” come disegnatrice di moda. All’inizio degli anni Sessanta, a seguito di un’interessante offerta di una casa britannica di abiti per signora, si era stabilita a Londra per due anni come stilista di moda.
La “Luisa Spagnoli” aveva concesso il nulla osta ad Eleonora per questa esperienza e assicurato che al termine le avrebbe conservato il posto di lavoro.
A Londra Eleonora aveva conosciuto Bernard Morris, giovane e colto archeologo della sezione etrusca, del dipartimento greco – romano del British Museum, dove erano, e sono, conservati i “pannelli d’argento decorati”, datati 540 – 520 a.C., rinvenuti a Perugia.
Bernard, nativo di Bath, città inglese a circa 180 km da Londra, famosa per le terme romane, aveva acquisito il Dottorato in Archeologia a Oxford, amante dell’Italia, aveva studiato a lungo l’Italiano e parlava correttamente la lingua della penisola.
Bernard aveva due principali passioni: lo studio della civiltà egizia e quella etrusca.
L’archeologo, per quanto riguardava l’antico Egitto, aveva effettuato studi e ricerche sulle gigantesche piramidi della piana di Giza; non si capacitava come fosse stata possibile in tempi tanto lontani, privi dei moderni mezzi tecnologici, la costruzione di edifici così imponenti. Spesso ne parlava con amici ingegneri e architetti alla ricerca di una soluzione tecnica credibile.
Altro mistero che lo appassionava era il perché, dopo la costruzione in Egitto di circa 140 piramidi, tra il terzo millennio e la metà del secondo millennio a.C., la costruzione di questi giganti era cessata all’improvviso per passare a scavare tombe nella roccia come luoghi di sepoltura di faraoni e notabili.
Ma quello che destava in lui profonda emozione ed ammirazione era “la Stele di Rosetta”, cioè la famosa stele conservata al British Museum, che aveva permesso nel diciannovesimo secolo, la comprensione dei geroglifici egiziani, attraverso le sue tre iscrizioni in geroglifico, demotico e greco antico di uno stesso testo antico.
Non c’era giorno, quando entrava al lavoro, che non si recasse per almeno un paio di minuti a guardare in venerazione quasi mistica la stele. A casa ne aveva appesa al muro del soggiorno una grande fotografia e numerosi soprammobili che la riproducevano erano sparsi nei tavoli e nei mobili dell’abitazione.
Per quanto riguarda la civiltà etrusca Bernard aveva scritto numerosi articoli sulle necropoli etrusche della Toscana e dell’Umbria del IV e III secolo a.C.
Molto apprezzata in particolare era stata la pubblicazione di National Geographic di un suo catalogo sui siti etruschi dell’Umbria.
In tema di civiltà etrusca, come per “La Stele di Rosetta” per la civiltà egizia, nutriva una particolare ammirazione, per le “Lamine di Pyrgi”, un reperto archeologico del VI secolo a.C., consistente di tre lamine d’oro con delle incisioni in lingua etrusca su due di esse ed in lingua fenicia su una.
Questo documento sebbene non comparabile alla “Stele di Rosetta” per l’egiziano, come mezzo di decifrazione dell’etrusco (i testi in lingua etrusca e fenicia incisi sulle lamine hanno lunghezza diversa e contenuti leggermente diversi), aveva comunque permesso una migliore comprensione dell’etrusco.
Molto successo aveva avuto anche un saggio di Bernard sul “Cippo di Perugia”, una stele in pietra che presenta attraverso incisioni un'iscrizione in lingua etrusca datata al III/II secolo a.C.,  conservata nel Museo archeologico nazionale dell'Umbria di Perugia.
Alla fine dei due anni, Eleonora e Bernard, molto innamorati, non vollero separarsi e decisero di proseguire la loro esistenza in Italia.
Nel 1965 presero dimora in un bel appartamento di proprietà della famiglia Arcelli in via dei Priori a Perugia e si sposarono.
Eleonora riprese il proprio lavoro alla “Luisa Spagnoli”, Bernard ottenne la nazionalità italiana e iniziò a lavorare come archeologo al Museo Nazionale Archeologico dell’Umbria (l’attuale MANU). 
Nel 1966 nacque il primogenito Francesco, e poi nel 1968 Margherita, la madre di Flavia.
Margherita, si laureò nel 1992 in lettere ed iniziò ad insegnare questa materia al liceo classico “Annibale Mariotti” di Perugia, nel 1996 sposò Attilio Rinaldi, medico triestino, giovane cardiologo all’Ospedale di Perugia.
Dopo il primogenito Lorenzo nel 1997, Il 5 maggio 1999 nacque Flavia.
Nella sua esistenza perugina Bernard scrisse numerosi libri sulla storia della sua nuova città, con descrizioni dettagliate dei monumenti e delle opere d’arte, diventò membro di importanti associazioni culturali cittadine e ricoprì anche la carica di assessore alla cultura del comune di Perugia.
Bernard collaborò con numerose istituzioni culturali ed archeologiche alla scoperta di importanti reperti etruschi e romani; molteplici furono le sue conferenze sulla presenza etrusca a Perugia e nella Tuscia nel IV e III secolo a.C.    
Flavia trascorse molta della sua infanzia e della sua prima giovinezza insieme all’amato nonno.
Da parte sua Bernard adorava la nipote, ne ammirava l’intelligenza e la facilità di apprendimento qualunque fosse l’argomento.

