Buonasera, come nasce il libro La felicità profuma di panettone?
L’idea di questo libro è nata in seguito alla rottura della relazione tra mio fratello e la sua compagna, e conseguente realizzazione che le mie speranze di diventare zia si fossero notevolmente affievolite.
Non avendo figli né nipoti, mi sono chiesta cosa avrei potuto tramandare di mio... e così ho deciso di lasciare un ricordo del mio amatissimo cane, che fa parte integrante di chi sono oggi e che quindi in un certo modo mi rappresenta.
Quali sono le tematiche principali di questa tua opera?
Il tema principale è il rapporto tra cane e padrone, che in questo libro viene esaltato a vero e proprio legame indissolubile, quasi di simbiosi.
Un altro tema di cui si parla è il passare inesorabile del tempo... tempo che purtroppo è limitato per tutti ma ancor di più per i cani.
Ed è per questo che bisogna trovare la felicità ogni giorno, anche nelle cose più semplici, e apprezzare appieno ogni singolo istante – proprio come fanno i nostri amici a quattro zampe.
Ci sono scrittori o scrittrici che ami leggere e che magari hanno influenzato la tua
prosa?
Amo leggere i classici americani, e adoro soprattutto scrittori come Mark Twain e John Steinbeck, ma anche Harper Lee con il suo capolavoro “Il buio oltre la siepe”.
Pur scrivendo in epoche e contesti diversi, tutti presentano un tratto comune, offrendo una critica alla società del loro tempo ed affrontando tematiche come razzismo, diseguaglianze sociali e ingiustizie.
Il mio libro non contempla assolutamente questi temi, ma mi piaceva l’idea che fosse raccontato dal punto di vista del cane, attraverso la sua anima dolce ma anche buffa e spiritosa (proprio come Scout e Huckleberry Finn, che raccontano le loro avventure tra innocenza e profondità emotiva).
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