giovedì 20 maggio 2021

Intervista a Elisa Venturi

Intervista a Elisa Venturi, autrice della graphic novel "Gabriel. Shattered Diamonds" pubblicata nella Collana Imago della Midgard Editrice.





Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

La mia opera possiamo dire che è nata da un’idea che ebbi alle superiori e si è potuta concretizzare solo durante il lockdown che si è verificato nel 2020 a causa del COVID. Purtroppo per i miei numerosi impegni universitari e poi per via del mio attuale lavoro il tempo era sempre poco per dedicarmi a quella che era la mia vera vocazione. Gabriel Shattered Diamonds è la mia prima opera fumettistica nata da tutte le mie passioni  con la necessità di raccontarmi tramite allegorie intraprendendo una strada fantastica... è un qualcosa che fin da bambina avevo il desiderio di far arrivare al lettore.


Quali sono le tematiche più importanti di Gabriel?

Innanzitutto il fumetto è di impronta dramma-horror. Tratta tematiche come la famiglia, l’importanza di essa, ma anche i problemi che ne derivano all’interno, dove tutto si intreccia con questi avvenimenti soprannaturali che spingono il protagonista e la coprotagonista ad incontrarsi e lavorare insieme, ovviamente ci sono anche altri personaggi che avranno un ruolo importante per la storia dei due. E per ultimo, ma non meno importante, è l’aspetto horror-fantasy, che può ricordare un po' la storia di Frankenstein, in quanto i morti che vengono riportati in vita hanno modalità di pensiero concreto che diverge molto dai soliti morti viventi, ed è qui che alla fine ha luogo la storia.. Sul perché avvengono queste cose, lo scopo.


La storia avrà un seguito?

Ovviamente la storia avrà un seguito perché le cose che accadano sono molte, nel primo volume ho narrato veramente l’inizio lasciando il lettore con molte domande... che possono avere risposta solo proseguendo il racconto con il prossimo volume che sarà un po' più lungo del primo. 


Che artisti ti piacciono e ti ispirano? 

Di artisti che mi hanno ispirato ce ne sono molti: da fumettisti, scrittori e anche registi. La prima che ha avuto un forte impatto iniziando dalla mia infanzia è Naoko Takeuchi, disegnatrice e scrittrice di Sailor Moon. Posso dire che fu fondamentale per indirizzarmi alle mie reali passioni. Crescendo ho letto molti autori, sia italiani che americani, alcuni anche coreani. Che mi hanno aiutata a definire un mio stile. Come l’illustratore Luis Royo, che mi ha affascinato con la sua creazione di disegni fantasy con donne molto belle. Poi ci sono i registi come Tim Burton, che effettua disegni per i suoi film animati molto Horror. E in fine vari autori di Marvel e DCcomics. Un fumettista italiano di cui ho avuto il piacere conoscere e assistere a un suo workshop nel periodo universitario proprio a Perugia, è Riccardo Federici, lo considero un Dio del disegno.




sabato 8 maggio 2021

Intervista a Chiara Scialabba

Intervista a Chiara Scialabba, autrice del romanzo “(il) Mondo Dentro”, edito nella Collana Narrativa della Midgard Editrice.







Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

È un diario che nasce nel corso della quarantena dello scorso anno come uno strumento per dare un senso a quel periodo assurdo che stavamo vivendo. Penso che quel periodo sia stato segnato dall’incredulità e dalla difficoltà ad accettare la tragedia che ci era crollata addosso improvvisamente. Era necessario mettere ordine negli eventi che si susseguivano e lasciare un segno tangibile di un momento che possiamo definire storico registrando, non solo le notizie di cronaca, ma, soprattutto, le emozioni e le implicazioni psicologiche. Come scrivo nella premessa del libro, inizialmente lo scopo era quello di lasciare una testimonianza nello stretto ambito familiare, successivamente, è stata la reazione degli stessi familiari, con cui ho condiviso i primi pensieri, a farmi capire che andava trasmesso anche agli altri che, magari, non hanno vissuto le stesse esperienze ma, sicuramente, le stesse emozioni.



Quali sono le tematiche più importanti del tuo romanzo?

