lunedì 30 maggio 2022

Storia di Perugia

 di Paolo De Bernardi.





Alla fine del IV sec. a. C. si possono far risalire guerre tra Etruschi (e Umbri) da un lato e Romani dall’altro, come riferito da Livio. 
Quest’ultimo individua poco oltre l’impenetrabile Selva Ciminia, nei pressi di Perugia (in un’area forse compresa tra Orvieto e Marsciano), il luogo di una battaglia (311 a.C.) a cui seguì un trattato, che, per trenta anni, stabiliva la tregua tra i popoli in lotta. 
Livio indica Perugia, Cortona e Arezzo come le maggiori città etrusche del tempo.
La conquista dell’Etruria, e quindi di Perugia, da parte di Roma, si compì con la battaglia del Sentino (tra Fabriano e Sassoferrato), nel 295 a. C., che vedeva affrontarsi da un lato i Romani, comandati da P. Decio Mure e da Q. Fabio Rulliano e dall’altra Galli, Sanniti, Umbri ed Etruschi che si erano alleati per contrastare l’espansione di Roma.
Dopo questi fatti, Perugia capeggiò ancora una rivolta di città etrusche, che fu domata da Rulliano; e comunque pare che fosse l’ultima delle città etrusche a deporre le armi.
Disceso Annibale in Italia, nel corso della II Guerra punica, Perugia si schierò con Roma, accogliendo infine entro le proprie mura, dopo la Battaglia del Trasimeno, del 217 a.C., i soldati romani superstiti alla disfatta subita per mano del grande stratega punico.
Durante la Guerra sociale (90-98 a. C.) Perugia resta a fianco di Roma e in cambio ne otterrà lo statuto di municipium, aggregata alla tribù Tromentina, e da allora il latino soppianterà l’etrusco.
Come “municipio”, Perugia continua, sotto la dominazione romana, a mantenere larghe autonomie amministrative e legislative, ma la decadenza dell’antica Città umbra e poi etrusca è inesorabile e tocca il suo fondo nelle fasi della guerra civile fra Ottaviano e Marco Antonio, nel I sec. a. C. 
Mentre quest’ultimo si trovava in Egitto, irretito dalle sottili malie di Cleopatra (che tra l’altro suggeriva a Marco Antonio di spostare la capitale da Roma ad Alessandria d’Egitto), in Italia era il fratello Lucio Antonio a sostenere la causa di Marco. 
La sorte volle che lo scontro tra Ottaviano e Antonio avvenisse proprio nei pressi di Perugia, schieratasi con Antonio che vi si era insediato.
Il bellum perusinum vide nel 40 a.C. la sconfitta di Lucio Antonio e quindi di Perugia.
Ottaviano, entrato vincitore, fece innalzare un altare in onore a Cesare e qui, alle idi di marzo del 40, richiamandosi ad un’arcaica usanza, fece immolare come vittime trecento abitanti della Città da punire, dando altresì via libera ai suoi soldati per il saccheggio. 
Di fronte a tanta efferatezza, il perugino Caio Cestio Macedonio si risolse, con sofferta decisione, ad appiccare il fuoco all’intera Città, onde evitare ulteriori oltraggi. 
Perugia, essendo edificata all’interno delle mura con molte strutture in legno, secondo l’antica architettura umbra ed etrusca, divenne ben presto un immenso rogo, dal quale Ottaviano riuscì a salvare solamente una statua di Giunone, che portò a Roma.
Quando - circa dodici anni dopo - Ottaviano (che aveva preso il titolo di Augusto) ne consentì la ricostruzione, questa avvenne secondo le linee architettoniche e urbanistiche romane; da allora in poi la Città ricevette il titolo di Augusta Perusia, scolpito nella parte alta delle sue porte principali (Arco Etrusco e Porta Marzia) e su vari cippi ora conservati nel Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria; nome che ricalca quello antico di “Turrena Augustale”, quasi un volersi riagganciare a passate memorie e significazioni.
Perugia ora faceva parte della settima regione, quella dell’Etruria, secondo la divisione della Penisola voluta da Augusto. 
A partire dal III secolo d. C. all’appellativo di “Augusta Perusia” si aggiungerà quello di Colonia Vibia, seguito alla concessione dello jus coloniae da parte dell’imperatore Vibio Treboniano Gallo, nativo nel territorio perugino.