Il nonno raccontava alla nipote ancora bambina, sia in inglese che in italiano, storie inventate al momento di personaggi fantastici, come maghi, fate, principi, regine… che si svolgevano in luoghi misteriosi come i castelli o le foreste della sua Inghilterra.

Estratto dal romanzo L'enigma di Bernard Morris di Oscar Bigarini, Midgard Editrice 2020



venerdì 22 maggio 2020

Intervista a Giampaolo Bianchini

Intervista a Giampaolo Bianchini, autore del libro “L mondo s arvuldca  / Il mondo si ribalta”, edito nella Collana Poesia della Midgard Editrice.






Buongiorno, parlaci della tua nuova opera, come nasce?
Questo mio nuovo scritto segue la scia delle opere precedenti (D tutto n po’…e n po’ scomposto / Di tutto un po’…e un po’ scomposto “ e “Ride e armugina / Ridi e rifletti”), trattando argomenti e affrontando tematiche della vita del nostro tempo che a confronto con le storie contadine di un tempo evidenziano il forte balzo della società con la sua evoluzione repentina e sfrenata e anche spesso incontrollata.


Quali sono le tematiche più importanti di questo tuo nuovo libro?
Le tematiche più importanti riguardano l’evidenza dei mali di questo nostro mondo che da sempre cerco di riportare alla attenzione che, anche se di quotidiana attualità, passano ormai come routinaria normalità senza lasciare traccia, riflessione e interesse.
Mai come in questo tempo di coronavirus - nel frattempo sopravvenuto - le problematiche, le difficoltà, le paure, le inefficienze, la impreparazione, la superficialità, la negligenza che viviamo tutti i giorni, ma che non ce ne vogliamo rendere conto, sono state messe a nudo evidenziando la fragilità dell’uomo che pensa di essere in questo mondo il “padreterno”. 


La bellezza salverà il mondo, diceva Dostoevskij. Credi che l’arte e la poesia possano arrivare a tanto?
Sì, è una affermazione che condivido. La bellezza nelle sue diverse forme è universale, non ha confini e non ha padrone.
Ci voleva questa pandemia per farci scoprire e apprezzare nel loro splendore le bellezze del mondo, anche se in maniera virtuale. Quelle bellezze note e conosciute, ma vissute, in tempo di normalità, come bene di consumo offuscate dal caos quotidiano e non come piacere e appagamento dell’anima. 
L’uomo passa, l’arte resta e si tramanda nei secoli. L’arte è bellezza, la poesia è sentimento, il sentimento è la bellezza interiore, è la bellezza dell’anima.
Io non sono un poeta, le mie liriche non aspirano a tanto, tratto degli argomenti seri o meno seri, con poche parole e una rima un po’ scomposta, cercando di parlarne in maniera semplice, leggera, con sarcasmo, ma a volte anche con positiva incisività.   