Il diario prende spunto da tutto ciò che vivo e quindi da ciò che sono, per cui le tematiche sono strettamente legate alla mia vita, dalle dinamiche familiari in un contesto in cui si trovano figli adolescenti alla scuola e quindi la DAD, dalla Parrocchia, anch’essa segnata dalla pandemia, alla vita del piccolo paese e del quartiere. L’essere insegnante in quanto educatore emerge tra le righe delle tante sezioni del libro dedicate alla scuola. E’ chiaro che le mie passioni come l’arte e la politica così come la mia fede entrano prepotentemente nelle riflessioni che faccio perché, come svela il titolo un po' particolare del libro, (il) Mondo è stato chiuso Dentro e questo ha fatto sì che il mio Mondo Dentro sia diventato il protagonista del libro. 



Qual è il rapporto fra la scrittura e il resto della tua vita?

Mi è sempre piaciuto scrivere, conservo ancora gelosamente i miei temi della scuola elementare e ricordo che il classico tema di italiano a scuola per me non è mai stato un problema. Il mio problema è sempre stata la punteggiatura perché il pensiero si trasferisce in modo fluido sulla carta come se stessi parlando. Anni fa avevo anche scritto un racconto che però ho tenuto dentro un cassetto perché non ho mai sentito l’esigenza di pubblicarlo, magari ci ripenso! A volte è più facile dire qualcosa di importante ma, soprattutto, di intimo scrivendo anziché parlando. La scrittura si coltiva però anche con la lettura, leggere ti aiuta ad elaborare un tuo pensiero e poi diventa più facile trasferirlo sulla carta. Purtroppo uno dei mali del nostro tempo è la mancanza di lettura e questo si trasferisce in un linguaggio limitato, poco corretto e soprattutto povero.



Che scrittori ti piacciono e ti ispirano? 

Non posso dire di avere delle fonti di ispirazione anche perché non sono una scrittrice e nemmeno di avere un genere predefinito. Ho letto i libri più svariati. Il genere avventuroso di Jules Verne, soprattutto da ragazza, come alcuni classici, la narrativa mi ha sempre appassionato ma, sicuramente, i libri che portano ad una lettura introspettiva occupano uno spazio privilegiato. Potrei citarne alcuni che secondo me mi hanno segnato profondamente “Va’ dove ti porta il cuore” di Susanna Tamaro, “1984” di George Orwell, “Se questo è un uomo” di Primo Levi.







martedì 4 maggio 2021

Intervista a Sabrina Santoro

Intervista a Sabrina Santoro, autrice del volume “Antonino e la melodia magica”, edito nella Collana Fiabe della Midgard Editrice.






Buongiorno, parlaci di “Antonino e la melodia magica”, come nasce? 

Antonino nasce in un pomeriggio qualsiasi trascorso in casa con mio figlio e la voglia di mettere su carta alcune delle tante favole serali raccontate dalla sua nascita a circa un paio d'anni fa. Così, mentre io tentavo di ricordare storie perse nella memoria di parecchie centinaia di sere assonnate, Elia, mio figlio, ha iniziato a scrivere la sua. 

Il tema non poteva che essere la musica, che lui tanto ama.

Antonino, invece, è il nome del mio nonno paterno, che mi è parso calzare a pennello sul nostro personaggio. 


Quali sono le tematiche più importanti dell’opera?

Le pagine sono percorse dalla musica. Parole e relazioni si intrecciano sulle righe di un pentagramma e proprio dalle note e dalle loro combinazioni nasce una lingua salvifica, comprensibile solo a chi sa farla propria. 

Il racconto è un susseguirsi di imprevisti tra cui il protagonista si muove dapprima con paura e smarrimento, per poi appellarsi a intuizione e spirito di adattamento.  Grazie ad essi ristabilisce equilibrio attorno, si circonda di nuovi affetti e raggiunge la salvezza, che nel suo caso s'incarna nel ritorno a casa. 

Proprio dall'imprevisto nasce la scoperta di una nuova passione, la musica, a provare il fatto che dietro ogni avvenimento inatteso si nasconde un'opportunità.


Come è stata la collaborazione con tuo figlio Elia Fellerini?

La parola collaborazione rivolta a mio figlio me lo fa immaginare molto più grande di quel che è. Abbiamo giocato con impegno, ecco come sento di poter definire la nostra esperienza. Solo alla fine ci siamo resi conto di aver creato qualcosa di bello ed emozionante, così il gioco si è trasformato in progetto.

