mercoledì 22 agosto 2018

L'incubo in un'altra dimensione

di Federico Di Adamo





Sulla City ha appena smesso di piovere ma a giudicare dal colore grigio scuro delle nuvole e la completa assenza di vento sicuramente ricomincerà tra poco e l’intensità potrebbe esser maggiore.

George Wright guarda fuori dall’ampia vetrata al secondo piano del Chesterton Historical Museum che si affaccia sulla strada ancora molto trafficata; sono le sei e trentadue minuti del pomeriggio e il museo è in chiusura.

Puntualmente quando l’uomo chiude il portone che costituisce l’ingresso principale del Chesterton, ricomincia a piovere; dopo una breve corsa alla vicina fermata dell’autobus riesce a trovare un posto sull’affollata panchina d’acciaio della pensilina.

Un folto gruppetto di persone è in attesa del bus diretto a Woolrich Arsenal delle sette e cinque.

Quando il mezzo pubblico a due piani arriva, tutte le persone in attesa alla fermata vi salgono.

George prende posto al primo piano su uno dei sedili liberi sulla destra.

L’autobus sta per ripartire quando all’improvviso un uomo in strada comincia a gridare e gesticolare in direzione del mezzo pubblico in partenza; l’autista credendolo un ritardatario inchioda e riapre la porta d’entrata per farlo salire, l’uomo però non ha la minima intenzione di farlo anzi urlando a squarciagola e battendo i palmi delle mani sui vetri della fiancata esorta i passeggeri a scendere dicendo che se proseguiranno il viaggio non torneranno più indietro.

Ben che assiste alla scena con una certa impazienza dato che è ansioso di tornare a casa dopo una giornata di lavoro al museo, bolla l’uomo in strada come un ubriacone suscitando l’ilarità di una vecchietta di colore intenta a sedersi in uno dei posti accanto a lui.

Le sue speranze di rincasare ad un’ora decente si riaccendono quando vede una coppia di poliziotti di ronda che accortisi dell’uomo vicino all’autobus procedono con passo veloce verso di lui.

Dopo una breve discussione i due agenti sembrano riusciti a persuaderlo di lasciare in pace il mezzo pubblico ma poi con uno scatto improvviso e inaspettato per l’avanzata età dell’uomo, si scaglia contro la porta d’entrata del mezzo riuscendo a tirare un calcio che fortunatamente non provoca danni; uno dei due agenti blocca a terra l’esagitato passante poi lo ammanetta mentre l’altro agente fa segno all’autista di ripartire.


“Non salite su questo autobus, vi porterà all’inferno!".


Durante il tragitto verso casa George ripensa a quella frase urlata dallo strano tipo dall’aspetto trasandato e grottesco.

A circa metà percorso appoggia la testa sul vetro alla sua destra, chiude gli occhi e lentamente si addormenta.

Quasi tutti i passeggeri scendono alle fermate che precedono quella di George; oltre a lui sull’autobus rimangono: l’autista, una giovane donna seduta in fondo al primo piano e un uomo sui quaranta anni seduto sui gradini della scala che portano al primo piano.

Purtroppo l’autobus che alle sette e cinquanta minuti avrebbe dovuto lasciare George Wright alla fermata che dista appena cinque minuti dalla piccola abitazione affittata sei mesi prima in Conduit Road non si ferma ma non oltrepassa solo la sua fermata…

Il tempo per i passeggeri del bus si ferma e le menti vengono avvolte da una strana energia che le annebbia impedendo loro il ragionamento.

Quando finalmente l’autista ferma il bus è notte fonda.

Apre la porta scorrevole dell’uscita e i tre passeggeri escono in strada; si guardano attorno smarriti non riconoscendo il luogo.

La donna si gira verso l’autista al volante per chiedere spiegazioni ma l’uomo resta immobile a fissarla senza dire nulla.

L’uomo sui quarant’anni che durante il tragitto era seduto sulle scale che portano al primo piano del bus notato l’inspiegabile comportamento dell’autista comincia ad insultarlo mentre risale sul bus.
Steve (questo è il suo nome) si paralizza alla vista dell’uomo seduto al volante.
Per prima cosa nota la mano destra che stringe il cambio: è rattrappita e nerastra quasi sul punto di disfarsi come la mano d’un cadavere.
La pedaliera e tutto il pavimento dell’abitacolo sono coperti da una strana melma nera simile al catrame.
La divisa dell’autista dà l’impressione di esser molto vecchia quasi di un’altra epoca (probabilmente degli anni quaranta) è coperta di uno strato di polvere grigiastra.
Quando l’autista gira la testa in direzione di Steve, il ragazzo, spaventato, compie istintivamente un balzo all’indietro che quasi lo fa uscire dall’entrata; il volto dell’autista è una maschera di morte. La pelle è di color grigio pallido, tesa all’estremo sulle ossute guance, l’ampia fronte e le orbite che ospitano al loro interno due occhi piccoli ed incavati completamente neri come quelli d’un insetto.
Il naso praticamente è ridotto ad un moncherino; le labbra praticamente inesistenti lasciano scoperti i denti minacciosamente regolari e bianchissimi che formano un terrificante ghigno.

Estratto dal volume "Creature dal buio", Federico Di Adamo, Midgard Editrice 2014

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