lunedì 31 marzo 2025

Intervista a Stefano Lazzari

 





Buonasera Stefano, come nasce il romanzo La setta del drago?

L’idea è nata durante un viaggio in Sicilia, nell’autunno del 1999: ero lì per un congresso di Medicina Termale, a Sciacca, nell’agrigentino, e fra le varie visite archeologiche siamo capitati in questo paesino, Caltabellotta, arroccato su una rupe a quasi 900 metri di altitudine… un luogo davvero arcano, fra suggestioni artistiche e naturali, la Chiesa Madrice, un pinnacolo di roccia a strapiombo, attorno al quale volteggiavano i falchi, la leggenda di San Pellegrino: più che abbastanza, per una storia mistery, le antiche leggende intrigano proprio tutti, dai semplici turisti  agli storici dell’arte, ed anche perché no, alle menti criminali…



Ci puoi parlare dell’ambientazione e dei personaggi?

L’ambientazione è stata relativamente semplice, avendo respirato dal vivo l’atmosfera dei vicoli, dei locali, delle chiese, e degli scorci naturalistici, tutti davvero suggestivi: dunque, cadenzare e alternare vive immagini all’azione dei personaggi è venuto abbastanza naturale, poiché sono state vissute e naturalmente rielaborate nel contesto dello sviluppo della trama. 
Quanto ai personaggi, va detto che sono tutti, tranne uno, letteralmente di fantasia: ovviamente ho cercato di contrapporre caratteri e psicologia per dare rilievo all’azione; l’unico personaggio con riferimento reale  - solo fisico, e non anche psicologico -  è quello della protagonista, Janet, modellato sulla figura di una collega che ha partecipato al Congresso con me: quando si hanno a disposizione ottimi modelli, bisogna pure approfittarne…

 

La Sicilia è terra di scrittori, qualcuno ti ha ispirato o ti piace in maniera particolare?

In realtà non proprio, ho letto e conosco un po’ tutti i più celebri, da Pirandello a Verga a Sciascia e Camilleri: tuttavia, sia lo stile che il colore della narrazione sono ben lontani da questi maestri, ecco, soltanto qualche uscita in slang dei nativi può forse richiamare qualche battuta del commissario Montalbano, ma mentre scrivevo le scene dell’azione, non ci pensavo minimamente… è tuttavia possibile che, per  spontanea osmosi, qualche battuta colorita del commissario o dei suoi sottoposti, sia comunque venuta a luce…




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sabato 29 marzo 2025

Intervista a Paolo De Bernardi

 





Buonasera Paolo, come nasce il libro Stato infiammatorio cronico e spopolamento?

Ho pensato di raccogliere in un volume anni di ricerche, documenti, esperienze fatte nel campo dell'alimentazione, della medicina naturale e tradizionale e da questa prospettiva ho potuto guadagnare un punto di vista che mi ha consentito di rendermi conto del fenomeno patologico in corso nei paesi occidentali, che è uno stato di infiammazione cronica (principalmente delle arterie e dell'intestino) dell'uomo medio, che vive secondo gli standard abituali e che segue le direttive medico dietetiche più diffuse, dai media e dalle principali autorità sanitarie.

 
Cosa si intende di preciso per stato infiammatorio cronico ? 

Si intende una condizione di infiammazione dei vasi sanguigni e dell'intestino, in particolare, dovuta sia alla presenza di sostanze con potere infiammatorio contenute nei cibi industriali e in molti dei farmaci più diffusi, sia ad abitudini alimentari che favoriscono fenomeni ossidativi e quindi sviluppo di radicali liberi, che hanno potere infiammatorio; a questo si aggiunge uno stile alimentare che genera nel sangue e nei tessuti un Ph tendenzialmente acido, e anche questo favorisce gli stati infiammatori, che si caratterizzano come gonfiore, rossore, dolore e conseguente perdita di funzionalità degli organi colpiti da questo fenomeno.


Il volume riporta anche delle norme di Medicina Tradizionale, ce ne vuoi parlare?

La Medicina Tradizionale era pienamente consapevole che gli stati infiammatori cronici sono la fucina di tutti i mali; quasi tutte le malattie che conosciamo oggi sono caratterizzate dallo stato infiammatorio, perciò quella medicina aveva estrema attenzione  nel promuovere innanzitutto  stili di vita che non causassero una condizione di acidità del sangue e dei tessuti. La medicina tradizionale prevede un vasto campionario di erbe e ricette che sono potenti antiossidanti ed è molto attenta al principio dell'equilibrio energetico dei cibi, che nei paesi orientali era noto, ed è noto, come equilibrio tra lo yin e lo yang, mentre in occidente lo stesso principio era espresso (ora non più) come equilibrio tra l'elemento bile e l'elemento flegma. Senza comprendere e praticare questo equilibrio non ci si salva dagli stati di acidosi, che sono sempre ad esito infiammatorio. Anche nel vestire e negli stili di vita, che vanno dai comportamenti sessuali, al dove attingere l'acqua per bere, la medicina tradizionale ha un patrimonio di sapere la cui provata scientificità sta nella tradizione millenaria, che l' ha conservata e se queste regole sono state conservate, ciò è dovuto al fatto che esse sono state valide per le centinaia o migliaia di generazioni che di quel patrimonio si sono avvalse utilmente. E questo patrimonio va salvato, custodito gelosamente e tramandato. È nostro dovere oggi, come lo è stato per le generazioni passate.