Estratto dal volume “Storia di Perugia" di Paolo De Bernardi, Quarta edizione, Midgard Editrice.


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mercoledì 18 maggio 2022

Intervista ad Andrea Del Cotto

Intervista ad Andrea Del Cotto, autore del volume “Poesie d’amore”, edito nella Collana Poesia della Midgard Editrice.






Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

Questa opera prima nasce dall’esigenza di esternare il lirismo che c’è in me e quindi di manifestare quella vena di sentimentalismo, di emotività e commozione che mi persuade e che da sempre porto con me, mi contraddistingue.

Un’esigenza acuitasi durante questo periodo emergenziale poiché mai come ora c’è bisogno di ritornare ai sentimenti di umanità e d’amore che durante la pandemia sono stati assopiti e repressi.


L’amore è la tematica principale della tua poetica. Ce ne vuoi parlare?

L’amore è il sentimento principe da cui prendere le mosse per un’esistenza viva e positiva da trasmettere nella quotidianità ad ogni livello in particolare nei rapporti interpersonali.


Ci sono dei poeti contemporanei o di epoche passate che ti ispirano particolarmente?

Mi sono piaciuti i poeti stilnovisti da Dante a Guido Cavalcanti per la realizzazione della figura femminile anche se i miei brani non ricalcano uno stile metrico definito, preciso.

La mia è una scrittura senza rime, quasi epistolare che può ricordare autori contemporanei senza fare nomi.


Qual è il rapporto fra la scrittura e la tua vita di tutti i giorni?

Per me scrivere è un piacere quotidiano che mi riservo anche per pochi minuti e che mi aiuta a dimenticare o a sorpassare certe realtà che magari non sono positive o   tristi. Vedi guerra in Ucraina o situazione attuale pandemica.


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venerdì 22 aprile 2022

Intervista a Gianluca Ricci

Intervista a Gianluca Ricci, autore del volume "Orazion picciola", edito nella Collana Poesia della Midgard Editrice.





Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce?

Questa mia ultima silloge contiene testi scritti dal 2018 al 2019, prima ancora della pandemia. In verità avevo già pubblicato questi versi in rete in fruizione libera, ma confesso che l'esperienza non mi aveva convinto.  La poesia ha bisogno di rimanere sotto gli occhi ed in mano dei lettori. Altrimenti diventa giornalismo, psicologia spicciola.


Quali sono le tematiche più importanti di Orazion picciola?

L'argomento è sempre il solito, sono io. E non lo dico per supponenza, ma perché in questi ultimi anni ho sentito il bisogno di trovare il bandolo di questa mia esperienza esistenziale, privata del suo significato fondamentale. Il lavoro. Sono difatti diventato un pensionato. E come tutti mi sono trovato immerso in una marea di ricordi e messo in condizione di valutare come nuova ogni vicissitudine, ogni fatto capitatomi. Ovviamente nessuno passa indenne attraverso la vita. A me è successo di aver mantenuto viva una adeguata capacità di stupore, il bisogno di cercare significati. In fondo c'è sempre un mondo sconosciuto da conquistare e normare.


Questa è la tua undicesima opera poetica. Quali divergenze e quali affinità con le altre?

Scrivere poesia per me è come prendere appunti, scrivere un diario, inchiodare pensieri sulla carta. E questa cosa non cambia proprio adesso. Sono cambiate le mie convinzioni, i miei punti di riferimento, i riferimenti ideologici, le suggestioni religiose, i miei bisogni etici, gli affetti. Nello stesso momento mi sono fatto accompagnare da forme espressive anche lontane dalla nostra cultura o di quella delle nostre origini, quella classica.


Progetti futuri?

Più che altro accompagnare alla luce una successiva silloge, i versi del tempo del Covid e della guerra, e dare organicità ad una seconda raccolta di racconti.


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mercoledì 13 aprile 2022

La vita insieme

 di Ferruccio Francescotti.




Scena  1

Ventimiglia, Balzi Rossi, ai giorni nostri


La località nota come i Balzi Rossi si trova nel comune di Ventimiglia, a poche centinaia di metri dal confine con la Francia di Ponte San Ludovico, dove ha inizio la famosissima Costa Azzurra; il suo nome deriva dal termine del dialetto locale “Bausi Russi” che significa “pietre rosse”.

Grandi agavi e rosse macchie di bouganville rendono quest’angolo unico e particolarmente suggestivo.