Progetti futuri?
Come detto io non posso considerarmi né poeta né scrittore, sono un autodidatta che quando ha qualcosa da dire magari si ferma un attimo ed esprime i suoi pensieri senza impegni programmati o predefiniti e ringrazio chi avrà modo di apprezzarli e condividerli.



mercoledì 20 maggio 2020

La pazienza della nemesi

di Stefano Lazzari






FERRARA,  15  Marzo  2013

L’infermiera  rimosse  delicatamente  gli  elettrodi  dal  torace  del  paziente,  ripulì  accuratamente  la  cute  dai  residui  del  gel  usato  per  eseguire  l’elettrocardiogramma,  strappò  la  striscia  e  l’appoggiò  sulla  scrivania.
Fiammetta  Giulianelli  sollevò  lo  sguardo  dalla  documentazione  che  stava  consultando.  “Grazie  Mariella… potresti  procurarmi  un  nuovo  rotolo  di  carta  prima  che  entri  il  prossimo  paziente? intanto  che  do  le  ultime  raccomandazioni  al  nostro  commissario”.  Lanciò  un’occhiata  obliqua  a  Corradino  Marandi  che  senza  troppa  fretta  si  stava  rivestendo.
“Vado  subito,  dottoressa”.  L’infermiera  accostò  alla  svelta  l’elettrocardiografo  al  lettino  e  infilò  la  porta.
“Eccomi  pronto  ad  ascoltare  la  sentenza,  dottoressa”.  Cercando  di  metter  su  un’aria  rilassata,  il  commissario  accomodò  la  sua  massiccia  figura  su  una  delle  due  sedie  di  fronte  alla  scrivania.
Fiammetta  scosse  per  un  attimo  la  capigliatura  biondissima  e  proiettò  il  suo  sguardo  verdeazzurro  in  quello  di  Corradino.  Senza  tante  cerimonie,  perché  così  era  abituata,  certo;  perché  conosceva  il  commissario  da  quasi  tre  anni,  ormai… e  perché  quella  graziosa  impertinenza,  lo  sapeva  bene,  le  sarebbe  stata  perdonata  da  ogni  uomo:  per  le  donne,  aveva  altre  armi…
Indugiò  ancora  per  qualche  attimo,  ripensò  all’indagine  di  polizia che  l’aveva  coinvolta  due  anni  prima  insieme  a  Settimio  Castaldi,  cardiologo  anche  lui,  conosciuto  in  un  congresso  sul  Garda nell’autunno  del  2010… sospirò,  non  era  quello  il  momento  di  ripensarci,  e  dette  una  leggera  manata  sulle  carte  che  aveva  davanti  a  sé.  “Allora dottor  Marandi… diciamo  che  sono  abbastanza  contenta  delle  risultanze  cliniche  e  strumentali:  elettrocardiogramma,  ecocardio,  peso  che  inizia  a  scendere… ecco,  sull’assetto  lipidico  bisogna  ancora  lavorarci  su,  ma  insomma  qualche  compito  a  casa  mi  sembra  inevitabile”.  Fiammetta  sorrise,  poi  notò  lo  sguardo  lievemente  imbarazzato  del  commissario.  “C’è  forse  qualche  dubbio  da  chiarire?”  chiese,  vagamente  perplessa.  Conosceva  Marandi  da  tre  anni  ormai,  e  quell’aria  un  po’ così,  di  chi  sembra  essere  sulle  spine,  le  riusciva  del  tutto  nuova.  “Coraggio,  mi  dica  tutto:  a  leggere  nel  pensiero  non  sono  ancora  arrivata”.  Gli  regalò  un  sorrisetto  compunto  e  pure  un  po’  impunito.
“E  non  è  escluso  che  le  riesca,  prima  o  poi”  sbuffò  il  commissario,  piegandosi  leggermente  in  avanti.  “Si  tratta  di  questo:  la  settimana  scorsa  ho  avuto  una  conversazione  telefonica  col  mio  omologo  di  Rimini,  il  commissario  Mattia  Brighelli,  che  lei  ha  conosciuto  due  anni  fa…”.
