martedì 10 febbraio 2026

Le armi magiche

 di Fabrizio Bandini








Nelle civiltà arcaiche le armi rivestivano una grande importanza.
Talune avevano un potere magico, che garantiva loro la massima efficacia contro i nemici.
Basti pensare a Gungnir, la lancia di Óðinn, a Mjöllnir, il martello di Thor, alla spada magica di Freyr, all’arco di Ullr, che gli Dèi del Nord usano per combattere le forze del caos e dell’oscurità, nella tradizione germanica-nordica.
Ma anche gli Uomini usano armi di vari generi e alcune di esse sono colme di potere magico, benefico o malefico, come narrano varie saghe di cui tratteremo.
Scrive la Isnardi: “Le armi sono generalmente di metallo: per questo posseggono il potere primordiale del fuoco che le ha forgiate e paiono di vivere vita propria, talvolta demoniaca. Questo carattere si rivela tra l’altro dal fatto che spesso le armi hanno un nome. Così la spada Tyrfingr, la spada Grásiða poi riforgiata in lancia, la spada Dragvendill, per non citare che qualche esempio. Taluni fra questi nomi, quali quello della corazza Finnzleif o della spada Dáinsleif, la cui seconda parte -leif f. vale per <<eredità>>, rivelano il legame delle diverse armi con la stirpe che le possiede, e il loro passaggio di padre in figlio simboleggia la trasmissione del potere di difesa e di accrescimento della prosperità della stirpe, la consegna di un oggetto ambivalente – ora benefico ora malefico – il cui uso dovrà essere a vantaggio esclusivo della famiglia”.
Alcune armi nelle saghe sono donate agli Uomini direttamente dagli Dèi.
Armi che i loro possessori si porteranno spesso anche nella tomba, una volta morti, e dal loro tumulo continueranno a proteggere la propria stirpe grazie ad esse.

Iniziamo ora  a vedere le armi principali degli Dèi del Nord una ad una, cominciando da Gungnir, la lancia magica di Óðinn, il dio supremo degli Æsir.
Essa è stata forgiata dai Nani, come narra lo Skáldskaparmál (Discorso sull’arte scaldica) della Snorra Edda:

Dopo di ciò Loki andò da quei nani che sono detti figli di Ivaldi , ed essi fecero la chioma e la (nave) Skíðblaðnir e la lancia che possedette Odino e che si chiama Gungnir. 

Viene detto inoltre che essa è talmente ben forgiata – evidentemente oltre che dalla perizia tecnica dei Nani anche dalle loro arti magiche - che è in grado di raggiungere qualsiasi bersaglio e avversario.
Il nome Gungnir significa in antico norreno l’oscillante.
Proprio con la sua lancia Óðinn darà poi inizio alla guerra contro i Vanir come è narrato nella celebre ventiquattresima stanza della Vǫluspá (Profezia della veggente) dell’Eldri Edda:

Fleygði Óðinn
ok í folk of skaut;
þas vas enn folkvíg
fyrst í heimi;
brotinn vas borðveggr
borgar ása,
knáttu vanir vísgpá
vǫllu sporna.

Levava la lancia Óðinn
e la scagliava nella mischia:
quella fu la battaglia
prima nel mondo;
infranto il riparo di legno
della rocca degli Æsir
minacciosi poterono i Vanir
porre il piede in campo.


Estratto dal libro "Le armi magiche nella tradizione germanica-nordica e nelle opere di J.R.R. Tolkien", Midgard Editrice


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