Elia ha ora quasi 11 anni, l'età perfetta per le prime consapevolezze e per iniziare a relazionarsi col mondo adulto in modo responsabile. Perciò ho voluto ampliare il nostro piccolo obiettivo privato e legarlo ad AIRC, perché anche lui capisse che le energie vanno spese per una giusta causa. Vedere che supera il comprensibile orgoglio per la nostra creazione per riflettere su fini più importanti rende questo momento ancora più speciale. In conclusione, credo di non aver mai avuto partner migliore!


Che scrittori ti piacciono e ti ispirano?

Amo molto romanzi e storie ispirate alla realtà e all'Oriente. Tra i miei scrittori preferiti, primo fra tutti, Cesare Pavese, Kader Abdolah, Jennifer Egan, Alessandro D'Avenia, Edmondo de Amicis (adoro Costantinopoli), Harper Lee, Naghib Mahfuz, Susan Abulhawa, tutta la letteratura russa, Salman Rushdie con cui ho un rapporto contrastato, ma potrei continuare con una lista lunghissima, sempre aperta a nuovi autori. 

Il mondo delle fiabe mi è paradossalmente meno familiare, ma posso elencare alcuni autori per ragazzi che mi hanno fatto scoprire un punto di vista nuovo, come Beatrice Alemagno e il suo Che cos'è un bambino. Cerco di seguire le letture di Elia, che, soprattutto ultimamente, mi consiglia i libri appena letti. Così ho scoperto il fascino della mitologia raccontata da Rick Riordan, l'umanità di R.J. Palacio, Luigi Garlando, Viviana Mazza e ho ripreso tra le mani un insuperabile Gianni Rodari.







sabato 1 maggio 2021

Incontro con lo scoiattolo

 di Corrado Solari e Paola Micoli.





Incontro con lo scoiattolo


Un giorno di quella primavera suonò come al solito la tanto attesa campanella. 

Erano le dieci e quindici. Davanti al portone della scuola, seduto su un panchetto sghimbescio tenuto insieme alla bene e meglio, in giardino, ci attendeva sempre un contadino con una grande cesta, che offriva ai bambini o a chi la volesse una mela rossa e lucida che sembrava nuova. 

Con Miria correvamo a sederci sotto un albero per raccontarci le nostre cose, ingenue e maliziose. 

In un attimo fummo scosse da un clamore concitato proveniente dai bambini della mia classe, che tiravano pietre verso un albero. 

Partii di scatto verso quell’albero. Un brutto presagio mi faceva battere forte il cuore. 

Giunsi sul luogo e vidi che stavano scagliando pietre contro l’albero, dove degli scoiattoli terrorizzati saltavano da un ramo all’altro schivando la sassaiola. 

Erano tre bestiole che nel marasma della corsa sembravano dieci. 

Era tutto uno sfrondare di rametti e foglie, che cadevano fra gli incitamenti e sassate. 

Gli scoiattoli correvano a rifugiarsi sempre più verso la cima dell’albero.

Mi piazzai davanti ai bambini, decisa e minacciosa, gridando: “Smettetela! Smeeettetelaaaa! Cosa vi hanno fatto queste creature? Cosa ci trovate di divertente a colpirli? Perché lo fate? Finitela!” 

Gli gridavo che loro non potevano difendersi. 

“Se siete così stupidi da non poterne fare a meno, tirate a me i sassi e la- sciate in pace loro. Li state terrorizzando! Smettetela, capito?!?” 

Tutti i ragazzini nel parco mi fissavano, avevano smesso di lanciare pietre. 

Qualcuno, mollando la presa, lasciava, non visto, scivolare a terra gli ultimi sassi. 

Notai che la maestra, poco distante, mi soppesava con un lungo sguardo, meravigliato e compiaciuto, nello scoprirmi così battagliera. 

Poi ad alta voce battendo le mani disse: “Pausa finita, in classe!”

Le chiesi il permesso di potermi intrattenere ancora qualche minuto in giardino con Miria, per potermi calmare. 

Me lo concesse, tradendo un sorriso, ed io chiamai Miria, che corse subito da me.

Ci sedemmo sull’erba, proprio sotto quell’albero, e per la tensione mi si sciolsero alcune lacrime, che Miria osservava muta. 

Poi sbottò: “Ora neppure te sopporteranno più e sarai insultata al pari mio.”

Lì per terra, sotto quell’albero, mi strinse in un abbraccio solidale, commosso, da sembrarmi fatto con il suo stesso cuore.

