martedì 3 novembre 2026

Miserie e miraggi

 di Fabrizio Lelli.

 

 


 

 

 

Miserie


Come lurida taverna, tra nubi malsane,
che sigari nauseabondi tetre diffondono
nelle volte anguste, le grida che si fondono
ai lamenti, oscene risa, le celie profane

di cronici ubriachi sventolanti le sottane
di decrepite bagasce che laide, espongono,
per un soldo, le mammelle; così rispondono
ai nobili desii le gesta mie umane.

Nel dedalo dell’alma, un’orribile cancrena
corrode le nostre miserevoli volontà;
brutalmente falciato è il germoglio nascente

de’ puri sentimenti e d’ascensione serena.
Nell’androne d’un bordello rimembrar la maestà
dell’Apollineo assente e Pallade evanescente.



Hekate
 
 
Quando l’oro suo annega
Helios negli orizzonti marini,
ed incupiscono nei silenzi
le cime eterne dei ghiacciai,
 
si risvegliano canti primevi
dal profondo di torbide selve.
Tu allora, così nivea appari
nell’immoto firmamento notturno.
 
Ed il tuo bianco, divo irradiare
è dolce carezza per le veglie insonni:
i sensi, smarrito il misero affanno,
ebbri perdonsi nell’ombra tua infinita.



Diva


Astarte! Torbida, cruenta regina, Astarte!
Per i mari tempestosi d’una capigliatura
fluttuante, il mio desio febbrile si diparte,
bramando funesta passione imperitura.

Tu sola, o maliarda, conosci quegli arcani,
che impediscon d’amore la putrefazione;
più terrifica, potente, di filtri malsani,
tu mi streghi con la cupida dissoluzione.

L’arte tua sfavilla nei grandi occhi crudeli,
torvi Stigi stagnanti, paludi delittuose,
tuona dal tuo corpo che sicura mi riveli:
le forme tue imponenti prorompono sinuose

in bronzei turgori vellutati, Astarte, 
sogno voluttuoso estenuante ed interminabile.
Effluvio di remota Cartagine, Astarte,
sultana che dispensa piacere ineffabile!


Miraggi


Quando, dalle purpuree cattedrali,
il vespro risuona crepuscolare,
cupi si levano i venti invernali.
per la stella sprofondata nel mare,

nuovamente, visioni tropicali,
un triste sogno vuole germinare;
giunge la chimera con le sue ali
a lidi ove una cascata solare

sgorga copiosa su candide rene.
Hanno, le giornate, indeterminata
radiosità: fuggite son le pene

dalla terra, dormiente incantata:
le virginali acque, ‘sì trasparenti,
specchiano altissimi cieli ridenti.

 

 

Estratto dal libro di Fabrizio Lelli, Miserie e miraggi, Midgard Editrice

https://midgard.it/product/fabrizio-lelli-miserie-e-miraggi/

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