Buonasera Stefano, come nasce il romanzo La setta del drago?
L’idea è nata durante un viaggio in Sicilia, nell’autunno del 1999: ero lì per un congresso di Medicina Termale, a Sciacca, nell’agrigentino, e fra le varie visite archeologiche siamo capitati in questo paesino, Caltabellotta, arroccato su una rupe a quasi 900 metri di altitudine… un luogo davvero arcano, fra suggestioni artistiche e naturali, la Chiesa Madrice, un pinnacolo di roccia a strapiombo, attorno al quale volteggiavano i falchi, la leggenda di San Pellegrino: più che abbastanza, per una storia mistery, le antiche leggende intrigano proprio tutti, dai semplici turisti agli storici dell’arte, ed anche perché no, alle menti criminali…
Ci puoi parlare dell’ambientazione e dei personaggi?
L’ambientazione è stata relativamente semplice, avendo respirato dal vivo l’atmosfera dei vicoli, dei locali, delle chiese, e degli scorci naturalistici, tutti davvero suggestivi: dunque, cadenzare e alternare vive immagini all’azione dei personaggi è venuto abbastanza naturale, poiché sono state vissute e naturalmente rielaborate nel contesto dello sviluppo della trama.
Quanto ai personaggi, va detto che sono tutti, tranne uno, letteralmente di fantasia: ovviamente ho cercato di contrapporre caratteri e psicologia per dare rilievo all’azione; l’unico personaggio con riferimento reale - solo fisico, e non anche psicologico - è quello della protagonista, Janet, modellato sulla figura di una collega che ha partecipato al Congresso con me: quando si hanno a disposizione ottimi modelli, bisogna pure approfittarne…
La Sicilia è terra di scrittori, qualcuno ti ha ispirato o ti piace in maniera particolare?
In realtà non proprio, ho letto e conosco un po’ tutti i più celebri, da Pirandello a Verga a Sciascia e Camilleri: tuttavia, sia lo stile che il colore della narrazione sono ben lontani da questi maestri, ecco, soltanto qualche uscita in slang dei nativi può forse richiamare qualche battuta del commissario Montalbano, ma mentre scrivevo le scene dell’azione, non ci pensavo minimamente… è tuttavia possibile che, per spontanea osmosi, qualche battuta colorita del commissario o dei suoi sottoposti, sia comunque venuta a luce…
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