Oddio! Provai stupore, meraviglia, contentezza e, quasi non ce la faccio a raccontarvelo. 

Poco dopo mi trovai a tu per tu con uno degli scoiattoli. 

Mi si appoggiò sul ginocchio e mi fissava, con i suoi occhietti dentro ai miei, Miria immobile, incredula. 

Io e lo scoiattolo fummo attraversati da una sensazione intensa, indefinibile, direi magica. 

Sapevo bene che certi colloqui, diciamo fra diversi, avvengono spesso e che noi non ci accorgiamo di quanto gli animali vivano di noi e in noi, di quanto loro si nutrano delle nostre emozioni e noi delle loro.

Avvertii nella sua visita la minuscola gratitudine di uno scoiattolo che sa avvolgerti tutta. Lo sentivo come affiliato alla mia anima per averli salvati.

Miria immobile stentava qualche sillaba: “Ma... cosa succede, stai bene?” Con voce soffocata ma intensa : “Isabeeeel, fammi capire... perché quello scoiattolo sta da te e ti guarda senza timore?”

In un baleno il piccolo animale saltò elegantemente su uno, due tre rami e sparì confuso fra le foglie.

Miria allora prese coraggio: “Perché vi siete guardati negli occhi, fissi, per tanto tempo? Non capisco, dimmi...”

Simulai distrazione. 

Non le dissi nulla. Soltanto: “Vieni Miria, amica mia, dammi la mano e torniamo in classe.”

Mia madre e pure Eveline si raccomandavano di non raccontare certe cose, certe “intese”, all’ingresso delle anime altrui, viaggi nelle emozioni umane ed animali. 

“Perché non potrebbero capire.” 

Ma Miria è diversa e speciale, e prima di sera qualcosa le racconterò.


Estratto dal romanzo "Isabel" di Corrado Solari e Paola Micoli, Midgard Editrice


Il libro si può ordinare online su Mondadoristore, IBS e sul sito della Midgard Editrice, nelle librerie indipendenti e nelle librerie Feltrinelli.


giovedì 22 aprile 2021

Favole golose al cioccolato

 di Michela Cinque.







Le spose di cioccolato


C’era una volta, in un paese lontano lontano, un re ricco, ma talmente ricco da non riuscire a contare i suoi averi. Palazzi, chiese, case, strade, colline, campi, ogni cosa apparteneva a lui. Centinaia di servitori lavoravano alle sue dipendenze per pochi denari al giorno. Aveva poco tempo per sé o forse non ne aveva affatto. Il suo nome era Ruben. Si occupava personalmente della contabilità e trascorreva parte delle giornate a leggere decreti reggi, emanare bolle imperiali ed impartire ordini.


Una sera, durante il solito giro di ispezione nelle innumerevoli stanze del castello, la sua attenzione fu catturata da uno strano luccichio, si avvicinò per essere certo che tutto fosse al posto giusto e si trovò di fronte ad uno specchio. “Sono anni che non mi guardo, quasi non ricordo il mio viso” pensò, e spinto da un’improvvisa curiosità, fece luce con la candela ma ciò che vide non gli piacque affatto.  “Questo non sono io!” esclamò turbato osservando il suo aspetto trascurato e la folta e lunga barba che gli copriva il volto.  “Ho appena quarant’anni ma sembro un vecchio, posseggo infinite ricchezze ed indosso miseri abiti, potrei essere circondato da amici invece sono solo.” Raggiunse la camera da letto, si spogliò, cercò tra i cassetti uno dei pigiami di seta più belli e se lo infilò. “È arrivato il momento per me di cambiare vita…” e con questo meraviglioso pensiero si coricò nella speranza di riposare almeno per qualche ora. 







