giovedì 19 febbraio 2026

Rivoluzione dal cuore

 di Mirko Vicari.








Mi chiamo Mirko e la mia vita non è mai stata facile.
Sono cresciuto in un ambiente segnato dalla separazione dei miei genitori.
La mia famiglia non è mai stata come quella che molti considerano “normale”.
Mio padre e mia madre si sono separati quando ero piccolo, e a causa di questa divisione ho dovuto imparare da solo come affrontare le difficoltà.
Avevo due fratelli, Christian e Luca, che sono nati con disabilità e sono stati relegati in una struttura per invalidi.
Lontano da casa, lontano da me.
Crescendo, ho sentito la loro mancanza.
Erano più che fratelli per me, erano la mia fonte di ispirazione.
Ma, per una serie di circostanze, non siamo mai riusciti a vivere insieme.
La mia infanzia è stata segnata da una consapevolezza precoce, una comprensione che nessun bambino dovrebbe mai dover affrontare: i miei due fratelli erano malati, invalidi, e non 
avrebbero mai potuto condividere appieno la mia vita.
Ricordo il momento preciso in cui ho iniziato a capirlo, un’intuizione che si è fatta strada nella mia mente infantile, trasformandosi in una triste realtà.
Non era una rivelazione improvvisa, ma un lento, doloroso processo di osservazione, di silenzi eloquenti, di assenze che si protraevano nel tempo.
Vedevo i loro volti, pallidi e sofferenti, le loro difficoltà nel muoversi, nel parlare, nel fare le cose che per me erano semplici e naturali.
Capivo, con una chiarezza spietata, che la loro vita sarebbe stata diversa dalla mia, limitata, segnata da sofferenze che io non potevo comprendere appieno, ma che sentivo profondamente.
Questo consapevolezza mi ha lasciato un vuoto incolmabile, una ferita che si è aperta nel mio cuore e che, a distanza di anni, ancora pulsa.
Ricordo il Natale, le feste di compleanno, i momenti di gioia e spensieratezza che per me erano normali, ma che per loro erano spesso inaccessibili, lontani, come un mondo a parte.
La mia gioia era intrisa di una profonda malinconia, un contrasto lacerante tra la spensieratezza della mia età e la consapevolezza della sofferenza dei miei fratelli.
Non potevo condividere con loro le gioie più semplici, i giochi, le risate, le avventure che ogni bambino desidera vivere.
Era una mancanza che mi faceva male, un’assenza che si faceva sentire in ogni momento, in ogni festa, in ogni giorno della mia vita.
Mi sentivo solo, nonostante avessi due fratelli.
Era una solitudine particolare, una solitudine che nasceva proprio dalla presenza, dalla vicinanza fisica, ma dall’incapacità di una vera condivisione.
La mia infanzia è stata un continuo bilanciamento tra la gioia e il dolore, tra la spensieratezza e la consapevolezza della sofferenza altrui.



Estratto dal libro di Mirko Vicari, Rivoluzione dal cuore: la storia di Mirko, Midgard Editrice


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