giovedì 8 gennaio 2026

Gianni Bar

 di Frank Minozzi.







Menco - Domenico, quando vestiva giacca e cravatta - vendette il TIR, suo amico più che fraterno da una vita, per acquistare un barettino in periferia (possibilmente dotato di ampio parcheggio: oggi non si fanno più di dieci metri a piedi!), perché, a suo dire, era arrivato il momento di meglio disciplinare quanto rimaneva del suo errabondo campare.
Niente da eccepire, comprensibile aspirazione, da assecondare.
Il Paolino, dal momento che la figlia e il compagno si erano trasferiti in città (nella capitale per la precisione), rimasto solo con l'aiutante Abdullah, extra comunitario – la moglie lo aveva "lasciato" di recente, a causa del solito "male incurabile" - decise di appagare il desiderio del Riccini, che da sempre aspirava all'acquisto del poderino (pochi ettari) del Paolino, appunto, confinante con il suo, per dare maggior consistenza e appetibilità alla sua proprietà.
Il Paolino, nella trattativa, come richiesto dal Riccini, concesse pure l'Abdullah (gratuitamente!), perché era un affare per entrambi: chi meglio di lui sapeva dove le galline facevano l'uovo e le chiocce covavano? Vi pare poco? Ciò, come vedremo, era garanzia di affidabilità!
Qui apriamo un piccolo spaccato di vita agreste, giusto per capirci e approfittare di un approfondimento delle nostre reminiscenze chianine e il tutto in forma squisitamente gratuita (vien da dire: calmati novello cultore di quanto con semplicità asseriva il poro Platone, tsè!!). Un'occasione, comunque, invitante!!
Le aie dei contadini di una volta erano molto capienti, erano pressoché il centro di tutte le più importanti attività, giornaliere e periodiche. 
Dovevano essere comode, per sistemarvi, ad esempio, tutti i componenti l'operazione della trebbiatura (trattore, cinghione, trebbia e scala), che impegnavano l'occupazione di uno spazio, in lunghezza, di venti metri e passa. La scala, ultimo elemento dell'operazione della "battitura", riversava la paglia nel posto in cui, più o meno, lo stollo indicava da quasi sempre dove si sarebbe eretto il pagliaio.
L'aia quasi sempre era delimitata, nel versante prospiciente l'inizio dei campi, da siepi, generalmente di sambuco, perché resistente alle intemperie e in primavera / estate con fioriture intensamente profumate, che contribuivano ad alleviare quanto tutta quella caterva di animali indisciplinatamente rilasciava qua e là, senza ritegno!
Nell'aia, dicevamo, veniva sistemato anche il pagliaio del fieno e della lolla (pula, il rivestimento dei chicchi del grano).
Non a caso è stata resa appropriata quell'antica sentenza, in cui si definiscono sciocche le galline.
E questo forse è vero perché, ad esempio, queste non sempre depongono le uova nelle apposite ceste, che per comodità e funzionalità la massaia dispone nei luoghi in cui poi vengono sbrigativamente raccolte.
Anzi alcune, secondo quella legge (come sostiene il buon Mainardi) legata all'istinto di sopravvivenza della specie, scelgono nuovi siti e anfratti in cui deporle, tra i più reconditi e quindi di difficile individuazione.
A coronamento di ciò, un plauso alla Rossa della televisione, da rispettare e condividere per l'impegno e l'amore con cui perora la causa degli animali, nel raccontare almeno un paio di spettacoli che le rendono giustizia.
Noi, un po’ indifferenti, in questo caso ci siamo dovuti rivedere, perché fortemente coinvolti: la chioccia, sbucata da chissà dove, che precedeva una covata di pulcini (sette o otto) e che nessuna massaia - padrona della situazione - si sarebbe mai aspettata di vedere!
Che cosa era successo?
Semplice: alcune galline, con la benedizione del gallo, scegliendo di deporre le uova in un luogo tipo pagliaio o siepi, avevano permesso alla chioccia di turno di covarle e, nel giro di una ventina di giorni, autorizzata anche a strombazzare l’eccezionalità dell'evento, si era concessa il vezzo di far sfilare nel firmamento dell'aia i suoi piccoli e il tutto, pensate, senza l'intercessione della "massaia levatrice", da sola!!
Il nostro stupore ci ha imposto un approfondimento, che non poteva che confermare che l'istinto della conservazione della specie (nane mute volgarmente e faraone, quali ultime addomesticate) era così pregnante da ricalcare gli albori delle nascite delle specie, appunto!



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