Il mattino seguente chiamò alcuni fedeli servitori e disse:
“Voglio che tra una settimana esatta venga organizzata una grande festa a cui siano invitate le più belle e giovani principesse dei regni vicini e lontani.”
“Sarà fatto maestà!” risposero gli uomini tra lo stupore e la gioia.
La notizia si diffuse rapidamente, il re cercava moglie.
Decine e decine di domestici e cameriere si misero al lavoro e in men che non si dica la dimora cominciò a riprendere vita.
Furono spalancate le finestre per fare entrare luce in ogni stanza e tende di broccato dai vivaci colori sostituirono le vecchie ingrigite dal tempo.
Gli immensi lampadari di cristallo riacquistarono brillantezza, la mobilia liberata dai tristi teli bianchi tornò come nuova, i divani e le poltrone vennero ritappezzati.
L’argenteria fu lucidata e le porcellane più belle e preziose imbandirono la tavola. 
Nei giardini le fontane ripresero a zampillare acqua fresca e cristallina. 
Allo scadere esatto del settimo giorno tutto era pronto.
Dalle prime luci dell’alba e per l’intera mattinata il sentiero che portava agli appartamenti reali fu percorso da carrozze. Voci civettuole di fanciulle echeggiarono nell’aria per ore, solo nel pomeriggio il silenzio fece da padrone. 
Le aspiranti regine, dopo aver provato e riprovato abiti e acconciature, aiutate dalle dame di compagnia, riposavano.
Nell’altra ala del palazzo, invece, c’è chi lucidava le scale, ordinava i tavoli, sistemava le composizioni floreali, si occupava dell’illuminazione, cucinava prelibatezze. Ogni cosa doveva essere al suo posto e nessun dettaglio andava trascurato.
I facchini, stanchi di trasportare pesantissimi bauli, cercavano un po’di ristoro sotto l’ombra dei grandi alberi, in attesa di nuovi ordini. 
Il re, intanto, si preparava per la serata: rase la barba, tagliò i capelli ed indossò un abito come mai se ne erano visti. Stupendi ricami impreziosivano la blusa azzurra ed un lungo mantello color del cielo avvolgeva le sue larghe spalle. Fibbie ricche di gemme preziose abbellivano le scarpe di vernice ed una massiccia corona di oro e diamanti luccicava sui folti capelli neri.

Il momento tanto atteso arrivò. 
Con aria fiera e con portamento elegante scese le scale che portavano alla grande sala.
Lì, davanti ai suoi occhi, erano riunite le dame più incantevoli.
Ruben non trascurò nessuna, ad ognuna concesse un ballo e dedicò parole di elogio.
“Sono talmente belle, come farò a scegliere quella giusta?” pensò tra sé, “devo farmi venire un’idea.”
Fu così che al termine del minuetto, il gran cerimoniere chiese un attimo di silenzio, il re doveva dare un annuncio solenne.
Il cuore delle fanciulle cominciò a battere all’impazzata, stava per essere proclamato il nome della prescelta. 
C’è chi piangeva, chi guardava la rivale che avevano a fianco cercando di trovarle dei difetti, chi pensava: “Sono io la più bella, sarò io la prescelta, presto diventerò regina!”
 “Carissime principesse,” esordì il sovrano, “conoscete la ragione per cui vi ho invitate questa sera. Siete talmente affascinanti e desiderabili che una scelta superficiale, basata solo sulle vostre grazie, sarebbe una leggerezza imperdonabile. Vi chiedo la cortesia, e spero possiate assecondarmi, di prolungare la vostra permanenza così che possa conoscervi meglio.” 
Tutte accettarono di buon grado l’invito.

Le giovani rimasero al castello per cinque giorni.
Passeggiavano, cenavano, ballavano, conversavano, leggevano, suonavano con il re che incominciava ad avere le idee sempre più chiare.
Tre erano le sue preferite: Galatea dalla pelle di cera e dalla lunga chioma biondo chiaro; Brunilde dal colorito roseo e dalla capigliatura di un castano intenso; Melania dalla scura carnagione e dai lunghi e ricci capelli nero corvino.
“Non so davvero quale scegliere… ognuna possiede una dote che mi affascina, ma insieme formano la mia donna ideale.”

Estratto dal volume illustrato "Favole golose al cioccolato" di Michela Cinque, Midgard Editrice 2021

Illustrazioni di Anna Marcella Cinque

Il libro si può ordinare online su Mondadoristore, IBS e sul sito della Midgard Editrice, nelle librerie indipendenti e nelle librerie Feltrinelli.

martedì 13 aprile 2021

L'archetipo della femme fatale e la crisi del patriarcato

 di Fabrizio Bandini.






La seconda figura che ci presenta è Elena di Sparta, cantata in maniera imperitura da Omero nell’Iliade e da numerosi poeti in età arcaica.

Elena, Figlia di Leda, era nata da un doppio amplesso, divino ed umano, con Zeus, Re degli Dèi, e con Tindaro, Re di Sparta.

La ragazza, sorella di Clitennestra, era bionda, dalla pelle candida, bellissima, di una bellezza da togliere il fiato.