Una piccola pineta di pini marittimi offre un po’ d’ombra ai fortunati che riescono a trovare un parcheggio per l’auto; da lì una stretta strada sterrata, solo pedonale, conduce ad una esclusiva spiaggetta molto nota fra gli amanti della tintarella, posta al fondo di una caletta circondata da scogli su molti dei quali non si può camminare a piedi nudi, perché sono taglienti come lame di rasoio. La spiaggia è conosciuta come “spiaggia delle uova”, perché sul fondale si trovano molte pietre la cui forma tondeggiante è dovuta all’azione erosiva delle onde.

Il mare, limpidissimo, si frange sugli scogli provocando una schiuma candida.

Sul lato che guarda verso sud la stradina è separata dagli scogli sottostanti tramite un muretto in pietra, ma  quando il mare  è agitato “inzuppa” gli incauti passanti; dall’altro lato le agavi la separano da un’alta falesia (una scarpata verticale dovuta all’erosione del mare) nella quale si inoltrano delle grotte che hanno reso famosi i Balzi Rossi nel mondo della paleoantropologia: in esse infatti, a partire dall’800, son state rinvenute numerose sepolture di nostri lontani antenati noti come “uomini di Cro Magnon”, dal nome della località francese dove sono stati rinvenuti per la prima volta.

Sempre sul lato a monte vi è un Museo in cui sono custoditi, tra l’altro, gli scheletri umani fossilizzati rinvenuti nelle sepolture all’interno delle grotte unitamente a numerosissimi resti della fauna e della flora dell’epoca; si possono anche ammirare monili fatti di conchiglie dal colore bianco-rosato e manufatti d’osso.

È uno splendido mattino di inizio giugno; una lieve brezza di terra che spira dalle vicine montagne increspa leggermente, in senso contrario al normale moto ondoso, la superficie del mare, mentre alcuni gabbiani dalle grandi ali volteggiano alla ricerca di cibo emettendo brevi e stridule grida.

I primi bagnanti, dopo aver parcheggiato all’ombra della pineta, si avviano verso la spiaggia delle uova; un inserviente apre le porte del Museo in attesa dei visitatori.

Un autobus proveniente da Ventimiglia accosta al marciapiede sul lato mare appena prima del posto di frontiera: le sue dimensioni non gli consentono di procedere oltre. Accompagnati da un vociare allegro ne scendono una ventina tra ragazzi e ragazze: sono giovani studenti e dottorandi in paleoantropologia che, sotto la guida del professor Mario Tanzi dell’Università di Genova, stanno per iniziare una nuova campagna di scavi ai Balzi Rossi. Sono perlopiù italiani, ma non mancano gli stranieri provenienti da varie parti del mondo. Per alcuni di essi non è la prima esperienza al Balzi Rossi, ma quelli che vi giungono per la prima volta si attardano ad ammirare il magnifico panorama.

“Andiamo ragazzi” li esorta il professor Tanzi “entriamo nel Museo”.

Dopo che tutti si sono sistemati sulle sedie appositamente allineate in file ordinate il professore, affiancato dalla Curatrice del Museo, esordisce:

“Bene ragazzi; dedicheremo questa giornata all’organizzazione del lavoro sul campo e da domani inizieremo come da programma. Finita questa riunione potrete dedicarvi al mare, a visitare Mentone e quant’altro vorrete perché da domani, come i più esperti di voi sanno bene, il tempo libero sarà poco ed alla sera sarete molto ma molto stanchi.”   


Estratto dal volume “La vita insieme" di Ferruccio Francescotti, Midgard Editrice.

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giovedì 7 aprile 2022

Intervista a Giuseppina Salvucci

Intervista a Giuseppina Salvucci, autrice del volume "Il borsello della fantasia", edito nella Collana Fiabe della Midgard Editrice.






Buongiorno, parlaci della tua opera, come nasce? 