Fiammetta  lo  interruppe.  “Ma  certo,  mi  ricordo…la  prima  volta  in  un  commissariato  non  si  scorda  mai,  è  stata  un’avventura  emozionante,  e  poi  sia  il  commissario  che  l’ispettore  Errani  sono  due  gentiluomini,  neppure  per  un  momento  mi  sono  sentita  a  disagio  a  trattare  con  loro… allora?”.  Sorrise,  e  si abbandonò  più  comodamente  sullo  schienale  della  poltroncina  girevole.
Sembra  tutto  un  gioco,  per  ‘sta  donna… tranne  il  lavoro,  per  mia  fortuna,  borbottò  Marandi.  “Il  gentiluomo,  come  lo  chiama  lei,  mi  ha  invitato  a  cena  nella  sua  Rimini… ma  con  una  dichiarazione  liberatoria  del  mio  cardiologo  di  riferimento,  così  mi  ha  detto.  Senza  la  quale  non  mi  offrirà  neppure  un  caffè”  precisò  il  commissario,  stirando  le  labbra.
Fiammetta  non  trattenne  una  risatina.  “Il  dottor  Brighelli  è  uno  preciso… e  anche  un  vero  amico”  aggiunse  con  aria  significativa,  mentre  sfilava  un  blocco  di  carta  intestata  da  un  mucchio  di  documenti  sparsi  per  la  scrivania.  Scrisse  in  fretta  poche  righe,  dette  un  colpo  di  timbro,  e  porse  il  foglio  a  Marandi.  “Naturalmente  mi  affido  al  suo  ben  noto  buon  senso,  commissario:  niente  abbuffata,  e  libagioni  moderate… i  buoni  risultati  vanno  mantenuti  e  possibilmente  consolidati”.  Sorrise  ancora,  e  increspò  leggermente  le  labbra.  “E  se  non  sono  troppo  indiscreta,  dove  andrete  a  mangiare?”.
“Il  dottore  di  riferimento  non  è  mai  indiscreto”.  Stavolta  fu  Marandi  a  sorridere  più  liberamente.  “Il  premuroso  collega  ha  pensato  alla  trattoria  da  M*,  a  pochi  passi  dal  ponte  di  Tiberio… al  borgo  di  S. Giuliano,  non  so  se  lo  conosce…”.
Fiammetta  batté  le  mani.  “Oh  sì,  cucina  di  pesce  fantastica:  ci  sono  stata  giusto  l’autunno  scorso,  con  la  mia  amica  Lorella…”.
“… la  titolare  del  bar  J*,  in  Corso  Garibaldi:  coinvolta,  sia  pure  marginalmente,  nell’indagine  di  due  anni  fa”.  Marandi  cacciò  in  tasca  la  sospirata  ‘liberatoria’  e  fece  per  alzarsi.
“Lei  si  ricorda  proprio  tutto,  commissario… dopo  tanto  tempo”.  Un’ombra  di  sorpresa  ammirazione  e  forse  anche  di  emozione  passò  nello  sguardo  di  Fiammetta… o  almeno,  così  parve  a  Marandi. 
“Mah,  deformazione  di  sbirro… e  poi  l’indagine  è  stata  condotta  magistralmente  da  Brighelli  e  la  sua  squadra,  non  era  per  nulla  facile  venirne  a  capo”.  Il  commissario  emise  un  sorriso  sornione.  “A  quando  il  prossimo  controllo?”.
“Fra  un  anno… se  lei  si  comporterà  bene,  dottor  Marandi.  E  porti  i  miei  saluti  al  suo  collega:  ammesso    che  si  ricordi  ancora  di  me”.  E  a   quest’ultima,  giocosa  provocazione,  Fiammetta  non  seppe  proprio  rinunciare.
“La  memoria  di  Mattia  Brighelli  è  decisamente  più  ferrea  della  mia”  sintetizzò  Corradino,  aprendo  la  porta  dello  studio.  Facile  fare  la  spiritosa,  quando  somigli  a  una  semidea,  sospirò  mentre  attraversava  a  passo  svelto  la  sala  d’attesa  dell’ambulatorio.   Ripensò  per  qualche  attimo  a  quanto  successo  due  anni  prima,  alle  coincidenze  ‘impossibili’  che  avevano  aperto  lo  scenario  dell’indagine,  poi  risolta  brillantemente  dall’ostinazione  e  dal  talento  di  Brighelli  e  della  sua  squadra… beh,  stavolta  la  coincidenza  è  solo  gastronomica,  borbottò  il  commissario,  ormai  a  pochi  passi  dall’uscita  del  S. Anna.   