Il suo nome d’altronde era anche quello della dea Luna spartana (13), cosa che la inquadra ancora meglio nel suo aspetto archetipale.

Elena è una vera e propria donna fatale, un vero e proprio archetipo di donna afroditica.

“Se Afrodite è la dea dell’amore sensuale, Elena è l’incarnazione di quest’amore” scrive giustamente Bettany Hughes (14).

Donna desiderata come nessun’altra, donna destinale.

La sua bellezza indescrivibile e terribilmente fascinosa, tale da sconvolgere le menti, fece le prime vittime sin dalla tenera età.

Teseo, il vecchio re di Atene, la rapì in età adolescenziale, colpito dalla sua incredibile avvenenza.

Liberata dai suoi fratelli, Castore e Polluce, i Dioscuri, tornò felicemente a Sparta, dove ben presto accorsero i migliori re achei e i più valenti guerrieri della Grecia.

E lì si sfidarono per la sua mano.

La vincerà Menelao, fratello del potente Agamennone, re di Micene.

Menelao ed Elena regneranno quindi a Sparta, come re e regina.

Ma la bellezza trascinante di Elena non lascerà affatto tranquillo il regno e colpirà ancora.

Una forza fatale e destinale.

La forza di Eros.

La terribile seduzione di Afrodite, in tutta la sua potenza.

Il principe troiano Paride, in visita a Sparta, vedendola se ne innamorerà perdutamente.

Fu colpito dal suo fascino terribile, delizioso e distruttivo nello stesso tempo.

Properzio così la descrive magnificamente nelle sue Elegie: “Si dice che lo stesso Paride si consunse vedendo nuda la Spartana, mentre si alzava dal talamo di Menelao” (15).

L’incendio erotico che Elena gli procura lo consuma.

Properzio non potrebbe più essere più chiaro nel descrivere la forza dell’eros, dell’archetipo della donna afroditica.

Elena ricambiò l’amore del bel principe troiano, tradendo così suo marito, e fuggì con lui a Troia.

Il danno era fatto.

“Elena chioma bella” (16), come la canta Omero nel IX° Libro dell’Iliade, se n’era andata con lo straniero.

Bachofen sottolinea come la regina di Sparta, donna lunare, infrange il matrimonio seguendo un preciso impulso afroditico, tipico del mondo ginecocratico.

Un mondo in cui la donna regnava, e l’eterismo, la prostituzione, i rapporti afroditici sregolati della femmina con più uomini erano esaltati, mentre il matrimonio, che legava la donna ad un solo uomo, era disprezzato (17).

Nel mondo patriarcale degli Achei, però, un simile gesto non poteva che essere considerato vile e terribilmente offensivo.

La furia di Menelao, re di Sparta, marito tradito, era incontenibile.

Lo sdegno di tutti i re achei era terribile.

Mai si era visto un tale affronto.

Tradita l’ospitalità del re di Sparta, nottetempo portata via Elena, la regina più bella degli achei.

La furia guerriera e la sete di vendetta corse veloce da Sparta a Micene, da Tirinto ad Argo.

La Grecia fu un ribollire di urla e di preparativi di battaglia.

Era la guerra.

La terribile guerra fra achei e troiani che sarà cantata in maniera immortale da Omero nell’Iliade.

Il legame fra Afrodite e Ares, fra mania erotica e mania guerriera, descritto molte volte dagli antichi, è qui splendidamente rappresentato.

Elena, la donna fatale, la donna afroditica, porterà quindi alla guerra e alla rovina l’intera stirpe degli eroi di Esiodo.

Per lei andranno alla morte i migliori guerrieri achei e troiani: Achille, Aiace Telamonio, Ettore e tanti altri.

Nomi epici e leggendari, che fanno tremare ancora oggi.

Con la guerra di Troia (1250 a.C. circa) si chiuderà l’età del Bronzo e si apriranno le porte all’età del Ferro.

Sembra che il destino stesso l’abbia messa lì, in quel punto, in quegli anni, per chiudere un’intera età.

Mille navi achee si metteranno in mare per lei, alla guida di Agamennone, il potente re di Micene, fratello di Menelao, della feroce schiatta di Atreo.

La guerra, epica e sanguinosissima, durerà dieci anni.

Sotto le mura di Troia cadrà anche Pentesilea, la celebre regina delle Amazzoni, alleata dei troiani, vinta dal prode Achille, potente eroe solare.