Il primo ricordo che ho di me che invento storie per i miei bambini è in macchina al semaforo rosso di Matelica con mio figlio Francesco di circa due anni che urla come un disperato prigioniero sul suo seggiolino. Urlava e non sapevo cosa fare…allora provai a distrarlo in qualche modo…”Ma lo sai che cosa è successo???!! Incredibile! Sono venuti I LADRI a rubare il trattore di nonno!!! IL TRATTORE QUELLO BELLISSIMO ROSSO!!!”… Peraltro non mi sembra che io riuscì a catturare la sua attenzione e a distoglierlo un po' dal suo grande dolore… Diciamo che per cominciare ad inventare poté più la disperazione che la vena artistica!
Poi ricordo il mio piacere accanto al letto di mio figlio (aveva forse 5-6 anni) mentre inventavo del trenino Paoletto, prima di augurargli la buona notte. Parlavo enfatizzando le situazioni e vedevo i suoi occhioni scuri emozionarsi. Era un feed back che mi portava a continuare. L’effetto piaceva ad entrambi.
E poi, da tempo avevo in mente di scrivere le favole inventate, perché non andassero perdute. Devo dire che il pensiero che un bimbo in futuro (magari un nipotino) possa pensarmi… mi conforta molto…rispetto allo scorrere veloce di ogni cosa.


Quali sono le tematiche più importanti di questi racconti?

La storia di Cirillo fa riferimento al bullismo. Vorrei dire ad un bambino che non c’è motivo di preoccuparsi se viene preso in giro per qualunque motivo. Non ha importanza. E vorrei anche fargli capire che è comunque meglio ridere con qualcuno che di qualcuno. Poi…per carità…tutto serve a crescere. 
Paoletto è un po' il simbolo di come nella vita ci possano essere momenti belli e momenti brutti. E anche di come, pur nei momenti terribili, ci può essere una via di uscita per la felicità. Ed è anche la storia in cui emerge il valore salvifico delle relazioni e dell’amicizia.
Temerina: una mia conoscente amante dei cavalli mi raccontò che aveva acquistato una cavalla che doveva essere abbattuta. Mi disse che era riuscita a renderla mansueta. Questa vicenda mi aveva dato lo spunto per la favola. Le parole sono importanti, la fiducia è importante.  Romualdo è l’uomo che attira a sé la sfortuna perché non sa cogliere l’occasione per narrare quello che gli capita in maniera positiva. Lamentarsi, maledire la propria storia, non produce nulla di buono.
Fiorillo: Fiorillo mi ricorda tutte le volte in cui ho detto a mio figlio di mettere in ordine le cose. Quel “dopo” l’ho sentito tante volte! E lo so che somiglia molto ad un “non ci pensare neanche!”. E’ una storia divertente per me perché lo spunto lo ricavai da una storia vera che mi raccontò mia madre a proposito di un nostro parente. Le cose andarono come nella favola fatta eccezione per l’intervento del cagnolino. Quello me l’ha ispirato la mia cagnolina…che distrugge con i denti tutto quello che trova sul suo cammino.
Reddy: quella è la prima favola. Non aveva una tematica particolare. Non si deve rubare. I nomi sono importanti.
La storia di Lino è quella che deriva dalla mia formazione di medico…dalla mia deformazione professionale. Ho voluto rappresentare in una favola quello che succede in caso di febbre da infezione virale.  Creando una certa suspence. Alla fine nel mio pensiero originario Lino moriva. Poi ho pensato che questo fosse troppo triste per un bambino e ho trovato il lieto fine nella memoria immunologica.


Oltre ai racconti ti sei divertita ad illustrare il libro, parlaci di questa esperienza.

Mi sono divertita tanto! Vado fiera di come ho rappresentato i virus, Lino impaurito, il terremoto della febbre che spacca il terreno! L’espressione della mamma di Fiorillo quando entra in casa e trova il caos primordiale, l’entropia ai massimi livelli! Quella sono io!
In realtà ho cercato un illustratore. Mi è capitato di conoscere una illustratrice, anche brava e famosa. Ma mi ha detto che lavorava per case editrici e non per privati. Allora ho chiesto ad una cara persona che è un bravissimo pittore. Ma, pur essendo contento della richiesta, non mi ha potuto accontentare per problemi di salute.
Allora ho pensato: bene…i disegni posso farli io! Avrei voluto elaborarli e arricchirli…ma alla fine le cose vanno fatte in qualche modo…altrimenti restano lì in eterno. Mio figlio mi ha aiutato. In particolare ha trasformato il mio disegno a mano della copertina in immagine da computer. Io ho benissimo in mente come in un cartone animato o in un film le mie favole. Mi è piaciuto molto darne un’idea fedele, anche se essenziale.


Qual è il rapporto fra la scrittura e la tua vita di tutti i giorni?