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martedì 18 marzo 2025

Arzillo

 di Giulio Togni.







Tullio aveva consumato velocemente tutte le miracolose bacche di Goji himalayane avute in dono dal Guru indiano Yoga Nando. 
Per un periodo di tempo quei mirabolanti piccoli frutti rossi lo avevano colmato di una inaudita energia vitale, permettendogli di fare letteralmente un autentico balzo indietro nel tempo riportandolo alla sua giovinezza che fu. 
Aveva riacquisito una vigoria fisica e mentale come mai avute prima.
Purtroppo, però, si era fatto prendere troppo la mano e sull’onda galvanizzante di cotanto potente doping naturale aveva finito troppo rapidamente le due scatole colme di bacche.
Adesso stava attraversando la celeberrima “Fase down” tipica di tutte le super sostanze psicotrope quando se ne sospende il consumo. 
Non poteva certo tornare alle sorgenti del Gange, alla corte del Super Guru dal momento che il viaggio era costoso e complicato ed, inoltre, si era congedato da Yoga Nando in un modo davvero scortese, scappando a gambe levate una volta che il maestro indù gli aveva fatto dono dei suoi frutti superlativi…. 
Non aveva più la faccia di presentarsi. 
Si sarebbe vergognato come un ladro nel chiedere al santone una nuova partita di bacche. 
Quella opzione era decisamente da scartare.
Tullio giaceva immobile e fiacco, nel pieno di una estate simil tropicale, su una panchina del parco nella grande piazza del suo quartiere preferito, la Chinatown cittadina che pullula di individui provenienti da ogni angolo del pianeta, individui tanto bizzarri e talvolta anche un poco svitati nel vestiario e nelle abitudini di vita. 
Quella piazza era un autentico caleidoscopio di fauna umana, una specie di zoo antropico….
Su quella stessa panchina, tempo addietro, aveva conosciuto lo strano mago Gastone, un vegliardo alchimista dai poteri eccezionali che lo aveva, illo tempore, aiutato a risollevarsi da una penosa condizione esistenziale, simile a quella che stava vivendo e in cui era sprofondato in quel momento.
Gastone gli aveva rivelato il segreto custodito in quella fontana magica posta in quel quartiere meraviglioso e misterioso famoso e noto con il nome dell’architetto che lo aveva costruito: il genio Gino Coppedè.
La panchina ove Tullio si stava sollazzando alla frescura del venticello Ponentino e all’ombra di maestosi ed altissimi Ippocastani permetteva una mirabile vista di tutto il parco, disse minato di antiche vestigia del passato, di sprizzanti fontanoni che donavano una frescura quasi soprannaturale, annullando la terribile canicola della città. 
Si trattava di una sorte di oasi felice posta da una mano divina in un torrido deserto fatto di cemento e costruzioni che sbarravano il fluire libero del vento.
Tullio, nonostante il fresco delle frasche intorno a lui, aveva lo sguardo spento e rivolto all’infinito. 
Aveva compiuto la sua ordinaria passeggiatina quotidiana ma le sue membra erano molto provate da quel giro pedestre appena compiuto. 
Accanto alla panca poteva scorgere la famosa Porta Magica, fiancheggiata da strani individui scolpiti nel marmo e sormontata da strani segni che si diceva fossero simboli alchemici capaci di donare poteri soprannaturali a colui che fosse stato in grado di leggerli correttamente.
Tullio, non avendo niente di meglio da fare, così per gioco decise di provare a pronunciare quella sorta di frase che campeggiava sopra lo stipite dell’ingresso misterioso. 
Dalla sua bocca uscì di getto una sorta di formula magica: “Sator Arepo Tenet Sim Sala Bim……”.


Estratto dal libro "Arzillo" di Giulio Togni, Midgard Editrice.


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lunedì 10 marzo 2025

Diario di randagismo

 di Luca Tancetti.








Autoritratto
 
Pellegrino sulla Terra
randagio
mi chiamano

La mia casa 
non è che il cammino, 
l'eterno mutare 
di facce
e passaggi. 

Ho per compagni
il fango, i sassi
e inquiete nuvole
cariche di pensieri. 



Misticismo

Striscia danzando
dentro le orecchie.

Musica
che avvolge la mente, 
si contorce in un
abbraccio asfissiante. 
Penetra gli abissi più bui e
seduce l'Anima. 

Quando gli Dei
si rivolgono agli uomini
non gridano, 
ma sussurrano
antiche verità, 
svelano i misteri del mondo. 
E conducono 
alla follia. 



Amore

Ho odiato fino a corrompermi, 
ho amato fino a perdermi.

Ho ballato fino a crollare su me stesso, 
e ho bevuto fino a perdere i sensi. 

Ho amato per una notte
e per anni interminabili

Ma nei momenti in cui
Solo
cammino
scopro la bellezza in ogni angolo
e mi inginocchio davanti a te:
Vita. 



Estratto dal volume "Diario di randagismo" di Luca Tancetti, Midgard Editrice.


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