Paride sarà ucciso da una freccia ed Elena rapidamente sposerà Deifobo, un altro dei figli di re Priamo.

Poi, alla fine Troia cadrà, espugnata con il famoso stratagemma del cavallo.

Ilio sarà data alle fiamme, distrutta completamente, le sue genti massacrate, le donne violentate e fatte schiave. 

Re Priamo verrà ucciso, senza pietà.

Deifobo lo seguirà, il corpo fatto a pezzi.

Alcuni fonti dicono per mano di Menelao o di Odisseo, altre addirittura per mano di Elena stessa, alcune versioni invece riferiscono che Elena festeggiò solo la morte di Deifobo, di cui evidentemente non si era innamorata.

Il racconto narra che Elena, durante il terribile saccheggio, si nascose in un tempio, dove alla fine fu ritrovata dal furioso Menelao, ben deciso ad ucciderla.

Ma la sua bellezza, che sconvolge le menti, colpirà ancora una volta, e il re di Sparta, avvinto, se la riprenderà con sé.

Elena, regina e puttana, parafrasando il libro della Hughes, entrerà così nella storia, in maniera imperitura.


Fabrizio Bandini, L'archetipo della femme fatale e la crisi del patriarcato, Seconda edizione, Midgard 2021


Il libro si può ordinare online su Mondadoristore, IBS e sul sito della Midgard Editrice, nelle librerie indipendenti e nelle librerie Feltrinelli.



sabato 10 aprile 2021

Intervista a Michela Cinque

Intervista a Michela Cinque, autrice del volume illustrato “Favole golose al cioccolato”, edito nella Collana Fiabe della Midgard Editrice.






Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

Buon giorno direttore Bandini. “Favole golose al cioccolato” nasce dal desiderio di dare un seguito al primo volume “Favole Golose” edito dalla tua casa editrice nel 2014; dalla necessità di catturare tutte le emozioni e gli stati d’animo che si sono susseguiti, accavallati, alternati in questi lunghissimi giorni tutti uguali e dalla volontà di trovare un antidoto efficace contro l’isolamento forzato. La fantasia, la scrittura, il cioccolato sono stati per me di grande aiuto per la stesura durata all’incirca un anno.


Quali sono le tematiche più importanti delle tue favole?

Tema portante dei racconti è la solitudine. Volevo parlare ai bambini di come improvvisamente la nostra vita abbia subito uno stravolgimento senza però menzionare esplicitamente il virus. Ho preferito farlo soffermandomi su un aspetto a loro più vicino: il distacco dagli amici, dai membri più fragili della famiglia, da ogni forma di aggregazione. Nella favola “Le spose di cioccolato” così come nel racconto “Il re, il mendicante ed il magico dono” questa situazione è palesata in modo chiaro, dapprima c’è una grande festa con tanti invitati, ma a questa fa seguito un evento imprevedibile che porta i protagonisti a ritrovarsi soli. Altra tematica è la mia passione per i dolci. Ad ogni fiaba è legata una torta al cioccolato tipica della pasticceria italiana.


Le tue favole pensi che siano più apprezzate dai piccoli, dagli adulti o da entrambi?

Le fiabe come dice Calvino sono “una spiegazione generale della vita; il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna, soprattutto per la parte di vita che è il farsi un destino: la giovinezza, che poi vede la sua conferma nella maturità e nella vecchiaia.” In considerazione di ciò mi auguro che le mie favole vengano apprezzate da tutti indistintamente siano essi bambini, giovani, adulti o anziani. Il bello di scrivere fiabe è questo: rivolgersi a tutti coloro che hanno ancora voglia di sognare, di credere che il bene possa e debba vincere sul male, di imparare qualcosa dalla loro morale.


Come è stata la collaborazione con Anna Marcella, che ha illustrato il libro?

La collaborazione con l’illustratrice è stata a dir poco fantastica. Premetto che Anna Marcella è mia sorella e con lei ho intrapreso qualche anno fa questa avventura. Senza i suoi disegni non avrei mai pubblicato le mie fiabe. Convincerla a lanciarsi in questo nuovo progetto non è stato semplice, fortunatamente però ci sono riuscita. Quel filo sottilissimo ed invisibile che da sempre ci lega ha fatto in modo che, pur lavorando a distanza, riuscissimo a creare qualcosa di bello ed originale.