Mi piace scrivere, è un modo molto efficace per entrare in contatto mentale e per tenere viva la mente. Per lavoro scrivo cose tecniche, organizzative, comunicazioni…a volte stressanti. Scrivere storie mi rilassa e mi consegna un grande senso di libertà e di compagnia.  Ormai ho debuttato, ho visto che mi piace scrivere e quindi spero di poterlo fare di più.




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giovedì 31 marzo 2022

Il borsello della fantasia

di Giuseppina Salvucci.





Cirillo, il corvo dalla coda verde

Fra gli alberi vicino al campo di girasoli, vivevano due corvi molto giovani che si erano sposati da un anno. 
Si chiamavano Pirro e Teresina. 
Si volevano tanto bene e desideravano molto un figlio.
Finalmente un giorno il figlioletto arrivò! 
Era un piccolo corvo tanto carino… e con una buffa codina verde. 
I genitori erano felicissimi! 
Decisero di chiamarlo Cirillo.
Il corvetto cresceva bene e felice, fino a che non cominciò ad andare a scuola. 
Fin dal primo giorno di scuola i compagni cominciarono a prenderlo in giro. 
Due corvetti in particolare, Rino e Dino, non smettevano di deriderlo: “Guarda che orrenda coda verde!”. 
“Ecco Verdino, il corvo dalla coda verde!”.
“Ma è una lucertola o un corvo? Ahaha” dicevano. 
“O forse aspetta... è una pianta, una foglia!”.
E Cirillo si sentiva tanto solo e brutto… e tornava sempre a casa in lacrime. 
“Non ti preoccupare tesoro mio…” diceva la sua mamma… “Vedrai che non ti importerà più della tua coda… anzi…”.
Ma Rino e Dino continuavano: “Cirillo, ma cosa ti da’ da mangiare la mamma… insalata e alghe ogni giorno? Ahaha. Ma chi è tuo padre... un ramarro?”.
E tutti ridevano.
Sì, tutti ridevano. 
I compagni di scuola non perdevano occasione per far dispiacere al piccolo e gentile Cirillo. 
Un giorno la mamma ebbe un’idea, e quando Cirillo tornò a casa con la solita tristezza trovò una sorpresa: la mamma e il papà avevano tinto la loro coda di verde 
e lo aspettavano sorridenti. 
Non solo: erano venuti anche due amici del papà e un loro vicino di casa, anch’essi con una splendida coda dipinta di verde.

Estratto dal volume "Il borsello della fantasia" di Giuseppina Salvucci, Midgard Editrice.


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giovedì 24 marzo 2022

Vorrei donarti un amore

 






Due Pierrot sui tetti di Parigi

La mia lacrima dipinta è uno scherno uno scherzo poiché 
non ho più lacrime per sospirare le mie tragedie sui tetti di Parigi 
dal giorno in cui la vidi presto al mattino in scorribande 
con compagni 
credo di scuola lei che beffarda beveva alla fontana 
lanciando fiori dovunque come fossero parole 
non ho parole io per decidere se valga la mia povera vita 
mascherata ho fame posso scriverlo solo nel dialetto
di ombra misteriosa di quasi fantasma dei poeti ho fame 
da due giorni mangio appena pane raffermo e olive
non importa poiché sono innamorato
l’amore è fame e lo specchio mi rende giustizia
un Pierrot solamente dagli occhi cerchiati. 
Un fiore vaga qua e là in cerca di chi lo raccolga 
viaggia vede Juliette che va Monsieur Dumont che torna
qualche bambino qualche bambina chissà 
se arriverà mai a Vivienne dalle lunghe trecce 
Vivienne di Saint Denise 
soffia fiore soffia fiore 
per le strade della vita per le strade dell’amore 
sulla Senna e alla Sorbonne al tempo delle ore
andrai lontano andrai col vento con la neve e senza sosta 
quanto basta però quanto basta, 
per trovare Vivienne per sfiorare Vivienne. 

Anna Agostini


Il mago

Voglio amare il tuo
cuore
con dolcezza, ironia
e libertà,
voglio amare il tuo
cuore
con pace e complicità,
con divertimento e fedeltà,
voglio amare il tuo
cuore
come se fosse
una piccola Betlemme.

Christian Ferdigg



Come le onde come l’amore

Come l’amore di una madre
queste onde cullano la mia nave
in un abbraccio misterioso
pieno di speranza.
Resisto pensando
che la vita mi aspetta.
Beffarda e senza sogni
mi tende ancora le braccia
e io le vado incontro
in cerca di accoglienza.
Come le onde
la morte ora mi culla
in un abbraccio mortifero
senza sogni
ma senza più paura.
Null’altro ho e avrò
su questa terra d’anime immonde
e preferisco la morte tra i flutti
al dolore sordo
di un futuro bugiardo.