Estratto di "La pazienza della nemesi", Stefano Lazzari, Midgard Editrice 2020


martedì 12 maggio 2020

Intervista a Oscar Bigarini

Intervista a Oscar Bigarini, autore del romanzo “L’enigma di Bernard Morris”, edito nella Collana Narrativa della Midgard Editrice.







Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

Come appassionato lettore di libri o spettatore di film di vario genere, sono attratto in particolare da tutte le storie che trattano avvenimenti che si dispiegano tra il possibile e l’impossibile con un confine tra sogno e realtà non ben definito.
Allo stesso tempo ciò che mi porta a scrivere storie è il profondo attaccamento per la mia terra e in particolare per Perugia, la città in cui sono nato, con il costante desiderio di approfondire e divulgare la storia dei suoi uomini, dei suoi monumenti della sua grande ricchezza culturale.
Mia profonda convinzione è che narrare storie o luoghi senza coinvolgimento emotivo del lettore può risultare molto noioso e non destare interesse.
Allora mi sono chiesto, perché non far rivivere attraverso un racconto di fantasia, avente come scenario luoghi esistenti, avvenimenti storici e personaggi realmente vissuti?
Ho pensato che un lettore coinvolto emotivamente in una storia ha sicuramente un maggior interesse a capire e approfondire la storia di un luogo, le sue bellezze artistiche e valenze culturali. 
Queste sono state le considerazioni che mi hanno guidato nello scrivere “L’enigma di Bernard Morris” e il mio precedente romanzo “Il bracciale e il pozzo etrusco”.


Quali sono le tematiche più importanti del tuo romanzo?

 “L’enigma di Bernard Morris” vuole portare il lettore a conoscere Perugia attraverso gli occhi di due giovani studenti attraverso una storia inaspettata ed intrigante. I luoghi e i monumenti attraversati dai protagonisti appartengono ad epoche differenti, dal III secolo a.C. fino al XVI d.C., l’intenzione è di far capire al lettore quale storia e quale ricchezza culturale possiede il capoluogo dell’Umbria. Chiaramente il romanzo può offrire solo poche informazioni dei luoghi incontrati dai protagonisti, ma lo scopo è di infondere nel lettore, con poche ma efficaci pillole descrittive, il desiderio di andare a visitare questi luoghi e di approfondirne storia e significati.    


Qual è il rapporto fra la scrittura e il resto della tua vita?

In questo momento la scrittura è uno dei miei principali interessi. Per oltre quarant’anni una intensa attività professionale, con trasferimenti in ogni parte di Italia, e la doverosa attenzione alla mia crescente famiglia, mi hanno lasciato poco tempo da dedicare alla scrittura, mia grande passione. In passato nei ritagli di tempo ho scritto brevi racconti, sempre insoddisfatto di non avere tempo per ampliamenti ed approfondimenti. Ora, prossimo alla pensione, ho molto più tempo e posso finalmente scrivere quanto nella mia vita ho pensato e sognato di raccontare, e mi sembra veramente tanto. Pertanto penso che seguiterò a scrivere libri per quanto la salute e la vita mi concederanno.


Che scrittori ti piacciono e ti ispirano? 

In generale scrittori che sanno miscelare con la giusta sapienza fantasia, sogno e realtà. Il mio preferito per il passato è Pirandello, per i tempi moderni Zafon e Dan Brown. Per altre tematiche di scrittura mi piace molto Steinbeck.  


Progetti futuri?

Vorrei seguitare a scrivere storie immaginarie, ma sempre con personaggi realmente vissuti e luoghi esistenti, relative ad altre città dell’Umbria. Ma in contemporanea vorrei allargare il campo a scritti di fantascienza basati sull’estrapolazione nel domani dei fatti che stiamo vivendo.