Flora Fusarelli



Momenti

Una donna che ho amato che sogno e risogno 
Ricordo ancora il suo profumo 
Il suo viso in una cornice 
Passano gli anni
Non invecchia mai invece io invecchio 
Qualche lacrima per ricordare qualche lacrima per dimenticare.

Gianfranco Bonfiglio



Tempo / tempi

Messa in sicurezza la casa,
il gas finalmente chiuso 
e il termosifone pure,
riposto il cibo avanzato,
sfogliato per l’ultima volta 
il quotidiano, spenta la TV,
non ci resta che assaporare
le ultime parole della serata,
quelle che ci diciamo dentro,
quasi un atto di contrizione
per quanto ancora ci siamo
lasciti dietro da completare.
Tempo, crediamo di averne sempre
anche se in verità ora è notte,
e ci sembra che il tempo,
sia un’invenzione alla bisogna.
Come l’ultimo vicino che rientra
anche tra i pensieri almeno uno
sembra acquietarsi con difficoltà.
Hai voglia di sentirla ancora 
al telefono, ma l'ora è tarda,
ti fissi sulle piccole memorie,
il respiro ampio del seno,
il ticchettio deciso dei suoi passi,
la mano che lascia nella tua.
Poi scrolli la testa con decisione
e ti dimostri uomo rinviando
a domani, se ci sarà un domani.
Tempo, dai, regalamene
un po’ del tuo. È sempre il nostro. 

7.1.2020

Gianluca Ricci




Fatico a comprendere
la sottile beffa della vita.
Solo il tuo amore
rende viva la mia esistenza.

Giulio Volpi





Libertà, unità e sicurezza

Mandando alle ortiche l’odiosa tossicità 
Attenti, però, a non caderci nuovamente,
Riprendiamo le redini dei nostri cuore e mente.
Con più accortezza il nostro cammino si verificherà,
Ora si può amare in sicurezza e libertà,
ancorché in un mondo che non ci appartiene sicuramente. 
Libertà e unità servono di certo nel tempo presente:
i capisaldi da cui nessuno di noi si separerà.
Mostrati ordunque per quello che sei:
allora, e solo allora, di emozioni sarà una baldoria.
Nessuno mai ti potrà eguagliare.
Diranno gli invidiosi che si tende a esagerare
intendendo che ho descritto uno fra gli Dei.
È questo il nuovo corso della 

Maria Sofia Rebessi




Era bello

Era bello aspettarlo
Era bello vederlo arrivare
Era bello vederlo venirmi incontro
Era bello sentire la sua mano sulla mia
Dolce il sorriso
Un soffio sul viso
La carezza su tutta di me
L’abbraccio sincero
Il bacio vero
Un soffio. Un sorriso
Una Carezza. Un abbraccio
Un bacio
Era bello. Tanto bello.
Soltanto per nulla.

Maria Teresa Pellegrini



Mare

L’amore non è di questa Terra;
sta tra le nuvole e le onde
del mare che naviga in noi.
Sta nell’incedere di quelle sfere bianche e pure
che hanno il coraggio di esser candide
anche con la tempesta.
L’amore non è di questa Terra;
sta tra il tramonto e la sfera colorata dell’orizzonte.
Loro che muti non ci parlano parole
ma ci danno la vita tra la luce e la notte.
L’amore è mare che trasforma in eterno
la superficie della Terra.

Simonetta Cinaglia




Quando vai via
non dirmi ADDIO
tu lo sai che in un istante
potrebbero sparire
tutte le stelle dal mio cielo
Quando vai via
non dirmi CIAO
è un saluto
che dalla bocca esce
troppo facilmente
come il latte sopra il fuoco
dal pentolino 
d’una mamma un po’ distratta
Quando vai via
non dirmi ARRIVEDERCI
è una parola 
che si usa per essere gentili
anche con chi non si conosce
e mai più si rivedrà
o con chi
non si vuole più vedere
Quando vai via 
amore mio
perché io sia certa
che da me ritornerai
dimmi
semplicemente
A DOMANI

Vittoria Maltese



Estratto dal volume "Vorrei donarti un amore", AA.VV., Midgard Editrice 2022


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